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Una storia di Elenita

Buona la prima

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3 minuti

Pubblicato il 06 febbraio 2019 in Altro

Tags: #buonalaprima

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Se il mondo è un palcoscenico dove ognuno recita una parte perché allora non possiamo fare le prove del grande spettacolo prima che effettivamente vada in scena?

C'è una risposta a questa domanda esistenziale? Sì, una risposta c'è ed è alquanto evidente a dir la verità. La risposta è che gli uomini non sono degli attori professionisti, recitare non è il loro mestiere. Sono piuttosto delle persone comuni, senza esperienza che un regista da strapazzo ingaggia per fare i protagonisti di una storia tutta da scrivere.

Immaginatevi catapultati in una prima teatrale, di cui siete il personaggio principale, la storia non può andare avanti senza di voi. Allo stesso tempo non avete mai recitato prima ma soprattutto non sapete su cosa verta lo spettacolo e per, concludere questo climax ascendente, non avete mai provato.

In un passo dell'Insostenibile leggerezza dell'essere' di Milan Kundera, viene data una risposta più oggettiva e meno metaforica ,per così dire, alla domanda posta inizialmente.

Infatti si afferma : 'l'uomo vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazioni'.

Proprio come un attore che entra in scena senza aver mai provato, in effetti.

Allora ritorniamo al nostro attore improvvisato. Le luci si spengono, il sipario si apre e voilà.Lo vedete, è al centro del palco, tutt'intorno è buio pesto. Suda, di quel sudore freddo che è conseguenza dell'incredulità. Un brivido gli ripercorre la schiena, il brivido della paura.

Un sibilo esce dalla sua bocca… ingrana e finalmente una parola zampetta storpia nell'aria. Dice, Salve! E il pubblico già ride, non percepisce il silenzioso rumore del nervosismo.

E l'attore da quattro soldi non sa se continuare o scappare via, fuggire e lasciare tutti a bocca asciutta.

Nella vita, come sul palcoscenico, siamo sempre chiamati a prendere una decisione anche se già quando decidiamo di scegliere compiamo una scelta, la scelta della privazione.

Restare o fuggire? si chiede il nostro attore in questo momento.

Sceglie di restare, così facendo ha scelto la vita, privandosi della staticità mortale che deriva dalla fuga.

Risoluto, comincia a improvvisare ,le parole scorrono veloci e il pubblico ride, poi si commuove. Tutto in un assurdo lasso di tempo che mescola inesperienza e accettazione.


Ognuno di noi è quell'attore inesperto, improvvisato. Quando la vita accende le sue luci su di noi ci chiama a scegliere se entrare in scena o meno, anche senza aver fatto le prove. C'è chi si butta sul palcoscenico, spavaldo anche se con la paura che gli fa tremare le gambe e inizia a improvvisare, proprio come il nostro attore. E non importa se sarà un successo o un fallimento, l'importante è l'averci provato. E quell'averci provato è la vita stessa.

Poi c'è chi si nasconde dietro le quinte per sfuggire a quelle luci, rifiutandosi di svolgere il lavoro ancestrale che ci è stato assegnato in quanto essere umani, cioè vivere.

Tuttavia non bisogna elogiare l'uno e condannare l'altro. Scrivere non serve a dare giudizi ma a comprendere.

Pertanto ci possono essere tante ragioni che ci spingono a rimanere dietro le quinte.

Magari prima eravamo più sfacciati, più pronti a tuffarci nell'ignoto ma siamo rimasti disillusi dal nostro atteggiamento; o magari siamo maniaci ossessivi del controllo, non sappiamo affrontare ciò di cui non conosciamo l'entità e preferiamo rimanere nell'angolino, diventando ombre degli eventi che inevitabilmente si riversano su di noi oppure diventando la pantomima della nostra vita.Come vedete non è poi così tutto binario, esistono anche le sfumature che sono poi la conseguenza dei nostri atteggiamenti, lo scheletro su ci si forma la pelle della nostra essenza.

Tuttavia è bene ricordare che siamo uomini e in quanto tali ci tocca vivere. Vivere non è semplice, implica mettersi in discussione, fare scelte che possono risultare tanto giuste quanto fallimentari, camminare nel buio privandosi delle proprie riserve. Vivere è il non sapere e noi come attori improvvisati senza l'arma del copione, siamo chiamati a costruire quel non sapere, con la consapevolezza che è sempre 'buona la prima'.





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