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Una storia di GeorgeDebilatis

FANGO SOPRA L'AVORIO

nemesi di un piacere celato

81 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 04 novembre 2019 in Avventura

Tags: #colori #e #tenui #vivaci

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Odiava Bertelli perché era un finocchio felice, bello, sano
e orgoglioso. E ne parlava con tutti della sua condizione.
Che schifo, pensava Pirosi. Ancora più duro sopportarlo
nell'ufficio proprio perché era abile, capace e competente,
e lì, a edilizia privata del Comune, era indispensabile sapere
parlare con tutti gli utenti e possedere le conoscenze, essere
in sommo grado specializzati e diplomatici.
Tutte qualità che sfoggiava egregiamente Bertelli.


Lui, Pirosi, era un uomo come tanti ma il suo lavoro lo sapeva
fare e per anni era stato la colonna degli uffici prima, almeno,
che arrivasse quel frocio giulivo.

Mentre Pirosi non abbandonava mai la sua giacca e cravatta
a Bertelli era concesso sfoggiare completi sportivi e casual,
mostrare la sua vasta abbronzatura, e sorridere ovunque con
denti perfetti.
In poco tempo era divenuto il beniamino delle colleghe e dei
superiori, scalzando Pirosi da ogni privilegio faticosamente acquisito.
E poco importava che Danilo potesse vantare una moglie e due bei
figlioli: tutto svaniva sotto la pressione discreta ma feroce di
Cristiano Bertelli e della sua vitalità incoercibile.


A peggiorare le cose, un giorno, era arrivato un ragazzo ventunenne,
per sostituire la Elisa, in maternità. Pirosi aveva dovuto spiegargli
tutto, dall'ABC, del lavoro (affiancarlo insomma), e anche questo si
era rivelato pressoché inutile; perché Walter Maiolo era uno zuccone
di prima categoria, e davvero non si capiva come avesse potuto
vincere un concorso, o comunque piazzarsi alto in graduatoria.
L'unica cosa che poteva vantare era una bellezza sfolgorante e un
corpo perfetto. Questo lo riconosceva amaramente pure Danilo,
e fu ben presto inevitabile che Bertelli si calamitasse sul ragazzo,
con la stessa velocità di un uccello predatore.
Ben presto il frocio aveva preso a fare tutto il lavoro di Maiolo
e a lasciare il giovane in lunghe ore di inattività, oppure imboscato
nell'Archivio. Tutto ciò dava terribilmente sui nervi a Pirosi che
percepiva la rapacità sessuale del suo Collega e si incolleriva
di brutto.


Una sera erano nel parcheggio sotterraneo dell'Edificio, lui e Walter,
e Pirosi s'era proposto per primo di dargli un passaggio fino alla
stazione. Maiolo aveva accettato. Era tarda estate e il ragazzo
portava un paio di calzoncini gialli aderenti che risaltavano il profilo
compatto della virilità fresca e giovanile.
A Danilo, sudatissimo nella sua camicia bianca e strangolato
dalla cravatta, questo aveva dato subito alla testa.
Dopo essere partiti aveva urlato "Prendiamo una scorciatoia!"
ed erano saliti in collina.
Nei pressi di un capitello aveva fermato l'automobile, e aveva
estratto dal cruscotto una chiave inglese :
"Adesso ti spogli o ti sfascio il cranio." Aveva mugugnato.
Poi aveva preso a palpare il ragazzo dappertutto. Questi aveva
reagito alle bave e alle foie dell'impiegato modello, sferrandogli
un cazzotto all'inguine che lo aveva lasciato boccheggiante e senza
fiato.


Poi Walter Maiolo aveva aperto la portiera e si era dato alla fuga
veloce. Si era fermato solo due chilometri più in basso, in pieno
centro città.
Il giorno dopo non s'era presentato in ufficio e s'era dato
malato. Così era proseguita per diversi giorni, con Bertelli che
guardava storto il collega. Sicuramente s'era sentito con il
ragazzo e questi gli aveva spifferato tutto. E così erano proseguiti
i giorni di tortura per Pirosi, tortura e paure che tutto venisse a galla,
paura di essere denunciato per tentata violenza sessuale, paura che
la sua vita familiare fosse distrutta.
Neppure il fatto che Maiolo avesse terminato il suo servizio senza più
tornare sul lavoro, nemmeno a salutare, lo aveva tranquillizzato.
Era dimagrito, impallidito più del solito, s'era imbronciato
terribilmente, e persino il suo impeccabile rendimento professionale
era crollato a picco. Ora Cristiano non lo guardava più di sottecchi
e pareva essere tornato il solito piacione di prima, anzi raddoppiato.
Pareva si nutrisse del deperimento del collega, e il suo astro
brillava più che mai nel cielo degli organigrammi.


Danilo aveva ripreso ad andare in chiesa e dopo sei mesi era stato
congedato per aggravanti psichiatriche.
Ora è seguito dagli assistenti sociali e predica il vangelo.
Sua moglie lo ha abbandonato con le figlie e si è messa con
Davide Morsetti, un poco di buono che traffica in anabolizzanti per
le palestre e i centri sportivi.
Ogni tanto Danilo Pirosi sale ancora in collina, vicino a quel capitello,
e si fa il segno della croce, spargendo acqua santa.


Fine

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