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Una storia di Lojol

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Quella volta che ho intuito l'amore

Riuniti in un posto inaspettato a decifrar cosa saremo

Pubblicato il 10 novembre 2017

Aspetta, sono qui dietro la porta, la stessa porta che da anni cigola e tu non hai mai fatto nulla per sistemarla, prima o poi questa porta ti cadrà addosso e con tutto il suo peso ti schiaccerà come una lucertolina.

Apro la porta. Cigola, dietro ci sono ombre che si adeguano. Nel miscuglio incontrastato delineo Rino la Vivi e MariaGrazia (quella dei pidocchi), stanno mangiando. Per ora è tutto in silenzio ma aspetto frenetico di sentire le loro voci i suoni e le luci che naturalmente emanano.

Nulla tutto ovattato, pian piano vedo che gli altri bambini delle altre classi se ne vanno gettando enormi rifiuti di cibo non apprezzato nel sacchettone nero, che se li ingoia deglutendo schifosamente.

Sembra messo lì come una sentinella a capo tavola, una guardia londinese imperturbabile pronta a fucilarti e a riflettere di un nero il tuo perimetro.

Che profumo, no, meglio odore; Che ricordi, no, direi preziosi granelli di un passato sfocato.

La mensa emana un acido-cipolloso-sudato odore di prezzemolo mischiato a piccoli pezzi di frittata.

Quello della mensa è un odore irrisolvibile c'è dentro un po’ di tutto anche un poco di noi piccoli esserini sudaticci e agitati.

C'è dentro anche quella ricetta che faceva la nonna con la sua saggezza imperturbabile, farina, uovo, zucchero scorza di limone. Io la mangiavo cruda con la mia perturbabile inesperienza!.

Hai messo a posto!?, guarda le lenzuola sono messe peggio della porta cigolante!, sempre arruffate come i tuoi capelli, ma ti pare!? Le vesti che porti, ora dimmi!, le hai almeno stirate, fai finta semmai. Non puoi uscire così con un buco nei pantaloni, non ti si può vedere sembri un gruviera sotto vento.

Mi sottraggo sotto al letto chiudo le orecchie come facevo da bambino, infilando gli indici ritti dentro il foro acustico. Sento cose sotto il mare che fluttuano assopite finalmente i suoni che attendevo al di là della porta si affacciano in un battito di ciglia. Mi ri-sporgo e vedo:

"Tadia, Tadia vieni dai è solo un bacio" ride la sua compagnuccia strattonandolo per i pantaloni marroni di velluto un po’ lisi.

Stefano è proprio bello!, tanto che anche io mi vorrei chiamare come lui!.

"Mamma, mamma!, ma perché non mi avete chiamato Stefano!?"

"Perché?, ti piace tanto Stefano?"

"Si è il nome più bello che ci sia!"

"Urka a saperlo la prossima volta ce lo dici prima e così ti chiameremo -S T E F A N O-!"

"Già non ci avevo pensato dovevo proprio dirvelo prima..."

In verità con Stefano ci siamo conosciuti solo alle elementari mica potevo saperlo!

Cristina continua a inseguire Stefano è convinta e decisa vuole stampargli un bacio in mezzo alle sue labbra, una cosa grossa per noi piccoli.

In giro c'è qualche altra ombra che insegue zigzagando qualcun altro della mia classe. Le sedie si spostano anche i banchi in un ballo preciso e cadenzato, nessuno si frapporrà tra loro e i baci stampati in bocca!.

Quello che capisco è che la cosa che ci fa veramente schifo in fondo è solo la bava che tutte le bambine possiedono nel loro antro orale, anche noi ne possediamo un pò, ma è bava di maschio ed è la nostra.

Io sono un semplice spettatore da dietro la mia porta cigolante, è buffo rivederli ora, sembrano palline impazzite di un flipper stroboscopico.

"Ah!", Mascia

"Io mica mi abbasso a baciare questi stupidi insetti, e poi sono già fidanzata e non tradirò mai il mio amuruccio"

"Ma è quello grande che già lavora?!"

"Si e allora!? siamo molto innamorati probabilmente finite ste stupide scuole ci sposeremo"

"Ma, ma lui lo sa?"

