scrivi

Una storia di Frederickperon

Questa storia è presente nel magazine Kathrina:

KATHRINA, nascita di una leggenda

Capitolo 3

103 visualizzazioni

10 minuti

Pubblicato il 11 maggio 2020 in Avventura

Tags: #amicizia #avventura #epica #fantasia #guerra

0

Era il nono giorno del mese del Drago[1] quando le tenebre cominciarono a vedere per la prima volta, dopo novant'anni di buio, un piccolo raggio di sole nel Corno dei Monti. Quella grande penisola affacciata sull’Oceano Ghiacciato, a causa dei nuovi emendamenti approvati da Ivan in persona, era stata divisa in varie provincie con a capo l’autorità più potente dopo quella del Gran Re di Vlag, l’Autorità Spirituale Massima o il Gran Sacerdote, che a quei tempi era Sua Eccellenza Hoann II di Ruth.


La Casta Sacerdotale di Vlag aveva più poteri rispetto a qualsiasi altra di qualunque paese, poteva infatti avere domini oltre confine, governare, sostituire il re, avere degli schiavi e sposarsi. Ivan li graziava dal suo potere assoluto poiché pensava che il suo regno fosse stato consacrato dalla Grande Madre in persona e dai Divi. Per ingraziarseli e far sì che non contrastassero la sua scalata al potere, Ivan donò loro proprio quella zona delle Terre dei Landtur, il Corno Montuoso. Da dieci anni, quei cani che si dichiaravano “fedeli servi dei Divi” e che pronunziavano le peggiori blasfemie per giustificare i loro loschi operati, governavano per conto del Terribile[2] e delle sue ambizioni. Anzi, erano loro che, per suo conto, amministravano tramite i prefetti e le caste militari a loro fedeli le provincie del Corno.


I Landtur, in quanto nativi e in quanto “barbari”, vennero presto allontanati dai loro villaggi, che poi vennero bruciati per costruire nuove città per i futuri residenti, i coloni e i loro discendenti. Agli sfollati, prima del regno di Ivan era data una scelta: o “civilizzarsi” e diventare parte dell’Impero di Vlag o la morte. Con Ivan al potere, il processo di distruzione delle comunità Landtur si accelerò. Dalla caccia all'uomo e alle esecuzioni sommarie sui monti, si adottò un nuovo sistema: l’Isolamento e lo sfruttamento.


Nelle zone più remote, lontane o isolate delle provincie, i Sacerdoti edificarono su richiesta dell’Imperatore, le famigerate colonie penali o, come venivano chiamati, Lant[3]. Insediamenti o prigioni ove venivano raccolti i nativi, di solito sparsi nei pressi delle montagne o in passi isolati vicino a un fiume, inclini al sovraffollamento e destinati alla schiavitù. I Maggiori e più terribili si trovavano nelle provincie occidentali, presidiati da manipoli di soldati addetti alla guardia stanziati direttamente dal Prefetto.

Anche DrakarLant era uno di questi. Era la colonia penale più grande della Provincia di Drakarnlorn ed era quella più settentrionale del Corno, posto in un passo sperduto fra i Monti del Silenzio, nei pressi di un piccolo fiumiciattolo che era in realtà un affluente del Rio dei Martiri, nelle vicinanze di alcune miniere di oro e ferro. Il modo più facile per arrivarci era attraversare quel piccolo fiumiciattolo che attraversava quel passo di montagna presidiato dalle guardie corazzate, armate di spada affilata, archibugi sulle spalle e scudo quadrato. Nessuno però osava avvicinarsi laggiù, le città principali o gli insediamenti coloniali più importanti si trovavano verso la costa, anche perché non tutti i Landtur si erano ancora arresi a Vlag. Il passo era abbastanza largo da far passar un pascolo di otto montoni alla volta, in effetti anticamente era un passo proprio usato dai pastori Landtur per portare il loro gregge ad abbeverarsi e a brucare quel poco di erba, scavando con il muso nella fredda e candida neve. Percorrendo il passo, un civile avrebbe raggiunto il Lant percorrendo cinquanta passi[1], e la prima cosa che avrebbe visto, a parte le guardie numerose, sarebbe stata un’enorme porta in ferro che, collegata a una catena, si abbassava e si alzava, assieme alle mura dagli enormi torrioni circolari in cui erano posizionate le bombarde[2].


