scrivi

Una storia di Nightafter

La rimpatriata - Pt. 1

L'appuntamento

384 visualizzazioni

Pubblicato il 02 dicembre 2017 in Altro

Tags: Anni 70 giovent

0

Ti spaccava le ossa il freddo quella mattina.

Erano le otto e mezza di un mattino di fine novembre, la luce cruda scorticava le superfici delle cose e i pensieri di passanti assorti nella loro fretta, scie candide di fiato ne seguivano i passi, fluide come sogni scaduti del primo mattino.

Un traffico rapido di veicoli sfilava sull'asfalto candido di brina della via Sacchi, al loro passaggio folate di aria gelida lo colpivano insistenti come schiaffi.

Non c'era riparo in quella fermata di tram a ridosso del muro della stazione.

Di fronte, due palazzi gemelli interrompevano una teoria di colonne grige e si aprivano sulla prospettiva di una stretta via di mercato, in cui verdurieri freddolosi e clienti riluttanti si apprestavano tra risicato bancarelle.

Dal vecchio muro alle sue spalle giungevano i rumori operosi della ferrovia: la stazione di Porta Nuova stava cento metri più avanti, in lontananza vedevi il giallo dei taxi portare clienti col loro carico di valige e premura.

Alla fermata con lui c'erano due ragazze del quartiere, una coppia di anziani ed un quarantenne impettito in un cappotto grigio fumo e borsa da impiegato, forse un contabile in qualche studio di Commercialista del centro, portava un goffo paraorecchie a fascia elastica rosso.

Lui invece le orecchie e la testa le teneva scoperte, infatti non le sentiva più: il freddo le aveva completamente anestetizzate, se gli avessero mozzato il capo con un colpo netto non avrebbe fatto una piega, non se ne sarebbe neppure accorto, né sarebbe uscita una sola goccia di sangue.

Fanculo a Giulio che non arrivava.

Lui stava assiderando, era li da mezz'ora e dell'altro non se ne aveva storia.

Una delle due ragazze, quella bruna alta col maxi cappotto nero e borsa a tracolla con disegni etnici la conosceva, frequentava il suo stesso Liceo, ma era di un anno avanti a lui.

La chiamavano "Cavalla", forse per l' altezza, o per quel modo indolente che aveva nel deambulare, aveva gambe lunghe e magre che si immergevano in stivali alti con tacchi smisurati.

Nascondeva un viso non brutto sotto un trucco pesante che le dava un aria sprezzante e volgare, a guardarla con quel bistro in eccesso e il rossetto viola alle labbra, ti faceva pensare ad una puttana.

Portava una mini scamosciata prugna scuro, quelle a portafoglio, che lasciavano sempre in vista una porzione di coscia e collant colorato da 40 denari, era quasi una divisa per lei quell'abbigliamento.

Pareva vivere perennemente in una sua campana di vetro silenziosa e separata dal tutto, aveva lo sguardo svagato di chi non mette a fuoco, forse era il suo modo di proteggersi dentro, lasciando il mondo ad agitarsi fuori.

Dicevano fosse così per gli acidi presi che le avevano cotto il cervello e che per questo le girava a regime ridotto.

Molti le stavano dietro per via di quell'aria equivoca e svitata che induceva a pensare che la mollasse facile, o forse perché facile lo era realmente e si lasciava fare quando era cotta di fumo o impasticata.

Lui con lei non ci aveva mai provato e forse per questo lo salutava a stento, quando si ricordava di farlo, infatti quella mattina la memoria gli faceva difetto e non aveva accennato ad uno straccio di saluto manco per sbaglio.

"Zoccola!". Aveva pensato lui.

Giravano delle storie su di lei, pare che si lavasse poco, scarsa igiene intima.

Un suo compagno di classe una volta se l'era portata in soffitta.

Dopo raccontava che quando si era sfilata le mutandine l'olezzo di figa rancida aveva ammorbato l'aria della stanza, lui era un tipo sensibile e schizzinoso, per quel motivo gli era rimasto moscio e non aveva combinato niente.

Lui francamente non sapeva se crederci, gli pareva una storia esagerata, facile che la raccontasse così perché non gli si era rizzato proprio.

Però una volta che a scuola c'era sciopero, durante un assembla, lei gli si era seduta accanto e la puzza di sudore l'aveva ben sentito.

Spendeva molto in ombretti e kajal, ma evidentemente trascurava il deodorante per ascelle.

