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Questa storia è presente nel magazine Sweetmelancolie's Thrills

una storia di Sweetmelancolie

Il vero rimedio alla medicina

Ho scelto di addormentarmi, il sogno era profondo, non riuscì a risvegliare. Il vetro era rotto, scappai dal finestrino. Era la mia casa.

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Pubblicato il 14 aprile 2021 in Thriller/Noir

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Come ogni bella storia, iniziò con un infanticidio, sarebbe stato un bambino o bambina senza padre. Nemmeno facendo memoria, l'avrei capito io chi fosse il suo padre veramente. Aspettavo una telefonata e ne ho ricevute cento. Forse ho esagerato questa volta, però non l'ho avuta, un'infanzia normale. Nessuno mi può controllare, nessuno può scegliere al posto mio quello che voglio. Ho imparato da mia madre, che cercò di uccidermi con un tagliacarte, mi disse prima di ingressare in un centro di salute mentale. Questa specie di seppuku quasi uccise tutte e due, ma secondo lei, ne valse la pena; perché, disperata, non aveva un soldo per pagarsi l'ospedale e fu ricevuta nella sala di emergenze di una clinica di lusso. Mio padre a quel punto si era suicidato nei campi di guerra, evidentemente, non sarebbe più tornato, e glielo fece sapere attraverso una lettera, poche parole: "Ho ucciso un uomo senza odiarlo, ora voglio morire anch'io, vorrei essere stato lui però mi avrebbero condannato". Quando ho ritirato la scatola degli averi di mia madre, finalmente l'ho letta, non aggiunse altre parole, un ti amo. Lei prese la lettera come una confessione per far capire tutto a tutti, però non era rivolto a nessuno. Il corpo fu seppellito in una fossa comune insieme ai cadaveri degli sconosciuti, il suo nome fu cancellato dalla storia, e dimenticato. Nemmeno mamma volle scrivere il suo nome sulla lapida e rendere evidente la sua presenza in un qualunque luogo in quell'isola di Cipro. Da quel giorno smesse di pregare, o forse esternamente, non dimostrava quella immagine devota. Si sentiva condannata da quel solo e unico uomo della sua vita. Lo avrebbe preferito un dissettore, uno che rinnega i fatti ordinati dagli altri, finito con una morte a fucilate. Intanto nel frattempo che ci penso, un uccellino del dolce canto smesse di cantare e cadde come morto, nell'erba, trafitto dall'inverno. Era da lontano ancora più piccolo, da sembrare una macchia di sangue. Nevicava, e la neve, non lo seppellisse. Si cumulò creando un cerchio intorno all'albero.

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