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una storia di utente_cancellato

L'uomo tagliato a fette

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Pubblicato il 16 novembre 2019 in Giornalismo

Tags: #tragicomicopsicologiaintrospezione

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Si tratta poi di prendere un uomo e tagliarlo a fette. Grandi quanto ci piace, a seconda.

Per esempio, mi piacerebbe sezionare quella parte, quel sovracoscia, di quando sale a bordo di un qualche mezzo di trasporto, di un treno, un aereo, di una vettura. Separare innanzitutto la parte grassa di quando è lui a essere trasportato da quella più magra del suo essere conducente, pilota magari solo di sé stesso. E quindi infierire, tagliare ancora, amputare una ad una le occorrenze, le circostanze, i soliti dai rari casi, in coda, al semaforo, in un parcheggio. Arrivare quindi alla fetta singola, quella ultima, oltre la quale tagliare ancora significherebbe già quasi dover impugnare la forchetta e mangiare. E averla lì, sul tagliere, sanguinante. Ad esempio quel trancio più nervoso degli altri di quando, superato il ciclista, quello fa un gesto o ti urla qualcosa, o semplicemente la macchina davanti svolta senza metter la freccia. Ecco, la bistecca dell'uomo che va su tutte le furie, che impreca, che insulta, che odia con tutto sé stesso. E adagiarla sul piatto di fianco a quell'altra, a quel sottofiletto succoso di quando va a prender la figlia in piscina e la abbraccia o la consola, la cura... Vederle affiancate. Due pezzi della stessa persona, brani d'uno stesso individuo. Individuo finalmente a brandelli, disunito, slogato. Saggiarne la consistenza, il sapore. Ricostruire la sua interezza dentro di me.

A ognuno sia dato, il compito di farlo a pezzi sia dato. Si aggiunga una storia, la sua vita, a formare un racconto. Gli si dia un nome, per chiamarlo; un aspetto, che noi lo si veda. E poi una madre, un'amante, un andare a tentoni. Seguirne le gesta come si alleva un bovino: ignaro che ogni pasto, ogni cura lo conduce al mattatoio.

Sia questo il suo destino: fatto a fette nutrirci.

Si dia inizio al macello.

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