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Una storia di Buenosaires

La nevicata dell'85

Un insolito candore avvolgeva Milano quella sera; nelle precedenti ore, quasi mezzo metro di neve aveva bloccato la città.

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Pubblicato il 30 maggio 2018 in Storie d’amore

Tags: neve milano 1985 amore nevicata

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Un insolito candore avvolgeva Milano quella sera; nelle precedenti ore, quasi mezzo metro di neve aveva bloccato la città, la quale, trovatasi impreparata a un evento di tale portata, da regno caotico di traffico e smog sembrava essersi tramutata in un cristallino mondo delle fate.

Dal parabrezza della sua Renault, tra un passaggio e l’altro del tergicristallo, l’uomo osservava il viale alberato farsi sempre più bianco di minuto in minuto. Uno spesso strato di neve candida si era depositato sulla la lunga siepe di fronte a lui e, corrugando la fronte, si chiese per quanto tempo sarebbe ancora dovuto rimanere a rimirare quello spettacolo. Non che gli dispiacesse: la neve attutiva ogni rumore della città, dandogli un senso di calma e torpore che mal si accoppiavano alla sua indole poco paziente, ma non sopportava dover attendere qualcuno che, nel caso la situazione si fosse verificata a ruoli invertiti, ne avrebbe fatto una questione di stato, e si promise di ricambiare con la stessa moneta una volta la donna fosse arrivata.

- Passo a prenderti alle 18 per le prove, mi raccomando! - le aveva detto al telefono poche ore prima; peccato che le 18 fossero passate già da 20 minuti.

Sbuffando, si decise a reclinare il sedile e approfittare di quel momento per recuperare un po’ delle forze che il lavoro frenetico delle ultime settimane gli avevano tolto. “Che si arrangi,” pensò tra sé e sé “nel frattempo farò un pisolino.”

Ma neanche quello pareva dargli pace: senza climatizzatori accesi, nell’auto la temperatura scendeva rapidamente, mentre a motore acceso il rumore dei tergicristalli gli impediva di assopirsi. Controllato ancora una volta l’orologio, constatò che sarebbe stato il caso uscire a dare un’occhiata; abbottonò allora il cappotto e uscì dall’auto, ancor più spazientito di prima.

Indossava un paio di stivali di pelle acquistati in emergenza qualche giorno prima in corso Buenos Aires; dove viveva abitualmente capitava assai di rado che le temperature fossero così rigide, e non era abituato né alla neve né ai disagi che essa poteva causare. Lasciando grandi orme – che rapidamente vennero coperte da un nuovo strato candido – sul marciapiede intonso, si recò nella hall del residence per avere notizie della donna.

- Ancora nulla, – gli annunciò sconsolato il concierge – mi dispiace. Vuole che provi a telefonare di nuovo? –

L’uomo fu sul punto di dare una risposta affermativa, ma le parole gli morirono in bocca non appena pensò alla scenata che lei avrebbe fatto a quel poverino, che non aveva colpa alcuna nello scontro; meglio affrontarla di petto in prima persona.

- Lasci perdere… – gli disse con un sorriso di cortesia, ringraziandolo.

Con le mani nelle tasche del giubbotto uscì di nuovo nella tormenta; i fiocchi scendevano ora a fiotti più rapidi, tanto grandi che sembravano zuccherini.

Era appena tornato in auto quando, con una concitazione che difficilmente si vedeva concentrata in una sola persona, la donna piombò nel veicolo.

- Ooooh mio Dio, non hai idea di cosa mi è successo! – iniziò lei, agitando le braccia vorticosamente, dando il via a una spiegazione molto più animata di quanto lo richiedesse.

L’uomo la fissò, decisamente più interessato al suo aspetto che alle sue parole. Portava un cappotto in montone lungo fino alla caviglia, che ingrossava la sua figura facendola sembrare molto meno esile di quanto in realtà fosse. Qualche fiocco di neve le si era posato sui riccioli neri – aveva sicuramente dimenticato l’ombrello in camera – e dalle lunghe ciglia corvine ammiccava, emulava e riproduceva un intero discorso, che passava così dal suo viso prima che dalla sua bocca.

- Mi ha tenuto impegnata quasi un’ora! Insomma, mi sono dovuta davvero preparare in… - l’uomo la interruppe, nonostante non avesse ascoltato nulla di quanto aveva raccontato. Il suo sguardo era adirato e lei se n’era accorta sin dal primo momento, ma aveva tentato invano di usare il suo straordinario potere di affabulazione nella speranza di placarne l’ira.

- Per favore, – disse, mettendo in moto l’auto – puoi evitare di fare così, una volta tanto? –

- Così come? – gli chiese, il sopracciglio inarcato.

- Come se fossi un cretino! – rispose, alzando la voce. Seduta di fianco a lui, la donna spalancò la bocca.

- La prossima volta chiamerò un taxi, allora! – sbraitò, senza più trattenersi.

