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Una storia di Rosa_Piagge

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L'insospettabile

Pubblicato il 20 luglio 2017

Odiava gli uomini, tutti e voleva vendicarsi di ogni torto subito.

Nessuno avrebbe mai sospettato di lei.

Un viso così angelico, una ragazza dai sani principi morali, frequentatrice assidua di chiese e dedita alla preghiera.

Questo era ciò che vedevano di lei ma in realtà il suo animo era guidato dal demonio.

Assetata di sangue, Angela, che poi anche il nome sembrava uno strano scherzo del destino, era devastata psicologicamente ma sapeva fingere bene.

Ricordava la sua prima vittima.

Da quel momento non si era più fermata, anzi, quel gioco macabro l’aveva spinta oltre.

Adorava recitare la parte della brava ragazza per poi sfogare i suoi impulsi più nascosti e terrificanti.

Di angelico in lei, non c’era nulla, a parte il nome.

Aveva ammazzato Giovanni mentre stavano facendo l’amore.

Sentì il suo sangue scorrerle sulla pelle.

Vide la lama conficcata nell’addome, quando si alzò per guardarla, esterrefatto.

– Ma…ma cos’hai fatto? Sei completamente pazza!

Perse i sensi.

Angela estrasse il coltello dalla carne, guardandolo come fosse un trofeo, poi volse lo sguardo verso di lui. La vista del suo sangue la fece godere.

Lo lasciò lì, agonizzante e andò via.

Quello fu il primo di tanti altri omicidi.

Conquistare per poi ammazzare.

Il gioco era diventato complicato.

Troppi morti e il cerchio attorno a lei, iniziava a stringersi sempre più.

Qualcosa, stava per sfuggirle di mano.

– Salve, sono l’ispettore Autieri. Posso farle qualche domanda?

– Riguardo cosa?

– Questo non mi sembra il luogo adatto. L’aspetto in commissariato.

“Cosa voleva da lei quel poliziotto? Forse aveva dei sospetti? No, impossibile!”.

Doveva comunque parlare con lui.

Uscì dalla chiesa per andare dall’ispettore.

“Come aveva fatto a trovarla? L’aveva forse seguita? Lo stava facendo da tempo?”.

Un mare di domande le ronzavano nella testa.

La sua sicurezza iniziava a vacillare.

– Ho un appuntamento con l’ispettore Autieri.

– Si accomodi, la faccio entrare tra qualche minuto.

L’agente entrò in una stanza, riaffacciandosi poco dopo.

– Prego, venga, la sta aspettando.

Iniziarono a tremarle le gambe.

Sembrava una bambina spaurita ma in realtà era una spietata assassina.

Non stava recitando, temeva di essere stata scoperta.

– Non mi ha fatto attendere molto, è venuta subito.

– Sì, dovevo fare delle cose in zona.

La sua voce tremante la stava tradendo.

– Sembra agitata, come mai?

– No, no, forse il luogo. Mi mette ansia.

– La capisco, i poliziotti non piacciono a nessuno.

Rise.

Lei rimase impassibile.

– Arrivo al dunque. Stiamo indagando su alcuni omicidi e molte di queste persone, sembrano aver avuto contatti con lei.

Impallidì, stava anche sudando.

Si rese conto che l’ispettore la stava studiando e cercò di calmarsi.

– Ma di cosa sta parlando? Mi sta forse accusando?

– No, è una chiacchierata informale.

Sapeva benissimo che non era così.

Se non avesse in qualche modo dubitato di lei, non l’avrebbe convocata.

– Chi sono queste persone e perché sono qui?

– Alcuni suoi conoscenti. Michele, Andrea, Fabio, Giovanni…

Lo bloccò spazientita.

– A che gioco sta giocando?

– Non lo so. Lei quale preferisce?

– Basta, questa assurda conversazione è durata anche troppo.

Uscì di corsa senza salutare.

