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Una storia di IvanBerardi

La mensola di Natale

Una fiaba

Pubblicato il 01 dicembre 2017 in Fiabe

Tags: lgbt Natale

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Cari lettori, eccovi una fiaba, ma non tutte le fiabe sono nate uguali e questa certamente non è una che suggerirei di raccontare, così com’è, ai più piccini. Certo che con piccoli aggiustamenti qua e là il problema si risolverebbe, ma questo lo lascio a voi: è pensandovi che è stata forgiata nella speranza che la sua semplicità riesca a scaldarvi un po’ il cuore durante questi mesi freddi.

L'autore.

I nuovi arrivati

C’era una volta…vedete, comincia proprio una fiaba!

A Crouch End, in un angolo della periferia londinese, in una casetta di mattoni di quelle tutte in fila come si vedono nei film, ecco, proprio lì, c’era una cameretta verde e gialla. Era la cameretta di Agatha, quella dove stava quando passava la notte da papà Luke e zio Sergio. C’era una finestra che dava sulla strada alberata, un lettino che poggiava contro una parete e, sul lato opposto, un tavolino, uno scaffale per i libri ed un piccolo armadio a forma d’albero. C’erano anche due mensole...

E fu in un giorno di settembre di qulche anno fa che due elfi arrivarono proprio lì.

“Merda, merda e merda ancora!” Esclamò Fjordo quando Sergio uscì dalla stanza dopo averlo posato sulla mensola più bassa.

“Col caz...”,

“Fjordo! Smettila adesso!”, lo interruppe Golfio, che tutti chiamavano il Santa Pazienza, “Ci manca che facciamo una brutta figura appena arrivati; poi tanto, chi deve chiarire tutto alla fine sono sempre io!” Continuò già demoralizzato dalla prevedibile cantilena di lamentele che uscivano dalla bocca del compagno.

-Appena arrivati-

Infatti sì, si era trattato di un viaggio lungo, iniziato quando tre anni prima erano stati cotti e fusi assieme in una lontana provincia cinese.

Forse mi devo spiegare: secondo il mito della Creazione, tutti gli elfi di terracotta sono figli del Gran Divino Forno e di sua moglie Formina, l’uno soffia la vita e l’altra ne dà le sembianze.

Il fatto è che l’unione tra Fjordo e Golfio avvenne per sbaglio, avrebbero dovuto essere due elfi ben distinti: Fjordo intento a suonare un violino e Golfio, invece, accovacciato accanto ad un fungo con un libro in mano. Durante la Creazione, quella provincia della Cina venne scossa da un forte terremoto. Il Gran Divino Forno aveva già fatto il suo lavoro ma Formina si era messa all’opera proprio in quel momento. La scossa durò 33 secondi precisi precisi, sbattendo gli stampi tra loro e rovesciando gli scaffali. Fu uno di questi scontri a creare la coppia in questione. Fjordo perse il violino e restò invece con la mano sinistra nell’incavo del gomito destro in quel che sembrava un gesto, se non volgare, a dir poco ambiguo. Golfio invece si ritrovò senza fungo e senza libro, semplicemente accovacciato vicino a Fjordo. Le basi su cui le due figure poggiavano si fusero tra loro e da quel giorno i due elfi diventarono, a malavoglia, indivisibili. Ma il terremoto non cambiò solo l’aspetto delle due statuette: l’anima musicale di Fjordo si ritrovò talmente scossa dagli eventi di quella giornata, che il povero elfo traumatizzato e artisticamente frustrato, reagì trasformando i suoi pensieri in un torrente di commenti e parole inopportune, mentre Golfio si rinchiuse in una triste malinconia alimentata dalla mancanza di stimoli intellettuali.

In Cina vennero incellofanati e imbarcati su un aereo diretto a Milano. Lì furono esposti in un magazzino generale per poi finire a Brescia, in un negozio dove, dopo essere stati scrutinati a lungo e nei minimi dettagli (tanto che Fjordo pensò: ‘ma questa che cazzo c’ha da guardare’), vennero scelti da una certa Giovanna come regalo di nozze per gli amici in Inghilterra. “Credo che questo sia il regalo perfetto per il matrimonio di Sergio e Luke! E poi ad Agatha piacerà di sicuro!” Disse Giovanna ridendo con l’amica mentre si dirigevano verso la cassa.

“Perfetto! Pure i finocchi ci volevano!” Urlò Fjordo esasperato appena venne lasciato da solo con Golfio nello zainetto appeso alle spalle della ragazza.

Benvenuti!

“Col cazzo che ci resto qui!”

“Scusateci sapete, è un po’ stanco non che sia sempre così… Comunque, io sono Golfio ed il mio compagno è Fjordo. Siamo arrivati oggi, dall’Italia… macchina, aereo, treno, abbiamo usato quasi tutti i mezzi di trasporto a disposizione di elfo eh eh...”. Golfio fece le presentazioni sperando che i nuovi compagni di mensola non fossero rimasti troppo scioccati davanti alla volgarità di Fjordo.