Quella con lei era la sua amica del cuore, che frequentava un liceo diverso, ma vicino al l oro.

Fuori da scuola erano inseparabili, facevano coppia fissa, lei era più bassa dell'altra e con una testa voluminosa di cappelli ricciuti tinti di blu, portava delle lunghe sciarpe multicolori, fatte a mano.

Era difficile da classificare esteticamente: avresti detto che non era bella e neppure brutta, né grassa né magra, tendenzialmente non era e basta.

La chiamavano "Unghia" per via delle unghie lunghissime e smaltate dei più strani colori fluorescenti. Quelle unghie erano la sua nota più significativa, oltre quella restava per tutti semplicemente l'amica di Cavalla.

Vivevano in un rapporto simbiotico, dove era l'una, era anche l'altra, i più maligni dicevano che girassero insieme, che fossero lesbiche.

Sostenevano che Unghia fosse l'unica in grado di stare vicina a Cavalla ed ai suoi afrori selvatici e forti, forse l'unica capace di leccargliela senza vomitare.

Ora aveva preso a camminare su giù per lo spazio della fermata, cercava di riattivare la vita alle estremità inferiori ormai pietrificate.

Il tram numero nove arrivò sferragliando, si arrestò con una frenata di metallo abraso e spalancò con uno scatto secco le porte: nessuno ne discese, Cavalla e Unghia e gli altri tre montarono rapidi.

Lui invidio il calore che li avrebbe accolti all' interno della vettura, in quel gelo anche il tepore mefitico della vicinanza a Cavalla gli sembrava desiderabile.

Era il quarto tram che lasciava andare aspettando Giulio: tardava come sempre, lo stronzo.

La sera prima si erano sentiti al telefono, avevano concordato di tagliare insieme da scuola quella mattina, avrebbero trascorso la mattina in un locale dove si poteva bere e sentire musica, un posto nuovo frequentato da studenti, aperto dalle 10 del mattino.

In attesa di quell'ora, sarebbero andati a fare colazione insieme in qualche bar del centro, poi a farsi una canna per far carburare la giornata, sarebbe stata una vera rimpatriata.

“Ci si vede alle otto, a meno che non senta la sveglia...” aveva detto Giulio ridendo.

Si accese una sigaretta e soffio il fumo caldo fra le mani gelide: che cazzata non aver messo un paio di guanti ed una sciarpa quella mattina.

Giulio e lui, la leggenda del Secondo Liceo Artistico di Piazza Omero, ne vavano fatte di cazzate, due miti, qualche vota anche due coglioni che si ficcavano in certi casini.

Il casino più grosso però lo aveva combinato lui e tutto dopo era cambiato.

Lui da quel Liceo era stato cacciato, allontanato, espulso.

Inutile spiegare che può accadere alle volte di perderti.

Perdi il senso della strada, delle cose, allora ti fermi per capire la direzione, perché hai sedici anni e non lo sai più.

Inutile dire che hai perso il filo della storia e ci va tempo per ritrovarlo, a quelli non gli fregava un cazzo.

Poi quell'episodio in cui era venuto alle mani con l'assistente di figura, un emerito stronzo che cercava di fare il bavoso con la sua ragazza: quella era stata la firma sulla condanna a morte.

Quello che gli aveva fatto male non erano stati i pugni e neache il dover ripetere l'anno, era l'aver visto che lei ci stava.

Aspirò con forza una boccata di fumo, gli venne da tossire e piccole lacrime gli riempirono gli occhi.

- Che merda di uomo - pensò - L' ha detto e l'ha fatto. Non si è svegliato e io coglione, qui ad aspettarlo gelando. -

Fissò lo sguardo verso il fondo della via, oltre l'incrocio col C.so Sommelier, dove sperava di veder comparire la cinquecento blu col tetto apribile di Giulio.

Un grumo acido di rabbia e delusione gli bruciava nello stomaco, in lontananza compariva la sagoma verde del prossimo tram.

Allora serrò gli occhi, strinse le mascelle, fece il vuoto nella testa e respirò a fondo.

Avrebbe contato fino a trenta: se al trenta la cinquecento non compariva, avrebbe preso quel tram.

- Uno…due…cinque...nove…12… -

- Dai bastardo muoviti. Arriva! -

- …15...18…20…25… -

- per favore…Cazzo! Dai! -

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×