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una storia di TeatroAlloSpecchio

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UN LUOGO COMUNE

Passaggi tra le mura

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Pubblicato il 04 aprile 2020 in Avventura

Tags: #Isolamento #comunit #pandemia #incontro #viaggio

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Era una notte candida, la strada se ne stava in silenzio sotto un blu inconsueto ma tipico delle opere d’arte che suscitano meraviglia. Quando ancora si usavano i colori, i pennelli e la tavolozza faceva l’amore con l’istinto mentre l’acquaragia inebriava l’aria e l’indole.

Le stelle a Milano non si vedevano da tanto tempo.

“E’ difficile sognare sotto un cielo senza stelle”, si disse Sabino prima di andare a dormire ma ora si era svegliato e anche le stelle.

Sabino aveva dormito per quasi dieci giorni. Diceva sempre di essere stanco e di aver bisogno di riposare perché quando era più giovane non aveva dormito mai.

Appena si tirò sù andò alla finestra rattrappita su se stessa dopo settimane d’immobilità.

Anche lei probabilmente capì quanto è difficile sognare così. Senza uno spiraglio aperto.

Sabino non fece fatica a sollevare la tapparella, anzi sembrava che questa volesse lanciarsi verso l’alto, come a fare la ola. E finalmente il blu. Le stelle. La luna sfacciata.

Sabino disse “sembra un quadro!” E a quel blu chiese quanto avesse dormito.

Poi si voltò verso l’interno e vide tutto a soqquadro. La tv aveva un buco in mezzo come se avesse parato la cannonata di un calciatore di serie, i libri sparsi a terra, alcune pagine strappate sulla scrivania appiccicosa di vino e cenere facevano da tappeto ad un piccolo carillon che suonava Tanti auguri a te. Alla chitarra a penzoloni sul muro erano state tagliate le corde. Un disco di Pino Daniele spezzato a metà. E accanto al letto decine di bottiglie d’acqua.Su tutti i muri una risata dipinta di rosso avvolgeva la stanza: AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!

Non riusciva a ricordare cosa fosse successo, non sapeva quanto avesse dormito ma pensò tanto perché si sentiva debole.

Cercò il telefono e lo trovò tra le lenzuola.

In frantumi il vetro. Provò a caricarlo sperando di riuscire ad accenderlo. Ma nulla.

Cercò qualcosa da mangiare e trovò dei taralli. Decise di aspettare il giorno alla finestra senza distogliere gli occhi da quel cielo che non aveva mai visto, almeno non sopra casa sua.

Guardò senza distogliere lo sguardo fino a che non sentì spilli negli occhi; non si era nemmeno accorto che il blu era diventato azzurro. Candido. Come in un quadro surrealista.

Appena prese coscienza del giorno si vestì rapidamente e uscì fuori. Non sapeva che ore fossero, ma l’aria era già piuttosto calda.

Camminava e camminava eppure qualcosa era insolito. Fuori era tutto immobile. I negozi chiusi. Le scuole chiuse. Bar chiusi. Nessun uomo, donna o bambino. Nessuno.

Notò un cartello appeso sulla saracinesca di un negozio “Buona fortuna”.

Pensò: “sto sognando. Sarà stato il cielo di questa notte. O forse anche quello è stato un sogno”.

La confusione iniziava a prendere il sopravvento, non riusciva a capire quando fosse iniziato il sogno. Ma era iniziato? O era appena finito? Lo assalì il dubbio di essere morto.

Il cielo era troppo candido, la strada deserta aveva qualcosa di magico e tutto, insieme anche a quelle parole “buona fortuna”, gli dava un senso di pace.

“Sono morto” disse “ma c’è qualcosa che non torna” aggiunse.

Mentre pensava di essere stato fregato per l’ennesima volta, l’abbaiare di un cane lo immobilizzò. Cercò di capire da dove provenisse e come un cieco guidato dalla voce si incamminò. Trovò il cane, trovò il padrone e iniziò a correre verso di loro senza avere un chiaro perché.

A quel punto il padrone prese il cane al guinzaglio e iniziò a scappare da Sabino, poltrone d’eccellenza, che faceva del suo meglio per raggiungerli, sbracciando e urlando ad intermittenza“scusi, scusi...per favore...voglio solo..”

Con le gambe brucianti e il fiato sotto le scarpe si arrese. Intanto il cane e il padrone gli avevano già dato parecchi metri. Mentre cercava di riprendere fiato sollevò la testa al cielo e BUM.

Si sentì improvvisamente un leone con tre zampe e poca personalità in un’arena.

Centinaia di persone affacciate alla finestra o fuori sul balcone lo guardavano ammutoliti. Finché una signora spezzò il silenzio urlò “Torna a casa! Pazzo!”. Un altro attaccò “delinquente”! Una giovane madre con la faccia senza più tenerezza continuò “la colpa è di quelli come te”.

Un bambino con la voce piena di disprezzo e gli occhi rapiti dagli spiriti urlò più forte che poteva “Scemo”. Poi un attimo di silenzio. E poi di nuovo le voci, questa volta tutte insieme, sposarono l’insulto dell’infante. “Scemo, scemo, scemo....”

Sabino si sentì a quel punto un leone con tre zampe e poca personalità a cui avevano strappato le zanne prima di uccidere la madre e pensò “

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