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Una storia di Francesca23

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Io sono Malala

Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono davvero cambiare il mondo.

Pubblicato il 12 dicembre 2015

Avete presente il piacere che si prova leggendo un libro? Be, molti bambini non lo conoscono, perché non sanno leggere. Nessuno gli ha insegnato a farlo e nessuno lo farà mai, ed è un peccato dato che è grazie alla lettura se si impara a viaggiare, scoprendo tanti posti fantastici e vivendo avventure stupende.

La maggior parte di noi è stata a Narnia, ha studiato a Hogwarts, trascorso le vacanze estive al Campo mezzo sangue, visto gli Hunger Games e preso il te con Simon, Jared e Mallory a villa Spiderwich. Purtroppo molti altri nostri coetanei non hanno vissuto niente di tutto questo.

Niente gufo, niente giochi, niente avventura. Solo lavoro.

Spesso scherziamo definendo la scuola una rottura e non capiamo quanto siamo fortunati ad averla. Si, alle volte è dura, ma è grazie alla scuola se abbiamo imparato a leggere e scrivere e ci siamo fatti tanti amici. E’ grazie a lei se ora abbiamo un’istruzione. Molti bambini vengono sfruttati per svolgere lavori disumani, costretti a lavorare giorno e notte per qualche centesimo l’ora. Non hanno scelta, non possono decidere cosa fare, altrimenti sono percosse e soprusi. Devono aiutare la famiglia e giocare non l’aiuta.

Cataloghiamo questi bambini come un caso senza speranza definendoli dei poveri disperati e elogiamo rock star viziate che non hanno fatto niente nella loro vita se non caricarsi di steroidi le braccia, a momenti gli diamo anche il titolo di eroi quando i veri eroi dovrebbero essere proprio loro.

Personalmente non vedo niente di forte in uomini palestrati che si esibiscono a provini e concorsi di bellezza, al contrario, vedo un’estrema forza e esempio di vita in tutti quei bambini che ogni giorno sollevano grossi macigni di pietra per lavorare, ed anche se vorrebbero essere liberi e spensierati sanno che hanno delle responsabilità da cui non possono fuggire.

Fortunatamente alcune cose sono cambiate con il trascorrere del tempo. Certo non proprio tutto, si procede a piccoli passi, ma ognuno di questi è importante per costruire un futuro dignitoso.

In molte zone povere del mondo finalmente è concessa un’istruzione, ma solo per i ragazzi maschi.

Questo diritto alle ragazze è ancora negato.

Esiste infatti una logica infondata secondo cui le ragazze dovrebbero occuparsi solo della casa, fare figli e badare al marito. Questa mentalità così antica è radicata nelle menti di tutti questi uomini crudeli che, per pochi soldi e fedeli alle loro tradizioni, vendono addirittura le loro figlie in sposa a sconosciuti che le rendono schiave. Le ragazze non solo libere di scegliere chi amare, diventano solo oggetti. Macchine per procreare e mandare avanti l’umanità. Una fabbrica sforna pagnotte in pratica. Per fortuna esiste qualcuno che sa che questo ragionamento è sbagliato ed ha creato delle scuole a cui possono accedere anche le ragazze, una scuola libera a tutti proprio come dovrebbe essere.

Ma qualcuno ancora una volta è deciso che questo è sbagliato e così ogni giorno vengono distrutte un sacco di scuole, rapite un sacco di ragazze e uccise coloro che continuano a manifestare il loro desiderio di studiare.

Vi domanderete: loro che hanno l’opportunità di non andare a scuola si lamentano?

Il problema è che siamo troppo abituati a dare per scontato quello che abbiamo senza apprezzarlo a pieno.

Riflettete: niente scuola, niente istruzione, niente libri, niente avventura. E’ un calcolo semplice no?

Questo le ragazze pakistane e siriane lo sanno bene, e con loro anche tutti quei bambini e bambine sfruttati e a cui è negata un’istruzione e che vorrebbero essere solo come noi.

Avere una casa, non essere costretti a lavorare, andare a scuola, essere liberi di vivere serenamente la propria infanzia e la propria vita, ed è inconcepibile, a mio parere, di come tanti ragazzi che hanno la possibilità di divertirsi e rilassarsi leggendo non lo fanno.

Ma tornando a noi e evitando di perderci in chiacchiere, credo che sia doveroso far ordine a tutto e spiegare i fatti con chiarezza, andando al succo del discorso e cioè chiedersi perché.