"Bhe si l'ha certamente capito, lo vedo da come mi guarda quando torna dal lavoro tutto sudicio è un amuruccio!"

"E' vecchio dai Mascia..."

"Non capite nulla"

E' buffa quando Mascia si acciglia, ricorda vagamente lei ma quando sarà adulta.

si gira se ne va quasi a voler scappare da scuola

"Continuate continuate a inseguire questi stupidi mocciosi!"

Mascia scappa ci mettono un po’ a capire che è convinta, la seguono gli urlano di tornare, la supplicano inginocchiandosi, ma lei se ne va da sola per lo stradone pieno di traffico e misterioso al di fuori del perimetro.

Si ferma a pensare non guarda mai dietro, sarebbe disdicevole non è mica una stupida mocciosa lei!, si perde e si ritrova, cade in una pozzanghera e piange frustrata convinta di aver fatto la cosa giusta ma col dubbio di aver fatto un grande errore.

Non verrà più trovata, ma finita la scuola effettivamente si sposerà con il suo amuruccio molto più vecchio.

Sbrigo le faccende non ho tempo per lavarmi i denti e ho fame una fame iniqua che mi martella nella pancia.

Hai sbrigato le faccende? si

tutte le faccende anche quelle più compromesse? si credo di si

mi guarda sa già la mia risposta, sta cercando nevvero la risposta che la placherà!

e i denti, come siamo messi con i denti? no

che schifo che pena che oscenità, dai vatti a lavare i denti e poi si mangia tutti insieme (non è vero lei sparirà nel momento in cui inizierò il mio primo boccone).

Vado nel bagno, la porta cigola, apro l'acqua e mi lascio cadere sotto una cascata di lento calore etereo, quasi mi sciolgo e perdo pezzi di esistenza, comprese le unghie che spesso mi mangio.

Il vapore si mischia ai miei pensieri, l'odore di caldo mi soffoca l'interno, mi desto staccato da tutto questo, ora ricordo eccome se ricordo. Ricordo il momento esatto in cui ho iniziato ad amare, di un amore privato ma universale!

Ridestandomi apro la porta che cigola e mi affaccio bramoso:

Floriana, la maestra, li accompagna sempre in mensa, odora di deodorante economico e alito di sigaretta. La mangerei la mia maestra. Mi piacerebbe entrare nella sua bocca e vedere cosa c'è nascosto di così prezioso da dargli quest’odore di cancelleria che amo.

"Allora bimbi ma che gioco stavate facendo?"

Ridacchiano e si contorcono come bruchetti senza terra.

"Dai vi ho visto all'intervallo che cercavate di prendere i maschietti!"

Lei è una madre, noi i suoi cuccioli, una madre di quelle un po’ fiabesche, sempre calma sempre serena, è così che ci sta insegnando a intraprendere la vita.

"Cristina, Elisabetta, Lorena..."

"Baciare ci volevano baciare, con la bava..."

"si e poi sulla bocca!"

"anche l'altra..."

"L'altra chi?"

"Cristina M. l'altra Cristina"

"Che strano gioco e perché li volevate baciare?"

Un misto di vocine intrecciate e suoni cachiformi

"qui, su, la felpa lisa, il suono di un bacio!"

"In bocca!!"

La vociona di Rino spezza tutte le regole e sovrasta l'onda sonora.

“I N B O C C A!”

In bocca ripete sottovoce Floriana, in bocca vibra nella sua mente, si ferma pensa a qualcosa, a seguito fior fior di corsi educazionali per fornirci una risposta che abbia un senso per noi suoi terribili cucciolini.

"Ok ragazzi" il tono è imperante, odore di sigaretta,

"Ok truppa, ora vi lascio soli a mangiare, se quando torno c'è anche solamente un maschietto che non ha ricevuto il suo bacio in bocca..."

la truppa è immobile fossilizzata pendente dalle sue labbra!

La cacca del cane, è ancora lì nel giardino, guarda che se non la raccogli io sta sera ti racconterò l amia esistenza, da quando sono nata a quanto morirò, concentrandomi sul finale tragicomico che forse a causa tua mi toccherà impellente!, lo sa che io la sera a letto non amo parlare, sono indisposto alla parola non professo nulla in quanto ho già sciupato migliaia di parole inutili ma necessarie durante la mia vita quotidiana in compagnia di pseudoestranei che pretendono la loro dose di parole ogni giorno.