Uno variegato assortimento di figure aveva formato un cerchio attorno ai nuovi arrivati. C’erano altri figli del Gran Divino Forno e Formina: un asinello giallo e piccolo piccolo, un gatto di origine cinese con un’evidente cicatrice dove anni prima si era spezzato cadendo, un’anfora francese con scritto ‘Menton’ ed uno gnomo dal viso saggio che li stava osservando attentamente grattandosi la fronte.

Poi c’era una piccola manichina per modelli artistici, in legno e tutta snodata con capelli di lana rosa, una stella marina colorata fatta di pongo ed una voluttuosa figura di donna vestita di rosso, tutta tonda con i capelli raccolti in un cucù.

“You are welcome, Benvenuti!” Sorrise Rosa: la figura in rosso, “Non ti preoccupare Golfio nella mia vita ne ho visti di tutti i tipi, non è certo un elfo che si è svegliato con la luna storta che mi rovina la giornata!”

“Una volta stavo dinanzi ad una Tv, sapete quelle scatole con le figure che parlano e si muovono…, ecco, ero lì seduto a guardare la Tv e mi capitò di vedere un altro come te Fjordo,” aggiunse Bosco, lo gnomo saggio, “proprio come te! Si dice che fosse famoso, aspetta sì, mi ricordo il nome… Brontolo faceva parte di un gruppo di sette che dovevano svegliare una ragazza che si era addormentata o qualcosa del genere…”

“Doveva essere una bella fig… ehm gnocca per averne sette che le stavano dietro.” Commentò Fjordo augurandosi anche lui un giorno di incontrarne una di bella addormentata.

“Io li ho conosciuti, questo Brontolo e gli altri sei nani …”, esordì Lola, la manichina,

“Nano un cazzo!” Precisò Fjordo a modo suo.

“… la bella addormentata e quel noioso del principe azzurro. Eravamo tutti esposti come premi per una pesca di beneficenza,” continuò imperturbata, “Il principe azzurro non mi toglieva gli occhi di dosso e la bella addormentata non faceva che piangere tanto era gelosa! Alla fine per fortuna Giovanna mi vinse e mi portò via.”

“Quindi anche tu sei stata portata qui da lei?” chiese Golfio incuriosito. “Siete tutti regali che Giovanna ha fatto ai suoi amici?”

“I finocchi, per capirci...” aggiunse Fjordo sghignazzando.

No, not all of us , non tuti”, disse Star: la stella marina, con un forte accento inglese, “Io sono di Inghilterra, mi fatto il piccolo vicino casa a asilo come regalo per Luke e Sergio, ecco perchè molti colori e parlo italiano no bene

“Il tuo italiano è ottimo”, la rassicurò Raglio il piccolo asino.

Stella continuò: “Anche Rosa non è di Italia, lei era portachiavi di Spagna, danza di flamenco ma lei parla italiano very good

“Hola elfos!”, Rosa strizzò l’occhio, “Le mamme del piccolo vicino di casa mi hanno portata dalla Spagna come souvenir. Mi manca il sole muchissimo!”

“Le mamme? Ma dove siamo finiti Golfio!? Non c’è nessuno che è normale da queste parti?”

“Ma perchè tanta rabbia Fjordo, a te cambia forse qualcosa?” Gli chiese con una pacata gentilezza il saggio Bosco.

“Io non dico un cazzo ma... due uomini o due donne, ma …che mondo …” rispose l’elfo poco convinto.

“Se a te non va bene puoi andartene pure su un’altra mensola elfetto! Scommetto che non ti sei nemmeno accorto che io non appartengo a nessun sesso!” Lo interruppe Lola che non era in vena di ricevere lezioni da questo nuovo arrivato. Fjordo e Golfio la scrutarono attentamente e giunsero alla conclusione che effettivamente a parte la voce ed i capelli lunghi e rosa Lola non aveva altri attributi che determinassero la sua appartenenza ad un sesso specifico.

“Scommetto che sarebbe stata una bella sorpresa per il principe azzurro eh eh …”, finì Fjordo sghignazzando incapace di trattenersi.

Golfio sentì la necessità di spiegare ai nuovi amici il perchè del comportamento di Fjordo: il terremoto, il trauma, la mancanza di sfogo artistico e la coesistenza forzata, “Cercate di capirlo vi prego, non è cattivo, solo che con tutto quello che gli è successo... e poi, passare una vita attaccato ad una noia come me…”

“Dai Golfio non sentirti in colpa adesso, non dev'essere stato facile neppure per te, speriamo che questa nuova mensola sia di vostro gradimento. Noi faremo il possibile per farvi sentire come a casa vostra.” Lo rassicurò Bosco.

“Come disse Confucio: meglio una mensola piena di amici che un palazzo da soli” e così Gatton, il gatto cinese, si presentò.

