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Una storia di AlessandroCiviero

"Insciallah" di Oriana Fallaci

recensione

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8 minuti

Pubblicato il 13 marzo 2020 in Recensioni

Tags: #Fallaci #giornalismo #Insciallah #Oriana #recensione

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Oriana Fallaci è famosa per essere stata una grande reporter, una grande giornalista, una grande polemista e una grande testimone dei nostri tempi. Oriana Fallaci è stata inoltre un grande scrittore. Uno “scrittore”, come lei si è sempre voluta definire, non una “scrittrice”, e se ci fossero dubbi al riguardo si vada a vedere cos’è inciso sulla sua lapide al cimitero evangelico degli allori di Firenze. Un grande scrittore, dunque, e prova inconfutabile ne è il suo romanzo “Insciallah”.

Il romanzo è un ponderoso tomo di oltre 850 pagine che può benissimo assumere il ruolo di compendio dell’opera omnia di Fallaci. È un romanzo, perché indubbiamente racconta una storia inventata, sullo sfondo dell’Operazione Libano (Italcon 2) in cui è stato impegnato l’esercito italiano dal settembre del 1982 al febbraio 1984. Lo definirei però un “romanzo realtà”, che l’autrice ha scritto subito dopo la sua esperienza sul campo come reporter, e che ha vissuto una lunga gestazione fatta di tre riscritture, sfociata nella pubblicazione nel 1990. Ormai trent’anni fa.

La copertina del romanzo, curata dall'autrice stessa
La copertina del romanzo, curata dall'autrice stessa

Per quale ragione ho sottolineato questo dato temporale? Per puntualizzare il fatto che “Insciallah”, tra le altre cose, è un romanzo profetico. Quindi è fiction, diremmo con un’espressione contemporanea, ma che contiene un affresco politico e morale del tutto calato nella realtà. Una realtà contemporanea che però si rispecchia, se non del tutto in gran parte, nella realtà attuale, addirittura nella cronaca attuale. Per questo lo definisco non banalmente un romanzo profetico. Ma come sappiamo, nessuno è profeta in Patria. Forse è anche per questo che Fallaci, dopo la pubblicazione di “Insciallah”, ha preferito prendere le distanze dall’Italia che le aveva ingiustamente tributato il solito snobismo pseudo culturale e radical chic, mentre all’estero, probabilmente perché avevano letto a fondo ed apprezzato la sua opera, la giornalista italiana è stata sempre e subito ammirata, lodata, studiata.

“Insciallah” è la storia di come un attentato dinamitardo e kamikaze, che colpisce prima la base americana e poi quella francese a Beirut, influisca sul proseguimento della missione italiana in Libano, e sull’intreccio di storie, piccole e grandi, che s’involvono in una spirale di tormento, angoscia, paura, ma anche di eroismo, speranza e coraggio, attraverso le vicende degli innumerevoli personaggi raccontati, nell’attesa di essere a loro volta colpiti dal “terrorismo islamico”. Si tratta quindi di un romanzo corale, nel quale per la prima volta si fa riferimento ad un fenomeno che negli anni a venire si svilupperà in modo così tristemente noto. Il racconto non ha un vero e proprio protagonista, ma una serie di personaggi principali, i quali interagiscono tra loro e soprattutto con le vicende che, a volte, sembrano sopraffarli e che a volte essi riescono a dominare.

Bersaglieri italiani nelle strade di Beirut (1982 circa)
Bersaglieri italiani nelle strade di Beirut (1982 circa)

La trama a tratti è grottesca e complicata, per cui non è il caso di tirarne qui le fila. Ci sono però molti spunti, tra le pagine, che non si limitano a raccontare una bella storia, una storia intricata, o una storia fatta per entusiasmare, intrattenere o incuriosire. Ci sono spunti etici, morali, politici, polemici e anche letterari, come l’uso del plurilinguismo, della ridondanza di concetti e parole, di frasi cardine e richiami storici, artistici, eruditi. Veramente una miniera dove si scovano preziosi filoni di vario genere e natura.

“Insciallah” è un romanzo potente e ambizioso che si pone obiettivi potenti ed ambiziosi, senza ipocrisia, e per farlo non esita a usare toni duri e aspri, anzi, a volte crudi e cinici, come la descrizione secca, ruvida e sconcertante di attentati, morti, battaglie; la sofferenza, soprattutto di donne e di bambini e l’imperturbabilità degli uomini e del tempo. In questo romanzo c’è molto, se non tutto, della natura umana e quindi ci sono le contraddizioni proprie dell’uomo: l’amore e l’odio, la guerra e la pace, l’opulenza e la miseria, il militarismo e il pacifismo, e soprattutto l’Ordine e il Caos. Questi due concetti sono scritti con l’iniziale maiuscola perché, alla fine, sembra che tutto si riduca al rapporto tra l’Ordine, a cui tutto e tutti ambiscono e che contiene le cose positive e vitali, e il Caos, che è il concetto e l’agente che realmente domina sulle cose e sugli uomini e che produce perlopiù conseguenze negative e la morte. Ed è questa la dicotomia su di cui rimbalza Angelo, il personaggio razionale e fondamentalmente puro di spirito, che cerca di trovare un senso alla situazione in cui lui e i suoi commilitoni e compagni di vita sono calati. La formula della Vita è l’assillo che ci accompagna per tutto il romanzo, cioè trovare un’asserzione matematica che contrasti il teorema dell’entropia di Boltzmann, la cosiddetta formula del Caos (o della Morte): S = k ln W (ovvero, come riportano testi contemporanei, S = kB log W, o anche S = k ln Γ).

