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Una storia di P3PP4R10

Questa storia è presente nel magazine ROCKET MAN

C’è un Mauro Repetto in ognuno di noi !

Alla ricerca dei Toseroni perduti

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Pubblicato il 12 luglio 2018 in Humor

Tags: pezzali anniottanta nostalgia 883 marvel

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La storia che sto per raccontarvi è ambientata durante un reading di poesia contemporanea.


Mi addormentai di sasso. Perché avevo passato tutta la notte a chattare con una mezza sciroccata di Carpanzaro che era salita a Menaggio per trovare il suo attuale fidanzato, ma che lì aveva capito che tra loro era tutto finito ormai. It’s all over now, ciotarè!

Il vero problema era che lei fosse convinta di avermi conosciuto durante un Raduno Rock a Decollatura, molti anni prima. Un po’ perché mi dispiaceva contraddirla, e un po’ perché ho una memoria che definire di merda sarebbe riduttivo, non me la sentii di troncare quella conversazione. Dicevo, il reading era davvero niente male, ma per reggere una cosa di quel tipo c'erano solo due soluzioni: drogarsi o mordersi una mano e svenire dal dolore. Ora, siccome sono un gran cacazzaro, non feci nessuna delle due e piombai nel sonno dei minchioni, di cui giustamente facevo parte.


Bene, una persona normale qui si farebbe un sogno come tanti, ‘na mezza pennichella o qualcosa del genere. Io invece che non dormivo forse da una vita, piombai in uno stato di coma vigile che definire catalessi è poco. Quello che penso è che spacciarsi per intellettuali, non serve davvero a nulla. E anche ‘sta cosa che si acchiappa, penso sia un falso mito. Una sorta di eunuco in versione heavy metal, diciamo. Non voglio dire che come sistema non abbia mai funzionato, però è una cosa estremamente sopravvalutata. Se lo fate per questo motivo, sentite un consiglio: lasciate perdere! E’ un po’ come con le bottiglie di vetro con cauzione. Una grande rottura, e ve lo dice uno che è cresciuto in una bottega a conduzione familiare. A volte ci si sente come in una sala di specchi e non c'è modo di voltare le spalle a se stessi. Il vero problema di chi scrive le canzoni da sé è il rischio che la gente ti confonda con quello che scrivi. In Italia c'è un sacco di gente convinta di essere Max Pezzali, ma purtroppo non tutti hanno il suo carisma. Qualcuno ogni tanto è solo Mauro Repetto.


Il bar di mio zio era frequentato da persone normali, che facevano spesso mestieri come muratori, ruspisti, elettricisti o imbianchini. Per dire: già se facevi l'applicato di segreteria in una scuola eri visto come un intellettuale, e quindi temuto e rispettato. Principalmente però c'erano già i primi proto-complottisti che truccavano le loro auto e avevano il baracchino, antesignano dei social network e della Rete. Era tutto un brecco, brecco, e CB Falco. Io vedevo tutte queste cose, e mai avrei immaginato che lì fuori ci fosse altro. Sì, ok, guardavo la tv, e in particolare telefilm e cartoni animati, ma la realtà circostante era decisamente più avvincente secondo me.


Ci sono sempre ricordi che ci influenzano più di altri, vero? Per me quei ricordi sono legati all’estate del 1987, e a ragazzi più grandi che si divertivano con poco, visti in una prospettiva attuale. Ma forse ero io che vedevo e captavo questo. Erano sicuramente anni strani, e forse con meno innocenza si poteva già intuire che un cambiamento era in atto, e che le cose a breve sarebbero cambiate non poco. In effetti dopo un po’ io iniziai a notare alcune piccole modifiche. I primi segni di tecnologia iniziavano a fare il loro ingresso. Erano rappresentati da walkman Aiwa e Sony. Notavo un certo scambio, non solo di riviste e fumetti, ma anche di musicassette, e di artisti che in radio e in tv non sentivo mai nominare. Lullaby dei Cure impazzava. Robert Smith stava contribuendo a cambiare il nostro modo di vedere le cose. Fuori c’era tutto un mondo dark, post-punk e chissà cos'altro! Altro che il bar di mio zio!