Si nonmmimporta caro, ti racconterò di quando tu non raccogliesti la cacca del cane ed io serenamente ci cadetti sopra, non che mi importa cader sopra la cacca del nostro cane, ancora ancora fosse un cane estraneo che non conosco, ma il limite di sopportazione e caderci inzuppandomi di cacca tutto il colletto di finto mogano che tua madre ha pensato bene di regalarmi per il mio anniversario di compleanno...

Addormentandomi penso a montagne di cacca diabolica che si insinuano nel decolté di mia moglie no!, non è mia moglie la sua faccia è quella della mia vecchia maestra Floriana, l'odore come al solito è di sigaretta e cacca.

stanno mangiano in mesa, piccoli e stranamente silenziosi, soldatini di cera lacca che si sfamano scambiandosi bocconi a vicenda infischiandosene degli acari della pelle che provocano il 90 per cento della polvere atmosferica.

Sono silenziosi concentrati sugli autorevoli dettami della maestra consegnatigli poco prima di abbandonarli al loro destino di commensali.

La scadenza è la fine del pasto, la tortura è un bacio "BAVOSO" da parte della nostra maestra a tutti i maschietti che non avranno beneficiato di almeno un dolce bacio della compagnetta, meglio se amata. Un tilt psicoattitudinale che li ha bloccati al ruolo di automi privi di papille gustative.

Gli gnocchi rimbalzano, il ragù sembra viver di vita propria e l'insalata sarà quella di Cernobyl che tanti genitori premurosamente hanno consigliato di non toccare neanche con lo sguardo!

La porta cigola dal mio dolce sogno li vedo, tanti pupazzini seduti che ritmicamente masticano all'unisono, c'è un po’ di nebbia nello stanzone della mensa, saranno questi piccoli pensieri che per sublimazione creano condensa all'interno della stanzona.

Pian piano la stanza si svuota, le immondizie si riempiono (soprattutto delle insalate di Cernobyl), ma la sezione C, come a combattere contro un nemico infinito, non demorde e continua la sua opera finita di eterno attendere.

Ecco sono praticamente rimasti solo loro, non mangiano quasi più, si agitano sulle seggioline color cielo appassito mezze diroccate, in completo silenzio.

Immaginate una mensa enorme, che a loro sembra enorme, con 16/17 mocciosi seduti in precaria attenzione a non far nulla, stanno attendendo Floriana e lei entra in scena sempre

in modo molto teatrale ma senza far nulla di particolare. Quando arriva lei impossibile non vederla !, tutto si piega al suo passaggio!

E così fa anche questa volta sedendosi, enorme, sulla seggiolina azzurro cielo sbiadito.

"Bene ciurma, com'è andata?"

Silenzio e studio reciproco,

"L'insalata è quella radioattiva maestra?"

"Dipende da come la mangi Piero..."

"Allora ragazzi ho pensato ad una domanda da farvi proprio qui proprio ora"

Il silenzio impera regnante, si sente il suono del fiato di Floriana che sovrasta quelle piccole capoccine di materiale da riempire, Mascia piega un po’ la testa, Lorenzo si aggiusta gli occhialoni, Cristina si gratta in mezzo alle gambe (non sopporta la calzamaglia bianca che sua madre ama tanto metterle).

Stefano e attento, sembra aver capito già tutto, riesce sempre ad anticipare le cose e gli accadimenti. E’ il suo segreto per esser considerato bravo. Da grande perseguirà questa sua segreta missione sino allo stremo, vorrà essere sempre d’ un passo più avanti rispetto alla concorrenza, e poi tutto d'un tratto questo meccanismo perfetto si liquiferà lasciandogli una pozza di colore giallo sotto i piedi dell'odore di urina. Darà la colpa ad una femmina (lui le femmine le chiama così) una scaltra, sveglia e molto ambiziosa. Una di quelle femmine che sembrano non aver nulla all'interno del proprio corpo. Ma non sarà il fatto di aver trovato una tosta quanto lui (e soprattutto femmina come le chiama lui) a tenergli testa, sarà l'errore che lui recriminerà per tutta la vita, l'errore di essersene involontariamente innamorato.