“Ecco ci mancava Miao tse tung!” Fu il commento dell’elfo arrabbiato.

“Fjordo! Come disse Confucio: un piccolo elfo acido non spezza la schiena del gatto che ha pazienza.” Così dicendo Gatton si ritirò mettendosi in un angolo a meditare.

“Che palle! Ci manca solo l’anfora e poi abbiamo conosciuto tutti in questo circo.”

Voilà, io sono Philippe de France, mi ha portato qua Mirco: il nipote di Sergio, sono l’ultimo arrivato, a parte voi ovviamente, vedrete vi troverete tres bien qui. J’adore questa mensola!”

“Bè, se lo dice l’anfora allora siamo tranquilli…”

“Per una volta Fjordo te ne puoi stare zitto!” lo rimproverò Golfio spazientito.

E così i nostri due amici forzati iniziarono il loro soggiorno nella nuova casa inglese. Golfio, Bosco, Rosa e Gatton, quando possibile, si dilettavano discutendo degli ultimi eventi aiutati dai racconti degli abitanti di Mensola Alta che dalla loro posizione avvantaggiata riuscivano a vedere fuori dalla finestra. Durante questi incontri Fjordo, che ovviamente non poteva non esserci, si limitava per lo più ad ascoltare annoiato, ma c’erano anche momenti in cui sembrava incapace di gestire la sua innata frustrazione così che all’improvviso la gioviale atmosfera sulla mensola si trasformava invece in lunghi momenti di silenzio interrotti solo dalla violenza verbale dell’elfo arrabbiato.

Buon Natale!

Settembre lasciò velocemente il posto ad Ottobre. Gli abitanti di Mensola Alta descrivevano ai nostri amici di Mensola Bassa i cambiamenti che osservavano dalla finestra: le piogge sempre più frequenti, le foglie spazzate dal vento, la gente che passava per strada avvolta in abiti pesanti e poi le giornate che si accorciavano, una dopo l'altra… sempre più corte. Arrivò Novembre annunciato dai fuochi d’artificio presto seguito da Dicembre.

“Che due palle, sono solo le quattro ed è come fosse notte.” Sbuffò Fjordo annoiato, nella cameretta dove l’unica luce era per lo più offerta dall’illuminazione stradale.

“A me invece questa stagione piace moltissimo”, gli confidò Lola che nonostante la falsa partenza era diventata una sua buona amica.

Io piace molto anche”, aggiunse Stella, “molto bello tra poco arriva anche Babbo Natale che porta regali a Agatha e tuto cambia tu vedi!

“E che cazzo è sto Babbo Natale? Tu ne sai qualcosa?” Chiese Fjordo al suo compagno interrompendo ciò di cui Golfio e Rosa stavano discutendo.

“Ne ho sentito parlare, sì, ma non saprei di cosa si tratta...”

“Due elfi che non sanno cosa sia Babbo Natale questa è bella!” Raglio non riuscì a trattenersi dallo sghignazzare.

“Ehi tu quadrupede, perchè non fai ridere anche noi, chi cazzo credi di essere? Furia?”

“Fjordo! Raglio! Smettetela adesso… certo che davvero, com’è che non sapete chi sia Babbo Natale?” Chiese Rosa rivolgendosi a Golfio.

“Ma, per la verità nei nostri tre anni di vita questa è la prima volta che non siamo in un magazzino per cui non siamo sicuri… mi sembra di ricordare un nonno cicciottello vestito di rosso, ne avevo conosciuto uno nel magazzino, stavamo facendo quattro chiacchiere quando all’improvviso venne preso e portato via assieme a molti altri simili a lui. Ed io che avevo capito che il suo nome fosse Tappo Natale!”

“Hi Ho! Hi Ho! Tappo Natale, questa è buona Hi Ho! Hi Ho!”, ragliò Raglio.

“Se non la smetti ti faccio ragliare io per un buon motivo!” Imprecò Fjordo.

“Ahahah, Tappo Natale ahah!” Ormai tutti ridevano, anche Bosco che però, accorgendosi di avere imbarazzato i due elfi, si ricompose scusandosi: “Vedete non è colpa vostra ma Tappo Natale è davvero... insolito… non è Tappo, ma Babbo o Papà Natale o, come lo chiamano qui, Father Christmas e poi voi, in qualità di elfi, dovreste sapere tutto su di lui: siete i suoi aiutanti!”

“Io non c’ho un cazzo di voglia di aiutare nessuno, sia chiaro!”

“Stai un po’ zitto Fjordo. Chi ci può spiegare cosa c’entriamo noi elfi con il Natale?”

