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Una storia di Ilesici

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Diario di un cattiv'uomo

Giustificazioni e testimonianze

Pubblicato il 12 gennaio 2017

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Buio. Tutto buio. Le mie pupille non riescono ad abituarsi all'oscurità. Vecchia abitudine: mia madre era solita lasciare una lucina sul tavolo di fronte il mio letto che, seppur con un pallido chiarore, rendeva le ombre più dolci, meno spaventose.

Buio. Odio questa camera. Questa città tedesca. Questa vita di merda. Non voglio più fuggire dal mio paese, voglio tornare a Firenze. Ma lì... non posso. Non posso farmi riconoscere, potrebbe essere fatale. Quella notte mi ha rovinato la vita, anche se... non è stata completamente colpa mia: avevo perso il senno. Non so, probabilmente è stato un mix di cause: l'ossessione che avevo nei suoi confronti, il fatto che gli altri mi avevano motivato a farlo, i cinque bicchieri di Sambuca, le cattive compagnie e la rabbia, la grossa rabbia che covavo dentro di me.

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Firenze, oh mio Dio, quella sì che è una escort di lusso! Non come Milano, puttana dei vicoli. E' una questione di stile. Ma se solo sapessero tutti gli artisti quanti soldi si fanno sulle loro spalle. L'arte ormai è questo: prostituirsi ai cinesi e alle loro macchine fotografiche. Il turismo dovrebbe essere cancellato, così come tutti i cittadini, in ogni città. Io lo so.

Da quella notte, tutto è cambiato. Posso vedere tutto al di sopra, al di sotto, al di fuori dello schifo che rumina attorno ai loro luoghi comuni, alle loro occhiate di orologio, alle loro valigette anonime e marroni, ai loro completi e al loro muoversi nei vestititi casual. E' tutto finto, è un film? nemmeno, non c'è nulla di studiato: inerzia? nemmeno, inezia, pigrizia dilaniante. Ricerca disperata di cancellarsi, di sprofondare per sempre nel divano, e non lasciare neanche più una traccia.

Del resto, io ci sono riuscito. Ho dovuto perdere tutto, tutta la mia vita mi ha costretto a commettere quella colpa. Adesso, si vive in un cesso tedesco. Credo che la più grande abilità dell'organismo umano sia la capacità di abituarsi alla puzza di un luogo, io non ce l'ho, a me non si risparmia nulla.

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