Entrando dentro, egli avrebbe per prima cosa visto l’anticamera di quell’inferno: La città dei Padroni. Incredibilmente, c’era chi, o perché imparentato con un soldato o con un prefetto militare o un guardiano, si trasferiva in quella zona, infatti quelle belle dimore arredate con i vessilli di Vlag, il leone, l’aquila, la corona e la spada e l’alloro, erano destinate ai soldati e alle loro famiglie. Si potevano vedere donne vestite con gli abiti più belli e i gioielli più rari e i loro domestici lavorare per imbandire le loro tavole o raccogliere l’acqua dal fiumiciattolo. Ebbene, anche questo che apparentemente potesse sembrare un elemento di disturbo, in verità era parte del piano di Ivan. Egli voleva da un lato far sì che i barbari, vedendo quello sfarzo, pensassero che la loro nuova vita non sarebbe stata così dura e dunque li illudeva, dall'altro lato, desiderava che almeno una volta sola nella vita guardassero i loro nuovi padroni mentre si riversavano nel centro della “città” per sbeffeggiarli, umiliarli, svestirli della loro dignità di essere umani, prima di attraversare la Seconda Porta, completamente in legno e senza più alcun foro per poter osservare quel bel paradiso una volta oltrepassata. Le porte significavano la fine della Libertà e che il mondo che avevano sempre visto e ricordato si sarebbe chiuso per sempre, quello oltrepassato le porte, il vero Lant era il loro nuovo mondo.


Oltrepassata la Seconda porta si camminava su una grande e larga strada in pietra polverosa che separava due aree. A est vi era, sorvegliata dai guardiani corazzati, La Grande Fucina ove i nativi erano costretti a sopportare le infernali vampate di fuoco e l’aria asfissiante, l’odore irrespirabile dell’acciaio fuso e il continuo rumore dei martelli che si schiantavano continuamente sugli incudini per forgiare le nuove spade per i soldati, le loro armature, le alabarde, gli scudi e il puzzo nauseabondo del piombo fuso con cui si creavano i proiettili degli archibugi. Loro, abituati al freddo e alla neve, non riuscivano a reggere quelle temperature e l’alternarsi dell’inferno dentro e del gelo fuori non aiutava di certo a sopravvivere. A Ovest vi era l’area preferita dei padroni, Le case dello Svago. Quel nome era ironico, perché come già avete capito, lo svago era a loro interesse personale ed era tutto organizzato per seguire la fase più nascosta del piano di Ivan; venivano ogni tanto selezionate le più belle ragazze fra i nativi e strappate dalla comunità e portate in quel luogo, ove i padroni avevano piena libertà di giacere nel Contatto.[3] L’intento era di creare nuova vita per strapparla dalle braccia della madre e farne parte integrante dell’Impero.


Proseguendo più avanti su quella strada di pietra, si arrivava al punto centrale del Lant, ovvero La Grande Piazza, uno spazio aperto larghissimo che fungeva da punto di raccolta. Ogni mattina, dopo che le sentinelle annunciavano la fine del riposo, i nativi avevano dieci minuti per radunarsi nella Grande Piazza per l’appello, chi non lo faceva riceveva una dura punizione. Il primo vero contatto con il mondo dei Lant era proprio quella piazza, dal momento che lì la vita del prigioniero ne prendeva forma assieme alle sue nuove abitudini; ai nuovi arrivati, dopo essere stati spogliati, veniva consegnata l’uniforme in lana leggera con degli stivali di infima qualità e sul petto destro veniva trascritto il numero che, da quel momento in avanti avrebbe presto sostituito il nome. Sempre sulla Piazza veniva consegnato il rancio, venivano assegnati i ruoli, si faceva l’appello e si assisteva alle giornaliere esecuzioni da parte dei cani di Vlag.


