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Una storia di MirianaKuntz

Il ragazzo che le insegnava le canzoni

Vienimi a prendere

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Pubblicato il 15 gennaio 2018 in Storie d’amore

Tags: amore coppia insieme musica romantico

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Te l’ho detto, perché è la verità, a noi non ci passerà mai la voglia di volerci, non è un ossessione né un modo ciclico di fare le cose, è solo che certe cose non passano, e noi non passiamo, non siamo mai passati. Al di là della rabbia, dei torti subiti, degli addii, noi ci guardiamo in un modo diverso: è il modo in cui si guardano gli innamorati speciali. Forse tu fai caso solo ai miei occhi, come io faccio caso ai tuoi, ma quando ci guardiamo abbiamo lo sguardo perso, uno di quelli che tace e grida nello stesso tempo, abbiamo la brillantezza delle stelle del cosmo, e la morbidezza della seta. Non ti ho mai visto così, per mia fortuna, hai gli occhi più belli di ogni cosa quando sei lì a guardarmi, e mi parlano di cose che non conosco o di cose che ho dimenticato, mi accarezzi in silenzio e mi prendi per mano, il tuo colore si getta nel mio, e tutto intorno non esiste più niente. Tanto che poi mi riprendi e con la tua voce buffa mi dici- ma come? Davanti a tua madre mi baci?- io rido e continuo, perché non riesco a vedere più niente che sia al di là del tuo sorriso, poi tu ti lasci andare, perché segui la mia bussola impazzita, e mi baci anche tu come pochi riuscirebbero a fare: teneramente come un bambino che ti vuole stringere sul suo petto, e poi con ferocia come a volermi mangiare.

Allora quando ti bacio io sto baciando tutto te stesso, ogni parte della tua schiena, ogni angolo del tuo collo, ogni pezzo di braccia e ogni angolo di bocca, perché sai mi piace baciarti così: a intervalli di tre, a poco a poco, quasi come a voler farti aspettare, e lentamente cerco la mia isola del tesoro.

Quando mi baci tu stai baciando tutta me stessa, stai prendendo ogni pezzo di pelle, e ogni filo di luce, stai raccogliendo ogni mia paura, e guardando ogni mio difetto da vicino.

Sembri entusiasta quando mi guardi al mattino, messa lì col mio pigiama, senza trucco, coi capelli alla rinfusa, dici che sono per assurdo più bella così, forse perché non mi difendo, perché non ho il cappotto, perché mi guardi i capelli senza berretto, perché mi accarezzi il collo senza la scocciatura della sciarpa, perché mi guardi le spalle piegate dal freddo e incurvate dalla tenerezza.

Che a volte ti dico sottovoce che voglio le coccole, perché tu sei bravo a farmele. Mi accarezzi come cristallo puro, e mi tieni sul tuo collo, ad ubriacarmi del tuo profumo che sa di stelle e di mare, e lascia il cosmo sul comodino. Perché riesci ad essere dolce anche da fermo, con i tuoi capelli arruffati e il tuo sorriso perfetto.

Sarà che mi vedi bella anche così, perché non mi nascondo, perché se proprio devo gioco a nascondino nella tua giacca, che mi perdo a guardare per strada perché spero tu possa arrivare, che guardo quei fiori di plastica sul davanzale, le macchine parcheggiate male, e il caffè allungato con l’acqua in un bar dal nome straniero, e mi aspetto che tu venga a prendermi.

Che tu mi dica – Sali, che ti porto a vedere l’amore, che non ci serve una mappa né un itinerario preciso, che ci basta guardarci, perché anche se matti e fuori dagli schemi, ci amiamo in un modo che lascia le orme.

Una volta ti ho detto che non –vorrei mai avere un ricordo brutto di te- e tu mi hai detto che tu –non vuoi avere solo un ricordo di me- allora sono stata in silenzio, ma la mia testa ha iniziato a vorticare su strade deserte e campi di fiori, perché l’avevi detto di colpo, senza pensare, e le cose dette veloci spesso sono cucite al cuore.

E quando mi hai detto che –vorresti uscire con me- a me è venuto da sorridere come una bambina di quinta elementare, li vedi due come noi in giro per il mondo? Noi che facciamo casino anche da fermi, e sembriamo due star dello spettacolo. Due come noi che fermi in un angolo al buio si sono dati il bacio più dolce del mondo, che se fossimo lì fuori in giro, per strada, sarebbe sempre una festa.

Allora si- esco con te.- e non mi importa quale sia la destinazione. Possiamo bere e non bere, possiamo andare a guardare il mare, salire sulle giostre, starcene in silenzio con la radio accesa, accarezzarti di nuovo il dorso della mano, sentire baciare la mia. Esco con te e non mi importa dove decidi di andare, stai fermo o corri veloce, ma trova il tempo per voltarti al mio lato. Non ti metterò mai la macchina sottosopra, te lo prometto a dita slegate, ma non so starmene ferma, questo l’hai visto anche tu, ma se mi blocchi le spalle e mi tieni agganciata sul cuore, non sarò in movimento, ma una colonna di marmo.

Vienimi a prendere e andiamo dove –non serve andare-

Ti sei chiesto mai che strana magia è successa tra noi? Dal primo istante ci siamo amati da pazzi, anche se nessuno scommetteva su di noi, ma tutti continuavano a pensare che eravamo – davvero forti insieme- una forza che non si è smentita, che è continuata a fluire.

Qualcuno la chiamerebbe –minestra riscaldata- ma tu sei la portata principale che non annoia e non distrae, sei le posate e la tovaglia coi fiori, sei il dessert al cioccolato triplo, e il centrotavola sgargiante. Sei il pane semplice messo in un angolo, e il brodo che ti riscalda lo stomaco. Sei le sedie, e la finestra che dà sul giardino. Sei l’intera cena, il pranzo e la colazione.

Sei l’unica cosa che si dovrebbe mangiare in tutto il mondo, ma ti tengo per me.

Allora facciamo che resti qui accanto fino alla fine dei giorni, che io farò lo stesso, facciamo che tu sei il ragazzo che le insegna le canzoni e gliele canta sottovoce, che mi insegni tutto quello che non so fare, che mi racconti ciò che non conosco, che mi mostri la vita e le gioie e le cose terrificanti, che mi tieni lì accanto nel letto profumato disfatto da –pensieri stupendi-

Ed io sarò brava ad insegnarti quello che nessuna ti ha dato mai, e quello che non hai mai voluto ascoltare.

Prendilo da me, te lo regalo, c’è scritto il tuo nome.

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