Gatton, sempre felice di mostrare la vastità della sua conoscenza, si offrì di narrare l’origine del loro popolo:

“Voi elfi appartenete alla tradizione mitologica dei popoli nordici. Il vostro nome deriva dalla parola singhiozzo nel tedesco arcaico, infatti si riteneva che il singhiozzo fosse causato dagli elfi che abitavano nei boschi ed erano dotati di poteri magici. Questi elfi erano un po’ furbetti e, di tanto in tanto, si divertivano a spaventare gli esseri umani. Col passare del tempo personaggi famosi, come Tolkien, che scrisse lo Hobbit, usarono gli elfi nei loro racconti rendendoli famosi, finché in un libro molto in voga alla fine dell’ottocento si narrò di alcuni elfi che vivevano al Polo Nord con Babbo Natale. Questi passavano il tempo aiutandolo a produrre giocattoli che lui avrebbe poi distribuito nella notte di Natale ai bambini del mondo. Quindi voi due appartenete a questo popolo. Considerando Fjordo però direi che la possibilità di veder voi due lavorare per Babbo Natale sia alquanto scarsa”

“Mi pareva strano che questo gattino non dovesse rovinare tutto con una delle sue graffianti osservazioni feline” commentò Fjordo che per la verità era rimasto colpito da ciò che aveva appena sentito; soprattutto la parte riguardante i poteri magici.

“Ma non è tutto mes amis…”, aggiunse Philippe, " Il più bello è che, quando arriva Natale, Sergio porta tante cose sulla nostra mensola: le decorazioni con tutte le ghirlande, le lucine colorate che sembra di essere in un caleidoscopio...”

“Caleido...che?” Fjordo decise però di lasciar perdere prima di fare un’altra figuraccia.

“E le palline luccicanti in cui ti puoi specchiare!” Lo interruppe magnanimamente Lola trasognata.

Miao miao… Nerino saltò sul tavolino accanto alla mensola così che il suo muso restò proprio all’altezza del piccolo gruppo.

“Hola Nerino come va?”

“Miao, non male Rosa e voi? Tutto bene? Vi ho sentito parlare di Natale e mi son detto: meglio che gli porti la bella notizia. Luke è appena salito in soffitta a prendere gli addobbi; la festa comincia! Ed ho pure un’altra bella notizia per voi di Mensola Alta”, miagolò più forte guardando in su, “tenetevi pronti che mi sa che presto vedrete la prima neve: ero accovacciato davanti alla TV ed ho visto le previsioni.”

“Bellissimo, grazie Nerino, le tue notizie sono sempre benvenute!” Risposero in coro gli elefantini di legno di Mensola Alta.

Nerino non era che un gatto color pece, come una notte senza luna, che pur non essendo di nessuno spesso decideva di passare le sue giornate a casa di Sergio e Luke, un ospite libero a cui gli abitanti di Mensola Bassa, Rosa in particolare, si erano molto affezionati. Tutti tranne Fjordo ovviamente, che non perdeva occasione per ripetere: “Me lo sento che questo gatto nero porta sfiga!”

Tragedia!

Quando il gatto finì con le notizie, gli amici della mensola si divisero nei soliti gruppi: Gatton e Nerino continuarono a parlare tra loro di attualità feline, Philippe e Raglio si svagarono ricordando dettagli delle feste passate, Lola e Star cercarono di iniettare in Fjordo un po’ della magia di Natale ed accanto a loro, Bosco e Rosa discussero più approfonditamente le leggende e le tradizioni natalizie con Golfio che li ascoltava rapito. Presto però la conversazione si spense quando Sergio entrò nella stanza con una borsa di plastica rossa e gli abitanti delle mensole si irrigidirono nelle loro pose abituali.

“Hey Nerino, com’è che ti piace tanto questa stanza? Non è che hai degli amici invisibili per caso?”.

Miao, miao. “Dai vieni qui”, Sergio cominciò ad accarezzare il gatto che si stirò, offrendo la pancia alle attenzioni dell’umano emettendo così un contento prrr prrr prrr di soddisfazione .

“Oggi Nerino cambiamo un po’ di cose in questa stanza, vedi quella mensola bassa? Mi sa che è giunto il momento di spostarla in un posto più adatto e secondo me andrebbe proprio bene accanto a quella con gli elefantini, tu che ne dici? Non molto vero! A volte mi chiedo com’è che continuo a parlarti assieme come se tu mi potessi capire…?”

Gli abitanti delle mensole assorbirono la notizia nell’immobilità più assoluta anche se davvero avrebbero voluto danzare dalla gioia.

Sergio li posò sul tavolo uno ad uno, svitò la mensola, trapanò dei buchetti in alto sulla parete opposta ed infine agganciò una mensola accanto all’altra. Dalla borsa rossa iniziò ad estrarre le lucine colorate che fece passare sulle due mensole poste fianco a fianco e poi lungo le pareti. Dalla borsa uscirono anche le palle luccicanti, e qui Lola non riuscì a trattenere una piccola esclamazione di gioia che per fortuna Sergio non sentì. Poi estrasse una scatolina di metallo raffigurante un pettirosso ed infine un Babbo Natale fatto di stoffa morbida morbida.