Ma cosa mi stavo perdendo? Io volevo scappare, uscire, farne parte. Ma ero solo un cacasotto come tanti. La cosa che più mi colpiva era la moda. Il modo che avevano i ragazzi di vestirsi, pettinarsi e portare il giubbino di jeans. Ecco, questo forse era un atto davvero rivoluzionario. Niente sarebbe più stato lo stesso, per me. Era tempo di tagliarmi i capelli, comprare un po’ di gel a fissaggio forte e chiedere ai miei genitori di comprarmi il motorino. Ovviamente quando desideri troppo una cosa è quasi matematico che ciò non avvenga. Mi comprarono uno skateboard e un Commodore 64, che sul momento odiai, ma che dopo qualche mese inizia ad apprezzare, molto lentamente.


Quando ero piccolo, con mio padre decidemmo con intenti puramente provocatori, di stilare una classifica della "ciotia", a livello territoriale-rionale. All'epoca pensavo fosse una cosa stupida, per passare il tempo. Avevo solo 5 anni. Fui però colpito dalla reazione della popolazione giovanile del mio rione. Perfettamente suddivisa in due gruppi: quelli che volevano far parte della nostra "lista", e quelli preoccupati di poterci capitare dentro. Oggi penso che su questo social sarebbe cosa buona e giusta, creare una lista di contatti, basata esclusivamente sulla "ciotia". Voi cosa ne dite? Conoscete Santino Cundari?


Le differenze tra Marvel Studios e Disney


Non ho vissuto l’epoca d’oro dei comics e non ho una cultura adeguata per comprendere realmente le differenze che ci sono in questo ambiente. Ma conosco la differenza che passa tra una pizza e una focaccia ripiena. Bene, per me la Marvel è una pizza capricciosa, mentre la Disney è una focaccia ripiena, preparata come da tradizione. A volte per sentirci a casa, stretti dai ricordi di una nonna affettuosa, non dobbiamo far altro che assaporare una buona focaccia tradizionale, preparata secondo la vecchia ricetta. Tuttavia nella vita i gusti cambiano e a volte è bello anche allontanarsi dalle proprie origini. Bisogna fare bella figura, perché c’è un londinese che giace nel fondo di ognuno di noi. Perché sentirsi fieri e liberi e indipendenti è una conquista basata su consapevolezza e conti da pagare. E quando scoprirete che pagare i conti è tutt'altro che faticoso, allora capirete perché spesso, anche da adulti, è bello leggere un fumetto Marvel. Non serve un esperto in comunicazione o DAMS per capire cosa ci affascina e ci conquista di questo universo. Probabilmente, tra le nostre fantasie più nascoste si annida uno Stan Lee battagliero, che tra colpi di scena, metafore e racconti di formazione ci farà compiere un viaggio oltre la sfera dell’eroe. C’è un sogno mitologico, che colpisce noi popolazioni del Mediterraneo come poche altre. Questo sogno è lo stesso che ricerchiamo nella musica pop, nel cinema indipendente e nei fumetti Marvel.


Sono delle fasi, e ci siamo passati tutti. Non sono mai stato nerd, almeno quando avevo sedici anni, perché come background avevo la parrocchia e il campo di calcetto in terra battuta. Impari a tue spese cosa significa perdere, ma anche solo una caduta su quei campetti polverosi fa davvero male. Nessun nerd conosce quel tipo di dolore fisico, credo. Se hai giocato senza riscaldamento, senza le adeguate raccomandazioni, ma sei riuscito tuttavia a crescere, bene o male. Spesso più male, è vero anche questo. Nonostante tutto , dentro di te c’era un sogno. Un sogno capace di spingerti oltre. Oltre la comprensione e la consapevolezza. I nostri nonni salpavano con le loro potenti navi e raggiungevano il porto di New York. Noi con i nostri voli low-cost abbiamo conosciuto umide mansarde irlandesi. Abbiamo imparato a rinunciare al sole, e abbiamo capito che a volte bisogna solo osare. Del resto ce lo aveva già insegnato Mauro Repetto, che il sogno non è sempre convenzionale, e non conduce per forza lunga una strada lastricata d’oro. Abbiamo imparato a schivare i colpi più duri delle vita. Perché in fondo, c'è e ci sarà sempre un Mauro Repetto in ognuno di noi!


Ci siamo iscritti a MySpace. E abbiamo detto la nostra su Blogger. Per poi naufragare lentamente tutti su Facebook. Ma nemmeno quella era la nostra fine. Nossignore no! La Disney è tornata con grande prepotenza a dirci che cosa dovevamo pensare, e quali erano i sogni giusti da seguire. Ma ce ne siamo fregati lo stesso. Ribelli con una causa, che arrivati allo scoglio dei 40 anni non vogliono far altro che ingranare la marcia indietro. Tornati a casa, da sconfitti, ma vivi. Perché alla fine della ruota sono gli antieroi quelli che cambiano il mondo. Sono i tipi scomodi che nelle loro scarpe inadeguate camminano su terreni inesplorati. E’ sempre e solo il mito di Ulisse, che si ripete. Ecco perché Claudio Cecchetto è l’eroe non celebrato dei nostri tempi. Ecco perché io tra la vita e la morte non ho mai scelto Capitan America.


