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Una storia di CinziaMarchese

Sali da bagno,please!

Se vivere un giorno da leoni significa morire…

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11 minuti

Pubblicato il 07 febbraio 2019 in Altro

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Mandy ,ci ha sbalordite tutte, sin dal primo momento entrata a far parte del nostro gruppo. E' apparsa nell'aula per l'ora di diritto internazionale ,mentre ci prepariamo spiritualmente all'ennesimo ritardo del docente, trattenutosi con gli esimi colleghi per il caffè e la sigaretta mattutina. Capelli lunghi, dalle striature bluastre e colorito bianco latte ,ha l'aria di chi sa già tutto della vita adagiata lì ,nella mischia comune ,solo per placare il desiderio familiare di uno straccio di laurea. Le dita nervosamente rigirano i cerchi d'argento sparsi ovunque, dal pollice al mignolo e quando mi si siede accanto, dalla maglietta a maniche tre quarti, vedo spuntare sul polso un tattoo inciso DRUG.

" Hi, mi chiamo Mandy ", mi sorride con un sopracciglio un po’ corrucciato da sembrarmi più una smorfia che altro...

"Ciao, sono Stefania, per gli altri Stefy" cerco di socializzare.

" Non sei di qui vero? Non ti ho mai vista in giro".

"Sono da pochi giorni a Milano , sai, mio padre lavora all'ambasciata inglese e ci siamo trasferiti in tutta fretta, tanto per cambiare...ormai mi ci sono talmente abituata a questa vita itinerante, che non mi attacco emotivamente a nulla: amici, scuola, casa. Non appena riesco a trovare un mio equilibrio interiore, una mia posizione sociale, ecco che si disfa l'appartamento, si ributta tutto in valigia, si catalogano gli scatoloni con gli effetti personali. Una vera rottura di palle!".

Si ferma di botto: ha gli occhi rossi e lucidi, che le sbalzano fuori da orbite incavate nell'emaciato incarnato tipico delle Pussy drug cash londinesi e, noncurante della lezione che comincia, tira via ,dalla sacca verde militare, un iphone 5, cominciando a chattare.


Mara, la più scanzonata amica che avessi mai avuto e la capobanda del nostro gruppo, è seduta

davanti: mi fa un cenno con gli occhi, dicendomi silenziosamente " Ma chi si crede questa qui".

Io di rimando, sotto sotto roteo il dito indice, rimandando delucidazioni a poi...

La lezione inizia ,tra il brusio generale e l'insofferenza, dovuta al surriscaldamento dell’ambiente: la primavera incalza, fuori c'è il sole e siamo tanti in aula. Il livello di attenzione è scadente, Mandy ci si trova suo agio ,mentre controlla le unghie rosicchiate e l'iphone, continuando tra brevi intervalli a sbadigliare.

L'ora finisce, tra gli schiamazzi vari e Mandy ,con fare stralunato, ci fa un cenno di saluto con la mano, infilando di corsa l'uscita. Urtando con il ginocchio contro uno spigolo, la sacca le si apre maldestramente, facendo cadere una bustina in plastica con della polvere bianca: si abbassa velocemente a raccoglierla, guardandosi alle spalle, sbottando "Fuck!".

Io e Mara ci guardiamo complici, la tipa è davvero strana, non c'è dubbio.

Si faceva...tutto coincide: il tattoo con la scritta drug, i suoi occhi arrossati e lucidi, la bustina bianca.

" Hai visto Stefy, io non mi sbaglio mai...te la ricordi la ragazza di Marco, quella di Riccione? Glielo dissi fin dalla prima volta, stai in guardia, secondo me frequenta un brutto giro. Poi ?

La trovarono morta dopo un rave in provincia, sbattuta sul ciglio di una strada."

" Sì, come se lo ricordo..." Marco è uno dei nostri, leale, sensibile, un ragazzo dai sani principi, come tanti. La storia l'ha distrutto psicologicamente, le voleva bene: noi gli stiamo vicino, come sempre. Bazzichiamo spesso i locali frequentati dai " cultori della morte" ma non...


ci fottiamo la vita con quelle porcherie: le colossali bevute non mancano ma sappiamo dove arrivare, per divertirci non abbiamo bisogno di granché, ci basta stare insieme, la solita cricca mezza sgangherata. Marco , Alessandro, Francesca, Gianluca, Maria Vittoria ci raggiungono ai cancelli dell'università e ci avviamo al McDonald lì vicino per la pausa pranzo: l'argomento del giorno è di sicuro Mandy e la sua segreta bustina.

