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Una storia di MirianaKuntz

L'amore è tanto così

Nemmeno ci sta

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Pubblicato il 12 marzo 2018 in Storie d’amore

Tags: amore infinito incontenibile nemmenocista coppia

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Un giorno mi chiesi di cosa ci fosse bisogno per contenere tutto quello che provo. Avevo osservato mia madre portarsi dietro le buste di plastica e farci la spesa, -perché quelle sono più resistenti e ci entra più roba-. Avevo visto mio padre stipare l’auto di oggetti quando partivamo per la Calabria, ci stava tutto, proprio tutto, persino il televisore a volte. Avevo poi visto una bambina camminare per strada con una faccia tutta fiera: aveva su la sua borsetta fatta coi ferri e la lana, e una rosa intrecciata sul davanti, dentro quella piccola rientranza di lana e lustrini c’era tutto ciò di cui aveva bisogno, forse poco e niente, ma per quella bambina c’era tutto. Poi avevo guardato me allo specchio, che nella mia borsa del liceo non c’entrava mai roba abbastanza. Un agglomerato di cose pesanti, il libro per il prima, il libro per il dopo, a volte anche cose che non mi sarebbero servite, come il libro di musica che alla fine avevo comprato solo io. Tutte le cose hanno il loro spazio, più o meno piccolo, più o meno giusto, ma è uno spazio definito ad aria e centimetri, usando l’esempio delle mani che si avvicinano o allontanano, il –tanto così- dei bambini che quando devono dirti quanto ti vogliono bene a parole non te lo sanno spiegare, e allora allargano le braccia, stirano le dita delle mani e ti dicono – tanto così- che poi non è una distanza enorme, ma per un bambino le cui braccia sono la metà delle tue, allora forse quel tanto così è davvero più grande della distanza terra-sole.

Ma l’amore dove lo metti? Non esiste un contenitore con l’etichetta giusta, non esiste una borsa capiente in cui ce lo puoi mettere tra le pillole per il mal di testa e il pacchetto di fazzoletti. Non c’entra nemmeno nelle buste da spesa di tua madre, né nella macchina grigia di tuo padre. Non c’entra nemmeno nel –tanto così- dei bambini. Non ci sta, non ci sta in nessun posto, perché non è una cosa che puoi toccare, né sistemare come i vestiti ingarbugliati della tua stanza: è astratto, è immateriale, ma anche se fosse una –cosa- non ci starebbe bene in nessun posto, perché è qualcosa che cresce o decresce, che se gli metti un maglione addosso, questo gli sta grande o piccolo nel giro di un mese, perché non se ne sta mai fermo, perché non puoi ordinarlo nel cassetto giusto e andare a guardarlo quando sei triste o sei troppo felice. E’ in mezzo a tutte le cose, è in mezzo ai vestiti della tua stanza, in mezzo alla biancheria intima, sulla mensola accanto ai libri, sul comodino, adagiato sulla sveglia a campanella.

Ma non ci sta. Non rientra in nessun posto, perché nessun posto è adatto ad una cosa così.

Nemmeno ci sta in un campo fiorito di rose, nemmeno ci sta,

che non basta un cielo infinito per la verità,

nemmeno ci sta.

Tutto l'amore che ti ho dedicato, tutte canzoni che non hai ascoltato,

le mille volte che in sogno ti ho amato,

non c'è uno spazio abbastanza infinito per noi due insieme, in città.”

Non riesce a stare nemmeno in un campo di rose, nemmeno in un cielo infinito, non c’è uno spazio abbastanza infinito per –un amore- che sia Amore.

“Nemmeno ci sta nelle stanze di due grattacieli lasciati a morire

nelle pieghe di milioni di giacche pronte ad uscire

nemmeno ci sta, nei miei irrimediabili stupidi sogni

nemmeno ci sta in una borsa infinita di sbagli

nemmeno ci sta nella distanza che ci divide da Marte

nemmeno ci sta nella buca di sette miliardi di lettere

nella pancia di tutte le stelle,

nella bocca delle donne più belle,

nemmeno se a piedi percorri la terra.

non esiste una stanza più grande

per l'amore che sento di avere,

per l'amore che ci siamo dati

non c'è camera stagna abbastanza capiente

per due come noi.”

Non c’è spazio abbastanza grande nemmeno se si legano due grattacieli insieme, con un filo di ferro, nemmeno in tutte quelle stanze fresche d’aria riuscirebbe ad entrare. Nemmeno in tutte le giacche del mondo coi bottoni di finto argento, con le pieghe sul davanti e il taschino sulla destra. Nemmeno nello spazio di tantissimi sogni messi vicini, nemmeno in una borsa che non ha fondo, che la mano si perde e va a vuoto perché è troppo grande. L’amore non entra nemmeno in una distanza spaziale, nemmeno in sette miliardi di lettere con la parte davanti sigillata da un bacio lingua-labbra. L’amore non riesce a stare nemmeno nella pancia di tutte le stelle del mondo, che tintinnano forte tra loro, come campane piazzate sul cosmo, come gioielli su un comodino in feltro. L’amore non rientra nemmeno nella stanza più grande del mondo, quella in cui parli e la tua voce fa giri enormi fino a tornare indietro, si scontra con le finestre lasciate aperte, con il letto di ferro battuto messo lì in mezzo al niente. Non entra nemmeno nel mare infinito, quello che ti lascia col fiato sospeso, che puoi toccare a mani nude il fondale, ma mai scoprire se più in là c’è il vuoto o ancora più mare. Non rientra nemmeno sulla bocca di miliardi di parole, nemmeno le più belle, nemmeno –mamma- -per sempre- o –scusa- non ci sta nemmeno in aperta campagna, con le primule e il grano assolato, nemmeno in tutti i fiumi del mondo, nemmeno nel giro del Colosseo, nemmeno in milioni di carrozze da treno, o su infinite ruote panoramiche che toccano il cielo.

L’amore non lo incastri, non lo ingabbi, non si solidifica, non c’è liquefazione, evapora solo se sparisce da solo. Non ci sono abbastanza cavalli per portarlo con sé, né abbastanza autostrade che sappiano lasciarlo correre per ore senza finire mai. Non ci sono abbastanza porte da cui può entrare, e non ci sono abbastanza piatti dove puoi prenderlo a morsi.

Non lo contieni, l’amore. Non gli metti il guinzaglio, non lo porti a spasso né lo chiudi in casa. Non si trattiene, non si stropiccia, non si mette in assesto.

Allora ho poi capito che non c’è contenitore giusto per quello che provo e che proverò. Non posso copiare mia madre, né mio padre, né quella bambina con la borsa graziosa.

Non c’è niente di abbastanza infinito per qualcosa che non ha una fine.

“Gli ho parlato delle tue frenesie

delle mille donne mai state tue

ci bevevi sui cuori degli altri

ma senza di te.

gli ho parlato delle mie fantasie

delle volte che dormivo aspettando

non tornavi mai in tempo ma in fondo lo sapevo già.

Gli ho parlato del nostro futuro

degli abbracci dal sapore di fumo,

dello sterzo lì in mezzo

con le costole rotte

e le gambe a tremare

il respiro affacciato su un tutto

che non ha copiato da niente.”

Allora allargo le braccia, distendo le dita delle mani, e penso che l’amore stia in –tanto così- perché lo spazio in quel caso è solo immaginario, non esiste metro abbastanza preciso per capire quant’è.

L’amore è –tanto così-

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