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Una storia di TurelCaccese

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CRIATURE: We Have Assumed Control (4/9)

4/9: コモレビ / アスパラゴ

Pubblicato il 13 giugno 2017

コモレビ / アスパラゴ

Non fu semplicemente l’odore della quercia o il camminare sul terriccio. Non furono neanche le ombre delle foglie che filtravano il sole nella sempre più fitta vegetazione. Quello che attivò la memoria di Otis fu che quella strada erbosa che aveva deciso di percorrere (lasciando la macchina nel mostruoso traffico) non era affatto una strada nuova. Solo una decina di anni prima, Otis era già stato lì, proprio con Michele. Fu durante il periodo delle superiori, il penultimo anno della scuola di ragioneria. Otis scelse l’istituto tecnico non perché la cosa lo attirasse. Ad essere sinceri ancora oggi ogni qualvolta pensa alla figura del ragioniere, Otis vede l’immagine del ragionier Ugo Fantozzi, un impiegato mediocre, con una vita benestante ma assolutamente inutile, senza nessuna soddisfazione fisica o mentale. Otis non sarebbe mai voluto diventare un ragioniere. La sua aspirazione era quella di fare un liceo artistico ma questo avrebbe comportato un viaggio più lungo da casa alla città che ospitava la scuola, un ostacolo economico che avrebbe inciso sul bilancio familiare. E così, data la poca motivazione nel frequentare le lezioni, Otis finiva quasi sempre col trovare un pretesto per marinare la scuola.

Otis si guardò attorno: rami spezzati, qualche cicca di sigaretta, erbacce, cartacce. Il terreno interno era ancora troppo vicino alla civiltà automobilistica che era solita passare in quei sentieri interni al fine di trovare asparagi, le Liliaceae più ricercate di sempre, soprattutto per gli amanti della cucina.

"Ti ricordi quando venimmo a raccogliere gli asparagi quella volta?"

Michele, senza voltarsi aveva cominciato a rimembrare il passato. Ma Oto, nonostante avesse concesso un po' di tempo alla nostalgia, non aveva nessuna voglia di parlare d'asparagi. Con lo zaino in spalla accellerò il passo fino a raggiungere di fronte l'amico e alzando leggermente le braccia, lo bloccò.

"Michè, mi vuoi dire che hai visto a San Cupo?".

Michele non fece segno di fermarsi, scansò l'amico che rimase immobile e proseguì verso un sentiero sempre più fitto di vegetazione. Otis incrinò un sopracciglio mentre guardava svanire l'amico dietro le querce.

"E aspettami maledizione!"

Otis riprese a camminare con passo svelto. Entrò in un cespuglio rincorrendo l'amico, ma non riuscì a capire esattamente quale direzione prendere, perdendolo così di vista.

"Otì, quello che ho visto a San Cupo è semplicemente la verità".

Otis ascoltò il suono delle parole dell'amico, senza riuscire a vederlo ma capendo di dirigersi verso est, in un'altra zona dalla fitta vegetazione.

"Quale sarebbe questa verità Michè?"

Senza smettere di camminare Otis continuava il discorso così da capire in quale direzione procedere.

"La verità che nessuno vuole sapere… loro si sono ripresi il proprio nome… ed è colpa loro se i bambini sono spariti!"

La voce proveniva da dietro un'enorme roccia. Otino si diresse sulla roccia e raggirò il masso ma ancora non riuscì ad intravedere l'amico. Mentre i primi affanni da tabagista cominciavano a farsi sentire, Otis interloquì ancora, alla ricerca della voce.

"Colpa di chi? Chi sono loro?"

Otis proseguì senza ottenere risposta. Michele era sparito. Nonostante qualche titubanza sulla strada da percorrere, Otis proseguì in un piccolo e breve sentiero piano, dove il terreno sembrava più percorribile.