Per far quadrare tutto questo presunto razionalismo scientifico, Oriana Fallaci ci accompagna in una selva di vicissitudini e situazioni che descrivono molto bene ed in modo partecipe, tutt’altro che staccato ma al contempo giornalisticamente rigoroso, quello che accade al contingente italiano a Beirut in quel preciso momento storico e a tutti i personaggi, che alla fine del libro possiamo figurarci come esseri umani a tutto tondo, coinvolgenti nonostante la nostra distanza spazio temporale. Perché, inevitabilmente, chi soffre in qualsiasi parte del mondo e in qualsiasi periodo storico, soffre sempre allo stesso modo.

Il romanzo si divide tra una parte molto descrittiva in cui spicca la profonda conoscenza della Fallaci dei luoghi, delle abitudini, delle situazioni, e degli ambienti esotici e una parte molto concreta, dove l’azione è raccontata con lucidità quasi cinematografica. In queste due fasi possono essere compresi sia i personaggi, sia i luoghi, sia i fatti. La descrizione dei vizi e delle virtù che accompagnano l’italiano medio in qualsiasi parte del mondo; la precisione topografica, architettonica e logistica, civile e militare. Infine, come detto, la cronaca scarna della vita quotidiana, ma anche della guerra e di tutte le sue implicazioni.

Oriana Fallaci con militari italiani, tra i quali il futuro astronauta Paolo Nespoli, alla sua sinistra in Libano nel 1983
Oriana Fallaci con militari italiani, tra i quali il futuro astronauta Paolo Nespoli, alla sua sinistra in Libano nel 1983

“Insciallah” può essere analizzato per la sua straordinaria ricchezza linguistica. Anche se la scrittura rimane negli argini del racconto giornalistico, ha una capacità di inventiva e creatività che va dalla prosa alla poesia, dalla tragedia alla farsa, passando per il grottesco e l’orrifico.

Una carica importante è affidata ai personaggi, che sono tutti contraddittori, senza la netta distinzione tra “buoni” e “cattivi”, senza “vincitori” e “vinti”, perché tutti ed ognuno hanno in germe la capacità di evolvere e trasformarsi, di passare dal bene al male, dal coraggio alla codardia, dalla fermezza alla disillusione e viceversa, percorrendo strade predefinite oppure tortuosi sentieri intimi.

Un altro piano di lettura è quello per argomenti trattati. Innanzitutto la guerra, causa ma anche effetto di tutti i mali dell’uomo. La guerra come banco di prova, come momento di maturazione personale, come metafora del travaglio vitale. Poi le dualità umane, come sopra descritte; le convinzioni religiose, il fanatismo, il relativismo; l’individualismo e la pietà, che in tutto il racconto viene alquanto bistrattata. L’amore effimero del militare lontano da casa per le donne libanesi che si concedono; l’amore figliare dei bambini che vedono nei soldati italiani una figura paterna da amare, ma anche da contrastare, ovvero dell’ufficiale dal volto umano per i suoi sottoposti soldati di leva. L’odio dei guerriglieri (oggi terroristi), verso tutto e verso tutti, e la loro sottomissione a deviate figure politico religiose interamente scandalose.

Insomma, un romanzo che assomiglia ad un vulcano in ebollizione, pronto ad esplodere come le bombe dei kamikaze pagina dopo pagina. E su tutto questo s’intuisce, amaramente, che l’unico spazio dove esiste tutto il male del mondo è il cuore dell’uomo.

Le vittime di tutto questo male sono ovviamente i più deboli e gli indifesi, e sopra ogni altro i bambini. I bambini civili da una parte, che soffrono assieme alle loro famiglie, ed i bambini guerriglieri, privati della loro dignità di essere bambini.

C’è una vittima inanimata, inoltre, ed è la città di Beirut, sfregiata non solo dai mitra e dalle bombe, ma anche dalla cupidigia e dall’egoismo degli uomini, di qualunque fazione e parte. Ma non si può parlare di Beirut come di qualcosa privo d’anima, perché la forza descrittiva di Fallaci ci restituisce idee precise della sofferenza morale e fisica di tutta la città e di conseguenza della sua comunità. Pregio da giornalista che vive tutto questo sulla propria pelle.

Quindi, in conclusione, “Insciallah” è un romanzo epico, sulla guerra, sul medio oriente, sulla politica, sulla vita e sulla morte, e quindi sull’uomo. Un romanzo sull’uomo non può essere altro che una summa di domande che l’uomo stesso si pone: chi siamo? da dove veniamo? dove andiamo? Forse troppo ambizioso o pretenzioso? Forse senza risposta? Ma la risposta è già compresa nella prima parola che leggiamo in questo romanzo: “Insciallah”, forma italianizzata di “in šā Allāh” (in arabo إن شاء الل): “se Dio vuole”, ovvero “come Dio vuole.”

Il presidente S. Pertini passa in rassegna le truppe a Beirut
Il presidente S. Pertini passa in rassegna le truppe a Beirut

N.B.: le note storiche e bibliografiche sono desunte principalmente da Wikipedia, le immagini da Bing: la copertina del libro è proprietà Rizzoli, la terza foro proviene da Salvatore Giannella Channel. Per le altre immagini sono a disposizione per indicare eventuali diritti ed eventualmente rimuoverle.

Suggerisco, per approfondimenti, il canale youtube ACCASFILM, in particolare il reportage che Enzo Biagi realizzò nel 1983 (fatti salvi tutti i diritti): https://www.youtube.com/watch?v=LPiC79Km7dg&t=21s


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