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Una storia di BananaMelassata

L'origine della Competizione

Mito

Pubblicato il 07 dicembre 2017 in Fantasy

Tags: Mito

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Nei tempi antichi, quando la natura incontaminata aveva il controllo del mondo, quando non vi era inquinamento o tecnologia e gli uomini vivevano nella più totale ignoranza e arretratezza, gli dei, instancabili e bellicosi come gli stessi umani, non finivano mai di fare guerra tra di loro. Grazie ai loro poteri sovrannaturali creavano degli automi da far combattere in battaglia insieme a loro, e sfruttavano i pianeti come campi di battaglia. Due in particolare si elevavano sugli altri per l'abilità e l'aggressività: Gladius, che lottava con uno splendente spadone ancipite d'argento, più affilato di qualsiasi lama divina o mortale, e il suo rivale Securis, il quale utilizzava come strumento di morte un'enorme e spaventosa ascia bipenne, il cui aspetto avrebbe terrorizzato il più impavido dei guerrieri mortali.

Rendendosi conto della situazione di parità in cui si trovavano, decisero di sfidarsi in un modo diverso. Si trasferirono nel mondo di Ager, su cui dimoravano le creature più immonde dell'universo. I due combattenti decisero quale mostro avrebbe dovuto affrontare l'altro, per poi iniziare all'istante la caccia.

Securis aveva il compito di eliminare un grande essere alato che sorvolava i cieli, bruciando intere foreste e seminando terrore nelle città terrestri grazie al suo inestinguibile fuoco interiore, che poteva esternare in portentose fiammate.

Il dio fece forgiare dal fabbro degli dei una lunghissima catena d'acciaio, così lunga che avrebbe potuto raggiungere le stelle se lanciata dalla crosta terrestre.

Attese pazientemente in una pianura desolata e, quando fu ricoperto dall'ombra della lucertola alata, legò la catena all'impugnatura dell'ascia e lanciò quest'ultima verso il drago: esso venne afferrato per l'ala e, con una forza degna solo di un dio, trascinato verso il terreno.

In quell'istante il mostro era a terra, leggermente stordito: allora Securis ne approfittò, e con tutta la sua forza colpì la testa della creatura, perforando le sue scaglie nere come la notte e mai scalfite prima di allora. Dopo quel colpo dalla potenza smisurata si formò una lunga crepa che percorse tutta la pianura, e il drago perse la vita.

Gladius invece ispezionò a lungo gli oceani, alla ricerca di una leggendaria creatura acquatica, mai vista da nessuno. Quando percepì la sua presenza, con un solo fendente divise le acque, lasciando vulnerabile la sua preda dalla grandezza mastodontica. Caricò il colpo ritraendo il braccio e puntò la lama verso il mostro acquatico, per poi lasciarsi cadere verso di lui. Lo trafisse con un affondo che lo divise a metà, formando anche un buco che arrivava fino all'altro capo del mondo.

I due dei si incontrarono e, quando scoprirono che vi era ancora una volta una situazione di pareggio, persero il controllo e iniziarono a duellare furiosamente. Nella foga del duello fecero il giro del mondo e, incantati, tutti gli esseri viventi li ammiravano mentre duellavano in mezzo all'azzurro dell'empireo. I loro colpi formavano quasi una danza armoniosa e acrobatica, in certi frangenti persino difficile da seguire con lo sguardo.

Il combattimento durò sette giorni e sette notti, e ormai tutto il mondo li aveva osservati confrontarsi.

Illuminati direttamente dal sole albeggiante, finirono di combattere: Gladius ebbe la meglio su Securis. La gelida lama argentea era di fronte al collo del dio armato di ascia, e sarebbe bastato un solo rapido gesto per porre fine alla sua vita. Ma Gladius gli porse la mano e lo fece rialzare. Mentre tutto il mondo osservava la svolta inaspettata, i due guerrieri rinfoderarono le armi e si strinsero la mano. Securis ammise la superiorità del suo avversario, ma quest'ultimo non fece l'arrogante: gli disse di migliorare le sue abilità, e di tornare su Ager ogni sette anni per decidere di nuovo chi fosse il più forte tra loro due.

Gli umani presero esempio dalle due divinità, e oltre alle guerre iniziarono a confrontarsi in modo amichevole nel combattimento, per poi creare dei veri e propri giorni dedicati alle competizioni, in cui i gareggianti davano il meglio di se' per vincere, ma in cui ogni partecipante, che fosse vittorioso o sconfitto, veniva rispettato e incitato a migliorare. Perfino gli animali, che sapevano solo uccidere cacciando, iniziarono a lottare in modo non letale tra i membri della loro specie, per temprarsi.

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