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Una storia di Nikolay

Quando portai il casatiello a scuola

N'episodio che mi ha segnato l'infanzia

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Pubblicato il 30 ottobre 2017 in Humor

Tags: amicizia casatiello episodio infanzia scuola

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Capitò 'na volta che avanzò dall'onomastico di mammà.

Prima si usava che quando arrivava st'avvenimento venivano a casa tutti i parenti ed il livello di catering era veramente esagerato: tre metri di pizza prenotati dal forno a legno fuori al vico, patatine di tutti gusti e specie, panini coi meglio salumi dentro, sfizi di ogni tipo. Ma soprattutto tre, quattro casatielli con tanto di sugna e uova messe sopra, che poi ci pigliavamo sempre a paliate per chi se li doveva mangiare.

Proprio la mattina dopo tale festa, la prima cosa che feci 'na volta aperti gli occhi, fu quella di sincerarmi delle rimanenze della suddetta, così da constatare nei giorni a seguire quanta roba bella ci stava ancora per me.

Manco mi lavai la faccia che aprii il forno: ci trovai un casatiello sano sano, senza toccare proprio, a momenti ancora fumante. "Eh quello zio Gianni ieri non è venuto, a lui ci piace assai. Gli altri anni mi ricordo che se ne mangiava parecchio...perciò è rimasto uno intero", spiegò mammà, quando si accorse della mia faccia stupita ma felice al tempo stesso.

Da quel giorno lo volevo bene più assai a zio Gianni.

Mi avvicinai alla credenza per la solita colazione, ma vedere i crackers, le girelle e i flauti, che gli altri giorni avevo sempre mangiato senza lagnarmi più di tanto, non mi dava soddisfazione. Fu così che nuovamente puntai gli occhi al forno. "Ue non ci pensare nemmeno, a quest'ora fa male", sbraitò mammà.

Manco avevo parlato che già mi aveva capito. Riflettendoci bene aveva ragione, quindi non le risposi nemmeno che presi 'na cosa qualunque e la mangiai. Nel mentre però, mi si accese 'na lampadina assurda in testa. "Mo' no che è presto e fa male, ma più tardi?...Mammà, dopo mi porto il casatiello a scuola!".

La mia idea all'inizio trovò 'na resistenza importante, ma per una madre la felicità del figlio è tutto, e allora fui accontentato. L'ora della merenda arrivò più tardi del solito, forse perché al solo pensiero di quello che avrei avuto fra i denti di lì a poco, si dilatava il tempo. Tutti si alzarono, la maestra se ne uscì fuori, e i compagnielli miei cacciavano tutti la merendina dagli zaini: il solito cracker, i biscottini del discount, i più fortunati tenevano l'ovetto Kinder. Io tentennai, dimenticandomi nella foga e nella poca lucidità del mattino appena alzatomi, che forse dei presenti, sarei stato quello che avrebbe mangiato meno.

Insomma, avevo fatto 'na stronzata.

Mi ero fatto il film davanti agli occhi: tutti poverelli, e io con il casatiello in mano a girare per i corridoi a signore, con quelli che mi guardavano con la bava che scendeva, ignorando che chiunque mi avrebbe chiesto: "Ua e un poco a me no?".

Non ho mai tenuto la cazzimma necessaria per campare al giorno d'oggi, figuriamoci da bambino. Ma ormai il guaio era fatto, non si poteva tornare indietro.

Tentennai ancora. "Mo' loro si mangiano quello che tengono e si saziano", pensai, ma solo la forza della disperazione me lo imponeva.

"Ue ma tu non tieni niente stamattina? A me sto salatino non se ne scende proprio...", mi disse uno dei presenti. Dopo tre minuti sarebbe finita la ricrezione, che dovevo stare digiuno tutto il resto della giornata? Allora pigliai coraggio. Un bel respiro, e me lo feci uscire dalla bocca: "Veramente io mi so' portato il casatiello...".

'Na classe intera si voltò manco fosse arrivato il papa. Risuonarono d'improvviso nell'aria una serie di: "Ti voglio bene, sei il mio migliore amico, sei un grande pure se non tifi Napoli...". Di amici ne contavo giusto un paio, con gli altri non avevo mai avuto a che fare. E se per strada mi vedevano non mi salutavano nemmeno. Mo' bello e buono venti persone mi abbracciavano, mi baciavano a destra e a sinistra, e stracciavano con così poca cura un pezzo di casatiello dalla fetta di grossa misura tagliata a mestiere da mammà quella mattina.

Ebbi giusto l'occasione di assaggiarne un po' pure io.

E seppure mi ero promesso che non l'avrei mai più portato a scuola, il fatto che ora tutti mi volevano bene mi aveva fatto riempire di orgoglio. "Ua buono, e per domani non ci sta un altro po'?", e allora li accontentai.

Il giorno dopo tutti volevano occupare il posto di fianco al mio, fuori scuola mi aspettarono per entrare, mi fecero partecipare a tutte le discussioni in classe su Dragonball e i Gormiti, e mi salutarono prima di andare via una volta usciti. Mi sentivo un re, all'improvviso.

Ma la cosa durò giusto il tempo del casatiello.

Il secondo giorno papà tornò stanco dalla fatica e se lo divorò tutto quanto. "Vabbe ma che me ne fotte, ormai mi vogliono bene pure senza casatiello!", mi dicevo.

La terza mattina mi presentai in classe con il crackers come gli altri, come avevo sempre fatto negli anni passati e come avrei sempre fatto pure in quelli seguenti. Stesso epilogo: fuori ad aspettarmi e un casino per chi si doveva sedere vicino a me.

Fino alla ricrezione però: suonò la campanella, aprii lo zainetto, mi voltai, e tutta la folla rimase scioccata.

"Ueue e il casatiello?".

"Eh è finito amico mio".

"Amico mio? Ma chi ti conosce? Ma chi sei? Mo' mi tolgo proprio da qua vicino", e un attimo dopo mi ritrovai solo io e il mio pacco di salatini.

Mi pigliai collera, e quando glielo dissi a mammà pure lei si incazzò, però più con me che per il resto.

"Io che ti dissi che non te lo dovevi portare?".

Teneva ragione quella mattina, ma io non la sto mai a sentire. La settimana dopo me lo fece di nuovo perché mi piaceva assai. Nella mente per un attimo mi sfiorò pure il pensiero di presentarmi con esso n'altra volta a scuola, ma poi mi resi conto che è meglio qualche chilo in più e qualche chiavica di fianco in meno.

"Embè mo' te lo vuoi mangiare tutto tu?", mi chiese mammà ridendo.

"No, chiama a zio Gianni. Digli che si viene a prendere un pezzo pure lui, ja...".

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