“Mi sembra che vada bene , che ne dici Nerino?”

Miao miao.

“Ora rimettiamo questa compagnia sulla mensola e vediamo come sta. Credo che piacerà ad Agatha.”

Così Sergio prese i nostri amici e cominciò a posarli sulla casa nuova : Star, accanto a Lola e poi Raglio, Bosco, Philippe, Rosa e Gatton; infine prese Fjordo e Golfio.

Proprio in quel momento, un improvviso colpo d’aria, freddo e deciso, entrò nella stanza facendo sì che Nerino si spostasse di scatto tutto spaventato. Saltò dal tavolino e si intrufolò tra le gambe di Sergio che perse rovinosamente l’equilibrio e, per non picchiare la testa, dovette lasciar andare le statuette degli elfi parando la caduta con la mano. Fu un istante, Sergio avrebbe poi giurato di aver sentito qualcuno dire: “L’avevo detto che il gatto nero portava sfiga!”, ci fu un -CRACK!- e quello strano silenzio che segue alle conflagrazioni. Nerino, da dove si trovava nascosto sotto al tavolino, guardò desolato verso il punto dove i due elfi erano precipitati al suolo; tutto ciò che poteva vedere erano i mille frammenti di cotto in cui si erano spezzati.

Spazzatura

Lola, Bosco e gli altri rimasero impietriti, che situazione orrenda; non c’era nulla che potessero fare, solo sperare per il meglio. Star, che era la figura più piccola, pian piano si spostò sul bordo della mensola e guardò in basso verso il pavimento. Sergio era ancora steso a terra. Accanto a lui, Star poteva vedere due inermi pezzi di cotto ed una quantità di frammenti molto più piccoli disseminati ovunque. Poi Sergio cominciò a muoversi.

“Hey Nerino, dai vieni qua che non è stata colpa tua”. Il gatto gli si avvicinò miagolando e tremando pieno di sensi di colpa, Sergio si sedette sul pavimento e si mise Nerino tra le gambe accarezzandolo.

“Vediamo un po’ il danno; sembra abbastanza serio, mi sa che questi elfi sono pronti per la spazzatura Nerino...”

Gli abitanti della mensola vennero presi dal panico non potendo però permettersi di farsi scoprire da Sergio e quindi soffocando la loro disperazione. L’uomo prese i due cocci più grossi e li studiò attentamente. Le statuette si erano rotte proprio laddove il terremoto le aveva congiunte; in una mano c’era Fjordo, il cappello a punta si era spezzato e così pure la gamba destra, ma per il resto la figura era pressoché intatta, con le braccia sempre ferme nel compiere il gestaccio.

Nell’altra mano c’era Golfio o meglio, quel che ne restava: le gambe erano esplose in tanti piccoli frammenti così come le braccia e parte del torso, solo il viso ed il cappello sembravano essere sopravvissuti alla caduta.

Sergio andò a prendere la scopetta. Appena uscì dalla stanza gli amici sulla mensola si affrettarono a chiamare i due elfi, ma non ricevettero nessuna risposta. Nerino guardò in alto e sconsolato miagolò: “ Mi dispiace tantissimo…”

Quando Sergio ritornò nella stanza si guardò un po’ attorno, prese Fjordo, cercò di individuare i pezzi mancanti, trovò la punta del cappello e quasi tutta la gamba. Aprì il cassetto del tavolo e ne estrasse un tubetto giallo, si sedette e, dopo una decina di minuti, rivolgendosi a Nerino disse soddisfatto: “Mi sa che siamo riusciti a salvarlo, un po’ acciaccato, ma davvero non me la sento di buttare un regalo di Giovanna, almeno una parte…”

Così dicendo poggiò Fjordo delicatamente sulla mensola accanto a Lola, poi prese la scopa e ripulì il pavimento dai resti di Golfio raccogliendoli nella paletta e versandoli in una piccolo sacco di plastica nera.

La colpa

Prima di uscire dalla stanza, Sergio accese le lucine colorate che immediatamente brillarono nelle palline luccicanti e diedero alla cameretta una soffusa atmosfera natalizia.

Gialli, rossi bianchi e blue, i riflessi delle lucine erano ovunque, in ogni altra occasione la gioia sulla mensola sarebbe stata palpabile, ma non quel giorno. Tutti si avvicinarono a Fjordo che fino a quel momento non aveva detto una parola, Lola lo abbracciò con i suoi arti snodabili e lo strinse forte, ma non così forte da rischiare di frantumarlo ancora una volta.

“Sono sicura di parlare per tutti noi Fjordo. Ci spiace moltissimo, ma almeno tu stai bene… per favore, qualsiasi cosa accada sappi che noi saremo sempre vicini a te.”