Forse fu per una mancanza di ossigeno o semplicemente per via di come le ombre stavano cominciano a coprire la luce del sole ma Otis provò un senso di Deja Vù. Tutto ciò che stava facendo, tutto il percorso che stava esplorando, sembrava un percorso già battuto in passato. Ed il ricordo era vivido come se l'episodio fosse successo il giorno prima. Non ricordava però, quando effettivamente tutto ciò fosse accaduto e la sensazione di già visto cominciò a confonderlo. Provò ancora a chiamare l'amico ma nulla accadde. Otis proseguì per qualche altro minuto mentre il fiatone si faceva sentire sempre più forte. Quindi, dopo aver camminato abbastanza, decise di fermarsi. Mentre metteva le mani nel suo marsupio, cercando di rollarsi una sigaretta, provò per l'ultima volta a chiamare l'amico, questa volta cercando di consumare più energie nell'atto di gridare.

"Michè! Di chi è la colpa della scomparsa dei bambini! Chi sono loro?!"

"Lo sai chi sono!"

Otis si girò di scatto e vide l'amico appoggiato su una pietra di medie dimensioni. A terra, di fianco al corridore, la tenda proveniente dal bagagliaio della sua Marbella. Michele guardava l'amico come se lo stesse aspettando già da un po'.

"Loro! Lo Stato! Il sistema, chiamalo come vuoi!"

Mentre diceva così, Michele agitò le mani quasi per far capire all'amico di quanto fosse stupida la sua domanda. Otis lo guardò tentennando e sbattendo gli occhi.

"Ma che diavolo vuol dire?"

"Ah Boh…! rispose Michele cominciando a ridere fragorosamente.

"Tu sei il giornalista Otì, che ne so io, sei tu che devi indagare! Ahah!"

In quel momento e solo in quel preciso momento, Oto Sinici si rese conto di essere stato preso per il culo da uno dei suoi migliori amici e che quest'ultimo stava ridendo seduto su un masso. C'è da dire che, in un primo momento, non digerì affatto la cosa, soprattutto perché si era allontanato un bel po' dalla macchina, con addosso il pesante zaino. Ma non ebbe modo di prendersela. Non poteva, conosceva l'amico fin troppo bene e sapeva che una cosa del genere era quanto mai ordinaria. L'ironia irritante di Michele era uno dei tanti compromessi che aveva accettato per portare avanti un amicizia che durava da quasi una vita intera. Otis riprese a rollare la sua sigaretta, mentre riprendeva fiato.

"La verità Otì è soggettiva… la mia verità non sarà mai la tua verità… vuoi sapere la verità? Cercala! E respira ossigeno invece di sta sempre a rollà mezze canne!"

Mentre Michele continuava a ridere, Otis faceva il possibile per non rispondere male all'amico. Ma proprio mentre stava per proferire parola, si fermò. Riecco ancora quel sogno di qualche ora prima che riprendeva forma nella sua testa, con una vividezza impressionante.

Otis quindi, raccolse i ricordi a sé e, accennando un sorriso, disse semplicemente:

"Michè, nel sogno di stanotte c'eri anche tu…"

Michele alzò lo sguardo al cielo, dopodiché guardò il suo amico. Gli occhi gli brillavano.

"Otì mi fa piacere, ma spero tanto che non stavamo facendo sozzerie… io i sogni tuoi li conosco bene!"

"Macchè Michè… Nel sogno tu eri l'assassino!"

Foto e Video: Marcello Rubino e Alessandro Morese (Komorebi - officina visiva)

llustrazione: Roberto Guerinoni (Uomini e Lama)

WE HAVE ASSUMED CONTROL

i. Attention to All Planets of the Solar Federation...

ii. #SanCupo

iii. By The Numbers

iv. コモレビ / アスパラゴ

v. ontwaken

vi. OBEY

vii. Vermillioncore

viii. Ignis Fatuus

ix. Mêlée Island

Cos' è CRIATURE?

Criature è un progetto di scrittura creativa ideato da Flavio Ignelzi e Antonio Furno a cui tutti possono partecipare. Questa che state leggendo è la storia di Andrea Turel Caccese ma potete leggere le altre storie (e avere maggiori info su come partecipare) a questo link.

Nota:

A causa di un mio imminente viaggio, i prossimi due capitoli potrebbero subire una variazione nel giorno di pubblicazione. Forse 24 ore prima, forse 24 ore dopo.

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