Ai lati occidentali e orientali della Grande Piazza vi erano gli ingressi ai depositi di piccone e di conseguenza ci si avviava al lavoro verso le miniere di oro e ferro dove, molto spesso, i nativi erano soggetti a incidenti gravi per le frane improvvise, per la mancanza di stabilità delle impalcature e soprattutto per l’aria malsana che si respirava nelle viscere delle tenebre. Se qualche prigioniero finiva a lavorare nelle miniere prima o poi sarebbe morto, quel lavoro era come una garanzia per la Diva della Morte. Quel lavoro era la loro condanna e la loro tomba, in caso fosse successo qualcosa.

Infine, dalla Grande Piazze si passava alla Città Degli Ultimi, in contrapposizione all’anticamera dell’inferno. Vi si poteva accedere, attraversando una terza porta ma i guardiani vi potevano tranquillamente accedere attraverso dei passaggi secondari scavati nelle mura. Quella grande porta si apriva di mattina e si chiudeva dieci minuti dopo e si riapriva verso tarda sera per l’ora del coprifuoco. Ai nativi era permesso di rientraci, per esempio durante l’ora del rancio se non volevano mangiare assieme, ma avevano solo un permesso al giorno.

Al di là di quella porta, vi erano una settantina di strutture in legno, i blocchi, a due piani ove i Landtur erano costretti ad alloggiare. Era quella la loro nuova casa. All’interno di questi blocchi, i prigionieri dormivano su letti a castello, e alcuni di questi mancavano o di un cuscino o di una coperta e così erano costretti a dormire con un sacco di patate al posto di quest’ultima, ma era del tutto insufficiente, avete mai provato a dormire con la testa sul legno, come se dormiste sopra un tavolo? Nessuno di loro riusciva mai a prendere sonno, gli unici forse erano i bambini ma perché dormivano sul petto delle loro madri o dei loro padri. Non vi erano distinzioni, in quei blocchi vi erano famiglie intere. I blocchi erano abbastanza grandi e lunghi da poter ospitare trecento Landtur a testa, ma in quell’anno il numero era considerevolmente aumentato e spesso il sovraffollamento era inevitabile, dal momento che la popolazione di nativi a DrakarLant aveva raggiunto le 40.000 unità[4] e i sovraffollati dovevano per forza condividere un letto con un altro loro simile, se non volevano dormire per terra che era ancora peggio degli scomodi letti.


Non c’era distinzione. Donne, uomini, bambini, anziani, tutti subivano lo stesso trattamento. Tutti dovevano lavorare, i bambini fino ai sette anni potevano lavorare di meno ed essere assegnati ai lavori più semplici come lo svuotamento dei secchi destinati alla defecazione e all’urina, oppure alla cucitura, ma compiuto l’ottavo anno di età diventavano pari agli altri detenuti e condannati ai lavori più pesanti. Le esecuzioni erano all’ordine del giorno e non vi era per forza un motivo per uccidere un Landtur, lo scopo di quella detenzione era l’estinzione completa delle tribù Landtur. Spesso la morte per mano della spada o dell’archibugio poteva essere una grazia per i disperati, invece di affrontare le dure punizioni o torture inflitte loro dai cani. La vita all’interno dei Lant era dura per tutti, anche per i bambini…e Kathrina era una di loro.














[1] Nel mondo di Galacta, la lunghezza si misura in p, ovvero passi.

[2] Piccoli cannoni.

[3] Così viene chiamato l’atto sessuale nel mondo di Galacta, dal verbo in arumanno antico Kuotat che significa unirsi inteso di corpi o giacere.

[4] A seguito delle vittoriose campagne di Vlag fra i monti dei Landtur, dove ancora combattono e le distruzioni dei villaggi a Est, i detenuti aumentano



[1] Nel calendario di Galacta è l’ottavo mese, ma nel nostro equivale al quarto giorno di giugno ( il primo giorno corrisponde al venticinquesimo del mese di maggio)

[2] Ivan nella sua lingua era apostrofato con diversi epiteti come “Il Grande, L’Autoritario, Il Giudice”, ma quello più usato dai suoi servi alla corte era Blodran, ovvero Sanguinario, per via del suo presunto bipolarismo e del suo pugno di ferro.

[3] Nella lingua di Vlag, il significato è vario: Terra, spazio, luogo. In questo caso il termine è usato per identificare un insediamento ed è specificato con il termine CheruxLant per indicare un luogo di confinamento.


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×