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Una storia di AlessandroCiviero

Questa storia è presente nel magazine #comecisiamoincontrati

La storia di Andrea

#comecisiamoincontrati

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4 minuti

Pubblicato il 06 settembre 2020 in Storie d’amore

Tags: #amore #comune #fidanzati #gente #incontri

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La storia di come ci siamo incontrati parte da molto, molto lontano. Mi sembra fosse il 2003 o 2004, ma ricordo precisamente che era aprile, durante le vacanze di Pasqua, in cui i miei genitori mi avevano mandato ad un corso di orientamento universitario promosso dall’Ente pubblico per il quale lavorava mio papà.

La settimana di incontri e seminari si svolgeva in una località litoranea, organizzata presso la vecchia colonia Miramare. La struttura, risalente all’epoca fascista, aveva funzionato praticamente fino agli anni Ottanta ed attualmente era in disuso. L’edificio austero e militaresco veniva utilizzato saltuariamente per ospitare congressi, incontri, seminari o manifestazioni di questo tipo.

Si trattava di un enorme casermone costituito da tre ali a più piani. Un corpo centrale dove c’erano la mensa, le sale comuni e gli spazi di relazione, con l’ingresso e le doppie scalinate. Una saliva dal grande parcheggio punteggiato da alti pini marittimi e l’altra scendeva dal lato opposto fino al tratto di spiaggia antistante il complesso. Le due ali laterali erano occupate dalle camerate, con gli altissimi e lunghissimi corridoi, le corsie di canapa srotolate sui pavimenti lucidi e le doppie porte laccate degli stanzoni, tutte uguali.

Forse durante le estati il posto era arioso, fresco ed accogliente, ma in quelle vacanze pasquali ancora piuttosto fredde e ventose, la colonia era quasi tetra e spettrale, con un’atmosfera aiutata dal fatto che l’edificio non era in gran bella forma, sotto il peso dei suoi anni.

Gli ambienti erano malamente riscaldati, il personale di servizio quasi inesistente, perché veniva al mattino per spazzare e consegnare i pasti, ma per il resto la cosa era autogestita da ragazzi poco più grandi di noi ospiti. Gli animatori seguivano le attività e svolgevano gli incontri di orientamento; poi c’eravamo noi ragazzi tra i diciotto e i diciannove anni, non abituati a mangiare in un refettorio smisurato e farci la doccia in bagni comuni a piano terra, mentre le camere erano ai piani superiori. Un delirio.

Potete immaginare come la colonia si trasformò ben presto in una specie di comune, in cui la mancanza di confort ravvicinava un po’ tutti in quella specie di promiscuità seminnocente che è naturale tra adolescenti. Ed ovviamente, in questo crogiolo ormonale, è inevitabile che nascano quelle storie che sono qualcosa di diverso dalla simpatia, ma non si conosca ancora bene la loro natura, finché qualcuno di più audace non ci prova.

Insomma, si trattò di una settimana intensa, tra nuove esperienze, nuove amicizie e nuove scoperte, in cui l’orientamento universitario sembrava l’unica cosa marginale. In tale movimentata situazione conobbi Annamaria, e ci mettemmo insieme, come si diceva allora.

La storia, ingenua e turbolenta, durò l’arco di un’estate, anche perché vivevamo in città diverse e non avevamo ancora gli smartphone con whatsapp, ma si comunicava con gli SMS o telefonate a costi esorbitanti. Un fuoco fatuo, che si spense nei lunghi tragitti in autobus che mi sobbarcavo per andare a trovare la mia fidanzatina a sessanta chilometri di distanza, non avendo ancora la macchina e non potendo pretendere che papà mi prestasse la sua.

Sono passati più di quindici anni da allora. Gli incontri di orientamento non sono serviti poi molto per la scelta della mia istruzione, ma mi sono laureato bene e, invece di seguire il consiglio di mio padre e tentare coi concorsi pubblici, sono entrato in una società che gestisce e coordina le attività delle cosiddette startup. Insomma, mi sono ritrovato nel campo della new economy. Un ambiente dinamico e sempre in evoluzione, talmente tanto che, ad un certo punto, mi sono trovato a lavorare con la mia vecchia fidanzatina Annamaria, senza saperlo e quasi senza riconoscerci al primo incontro.

È stata la sorprendente riscoperta di una persona che in realtà non avevo mai veramente conosciuto. Lavorare assieme, fianco a fianco, mi ha fatto capire una cosa. Gli incontri, nella vita, alcune volte non sono casuali, anche se capitano in una umida e vetusta colonia vista mare. Lo dissi ad Annamaria, quando l’invitai a cena dopo un’intensa giornata di affari. Mi rispose che anche per lei era così, e che anzi, forse il destino esiste. Ora quei sessanta chilometri tra casa mia e casa sua non c’erano più, e l’amore, quello vero, aveva preso il sopravvento.


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