Combattere l'odio il rancore delle persone è facile Stefano ci è abituato sin da piccolino, ma combattere contro l'amore è impari iniquo. Quella sfida gli lascerà tremore alle mani e buchi oscuri che ancora non conosceva impossibili da riempire se non con la lenta perdita di coscienza di se stesso.

Derealizzazione!

"Stefanino cosa pensi che debba chiedervi?"

"Devi baciare tutti quelli che non hanno ricevuto baci dalle nostre femmine"

Floriana ride è buffo come dice femmine, freddo e al tempo stesso dolce.

"No caro, non è questo, la mia domanda è più una curiosità..."

"Ditemi bimbi"

li guarda tutti uno per uno contemporaneamente senza lasciar fuori da questo cerchio virtuale nessuno.

"Di chi siete innamorati?"

"Voglio dire, " ci pensa bene, ai corsi di aggiornamento non avevano mai affrontato questioni così delicate quale l'amore preadolescenziale, al limite stupide lezioni di sessuologia in cui si confondono i pistilli con i piselli che tutto sono tranne che ortaggi!.

"provate a dirmi di chi pensate che siete innamorati"

Stefano è il primo ad alzare la mano

Mi sveglio nella notte oscura, passi fasulli mi passano attraverso le meningi e sfiorano la mia cassa cranica. Tutto è vuoto o dorme intorno a me, anche se non fumo esco fuori in giardino, veloce e bugiardo, e mi accendo una sigaretta usata.

Ho la sensazione che qualcuno mi stia osservando, la mia piccola amica che abita a due isolati da qui, (mi sistemo), i vicini di fronte cui la moglie prende botte dal marito! e allora, quella volta che lui ebbe l'infarto lei non voleva chiamare l'ambulanza “muori caro, per me puoi tranquillamente crepare li seduto su quei freddi scalini!”, forse sono solo i cani del vicino che mi osservano curiosi intenti di capire cos'è quel fumo nero che mi esce dalla bocca.

Tra una tirata e l'altra mi siedo sulla vecchia seggiola di mio padre che conservo preziosa. Penso ai miei vecchi compagnetti di scuola, alla voce di mia nonna quando veniva a prendermi davanti al cancellone il venerdì per passare il weekend con lei nella sua enorme casa, troppo enorme per lei, che sentiva vuota troppo vuota quando noi non c'eravamo.

Il fumo mi circonda, mi avvolge in un abbraccio tiepido, tutt'intorno si delinea un ricordo, il ricordo di quella volta che ho iniziato ad amare.

"Io nessuno io sono certo di non amar nessuno non ce ne ho bisogno"

"Ok Stefano, e tu Cristina"

Cristina arrossisce, ha i capelli rossi, il resto diventa del colore dei capelli

"ecco io maestra non so"

"dai Cristina non c'è niente di male"

"a me piace molto Lorenzo, meglio se senza occhiali ma..."

Lorenzo si sistema gli occhialoni

"Bene Cristina, dai prosegui"

"..."

"ok se non hai piu nulla da dire va bene così, brava Cristina! sei stata coraggiosa"

"ah! maestra ma allora anche io ho una compagna che mi piace, credo di essere molto innamorato"

"Bene dicci Rino"

"E’ Marcella!"

Marcella sbuffa

"E si mi ricordo anche la tua mezza lettera d'amore che gli hai scritto durante la lezione"

"ah! e si era per lei ma non doveva leggerla..."

Tale lettera fu letta a tutta la classe durante una verifica poiché intercettata dalla maestra 3 banchi più in là rispetto a quello di Rino mentre stava arrivando alla destinataria.

"io no! non lo amo" veloce è la replica di Marcella

Mascia si dondola sulla sedia in atteggiamento sostenuto.

"Che c'è Mascia tu hai qualcuno…"

"Si si maestra"

"dai diccelo anche a noi siamo curiosi"

la sua amica Cristina (l'altra Cristina) si mette la mano in fronte

"io questi qui mica li amo sia chiaro è!"

ci indica a 180 gradi

"sono piccoli stupidi ma che me ne faccio di bambinucoli così"

"Allora immagino ci sia qualcun altro"

"Beh si a parte Kevin"

"ma dai Mascia" replica Cristina (Cristina l'altra)

"Ma chi quello della TV?" aggiunge Rino

Stefano ride scuotendo la testa

"Si e allora!? proprio lui ma il tipo che credo di amare" sporge il seno che ancora non ha

"E' Antonio!"