“Vicini a me? È l’ultima cosa di cui ho bisogno,” rispose Fjordo ancora tremante “ne ho abbastanza di voi tutti e del vostro cazzo di Natale, è tutta colpa sua!”, indicò il Babbo Natale di stoffa che fino a quel momento se ne era rimasto in disparte, in silenzio, senza dare nessun segno di vita.

“E il gatto? Dov’è quel gatto? Lo dicevo io che portava male ma nessuno mi credeva ed ecco quello che è successo: Golfio non c’è più!” Avrebbe pianto il nostro Fjordo, ma la rabbia e la disperazione glielo impedivano.

“Fjordo, davvero, non so cosa miagolare, so che non ci sono scusanti e so che non mi potrai mai perdonare. Se solo non fossi saltato dal tavolo, ma non so cosa mi sia preso, un brivido, non so…”

“Puoi fare silenzio, hai già fatto abbastanza danni per oggi!”

Bosco cercò di farlo ragionare dicendogli che sebbene fosse una reazione normale, il portar rancore non avrebbe di certo fatto tornare Golfio. Uno ad uno gli amici della mensola si strinsero attorno all’elfo per confortarlo, ma lui scelse invece di andarsene in un angolo voltando le spalle al gruppo fino a quando, ore dopo, sprofondò in un sonno buio e senza sogni.

Passò la notte , Sergio e Luke andarono a lavorare e Fjordo se ne restò da solo, chiuso nei suoi pensieri e nella sua rabbia, rifiutando con sgarbo ogni offerta di compagnia e di conforto.

Anche il giorno passò. La luce del sole calò finchè venne sostituita dall’illuminazione stradale con i suoi riflessi gialli, Sergio e Luke tornarono a casa e le lucine colorate vennero riaccese senza gioia.

Forse saranno state le lucine o forse no, fatto sta che Fjordo si scosse dal suo torpore e corse verso il lato della mensola dove Babbo Natale se ne stava sempre inerme ed iniziò ad urlare:

“Hey tu che lingua parli? It’s all your fault, è tutta colpa tua! Non di quello stupido gatto, sto parlando con te non far finta di non sentirmi!”

Tutte le altre figurine fecero cerchio attorno a Babbo Natale per cercare di separarlo dall’elfo.

“Sì tu. Se tu non ci fossi stato. Con queste stupide luci e le palle e tutto il resto, se tu non esistessi Golfio sarebbe ancora qui. Te lo ripeto ancora: è tutta colpa tua se l'ho perso per sempre!”

Babbo Natale aprì un occhio, poi l’altro, guardò Fjordo, sorrise e con voce pacata e profonda rispose: “Ah, adesso parli di Golfio come se fosse stato il tuo migliore amico, non mi sembrava che le cose stessero così quando era qui. Aspetta un po’…, fammi pensare... mmh chi è che diceva : ‘sei l’elfo più noioso del mondo’, ‘se solo potessi starmene senza di te’, ‘ quanto pagherei perchè fossimo divisi’, ‘il mio desiderio più grande sarebbe che tu scomparissi’; eh? Chi lo diceva? Ah si, aspetta un po’, tutte queste cose, e molto peggio le dicevi tu, quando eravate assieme, le ripetevi ogni giorno. Erano i tuoi desideri, ed io da bravo Babbo Natale non ho fatto che esaudirli per cui ora non lamentarti con me Fjordo: se la colpa è di qualcuno, forse alla fine è solo colpa tua, i tuoi sogni si sono avverati, adesso goditeli!”

Fjordo restò a bocca aperta, era tutto vero, quelle erano le cose che aveva detto giorno dopo giorno al povero Golfio, non per nulla chiamato il Santa Pazienza. Una cantilena di recriminazioni che gli aveva ripetuto dal momento in cui erano stati cotti assieme. In questi anni Fjordo non si era reso conto di quanto si fosse in realtà affezionato al suo compagno forzato, tanto da poter quasi dire che gli voleva bene e che, adesso che non c’era più, gli mancava più di ogni altra cosa al mondo. Solo allora, per la prima volta da quando il Divino Forno lo aveva creato, Fjordo cominciò a piangere; grosse lacrime gli rigarono le ruvide guance di cotto, cominciò a tremare sconsolato permettendosi di accettare la perdita del migliore amico e le parole di conforto del gruppo di figurine.

Fjordo stava ancora piangendo volgendo le spalle alla porta quando si accorse che Sergio era entrato nella stanza. Si irrigidì di colpo, così come tutti gli altri, e sentì Sergio dire a Nerino: “Strano però, mi sembrava di aver messo le figurine in ordine diverso... e la mensola è bagnata…ne sai qualcosa tu Nerino?…” Miao miao, rispose il gatto aspettando che Sergio se ne andasse al piano di sotto.