Perché lo fanno? Perché non vogliono che le ragazze vadano a scuola? C’è altro sotto le loro tradizioni?

Ebbene si, perché queste persone nascondono sotto false convinzioni i loro timori.

A mio modesto parere (non mi appello a nessuna rivista)i pakistani o talebani che siano, questi terroristi in pratica, attaccano essenzialmente perché sono spaventati,allontanando tutto ciò che è nuovo e diverso dalle loro consuetudini. Temono il cambiamento e si rifiutano di comprendere che il mondo lo sta facendo, sta cambiando.

Non accettano che le donne abbiano un’istruzione perché ne hanno paura. Sanno che sono molto più intelligenti e sensibili di loro e questo li spaventa.

Temono che una donna possa prendere il sopravvento sulla loro autorità, del resto le donne sopportano il dolore del parto, affrontano tante sfide e sono molto più amorevoli e comprensive degli uomini. Ciò che non capiscono è che non c’è niente da temere nell’altro sesso, e che si può benissimo vivere pacificamente insieme lasciando che ognuno rivendichi i propri diritti, senza tentare di dominare l’altro. Sono convinti che l’unica vera forza sia quella fisica e si riforniscono di armi per dimostrarlo, non capendo che esiste anche un altro tipo di forza, mentale e emotiva. Odiare è più facile di perdonare, e di certo non significa forza.Lo sforzo che si fa nel perdonare una persona è infatti maggiore.

Ma qualcuno deve fare qualcosa, gridare a tutto il mondo che ha lasciato questi poveri paesi dimenticati e fuori dai propri pensieri che ci sono anche loro, e che hanno bisogno di qualcuno che si prenda cura dei loro problemi. Chiedere aiuto non è un atto di debolezza, ma sapere, se si riceve una risposta, che non si è soli. E’ conforto e solidarietà.

A fare il primo passo e dimostrare che bisogna agire al più presto è stata una ragazzina di soli diciassette anni.

E’ una ragazza qualsiasi, ma se avesse avuto dei genitori qualsiasi a quest’ora di certo avrebbe già due figli. Per quanto possa essere stato difficile suo padre l’ha sempre sostenuta e ha creduto in lei.

Le ha dato il nome di quella ragazza che fece sentire la sua voce e fu uccisa, ma dentro di lui sapeva che per lei sarebbe stato diverso.

Tenendo fede all’eroina che in passato portava il suo nome, lei ha sempre cercato la via del dialogo e della comprensione, prendendo decisioni molti importanti che le hanno cambiato la vita.

Arriva infatti un momento in cui devi scegliere, se restare in silenzio o farti sentire.

Lei sapeva i rischi a cui andava incontro, ma ha deciso di rischiare. I talebani però non hanno ritardato a farsi sentire e hanno risposto a questo presunto affronto con l’unico mezzo ottuso e primitivo che conoscono, le armi e la violenza.

Le hanno sparato al lato sinistro della fronte perché sosteneva che le ragazze debbano poter andare a scuola, pensavano che i proiettili l’avrebbero messa a tacere, invece è rimasta sempre la stessa.

Lei è quelle 66 milioni di ragazze a cui è negata un’istruzione, non è una voce solitaria, ma tante voci, e sono proprio le nostre voci l’arma più potente, non i proiettili.

Lei li ha perdonato i suoi aggressori e dimostrato che la violenza può essere sconfitta con la pace e il dialogo.

Odio, rabbia e paura si trasformano così in determinazione e coraggio.

Non importa quale Dio noi veneriamo, perché tutti vogliono la stessa cosa. La pace.

La gente dovrebbe imparare molto dalla sua esperienza.

So che è vero, che si può vivere pacificamente, bisogna solo tendere la propria guancia e non voltare la spalla.

Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono davvero cambiare il mondo.

Dobbiamo molto a questa ragazza. E’ un esempio di vita per tutti noi.

Una voce fuori dal coro, passionale e sincera, in grado di aiutare molta gente. E tutti coloro che hanno deciso di attribuirle il premio Nobel credono in lei e nella sua missione.

Se come lei, anche noi crediamo fortemente nelle nostre decisioni e nelle nostre idee, e sopratutto se sappiamo che quei pensieri sono giusti e meritano di essere ascoltiati, allora è arrivato il momento per non avere più paura.

Alzate la voce, fatevi sentire!

Nel profondo siamo tutti un pò come lei, dobbiamo solo trovare il coraggio di farci valere.

Suo padre l’ha solo chiamata Malala, non l’ha fatta diventare Malala.

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