Max Pezzali è andato a Sanremo e per fortuna non ha vinto. Quelli come noi non vincono, e Pelé ha sempre sostenuto che nella vita il pareggio non esiste. Un mio amico invece, aveva una teoria migliore. Lui diceva: sconfitte reali e vittorie romantiche. Ecco, questo mi sta bene. Per me che sono cresciuto su un campetto polveroso, questo è più che sufficiente. Puntare a una vittoria romantica, come se fosse una splendida ricompensa. Perché vincere poi non è così bello, anzi spesso risulta pure scontato e retorico. Restano quelli che non si danno per vinti, quelli che resistono, magari acciaccati, storditi e confusi, ma in piedi, pronti per un’altra battaglia, per un’altra sconfitta reale. Non è forse questo il nostro scopo?


Lo so, vi ho ingannato, fin qui: dovevo spiegarvi tante cose, tra cui la differenza tra Marvel e Disney, ma voi non siete certo tonti, e lo sapete bene, che oggi ormai non ci sono più differenze. La Marvel appartiene alla Disney, e noi stessi, eroi o ribelli, siamo parte di questo meccanismo. La parabola di Repetto è quella del ribelle che alla fine si adegua al sistema. Badate bene, ho detto adegua. Non rassegna. Perché in fondo se è vero che la Disney ha colonizzato il nostro inconscio, colpendo nel segno e impiantandosi nel nostro immaginario collettivo, poche cose potranno influenzarci maggiormente rispetto a Pippo, Pluto o Paperino. E questo torna chiaramente a nostro vantaggio. Sono i vari Tim Cook, Bill Gates & Co che devono inseguirci e tentare invano di dettare la linea. Noi restiamo coerenti al nostro personaggio. Quello che si trova spesso a scegliere tra la pizza capricciosa e la focaccia ripiena della nonna. Capito?


Come Raymond Chandler insegna


Esistono 7 regole d’oro per sparire senza lasciare sospetti né tracce. Basta leggere bene Raymond Chandler e segnare le regole base. Aiuta anche avere amici e parenti con un livello discrezionale medio-alto. Niente Chi l’ha visto, niente Telemaco che vaga di isola in isola in preda ai suoi blues ancestrali di rivalsa paterna. Ci vuole metodo. Nella vita prima o poi bisogna fare i conti con il metodo, visto che ogni forma di comunicazione ha le sue leggi divine scritte nel libro d’oro della mente.


Vi racconterò perciò una breve storia, che ha come scopo fare da parabola esistenziale rispetto al vivere odierno. Il protagonista è uno come tanti, un giovane ambizioso e ossessionato dal successo, ma che non sa bene cosa fare né come. A lui questo non interessa. E se non interessa a lui, neanche noi siamo costretti a seguire questo copione prestabilito. Fidiamoci, dunque, visto che la lezione che apprenderemo da egli, è a titolo didattico gratuito, che poi di questi tempi non è mai male.


Avete presente Myspace, Youtube e Facebook? Penso proprio di sì, a meno che non abbiate trascorsi gli ultimi anni della vostra vita nel disperato tentativo di far fortuna con la pesca di perle in Papuasia. La tecnologia e i social con questa storia non c’entrano assolutamente nulla, e so che questo per alcuni di voi sarà uno shock che manco il miglior Omar Pedrini in missione per il pop saprebbe ottenere. C’è un momento in cui rabbia, insofferenza e privazione hanno la meglio. La cosa bizzarra è che quando questa cosa avviene voi sarete a un passo dalla realizzazione personale, artistica o lavorativa. Basterebbe rivedere la scena in fase di montaggio. Peccato che quando c’hanno creato si sono dimentica di istallarci questa essenziale funzione. Ma questa in fondo è un’altra storia.


