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Una storia di Tyr93

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ScritturaCreativa - Esercizio sull'incipit

3° Esercizio - E se il blocco dello scrittore fosse un'invenzione come il purgatorio?

Pubblicato il 14 ottobre 2016

È stato ed è spesso un incubo per gli amanti della penna. E se fosse solo un'invenzione per evitare di lavorare, di mettersi all'opera con la scrittura? Esperienze personali mi inducono a pensare che il blocco dello scrittore sia solo un'illusione, indotta dal nostro cervello a bighellonare. Dunque: niente più scuse.

La creatività è come un muscolo: va allenata, in alcuni casi anche sforzata per avere dei benefici.

Una soluzione che adotto spesso è quella di impostare un timer, una costrizione, una forzatura: imponete a voi stessi di scrivere (es. un'ora al giorno). Il difficile è alll'inizio, ma una volta che avrete preso il via sarà impossibile arrestarvi. Alla fine scriverete molto più di un'ora al giorno... Fidatevi.

Un altro strumento utile è quello di provare a riproporre gli esperimenti creativi di scrittori illustri, così da cominciare ad innescare il Processo creativo. Ecco cosa suggerisce "La Palestra dello Scrittore":

La Palestra dello Scrittore - Enrico Valenzi

Esercizio Sull'Incipit:

"Sui due esempi di inizio che seguono quello di Ernest Hemingway in terza persona e quello di Katherine Mansfield in prima, l'esercizio da sviluppare consiste nel continuare per circa altre 15 righe, da 60 battute, ognuno dei due brani. Ovviamente cercando di rimanere legati al ritmo del periodo e all'atmosfera dei due racconti.

Questi esercizi di limitazione stilistica sono molto comuni in tutte le scuole di scrittura creativa e hanno la funzione di sblocco contro le fobie da pagina bianca e rappresenta un buon «riscaldamento» narrativo per chi li svolge sforzandosi di rimanere accanto al passo magistrale dei grandi scrittori. Con l'imitazione dei maestri si comincia a capire nel concreto cosa significa scrivere racconti.

I due brani hanno un'ambientazione simile, due caffé, ma sono raccontati uno in prima persona e l'altro in terza. Uno dà una visione oggettiva di un vecchio seduto in una zona d'ombra, l'altro «vede» il caffé da un punto di vista legato a un proprio sentimento".

Io, come al solito, ho fatto un tentativo. Di seguito scriverò in corsivo gli incipit originali e senza alcuna formattazione i miei componimenti di 15 righe ciascuno:

Ernest Hemingway

1° Incipit – Un posto pulito illuminato bene (dai 49 racconti di Ernest Hemingway, 1938 ed. Oscar Mondadori, pag. 453, traduzione di Giuseppe Trevisani)

Era tardi e tutti se n'erano andati dal caffé, meno un vecchio seduto sotto la zona d'ombra che le foglie dell'albero formavano sotto la luce elettrica.

[…]Si guardava attorno spaesato ed alternava occhiate decise al lampione e ai suoi mocassini, consumati dall’estenuante giornata passata a camminare. Un moccolo gli scendeva dal naso, ma tolse l’impiccio con la manica della sua vecchia giacca. Molto più difficile fu trattenere quel senso di malinconia che era solito coglierlo ogni sera, cercare di rispondere all’interrogativo sul perché si fosse fermato in quel caffè, nel silenzio di quella città illuminata, sotto un albero che aveva il compito di fondere la propria ombra con quella dell’uomo. Quello provò ad alzarsi e reggersi sulle gambe, queste lo tradirono ed arrivò anche l’orribile consapevolezza di non avere la minima idea di quale fosse il proprio posto nel mondo. Famiglie felici passeggiavano allegramente in quel viale, le osservava con tenera invidia, occhiate fuggevoli gli venivano date in risposta. Avrebbe voluto un po’ di tenerezza, sorrideva con la bocca, piangeva col cuore.

Katherine Mansfield

2° Incipit - Je ne Parle pas français (da Tutti i Racconti di Katherine Mansfield, 1920 ed. Adelphi, Pag 61, traduzione di Cristina Campo)

Chissà perché questo piccolo caffé mi piace tanto. È sporco e triste, triste. Almeno qualcosa lo distinguesse dagli altri: macché.

[...] Forse lo apprezzo perché rispecchia il mio stato d’animo: sporco e triste. Faccio l’ultimo sorso prima di andare a pagare. La vedo, la barista non è bellissima, ma qualcosa mi dice che è squisitamente dolce, quasi diabeticamente dolce. Le faccio un cenno con la mano, mi viene inevitabilmente un sorriso da ebete, ma non posso farci niente, quando capita non riesco proprio a fermarmi. Pago, le sfioro le punte delle dita giusto per avere un minimo contatto. Che sfigato che sono, aveva ragione mia madre. Esco dal bar mentre mi sistemo la cravatta e mi dirigo a lavoro. Mia madre avrebbe saputo farlo meglio di me il nodo alla cravatta, lei sapeva fare tutto molto meglio di me: i nodi, la lavatrice, preparare la cena ed anche trovare la mia fidanzata ideale. Peggio del mio capo forse c’era solo lei, ora lui meriterebbe di fare la sua stessa fine. Rimanderò le mie rese dei conti ai prossimi giorni, ho una patacca sulla camicia, balzerò il lavoro e tornerò nel bar in cui non potrei esser giudicato per le varie macchie.

Allora? Vi è piaciuto? Provateci anche voi, forza! Pubblicate in vostri tentativi qui su Intertwine e taggateli con hashtag #ScritturaCreativa.

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