scrivi

Una storia di ClaudiaNeri

L'Accabadora - tra mito e bellezza

La mia non-recensione a Michela Murgia

323 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 01 febbraio 2020 in Recensioni

Tags: #cultura #morte #popolare #sardegna #vita

0

Cento sessantatré pagine che hanno molte cose da dire, tante che non trovo facilmente un punto di inizio a questa riflessione. Sarà che ho finito il romanzo ieri sera, quindi non è ancora maturato del tutto nella mia mente, fatto sta che guardo il libro e mi sembra troppo piccolo fisicamente per contenere quello che vorrebbe.


Incominciamo quindi da quello che secondo me non contiene: ad un certo punto della storia, la Murgia ha abbandonato il percorso in cui accompagnava il lettore attraverso gli eventi e le persone e le cose, per lasciarlo solo di fronte a una semplificazione eccessiva.
Non scendendo troppo nel dettaglio, la sintesi qui non mi ha affascinato e avrei dedicato più pagine ad un percorso psicologico lasciato troppo sospeso.

La copertina di Einaudi
La copertina di Einaudi

Ma chi è l’accabadora?

L’Accabadora è personaggio femminile (mito, leggenda) della tradizione sarda che aiuta le persone in fin di vita a morire, chiamata dalle loro famiglie a lenire una sofferenza insopportabile, di solito che dura da mesi o addirittura anni. Materialmente lei aiuta coloro che di fatto sono già morti ma che fisicamente restano ancorati alla terra. Proprio come ci si aspetterebbe, l’accabadora arriva di notte, entra dalla porta (appositamente) aperta e, come se fosse un fantasma o un angelo della morte, si porta via la vita senza farsi sentire.

Già la definizione stessa del personaggio crea intorno a sé una certa atmosfera ed è proprio questa la cosa più bella del romanzo: il paesino, i personaggi, gli ambienti, tutto nella mente del lettore si costruisce come gli anni ’50, di colore grigio-beige-marrone, tinto talvolta dall’odore dell’uva fresca, ma mai allegro e ospitale come una giornata di sole. Il contesto del paesino sardo, con le sue superstizioni e la sua ignoranza post-bellica, non fa pesare a Bonaria (l’accabadora) il suo ruolo, visto più come una necessità che non come un peccato.

L’amore e l’affetto sono sicuramente temi centrali nel romanzo, seppur non nella maniera tradizionale. La protagonista del romanzo si chiama Maria, ultima di quattro figlie, e viene adottata dall’accabadora, Tzia Bonaria, come fill’e anima, figlia dell’anima. La madre della bambina e le altre sorelle non sono assenti nel romanzo ma ricoprono un ruolo marginale, un po’ come quello che avevano assegnato a Maria nelle loro vite: la figlia/sorella superflua.

Il rapporto stretto e direi anche bello che esiste tra Maria e Bonaria è un rapporto sincero, semplice.
Le cose vengono raccontate come stanno, le sofferenze si affrontano come percorsi naturali della vita e da ogni storia Maria trae un insegnamento. Tuttavia quando arriva a scoprire l’unico segreto che sua madre le ha tenuto nascosto, non ne sopporta il peso e si allontana.

… ma questo non fece che rafforzare in Maria l’idea che tutte le cose in apparenza troppo lineari non fossero che un’ammissione di debolezza: nessuno si sarebbe preso la briga di disegnare strade così dritte, se non avesse avuto molta paura.

L'autrice Michela Murgia
L'autrice Michela Murgia

I personaggi non sono superficiali, anzi ognuno di loro è ricco della propria storia e i cinque sensi hanno una forte funzione evocativa, che si trasmette anche a chi legge: l’odore dell’uva, i respiri affannati, le mani curiose, le grida dei pianti, il freddo invernale, il sudore estivo… tutte queste cose sono vive nel romanzo e nell'essenza dei protagonisti:

Se avesse potuto morire così, affogando nell'acqua dei sogni, sarebbe stato meglio per tutti. Invece aprì gli occhi di colpo, annaspando monco tra e lenzuola gli ci volle qualche minuto per ricordarsi chi e cosa era, che riemergere da sé stessi è tanto più difficile quando più si è profondi. Soltanto allora percepì il respiro della figura magra che violava l’aria della camera, ferma contro il muro davanti al suo letto.

Meraviglioso in questo romanzo è inoltre l’italiano in cui è scritto: Michela Murgia non ha paura di arricchire e colorare la lingua, usando molti aggettivi mai superflui che disegnano il contesto e che raccontano una trama in crescendo: la frase sale, sale fino a che arriviamo all’apice che è il climax nel quale restiamo avvolti, un attimo prima di renderci conto che c’è un punto e che il flusso sta incominciando da capo.

Il romanzo prosegue piacevolmente così, lasciandosi leggere e assaporare, mai banale. Il tema attualissimo dell’eutanasia è uno sfondo, per quanto intrecciato nella trama, che fa riflettere il lettore pagina per pagina ma non immediatamente, così abbiamo il tempo di percepire prima tutte le altre cose e poi la delicatezza della morte.

In conclusione, l’Accabadora è consigliatissimo, breve e intenso, e Michela Murgia potrebbe rientrare tra quei pochissimi ed eletti autori di cui ho letto più di un’opera.


Claudia Neri


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×