"E che Antonio?, non c'è nessuno nella nostra classe che si chiama Antonio, è qualcuno dell'altra sezione?"

"Ma no, ma no ve l'ho detto io di sti bambocci non me ne faccio nulla!"

"Anche tu sei bamboccia però!, hai la nostra età Mascia!"

"Ma che dici ma sta zitta quattrocchi sparapidocchi!"

Mascia e Maria Grazia litigano sempre

"Ehi Mascia non chiamare così Maria Grazia, piuttosto dicci che è questo Antonio..."

"E' il mio vicino..."

"Si quello di 30 anni!" puntualizza Cristina (Cristina l'altra) che qualche volta l'ha visto a casa di Mascia

"ah! ok interessante si vede che a Mascia piacciono quelli più grandi"

"Che schifo, ma è vecchio"

Viviana pensa spesso ad alta voce,

"Ok, ma dicci tu Viviana hai qualcuno di più giovane?"

Viviano oggi ha una benda colorata in fronte che la fa sembrare una piccola indiana

"mmmnooo no non credo non ci penso a queste cose…"

china la testa e si ammutolisce fa sempre così quando non vuol più essere disturbata

"certo Viviana si può anche non aver nessuno, non essere interessati è giusto!"

ora ride china fisandosi le ginocchia.

"E tu Cristina? anche a te piacciono i ragazzi più grandi come alla tua amica Mascia?"

"no, no, beh a me piace Stefano, secondo me è il più bello della classe"

Stefano è imperturbabile e fa spallucce

"Cavoli suoi"

"Cosa Stefano?"

"No nulla Maestra"

Cristina immagina che quelle parole farfugliate siano dolci apprezzamenti per i suoi splendidi occhi verdi, che quando c'è il temporale diventano grigi.

"Io amo mia mamma e mio papà e basta, a parte quando papa mi mena"

la maestra ride

"E si Mario è dura amare qualcuno mentre ti sta sculacciando"

"Io amo i miei genitori perché non mi menano mai!"

"Si vabbè ma è scontato amare i propri genitori" aggiunge Marcella

"Io amo mio cuginetto che è appena nato"

"Che bello!, in effetti è difficile non amare il proprio cuginetto piccolo piccolo"

"si anche se lui per ora strilla e basta"

"Io invece non amo i miei genitori, io no, non li amo sono troppo severi non come quelli di Lorenzo (Lorenzo due) o sua nonna!"

Il tempo sembra ultimato, consumato, succede in quel preciso momento in cui tutti si accorgono che qualcosa si è esaurito ed è ora di pensare ad altro, ma in questo caso mancava ancora qualcosa, qualcosa di estremamente importante, mancava ancora il parere di un bambino.

Sino ad ora questo bambino era stato in disparte masticando qualcosa di imprecisato, o potrei dire addirittura fumando una sigaretta se non si trattasse di un bambino.

Gli occhi di Floriana si spostano su di lui, e come una calamita anche gli occhi di tutta la classe a seguire.

Tutti lo fissano sono curiosi di sentire anche il parere di quel bambino curioso e un po’ assente.

"E tu, c'è qualcuno che ami?"

Mi blocco, blocco la mia bocca che sta mangiando qualcosa di imprecisato (o stavo fumando!?), alzo lo sguardo come proiettato in una realtà che fino ad un secondo prima non mi apparteneva.

Vedo tutti gli occhietti dei miei piccoli amici. A quell'età non ci si fanno tanti problemi, sono tutti amici.

Gli occhi nerissimi e profondi di Rino, gli occhietti azzurri di Viviana che si muovono veloci, lo sguardo -adulto- e serio di Mascia, e gli occhietti furbi di Maria Grazia. Noto che Cristina non è più rossa come i suoi capelli mentre Marcella in effetti e proprio carina.

Ora fisso Floriana, a lei devo la risposta.

"Io credo..."

annuisce col viso da insegante mentre su suo volto si delinea un sorriso di preoccupazione,

"io credo proprio di amare tutti voi!"

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