scrivi

Una storia di LuigiMaiello

Scrivere, è passato tanto tempo

torno a scrivere, perché mi fa stare bene

352 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 04 giugno 2019 in Spiritualità

Tags: #riflessioni #scrittura #scrivere

0

Stamattina mi sono svegliato con la strana sensazione di un impegno impellente, di una necessità che non potevo più rimandare.

Ci ho pensato un po’ su e non ci ho messo molto a capire che ultimamente nelle mie giornate manca un pezzo importante. È per questo che, anche se ho dormito poco e male, sono tornato a scrivere.

Scrivere è una mia grande passione, ma nell’ultimo periodo l’ho un po’ trascurata. E quando trascuri qualcuno, poi corri il rischio di perderlo.

In questi tempi veloci, accade anche a me come a molti, di avere poco tempo a disposizione. E spesso quel tempo lo impieghiamo in modi che fanno più piacere agli altri che a noi. Attenzione, questo non vuole essere un ragionamento egoistico, ma solo una riflessione ad alta voce.


Forse dovremmo essere solo più sinceri con noi stessi; parlare a noi come a qualcuno che rispettiamo, con onestà e a muso duro. Non per farci del male, ma solo per capire così quali sono quelle attività che secondo lo psicologo Mihaly Czikszentmihalyi ci fanno entrare in un uno stato di flow (flusso), donandoci piacere e soddisfazione duratura.


Quando entriamo in uno stato di flusso (detto anche di “esperienza ottimale”) siamo completamente assorbiti nell'azione e, senza prendere coscientemente una decisione, perdiamo la consapevolezza di tutte le altre cose: tempo, persone, distrazioni e persino esigenze fisiologiche. Ciò accade perché tutta la nostra attenzione è occupata da quella particolare azione e non ne resta per le altre attività.


A me capita di entrare in uno stato di flusso in diversi momenti.

Quando leggo, ad esempio, mi capita di vedere personaggi, ambienti e situazioni scorrere davanti ai miei occhi, donandomi l’ubiquità che solo una bella storia mi sa regalare. Vivo così in due luoghi contemporaneamente: quello reale in cui si compie l’atto di lettura e il mondo della storia, inventato dal narratore.


Un altro momento in cui entro in uno stato di flusso è quando corro, spesso al mattino presto. A proposito, se a volte vi incontro per strada e non vi saluto, non è perché sto ancora dormendo, ma solo perché sono distratto. È sempre e solo colpa del flusso.

L’attività che però mi fa stare meglio di tutte è scrivere.

Si scrive sempre per essere letto da qualcuno o per colmare una lacuna, ma io, nel momento preciso in cui scrivo, non penso ad altro che al foglio bianco. Così vengo profondamente coinvolto in quel compito e tutto il resto intorno non esiste più. Gli occhi e le mani pensano solo al prossimo rigo da completare.

E se c'è una cosa che io so, è che la scrittura nasce dalla tensione, la tensione tra ciò che sta dentro e ciò che sta fuori.

E non c’è differenza tra scrivere un flusso di coscienza, un saggio o un racconto breve.
Alla fine è sempre e solo un lavoro di scrittura, in cui imparo anche a gestire me stesso, attraverso le parole che danno esattezza e precisione al mio pensiero.

Si scrive per ricordare il passato o per proiettarsi nel futuro; per lasciarsi andare o ispirare qualcun altro.

Si scrive per dare forma al tutto, perché il cervello perdona le astrazioni sfocate, la prosa no.


Flusso, derive, parole.

Tutto si mescola con immaginazione, allucinazione e libertà in un calderone ribollente di sogni.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×