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Una storia di MaryIsInTheAir

Questa storia è presente nel magazine Cronache di una gastrite annunciata

"Mi faccia un caffè e un sorriso"

[L'aroma della felicità]

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Pubblicato il 20 giugno 2018 in Storie d’amore

Tags: acqualiscia caff felicit rosa sorriso

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Non l'avevo mai visto da queste parti, non era di certo del paese. Forse un turista o un professionista in zona per lavoro. Entra nel locale e con aria distratta mi chiede un caffè e acqua liscia, mi lascia qualche moneta sul banco accompagnato da un "Tenga il resto" appena percepibile e va via.Sguardo nascosto dagli enormi e scuri occhiali da sole, spalle larghe e viso inespressivo.Lascia quasi una sensazione di antipatia a pelle, di quelle che avverti quando hai a che fare con chi crede di saper tutto e invece non riesce a vedere oltre il proprio naso.Il giorno seguente ritorna al locale e avanza la stessa richiesta: un caffè e acqua liscia.La scena è la stessa. Sorseggia il suo caffè, lascia le monete sul banco accompagnate da quel "Tenga il resto" silenzioso e va via.Quell'uomo mi lascia ancora quella sensazione addosso eppure non ha detto o fatto nulla di particolamente sgradevole. Ha chiesto solo il suo caffè, lo ha pagato e ha lasciato la mancia eppure a pelle non riesco a farmelo piacere. Ho deciso! Non lo sopporto!

Foto dal web
Foto dal web

Passano i giorni e diventa quasi un appuntamento fisso quello tra noi.

Io, lui, quel caffè e nessuna emozione, la freddezza di gesti meccanici, quegli occhiali che sembrano nascondere un segreto.

Va via come sempre senza guardarmi in faccia, sempre con a stessa indifferenza e freddezza.

Sono settimane che ci vediamo eppure il distacco è lo stesso. Non conosco il suo nome e lui non conosce il mio ma niente oltre quella richiesta.

"Buongiorno. Un caffè e acqua liscia." seguito da quel "Tenga il resto." è tutto ciò che riesce a dire.

Confermo. Davvero non lo sopporto. Eppure....

Foto di Maria Anna Simeone
Foto di Maria Anna Simeone

Oggi non sono di turno ma passo ugualmente il mio giorno libero al locale con un libro e passo così la mia giornata immersa nella lettura e con il mio bel caffè fumante.

Eccolo che entra, ma ha un'aria diversa.

Lo vedo nervoso, quasi spaesato.

Mi guarda con aria stizzita. Prende il suo caffè di corsa, non lo finisce nemmeno e va via di corsa.

Quell'uomo, per me, è e resterà un mistero.

Questa settimana non lavoro per preparare un esame ma passo ugualmente le giornate al locale.

Lui non c'è.

Per una settimana intera non si è visto nemmeno di passaggio, nemmeno di sfuggita. Non c'è stato nessun uomo antipatico davanti al banco a chiedere il suo caffè. I primi giorni non ci avevo nemmeno fatto caso, ma poi qualcosa mancava. Si, quella routine mi mancava. Mi mancava quella strana abitudine di preparargli il caffè.

Passa la settimana, esame dato, si ritorna a lavoro.

Iniziamo la settimana tra uno sbadiglio e l'altro, tanto sonno arretrato per le notti passate a studiare e quel punto interrogativo assordante: lui dov'è?

Una settimana intera e nessuna traccia.

Foto dal web
Foto dal web

Di nuovo lunedì e lo vedo passare davanti al locale, guarda dentro, accenna una smorfia che sembra un sorriso ma prosegue.

Forse l'avrò immaginato. Si, la mia immaginazione fa brutti scherzi. Ho immaginato quella smorfia oppure ho immaginato lui?

Non ne ho idea ma credo sia meglio non pensarci.

Assorta nei miei pensieri non mi accorgo che qualcuno ha lasciato una rosa sul banco con un piccolo biglietto improvvisato da un tovagliolo.

C'era scritto: "Scusa."

Questa era bella. Chi lo aveva scritto? E poi perchè?

Non ne avevo idea.

Il giorno seguente la stessa scena. Stessa rosa. Un altro biglietto.

"Domani ritorno."

Chi doveva ritornare? Chi riusciva a lasciare quelle rose senza che io me ne accorgessi?

Ero così assorta da non riuscire a vedere nessuno avvicinarsi al banco?

Possibile?

Eppure era così.

Terzo giorno e terza rosa. Stavolta il messaggio era chiaro, inequivocabile.

"Mi faccia un caffè e un sorriso.

ps. acqua liscia"

Era lui. Lo vedo seduto a tavolino che mi guarda con un sorriso di quelli belli.

Oggi non aveva gli occhiali e per la prima volta vedevo quegli occhi scuri e non riuscivo a smettere di guardarli. Un scena assurda. Io quell'uomo non lo sopporto, ma allora perchè tutto questo? Perchè quelle rose?

Gli preparo il caffè accompagnato dal solito bicchiere d'acqua liscia. Glielo porto al tavolo e mi dice: "Hai dimenticato qualcosa."

Non avevo mai sentito così chiaramente la sua voce fino a quel momento, era quasi sempre un sussurro e quella scena mi sembrava surreale.

Non capivo.

"Ti avevo chiesto anche un sorriso. Dov'è?"

Arrossisco. Com'era possibile che dall'antipatia si potesse passare all'imbarazzo?

Poi, finalmente, si decise a parlare.

"Ti chiedo scusa per non essermi presentato prima, mi chiamo Luigi."

La mia espressione stranita e lui che riprende.

"Ammetto che il vostro non è il miglior caffè della zona, anzi, certi giorni è quasi imbevibile ma c'è qualcosa che lo rende il migliore e quel qualcosa è quel sorriso spontaneo di cui nemmeno ti accorgi. Ecco. Io a quel sorriso non posso più rinunciare. Quando non eri a lavoro mi sono sentito privato di un qualcosa di bello e fondamentale per me. Ho atteso. Sono tornato. Ora so che, non solo non posso farne a meno, non voglio. Ti va di prendere un caffè con me? Ti va di stare qui seduta a sorridermi tutto il tempo che vorrai?"

L'antipatia. L'imbarazzo. Lo stupore.

Inevitabilmente un sorriso.

L'aroma della felicità.

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