- Non sei tu la prima a dire di detestare il ritardo? È più di mezz’ora che ti aspetto sotto la neve, c’è gente che ci aspetta sul set, o non lo sai? –

- Lo so, il motivo te l’ho spiegato! Ti chiedo umilmente perdono, mi cospargo il capo di cenere… ti basta?! –

- No, non mi basta affatto! Credi di poterti permettere il lusso di passare un’ora a incipriarti il naso mentre ci sono persone che aspettano te per iniziare a lavorare, o peggio ancora degli scemi che si sono addirittura proposti di venire a prendere sotto l’hotel la signora per non farle prendere il taxi sola?! - strillò, mentre sbucavano in una via dove, evidentemente, gli spazzaneve non erano passati.

- E io che ti credevo molto più maturo… quanto mi sbagliavo! Neanche un bambino capriccioso avrebbe aperto una polemica del genere per una cosa così piccola, è assurdo! -

- È incredibile come tu riesca sempre a trovare un modo di rigirare la frittata!! Mi hai fatto aspettare 40 minuti come uno scemo per fare la preziosa e renderti più desiderabile? Oppure no, aspetta, – ridacchiò sprezzante, e la macchina, annaspando nella neve alta, iniziò a sobbalzare – hai un incontro galante con uno dei produttori cinquantenni che non vede l’ora che io mi defili per poter allungare le mani?! -

All’ennesimo sobbalzo, i due si voltarono l’uno verso l’altro e, guardandosi negli occhi, scoppiarono in una fragorosa risata.

Improvvisamente sembrò che quella discussione non valesse più nulla, o, meglio, che non avesse mai avuto valore: era una di quelle situazioni un po' grottesche che a loro divertivano e di cui sapevano fare tesoro ogni giorno. Nell'istante esatto in cui l'auto si era bloccata nella neve, avevano avuto l'impressione di osservarsi dall'esterno e rendersi conto di quanto fosse ridicolo litigare in una circostanza simile. Mentre fuori la via diventava sempre più bianca e silenziosa, all'interno della Renault stava lentamente cadendo un velo di imbarazzo a sostituire piano le risate. L'uomo e la donna si guardarono e notarono uno negli occhi dell'altra qualcosa che fino ad allora non c'era - o era stata nascosta con abilità.

I loro volti si erano fatti d’improvviso irrimediabilmente vicini. Quello che stava per accadere era ben chiaro nella mente di entrambi, ma non potevano – anzi, non volevano – pensare neppure a un modo per evitarlo. Era come se fossero sull’orlo di un precipizio: un passo ancora e sarebbero caduti nel vuoto, ma morivano dalla voglia di farlo.

Quel lasso di tempo parve loro infinito; le ciglia azzurre di lui sbattevano sempre più vicine e languide di fronte alle iridi marroni di lei, sgranate dallo stupore. Si sentiva martellare il cuore nello sterno talmente forte che non credeva sarebbe sopravvissuta un secondo di più a quel supplizio, ma allo stesso tempo non era in grado di muoversi neppure di un millimetro.

Poi, finalmente, il buio.

Non credevano nemmeno loro a quello che stava succedendo. Avevano trattenuto così tanto la necessità di quel bacio da non interessarsi più per qualche momento dello sbaglio che stavano compiendo. Si resero conto entrambi, senza parlarsi né guardarsi, che tutto ciò aveva la precedenza su qualsiasi altra cosa - perfino la razionalità di capire che si sarebbero solo cacciati nei guai.

Ogni particella del suo corpo – bocca, narici, mente - venne pervasa dal sapore acre di tabacco che l’uomo le restituì in quel bacio. Nei suoi sogni più intimi – malgrado non l’avrebbe mai ammesso, tantomeno di fronte lui - si era immaginata quel momento molte volte; credeva sarebbe stato timido, addirittura impacciato; al contrario, invece, fu intenso, voluto, esasperato. Del resto, non avrebbe potuto aspettarsi di meno: il suo aspetto esteriore lo faceva apparire molto più goffo e inesperto di quanto in realtà fosse; sapeva, in cuor suo, che sotto la pelle da agnellino si nascondeva un leone, ed era forse questo a farglielo amare ancora di più.

Qualcosa le suggeriva che non ci sarebbe stata alcuna alternativa a quel bacio: sembrava che tutto fosse stato deciso in sua funzione. Non sarebbe stato né saggio né razionale proseguire per quella strada, lo sapeva, ma la donna sentiva di dover preferire, per una volta, il proprio cuore. Avvertiva la pressione di quelle labbra a cui tanto aveva pensato contro le sue ed era certa che non l'avrebbe mai scordata - tantomeno lasciata sfumare.

Dal canto suo, anche l’uomo sembrava esserne piacevolmente coinvolto; per lungo tempo si era chiesta se quei sentimenti che tanto aveva faticato a tenere nascosti fossero ricambiati o meno e l’iniziativa da lui presa in quell’occasione era stata come una risposta affermativa a ogni suo pensiero mai espresso ad alta voce. Ne ebbe ulteriore conferma quando – pochi secondi o decine di minuti dopo, la misura del tempo si era totalmente annullata per entrambi – le passo una mano tra i capelli. Quel tocco così dolce e delicato sembrava fatto apposta a essere utilizzato come scusante per il distacco – doloroso, ma necessario - che subito lo seguì; una doccia fredda che, tuttavia , entrambi erano consapevoli di dover ricevere senza pietà alcuna dalle rispettive coscienze.