Quando tutto tornò tranquillo e Nerino gridò dal basso: “Se ne è andato!”, Fjordo guardò Babbo Natale e disse “È vero, è tutta colpa mia se adesso Golfio non c’è più, se solo potessi essere io quello frantumato in mille pezzi… sarebbe meglio anche per voi: basta lamentele, basta volgarità, basta…”

Fjordo si rese conto solo allora che i suoi amici avevano smesso di ascoltarlo. Tutti, tranne Babbo Natale, stavano guardando alle sue spalle sorpresi e confusi.

Fjordo si voltò e dovette sfregarsi gli occhi parecchie volte per cercare di capire cosa stesse succedendo: Golfio si trovava di fronte a lui, con una crepetta qua e là, un po’ di sbeccature, qualche acciacco ma complessivamente non molto diverso dal solito. Senza bisogno di dover dir nulla i due elfi si corsero incontro abbracciandosi ora che per la prima volta potevano farlo.

“Golfio, Gooooolfio! Sei davvero tu o questa è una tirata per il culo?!! Scusami, scusami per tutto quello che ti ho fatto passare in questi anni. Prometto che non ti chiamerò mai più vecchio elfo noioso… o palloso… o tritaballe… scassacazzi… rompicoglio….”,

“Va bene, va bene Fjordo ho ricevuto il messaggio grazie!” I due elfi si misero a ridere di gusto seguiti dagli altri amici della mensola.

Golfio spiegò poi che, quando Sergio aveva raccolto i pezzi e li aveva messi nella borsa di plastica, anziché buttarli nella spazzatura li aveva portati in un negozio specializzato dove gli venne consigliata una colla particolarmente adatta al materiale ed al tipo di ferite da lui riscontrate. Con tanta pazienza Sergio e Luke avevano rimesso i pezzi assieme, “Bè. quasi tutti, eh he...” sogghignò Golfio, e dopo un po’ di ore sotto la pressione di due fermalibri Sergio l’aveva riportato sulla mensola.

Non starò qua a raccontarvi nei particolari cosa successe poi: tutte, ma dico proprio tutte, le figure della mensola fecero a Golfio mille e più domande. Volevano assicurarsi che davvero stesse bene, ma ovviamente fu Fjordo che non lasciò l’amico neanche per un momento accertandosi che non si stancasse troppo e che non gli mancasse nulla.

Solo più tardi, quando la curiosità delle figurine venne saziata, Fjordo si diresse verso Babbo Natale, che era rimasto quieto ed in disparte lasciando che gli altri si godessero il ritorno dell’amico.

“Mi devo scusare”, iniziò Fjordo titubante, non essendo uno abituato a chiedere scusa… “Davvero dovrei pensarci cento volte prima di aprire questa boccaccia che mi ritrovo, comunque volevo dire che… spero che non te la sia presa troppo e spero che riusciremo ad andare d’accordo, almeno fino a Natale…” Fjordo disse tutto d’un fiato per paura di non riuscire a dirlo del tutto.

Babbo Natale lo guardò ancora con quegli occhi neri neri sepolti in una nuvola imbiancata di ciglia e barba, dopo un attimo di riflessione gli mise una mano sulla spalla e cominciò a parlare con la solita pacatezza:

“Vedi Fjordo, il fatto è che tu avevi ragione: è stata tutta colpa mia!”

L’elfo e gli altri guardarono Babbo Natale stupiti.

“Da quando siete arrivati, anche se ero in soffitta, potevo sentire tutto quello che succedeva quaggiù sulla mensola: la tua rabbia, le parolacce gratuite, i vostri discorsi, sì proprio tutto veniva trasportato in soffitta dalla canna del camino. Al che pensai che forse potevo fare qualcosa per poter portare un po’ di serenità a questo elfo arrabbiato. Fu così che, dopo che Sergio mi mise sulla mensola, quando arrivò il momento giusto, invocai un getto di freddo vento artico, per capirci quello che aiuta le renne a far volare la slitta, e lo indirizzai sul povero Nerino che ovviamente non potè far altro che saltare impaurito.”

“Ohh” fecero tutti in coro seguendo rapiti il racconto di Babbo Natale che continuò dicendo: “Da qui in poi la storia la conoscete….per fortuna non ho sottovalutato Sergio e voi due siete tornati sulla mensola tutti d’un pezzo… o quasi”. Fjordo guardò Babbo Natale, per una volta era rimasto senza parole, gli si avvicinò e senza dir nulla lo abbracciò sprofondando nella soffice stoffa rossa.

“Hey guardate hi ho hi ho!”, ragliò Raglio eccitato puntando uno zoccolo verso la finestra, tutti si voltarono a guardare nella direzione dello zoccolo e si accorsero così che fiocco dopo fiocco, un soffice velluto bianco stava ormai coprendo la strada. Le luci colorate si riflettevano nelle palline luccicanti e nelle ghirlande, la stanza si era trasformata arcobaleno colorato, questa volta sì, davvero allegro. I nostri amici, anche se ormai era tardi, decisero di star svegli, assaporando per la prima volta l'incredible spettacolo della neve e la gioia di essere di nuovo tutti assieme. Solo a tarda notte uno dopo l’altro cedettero al sonno che portò con sé sogni dolci e morbidi come carezze. Golfio e Fjordo furono gli ultimi ad addormentarsi; così tante cose che non erano riusciti a dirsi negli anni passati: non erano mai stati così vicini come da quando erano stati forzatamente separati.