Autieri aveva fatto centro.

Quella ragazza nascondeva qualcosa.

Doveva indagare.

“Quel bastardo mi sta addosso, forse ha delle prove. Devo sbarazzarmi di lui”.

Sentiva il bisogno di sfogare la sua rabbia.

Adocchiò un ragazzo seduto su una panchina che la stava guardando.

Gli si avvicinò.

– Ciao, disturbo?

– No, affatto! Sei proprio carina, sai?

– Vieni con me, so cosa vuoi.

Lì c’era un vicolo stretto e buio, un posto perfetto. Nessuno in giro.

Il ragazzo non se lo fece dire due volte. Di certo non pensava di andare incontro alla morte.

Mentre lui provava a spogliarla, Angela tirò fuori un coltellino e con un colpo netto gli tagliò la gola.

– Brutto stronzo, volevi scoparmi? Ecco la fine che meritavi di fare!

Un altro omicidio. Per lei adrenalina pura.

Arrivata a casa, trovò una strana busta nera sotto la porta.

Le parole erano stampate.

“So cosa fai. Conosco i tuoi segreti”.

C’era Autieri dietro questo squallido scherzo?

No, altrimenti non avrebbe voluto parlarle…

Chi altri poteva essere?

“Driiin driiin”. Lo squillo del telefono ruppe il silenzio.

– Pronto, pronto?

Dall’altra parte nessuna risposta.

Qualcuno stava giocando con lei. Era davvero l’ispettore?

Di nuovo il telefono.

– Pronto…?

Questa volta sentì una strana voce.

– A volte i morti tornano dell’inferno per vendicarsi.

“Click”. Fine della comunicazione.

Si sentì raggelare.

Da serial killer a possibile vittima. Il gioco stava cambiando e non era più lei a dettare le regole.

La paura le strinse la gola.

Ne era sicura, nessuno mai era sopravvissuto. Allora perché quella inquietudine?

Qualcuno voleva smascherarla, farle confessare i suoi omicidi. Era solo una tattica.

“Dlin dlon”. La porta.

“Chi poteva essere a quell’ora?”.

Si precipitò ad aprire, senza nemmeno guardare prima dallo spioncino.

Nessuno.

Avvertiva però una presenza.

Uscì sul pianerottolo, lasciando la porta socchiusa. La luce stranamente era spenta.

Ritornò in casa.

Improvvisamente un rumore.

– C’è qualcuno? Basta con questi giochetti! Cosa vuoi da me?

– Voglio te, la tua vita!

Una voce stridula e poi di nuovo silenzio.

– Esci fuori, voglio sapere chi sei!

– Sono tornato per portarti all’inferno con me.

In quel momento gli si scagliò addosso, soffocandola.

– Puttana, devi morire!

La porta si spalancò e si materializzò dal nulla l’ispettore Autieri che aveva seguito Angela.

– Lasciala!

– No, lei non sa cos’ha fatto, è un’assassina e deve pagare.

– Lo so, sono qui per questo. Se l’ammazzerai non otterrai giustizia.

Giovanni allentò la presa e Angela si sentì quasi sollevata.

Autieri l’aiutò a rialzarsi e le mise le manette.

– Ha il diritto di rimanere in silenzio. Ogni cosa che dirà, potrà essere usata contro di lei in tribunale.

Giovanni si accasciò a terra senza forze.

Angela non fiatò e con gli occhi bassi seguì l’ispettore.

Era tutto finito…

Autieri era con la sua auto. Fece sedere Angela dietro e si mise al posto di guida.

Il tutto accadde in pochi istanti.

Angela gli cinse il collo con le manette stringendo fino a quando il poliziotto smise di respirare.

– No, la mia missione non è ancora compiuta. Nessuno può fermarmi.

Sfilò dalla tasca di Autieri le chiavi, si tolse le manette e si dileguò nel buio della notte.

© Rosa Piagge

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