Quando i loro volti si allontanarono, per un istante i due si guardarono negli occhi e subito li abbassarono, mentre un velo di imbarazzo calava su di loro. Entrambi si erano domandati per diverso tempo quando sarebbe arrivato quel momento e averlo finalmente vissuto si era rivelato più immediato di quanto non fosse. Li aveva stupiti la spontaneità con cui era successo, ma la scintilla di entusiasmo si era spenta in fretta per riportarli alla realtà: quel gesto, nato in modo così naturale da apparire necessario, in realtà era destinato ad essere nascosto, taciuto come un inconfessabile segreto di cui soltanto loro due dovevano conoscere il contenuto. La strada intorno alla Renault era silenziosa e bianca, l'atmosfera ovattata di una scena troppo poco rumorosa per essere reale. L'uomo tornò con entrambe le mani sul voltante, si sporse leggermente verso il finestrino alla propria sinistra per controllare in che stato fossero le ruote immerse nella neve e ripartì. Seduta al posto del viaggiatore, ancora rivolta verso di lui ma con la schiena appoggiata al sedile, la donna lo osservava senza proferire parola e sospirando. Non sapevano se quell'imbarazzo fosse dato dalla totale imprudenza per ciò che era appena successo, o perché entrambi avessero sentito il bisogno di farlo. La situazione in cui si trovavano non avrebbe mai permesso a nessuno dei due di poter anche solo pensare che fosse un bacio innocente, scaturito dal momento e da tutta una serie di variabili che in altri casi avrebbero concesso una giustificazione plausibile.

Voltando il viso a destra per non doverlo guardare in faccia, la donna si rese conto di essere diventata all'improvviso una terza incomoda nella vita e nel cuore dell'uomo, una presenza da trattare con estrema delicatezza perché fragile. Eppure – rifletteva, spostando lo sguardo su ogni lampione acceso che le si presentava dall'altra parte del finestrino - aveva sperato che succedesse un giorno e tutto, dall'atmosfera fuori dall'auto alla situazione grottesca ma a suo modo intima in cui si erano ritrovati, li aveva spinti a seguire il proprio istinto. Si erano sentiti bene - almeno di questo era certa e sarebbe stata pronta a confermarlo anche per lui - e non capiva perché essere in pace con se stessi sarebbe dovuto essere così sbagliato. Non le ci volle che un attimo per darsi una risposta: il fatto che fosse sposato rendeva ancora più complicata la situazione e aumentava l'imbarazzo che adesso imperava tra i due.

L'uomo guidava in silenzio, concentrato a non perdere il controllo dell'auto a causa della tremenda nevicata che stava investendo Milano da diversi giorni. Nella sua mente si mescolavano mille e più pensieri, considerazioni, domande senza alcuna risposta. Quando frenò davanti al semaforo rosso, notò che la sua passeggera lo stava di nuovo guardando. Sorridendole, si accorse di quanto davvero fosse bella ed incredibilmente capace di renderlo palese soltanto a chi volesse davvero; scosse la testa e accennò una mezza risata, ma il tentativo di non darlo a vedere fu vano.

- Che c'è? - gli domandò la donna, incuriosita.

Si stupirono entrambi di essere riusciti, non sapevano nemmeno loro come, a fare una breccia in quel muro di imbarazzo che in quasi tre anni di amicizia mai era apparso.

- Nulla... - rispose l'uomo, - Pensavo...-

- A cosa? -

Si trattenne dal dirle ciò su cui realmente stava riflettendo: l'avrebbe baciata altre infinite volte, anche in quell'esatto momento e arrivando in ritardo alle prove, sicuro che da parte sua avrebbe trovato la stessa volontà; si sarebbe perfino sforzato di reprimere i sensi di colpa, i dubbi, pur di poterle dimostrare davvero ciò che provava e non per finzione scenica. La responsabilità che aveva nei confronti della propria piccola famiglia, però, era in lui più difficile da mettere da parte, perciò tacque - o, meglio, trovò il modo per aggirare l'ostacolo. - Mi chiedevo se arriveremo mai a destinazione di questo passo... O da qualche parte in generale: non si vede niente!-

La donna inarcò il sopracciglio e sorrise senza farsi vedere. Sapeva benissimo che non era quello il vero centro dei suoi pensieri e delle sue preoccupazioni, ma gli riconosceva la tenerezza nel non averglielo voluto far notare troppo. Si frequentavano abbastanza ormai da poter dire cosa li tormentava e cosa li rendeva felici: mentire era l'ultima arma che avevano per tentare (un po' inutilmente) di non scoprire troppo di sé alla percezione dell'altro. Divertita, sbottò in una piccolissima risata a labbra chiuse e gli confessò: - Secondo me, potremmo non muoverci da questo semaforo per altre ore, è infinito! - e lo accarezzò teneramente sui capelli un po' bagnati dalla neve, contenta di aver potuto dare una anche minima prova di quanto provasse da diverso tempo.

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