Arrivò Natale, Sergio e Luke lo passarono festeggiando da Sarah, la mamma di Agatha, con la bambina e tutti i nonni. La casa restò deserta; deserta ma non vuota: gli amici della mensola approfittarono dell’assenza degli umani per fare una gran festa cui parteciparono anche gli abitanti della mesola accanto. Gli elefantini di legno fornirono la musica con i loro barriti possenti mentre due maialini di gomma si misero a giocare con Raglio, un Buddha di metallo passò ore a discutere di filosofia con Babbo Natale, Gatton e Golfio, per non parlare di due angioletti di legno che assieme a Rosa e Lola diedero spettacolo danzando un flamenco caliente che trovò in Fjordo e Philippe due avidi spettatori. La piccola Star, stanca ed eccitata, si addormentò presto, accoccolata nella pelliccia di Nerino, che come al solito, tramite la gattaiola se ne andava e veniva quando voleva ed aveva trovato il modo di saltar sulla mensola senza recar danno e godendosi la compagnia dei nostri amici.

E così, il tempo passò e Babbo Natale tornò in soffitta. “Mi raccomando, tenetemi informato, ricordatevi che posso sentire tutto… ci vediamo l’anno prossimo, bye bye!” Con lui se ne andarono anche gli addobbi lasciando un gran vuoto che venne però ben presto colmato dal fatto che tutti sapevano che un giorno sarebbero tornati a rallegrare la mensola.

Ma non solo da quello. Infatti, da quel Natale in poi, la vita sulle due mensole non fu più la stessa. Quella triste malinconia che Golfio si era portato appresso dal terremoto si era finalmente sollevata: non c’era più bisogno di sentirsi tristi per la mancanza di stimoli intellettuali ora che accanto a lui vivevano figure così interessanti come Bosco, Buddha e Rosa. Ogni giorno imparava qualcosa di nuovo e quando era stanco di cose erudite poteva sempre rivolgersi al suo nuovo migliore amico: Fjordo che, qualcosa da raccontare, l’aveva sempre...

Eh sì, il nostro Fjordo era cambiato, eccome! L’incontro con Babbo Natale aveva generato in Fjordo la trasformazione più sorprendente e, forse, quello che si sorprese di più fu lui stesso!

Certo, ogni tanto ci scappava un 'cazzo' di qua o un 'merda' di là, stiamo parlando di Fjordo dopotutto… Ma quell’incontro con Babbo Natale gli aveva aperto una porta su un mondo diverso, un mondo pieno di possibilità dove ognuno poteva essere libero di essere sé stesso, e dove anche lui si sentiva d’appartenere essendosi ricavato una nicchia che gli calzava proprio a pennello. Infatti, con l’aiuto di Babbo Natale, Fjordo era riuscito a dare uno sfogo a tutta la sua creatività repressa dalla perdita del violino concentrandola; anziché in una catena di lamentele senza fine, in un dono che fin lì non sapeva neppure lui di possedere: quello del saper raccontare una bella storia.

Da quel Natale infatti, Fjordo, soprattutto durante le lunghe notti invernali o i grigi pomeriggi piovosi allettò gli amici delle due mensole raccontando di posti vicini e lontani e di reami incantati.

Ma non solo loro, anche la piccola Agatha, quando dormiva in quella cameretta, veniva cullata nel sonno da una voce soffice soffice che sembrava venire da una di quelle mensole sulla parete. Una voce che la faceva sognare portandola in luoghi dove la fantasia regna sovrana, pieni di c’era una volta e di vissero per sempre felici e contenti, di Cappuccetti Rossi diventati amici dei lupi, di nani laboriosi e fate turchine, di gnomi dei boschi e belle addormentate che un giorno si sarebbero svegliate col bacio di un principe azzurro o, perchè no, di una principessa viola, o forse non avrebbero avuto bisogno di un bacio di nessuno perchè a svegliarsi sapevano cavarsela benissimo da sole.

Fine.

Fjordo

Ciao, una piccola nota. Gli umani in questa storia, così come quelli in altre che ho pubblicato, sono tutti co-protagonisti in un libro che ho scritto qualche tempo fa e che forse un giorno pubblicherò su Intertwine. Mi ero affezionato a loro ed ho voluto farli rivivere in situazioni diverse come: storie gotiche, horror e fiabe. Così avete incontrato Luke, Sergio ed Agatha, ma anche Michela e Leonarda, Giovanna e Stefania. Spero che la fiaba vi sia piaciuta.

Buon Natale,

Ivan.

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