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Una storia di thirdmoon

Luce

Cos'è l'istinto?

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Pubblicato il 18 aprile 2018 in Storie d’amore

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Jeremy amava osservare le vite degli altri, ammirarne le minuzie, i dettagli, le sfaccettature, i segreti nascosti sotto il materasso. Nella sua testa era in grado di prendere importanti decisioni al posto loro. Eppure taceva. Taceva spesso e volentieri, si sentiva a disagio a trasformare i pensieri in parole.

Era forse questo il motivo che spingeva le persone che gli stavano accanto a confidarsi.

Jeremy ascoltava imperterrito, stoccava informazioni e sensazioni e taceva.

Chiunque gli parlasse aveva l’impressione di essere compreso. Senza far nulla, Jeremy era in grado di rassicurare la mente più frenetica.

«Sai che c’è?» stava dicendo Amanda, «Penso tornerò da Kyle. Insomma, in fondo è chiaro che abbiamo sbagliato entrambi».

Jeremy teneva il cellulare attaccato all’orecchio e ascoltava, ancora e ancora e ancora.

«Comunque grazie, riesci sempre a rimettermi in pista».

Jeremy inarcò le sopracciglia. In pista? E fuori cosa c’è?

Forse l’istinto, pensò.

Terminata la conversazione aprì il browser e cercò su Google quella parola tanto affascinante, quanto misteriosa.

istinto

i·stìn·to/

sostantivo maschile

La spinta interna, congenita e immutabile, ad agire e comportarsi in un determinato modo, che, sebbene indipendente dall'intelligenza, può essere da questa modificata, regolata, repressa; impulso naturale, inclinazione o disposizione innata.

Congenito… come il suo problema respiratorio. Era nato prematuro e questo gli aveva causato una displasia broncopolmonare i cui strascichi lo accompagnavano in età adulta.

Il fatto che quell’aggettivo potesse riferirsi a una “spinta interna” lo turbava.

Si distese, portò le mani al petto e iniziò una lunga serie di respiri profondi.

Inspira.

Espira.

Inspira.

Espira.

La sua vita era meccanica tanto quanto la sua respirazione. Si trattava solamente di accogliere aria ed espellerla. Aveva imparato a sfruttare lo stesso meccanismo per i sentimenti.

Inspirarli a pieni polmoni, immagazzinarli per il tempo necessario, ed eliminarli come se non fossero mai esistiti, come se non gli avessero regalato qualche secondo di vita.

«La cena è pronta!»

Sua madre gli rivolgeva le prime parole della giornata.

Scese i gradini uno alla volta, con lentezza e meticolosità, come a voler evitare che un imprevisto gli rovinasse quell’inutile domenica.

I genitori erano già a tavola, televisione rigorosamente spenta e mani incrociate in attesa dell’arrivo del figlio.

«Vuoi dire tu la preghiera?»

Jeremy tacque.

Ci pensò suo padre a colmare il silenzio, con una benedizione al cibo e un ringraziamento a quel Signore così immenso e onnisciente da esser riuscito a privare un’intera famiglia dell’istinto.

Le candele si consumarono in fretta, così come la voglia di rimanere a tavola. Sua madre ci soffiò sopra con decisione; la sala da pranzo venne avvolta dalla penombra.

«Potevate accendere le luci» disse Jeremy, improvvisamente infastidito dal buio.

Nessuno rispose. In quella casa il consumo di parole veniva soppesato quanto quello di corrente elettrica.

Jeremy si stupì della sua estemporanea polemica. La trovò d’un tratto arrogante e fuori luogo, arrossì, e diede la buonanotte ai genitori.

In camera il cellulare vibrava con insistenza. Quindici messaggi da un gruppo Whatsapp creato da alcuni colleghi di lavoro. La solita cena di fine anno alla quale non avrebbe mai partecipato.

Spense il telefono senza leggerli. Il letto lo osservava dall’angolo più oscuro della stanza.

È tardi, domani devi lavorare. Avrai mica di meglio da fare?

Jeremy si lasciò sedurre dalle suadenti parole del materasso, dal languido sorriso della federa natalizia, dal caldo abbraccio del piumone invernale.

Appena chiuse gli occhi il mondo scomparve; un sonno asettico e privo di contrattempi lo travolse con dolcezza.

«Sei uno stronzo!»

Uno stridere di pneumatici lo destò di soprassalto.

Jeremy odiava essere svegliato. Si stropicciò gli occhi e sollevò la schiena contro il muro.

Rimase così qualche secondo. L’orologio segnava le tre; un lampione solitario emanava un sottile raggio di luce che illuminava il pomello della porta.

Quando sentì lo schianto di una bottiglia di vetro si convinse ad alzarsi. Scostò le tende e volse lo sguardo verso la strada.

Una giovane ragazza se ne stava seduta sul marciapiede a gambe incrociate. Si teneva la testa tra le mani, sicché risultava difficile scorgere il viso.

Jeremy notò che sotto la giacca di pelle indossava una maglietta vecchia e trasandata con la stampa di una lampadina fluorescente. La osservava come ipnotizzato: immobile, in trance, sentiva il ritmo del respiro accelerare senza controllo.

La bottiglia di vino fracassata al suolo aveva creato piccoli affluenti color sangue che confluivano sulle scarpe da tennis della giovane sconosciuta in lacrime.

Quando sollevò la testa, lunghi capelli neri le incorniciarono un volto triste ma luminoso. Gli occhi lucidi brillavano come stelle nella notte nera della camera da letto.

Un brivido gelido percorse la schiena di Jeremy quando lo sguardo di lei corse su, verso la stanza. Non poteva vederlo, ne era certo, era buio pesto e lui aveva preso ogni precauzione per apparire invisibile al mondo.

Guardava i rivoli di vino annegare tra le scarpe logore della ragazza, riportarla alla vita, renderla parte di qualcosa, mentre lui se ne stava lì, immobile a osservare l’incessante scorrere degli eventi.

Fu allora che sentì l’universo tremare. Nessun terremoto, le vibrazioni provenivano dal suo stomaco, o forse dai suoi polmoni. Quei due orribili e sanguinolenti organi sembravano animarsi per la prima volta. Sussultavano, si ribellavano alla loro condizione d’indotta stabilità. E il cuore, di conseguenza, martellava, come a voler dare man forte ai compagni di una vita.

Prima ancora che se ne rendesse conto, la mano si sollevò in cerca dell’interruttore. Una luce densa e calda illuminò la stanza. Una piccola rivoluzione era esplosa tra le mura bianche di una banale e qualunque casa del Midwest.

Nessuno dei vicini aveva sentito la detonazione. Era stata silenziosa e rispettosa della quiete pubblica, ma a Jeremy era parsa tanto fragorosa quanto abbagliante.

Lo sguardo di Jeremy collise con quello della ragazza. Il lampione in strada si spense d’improvviso, come folgorato da quell’incontro inaspettato.

Le labbra della giovane s’incresparono in un sorriso sbilenco, ma questa volta era Jeremy a non poterlo vedere.

Dammi un minuto, supplicò l’indice alzato di lui, mentre le gambe, d’istinto, correvano già verso la strada.

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