scrivi

Una storia di Ramon

Décolleté d’amore

230 visualizzazioni

6 minuti

Pubblicato il 07 settembre 2018 in Thriller/Noir

Tags: #breve #noir #racconto #thriller #vendetta

0

Ti sveglierai alle 6:55, come ogni mattina. Rinvierai la sveglia una, due, tre volte mentre la consapevolezza di una nuova frenesia giornaliera ti rapirà lo sguardo di un occhio semi aperto su uno spiraglio di alba lontana. Ti farai due caffè mettendoti l’eyeliner allo specchio e penserai “dannazione” quando la riga d’inchiostro non uscirà con un angolo di 40º esatti dalla palpebra inferiore del tuo occhio. Ti metterai quelle décolleté nere che ti ho regalato per il nostro anniversario di chissà quanti anni fa, quando Capri ci aveva abbracciati sotto una brezza profumata di salsedine, e noi ci eravamo abbracciati sotto lenzuola ricamate di seta. Afferrerai il cappotto pesante poco prima di uscire, quello con la pelliccia interna che era di mia madre: oh, sei sempre stata così freddolosa.

Alle 7:30 ti tufferai nella multiforme cacofonia di quella grande metropoli in cui ti sei trasferita, nelle voragini scavate nella terra della metropolitana, stringendo la tua borsetta da lavoro e guardandoti l’orologio da polso. Ma sarai puntuale, come sempre, e aprirai la porta del tuo ufficio alle 8 in punto. Tra una pratica burocratica e l’altra, forse penserai a me: a quella foresta, l’ultimo luogo in cui mi hai visto, a quella terra scura e odorosa, dove solo gli alti larici ci guardavano silenziosi. Oh, amore mio, sei così bella oggi.

Staccherai alla pausa pranzo delle 13:30 e mangerai un’insalata nel bar sotto l’ufficio: ci tieni alla linea ma non ne hai bisogno. Ti vedrai passare davanti alla vetrina specchiata e ti piacerai senza ammetterlo nemmeno a te stessa. E io ti ammirerò da lontano, amore mio, sempre così splendida. Ma alle 14:30 dovrai tornare ad annegare nella smania quotidiana del telefono squillante, dei clienti scontenti, degli indennizzi, dei documenti. Lavorerai con due mani, ognuna a svolgere una pratica diversa, mentre la tua mente calcolerà percentuali e divisioni, a quale ora apre il giorno dopo il parrucchiere e se hai chiuso il gas quella mattina. Ti telefonerà tua madre e ti chiederà se va tutto bene, ma le risponderai frettolosa, va tutto bene, non ho tempo, no, nel weekend non posso passare, ci vediamo forse a Natale. E quando ti chiederà di me, risponderai che non mi vedi da tempo, che non ne vuoi parlare, che ti lasci stare. Il tuo cuore palpiterà, ma poi ci sarà la chiamata successiva, e quella dopo ancora, e quella dopo ancora, e saranno le 18:00.

Uscirai dall’ufficio alle 18:01 e quel minuto perso sarà un dramma, perché avresti potuto controllare il conto in banca dall’app del tuo smartphone o limarti quell’unghia che si è sbeccata di mattina o cercare la spazzola che è stata ingoiata dalla borsa. E ti toccherà fare tutto seduta sui sedili consunti della metropolitana, mentre con la mente ti ricorderai che devi pagare la bolletta di Sky e che devi chiamare il tecnico dell’antifurto, e con l’altra mano ti terrai stretta la borsetta, che l’ultima volta te l’hanno rubata e hai perso mesi di organizzazione mentale. Sì, amore mio: con i tuoi morbidi boccoli ramati e quel cappotto dai bottoni di madreperla, dovrai andare veloce verso la metropolitana, perché sentirai che la tua giornata ha reso poco, tutta lavoro e niente planning; tu lo ami il planning, tu la vuoi la sveglia alle 6:55 e l’eyeliner messo alla perfezione, tu hai bisogno della fretta e della puntualità.

L’entrata della metro ti aspetterà dall’altra parte della strada, come sempre, ma arriverai in ritardo dall’attraversamento pedonale. E tutto quel tempo da aspettare, e tutta quella strada così vuota, e tutte quelle cose da fare. Guarderai l’orologio come in cerca di un consiglio suggerito dal ticchettio delle lancette, ma dentro di te sai già che attraverserai col rosso. Lo hai già fatto mille volte, e poi sono solo due corsie stradali, venti metri al massimo. Volerai con quelle tue décolleté nere, quelle di Capri, quelle che continui a usare nonostante io sia lontano, amore mio, forse con premura e dedizione. E la fermata sarà proprio lì davanti ai tuoi occhi, quando ti si romperà il tacco della décolleté destra.

E ti fermerai in mezzo alla strada.

E non ti accorgerai di quel grosso camion della FedEx, guidato da un fattorino stanco con quattro figli; un fattorino stanco che ha due lavori, uno diurno e uno notturno, che dorme nelle pause pranzo e si concede una sigaretta tra un boccone e l’altro. Quel fattorino sulla quarantina che ha litigato con la moglie quella mattina stessa perché, sai, dopo vent’anni di matrimonio le cose sembrano sempre uguali, i problemi aumentano, l’amore ristagna e la partita della domenica è interrotta dallo strillare dell’ultimo pargolo.

E così ti chinerai a prendere quel tacco poco dietro di te, rimasto a metà tra la striscia bianca e l’asfalto grigio, senza renderti conto che a metà ci sei tu, amore mio, sospesa in bilico tra la vita e la morte.

E rimarrà lungo il rosso, il rosso sangue del semaforo assassino che non farà scattare il verde per i pedoni. Il verde della speranza, il verde dei cipressi piantati nei cimiteri come filari di soldati sull’attenti.

E quel camion della FedEx svolterà la curva. Quale impiegato pubblico avrà deciso di posizionare le strisce pedonali proprio dopo la curva?

E riuscirai a prendere il tacco, con quelle tue dita lunghe e affusolate che mi suonavano il “Chiaro di luna” nella veranda interna della villa in Sardegna. Che mi accarezzavano il viso prima di baciarmi e lasciarmi un’ombra fugace di rossetto all’angolo della bocca. Che mi creavano origami a forma di farfalla con gli scontrini dei ristoranti di lusso in cui ti portavo.

E riuscirai a prenderlo, quel tacco, sì, e impugnandolo nella mano come un piccolo trofeo, tirerai finalmente su lo sguardo. Ma il camion non lo vedrai neanche, amore mio, così come il camion non vedrà te, e improvvisamente da due diventerete uno, fondendovi come un corpo solo, come amanti nell’abbraccio più segreto, come labbra nel bacio più proibito.

E allora saprai, finalmente, quanto fa male morire, e quanto ho dovuto faticare per convincere i piani alti ad anticipare il tuo arrivo qui da noi. Ma starai poco, amore mio, giusto il tempo di vedere il mio sorriso, e poi prenderai un’altra strada.

Ma non ti preoccupare, ti troverai bene giù: fa tanto caldo, perfetto per una freddolosa come te, e mi dicono che non si sta mai fermi, quindi la tua fretta sarà ricompensata. E se all’ingresso ti chiederanno perché sei finita lì, pensami, amore mio, come io ti ho pensata in questi lunghi mesi bianchi e paradisiaci, soffiando ogni giorno su quel tacco della décolleté sinistra. Con amore.


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×