Qui vi sto raccontando di Mariano, che per tutta la vita voleva solo ottenere successo, in ogni modo e in qualche modo. Mariano è sempre stato uno bravo, ma in modo inconsapevole. Uno di quelli che ci sanno fare, e che qualsiasi cosa provano, cazzo, loro ci riescono! Mariano ha una passione musicale che trova il suo sbocco quando conosce tra i banchi di scuola il suo amico Alessandro. Saranno anni intensi, e uno delle più belle favole pop di provincia degli anni novanta. A noi però questo, il successo, non interesse. Quello che vogliamo tentare di capire è cosa sia successo dopo. Perché Mariano ha lasciato l’Italia e qual era il suo vero sogno, o scopo. Ci spostiamo adesso a Los Angeles. La chiamano la Città degli Angeli, ma nessuno però ci dice che si tratta sì di angeli, ma in fase discendente. Prendete un soggetto degno del David Lynch di Mullholland Drive e apritelo a pagina 23. Ci troviamo esattamente qui. Il nostro antieroe sta tentando, con tutte le sue forze di imporsi in un ambiente per lui totalmente nuovo ed estraneo. La sua missione è duplice, visto che era partito con lo scopo di ritrovare una modella conosciuta su un set a Milano anni prima. Ripeto, siamo in un’epoca pre-social, dove ancora ci si spedisce lettere cartacee e pochi sono in possesso di un telefono cellulare portatile.


Qui mi trovo costretto a fare una deviazione, detour, in territorio irlandese. C’è un gruppo di amici che è partito per una vacanza e per studiare l’inglese. Ora, studiare l’inglese non è sempre facile, ma scegliere l’Irlanda è forse una delle mosse più avventate per ottenere questo scopo. Però stiamo parlando di alcuni intrepidi e audaci ragazzi del sud Italia a cui tutto è concesso, figuriamoci questo...


C’è Gianni che ascolta in continuazione canzoni sdolcinate alla Eros Ramazzotti, ricordando un amore estivo, finito a suo avviso male. Difficile interagire con lui e spiegargli che è facile iniziare una storia, specialmente quando siamo in Luglio. Molto più difficile è farla proseguire in Ottobre, nel periodo delle castagne. Ma in Irlanda non ci sono castagne. C’è la birra però. Ed è un naufragar sempre molto comodo, portafoglio permettendo!


E a questo punto voi direte, ma questo è solo un berlusconiano convinto, come tanti!


E invece no! A me della politica non fregava niente, e quando iniziò a fregarmi qualcosa era già troppo tardi. Mi persi il meglio. Ed è sempre stato così. Sono arrivato tardi per il grande calcio. Poi per la musica, e in sequenza è successo lo stesso con il cinema, la letteratura e chiaramente anche per la politica. Sì, perché mentre mi flashavo su rappresentanti di bibite gassate di Girifalco, che parlavano con uno strano accento, facendo parte di una comunità a me totalmente estranea, Berlinguer stava morendo, e questo coincideva altresì con l’ascesa di Craxi. Insomma più che l’Alba dell’avvenire, stava per sorgere l’Alba Parietti d'Italia! Che è tutta, ma proprio tutta un’altra storia. In effetti questa è tutta un’altra storia con la esse rigorosamente minuscola. Vi parlerò volentieri di fiere paesane alla ricerca di cinture tarocche, (della pompa dicevamo noi) El Charro, e di tante altre schifezze che di lì a breve avrebbero lasciato il posto a qualcosa di peggio. Io avevo un giubbotto nero Avirex e mi sentivo figo, inconsapevole che quella coperta di Linus me la sarei portata dietro per altri vent’anni, alla ricerca di quel Toseroni perduto.


Direte voi, ma questo è solo l’ennesimo nostalgico di 30 anni fa? Non è così. Io qui vi racconto di piccole realtà locali autonome e fieramente indipendenti a Cosenza. In questi piccoli centri durante gli anni ottanta c’era vita, movimento e come diceva Francesco, mio vicino di casa e grande patito di tennis, (che giustamente venne ribattezzato Mečíř) Montalto? E’ una piccola Roma. Ma noi che ne potevamo sapere. Erano tempi in cui nascevi e crescevi in un posto, e se non stavi attento rischiavi pure di metterci radici. Ma sapete una cosa, eravamo contenti e ne andavamo fieri. Parola di Tonino detto The Boss, che era la guida spirituale un po’ di tutti. Io comunque avevo come modello di riferimento culturale Carluccio, che con la sua Ritmo azzurro chiara, arrivava a Cosenza in 17 minuti e mezzo. Aveva l’adesivo d un’aquila reale attaccato sul cofano, e io ero convinto che quello fosse il motivo della sua grande velocità. Ero scemo, vero? E sarei anche peggiorato col tempo…


(Continua)

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