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Una storia di Jelena

Questa storia è presente nel magazine Pillole del giorno prima

Scrivere per gli altri

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Pubblicato il 24 luglio 2018 in Altro

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La sola cosa che scriviamo per noi stessi è la lista della spesa, tutto il resto è una vena d'inchiostro che porta al cuore di qualcuno.


Gli scrittori sono esseri tormentati, un po' come tutti gli artisti, ma al contrario di un pittore che può dipingere persino il caos, gli scrittori cercano di riallineare tutti gli squilibri. Prendono le parole e le infilano una dopo l'altra come collane di perle, usano le virgole per respirare e punti per lanciarsi nel vuoto, acquistano pensieri semplici e li rivendono in formato gourmet.


Nella vita puoi scrivere, riscrivere, depennare o cancellare, gualcire, lisciare, appallottolare o recuperare... fintanto che l'inchiostro e la carta lo consentono


Modificare, plasmare, dilatare tempi e spazi all'infinito, abbattere i confini tra il vero e il non vero: e' magia.

Alchimisti di frasi e storie, mescolano esistenze diverse connettendole tra loro, disegnandone i contorni su carta porosa sulla quale restano impigliati sentimenti e promesse.

Gli scrittori prestano attenzione agli sguardi persi indicandogli vie d'uscita, inventano soluzioni per problemi che non dovranno mai affrontare, restano fermi in un mondo che ruota, salta, si agita, crea alluvioni dove c'erano deserti ma rende aride persino le lacrime, e non è di certo semplice restare saldi a terra per chi ha un costante terremoto emotivo.

Gli autori sono stati i miei primi amici, quando la timidezza era un ostacolo, quando le parole sapevo metterle in ordine solo sui fogli stipati nel cassetto della scrivania. Sapevano mettere in moto la mia fantasia, mi portavano in posti più o meno lontani, più o meno raggiungibili, mi hanno aiutato a mitigare il dolore facendomi conoscere quello degli altri, mi hanno insegnato a praticare la gentilezza, ad usarla con tutti e con me stessa.

Mi hanno insegnato a ripercorrere i dialoghi, a vederne le sfumature, a capirne il senso senza modificarlo a mio piacimento.


Mi hanno insegnato a perdonare.


E poi ho scritto anch'io. Senza pretese, leggendo prima gli altri e cercando di assorbire il più possibile, ho scritto di quell'amore naufragato, di una madre che aveva un sapore estraneo, di un sogno mai realizzato, ho scritto di me, ma mai per me.


E continuerò a non farlo.


Non lascerò i pensieri chiusi nello stesso cassetto dei sogni, perchè per entrambi non c'è posto.

Si scrive per alleggerire il peso delle emozioni che ci divorano, per intrecciare mani lontane tra loro, per ridurre o amplificare la visione delle cose.


Scrivere è partire per un viaggio portando solo una penna.










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