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una storia di Sweetmelancolie

Quella notte, a Venezia

Un motivo per aspettare

minuti

Pubblicato il 14 aprile 2021 in Thriller/Noir

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Non era una città lontana, pochi passi sarebbero bastati per dimenticare l'orgoglio di non vederti più. Nella mia coscienza, la nostra relazione si rivelava atipica, e non mi sarebbe mai piaciuto nessun altro, tranne te. Ho scelto l'indumento adatto alla nostra festa, perché ogni invito era uno scopo raggiunto. Perché l'obiettivo puntava solo verso di noi, immuni dagli sguardi, dalle nostre litigate da persone ignoranti di provincia. Su quel sangue versato avrebbero cresciuto delle rose rosse. Era un ballo in maschera, nessuno avrebbe avvertito con chi ero né chi fossi io. Però mi sbagliava. Lui mi portava a casa, e in questo atto di essere cercata con gelosia, vantava il mio potere su di lui. Ero troppo innocente per capire la mia fragilità rispetto alla sua forza. Non mi intimidiva abbastanza perché era in apparenza, tutt'altro che forte. Invece il suo carattere lo faceva diventare un Golia interpretato da un Davide. Non si poteva sospettare delle sue capacità. Tutti mi dicevano: "Sei un angelo, quasi una santa, come mai non ti permettono le visite?". Non ero così giovane, però ovunque ero, ancora rimase bambina. Fu quanto iniziai ad usare trucco, per sembrare quello che mi sentiva già di essere, una donna. Un amore come il mio, non era da essere scambiato, avrebbe fatto tutto quello che erano i primi approcci umani verso l'educazione dei sentimenti. Ci è voluto del tempo per capirli, anni, e molti mesi di assenze, di disinteresse per questioni di scuola. Accettai l'invito che mi immerse nelle acque di un buio freddo e profondo. Come tutti i giovani eravamo ossessi dai segni dello zodiaco, e giocando con il contenuto dell'accendino, lo versai su di me per capire il suo profumo. Leggevamo la Bibbia, e fumando non solo prese fuoco quel libro, anche me. Dovevo sopravvivere se il mio amore era così forte, da bruciare nell'inferno e tornare di nuovo da lui. "Tieni, hai tutte le chiavi di tutto quello che ho nella vita". Non sono riuscita ad aprire più gli occhi, pensando a questo dolore così. È sempre più preoccupante il fatto che considerandosi vittime di se stessi, sul rapporto letale con gli altri, ancora a delitto compiuto è fatto, insistano a fingere riguardo al complesso totale dell'accaduto. forte che non potevo esprimere. Nessun movimento, e le stelle erano fuochi d'artificio. Sembrava tutto inverosimile, mi dicevo quasi fantasticando con il culmine degli ultimi frammenti di lucidità verso l'incoscienza piena. Siamo troppo estremi per diventare come gli altri. Lui però, non prese nulla sul serio. La nostra storia d'amore finita male, fu un castigo di una meschinità accidentale. Avevo le mie ali, vestita da angelo, di un bianco impeccabile che colmava di luce. Per un'attimo pensavo di svanire nell'oscurità misteriosa, invece, non passai per inosservata. "Basta soltanto una foto, poi te la lascio". Queste parole mi avevano ferita dietro alla testa. Insicura mi lasciai trascinare su quella angusta via del non ritorno.

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