Trascorsi due giorni ce la ritroviamo lì ,in aula, sempre più tremolante nelle mani che a stento trattengono saldo l'iphone e quei suoi occhi spenti, dal contorno violaceo come il trucco usato a Carnevale.

"Hi, girl" un saluto noncurante , il tempo di buttarsi seduta alle nostre spalle che piazzatasi con un gomito puntato sotto il mento sembra non respirare più per tutta l'ora.

Guardo Mara ,cercando di condividere ,un mio strano presentimento ma, la mia amica è troppo intenta a prendere appunti : il silenzio viene rotto solo, dalla voce metallica del docente di diritto, come una sfilettata nel mio petto accelerato...

"Cazzo....ma che fa questa qui dorme? Fammi vedere un po' ".

Mi giro di scatto e la vedo: riversa sul banco, i capelli sparsi a coprirle tutto il viso, le mani rilasciate, dove si scorge un livido sul dorso, trasparente e bianco.

"Mandy, ci sei? Su, svegliati!"E' quello che temevo, mi si riversa su di un lato e intorno vedo il vuoto. "Presto è svenuta, chiamate un ambulanza". Nell'aula c'è un subbuglio, chi mormora , chi cerca di prestarsi in aiuto, chi rimane nella sua totale indifferenza, qualcuno bisbiglia intuendo "Peggio per lei". Prendo dal mio zaino un campioncino di profumo e glielo passo sotto al naso...



Sembra trasalire dal suo improvviso torpore ma ecco che già sopraggiunge la guardia medica ed il lettino per portarla via. L'iphone s'infila furtivamente sotto il sedile ed io, nel mezzo del trambusto generale, non posso fare a meno di raccoglierlo ,infilandolo nella tasca dei miei jeans.

"L'ho preso per non farglielo rubare, sai com'è..." Giustifico il raptus come senso d'altruismo agli occhi di Mara, che mi ha sgamato guardandomi dubbiosa, ma la curiosità mi ha spinto oltre, perché non è da me impicciarmi degli altri. Questa ragazza mi attirava e allo stesso tempo mi nauseava, per la sua rassegnata passività, per la sua scelta errata, per la profonda solitudine nascosta nell'intimo inascoltato. Usciamo nel piazzale dell'università, dove un verde metropolitano ,sopravvissuto all'incalzare di geometrie futuristiche, ci accoglie facendo riparo all'inizio di anomale temperature stagionali : "Dai Mara, che dici, ci diamo un occhiata?" Lei mi sorride sorniona, replicando “Se ci riesci...guarda che questo è un iphone, non è semplice curiosarci dentro, certo ha dei blocchi per la privacy." Le faccio l'occhietto e smanetto sul tastierino poiché la mia curiosità e la mia testardaggine è più folle di un panzer contro il muro di Berlino…





Non passa molto che riesco, esclamo "Bingo!" Qui c'è un certo Steven che la contatta spesso...


"Vieni stasera c'è della roba buona", "ci vediamo al solito posto"," mi raccomando porta i cash".

Dicevo io questa si buca e pare pure di brutto. Ridursi così, una larva insomma, con tutto quello che potrebbe godersi come figlia di papà...Ragiono ad alta voce, rendendomi conto di vomitare fuori, tutto l'acredine della mia vita ,fatta di azioni svolte sul filo del rasoio: mia madre che mi ripete spesso " Non sgarrare con gli esami, che già è un miracolo se tuo padre riesce a pagare le tasse"; e ancora "Ma devi proprio uscire ogni sabato? Ti ho già dato qualcosa in tasca, ora datti una calmata". Ecco, non voglio lamentarmi, visto la situazioni di tanti oggigiorno ma, a ventun anni sentire già incombere su di se, tutto il peso del mondo girare male, non è così semplice...Mara interrompe il penoso soliloquio suggerendomi "Perché non andiamo dal padre di Mandy e cerchiamo di tirarla fuori dal giro? In fondo è una brava ragazza, come noi, soffre tanto di solitudine, l'ho capito subito, e poi odia le imposizioni familiari. Questo la rende più vulnerabile...". La guardo ironica : " Appunto! Odia il padre e tu vuoi che andiamo a spifferargli tutto? No, dobbiamo trovare un altra strada, meno dolorosa ma efficace comunque".

Dovevamo pensarci bene, ci stavamo mettendo in affari che non erano i nostri e potevano diventare altre sì rischiosi visto il giro di cui si parlava.

​Poi ecco mi viene un flash, la classica lampadina di Archimede. " Ci sarebbe una buona idea, possiamo contattare il cugino di Marco, che lavora nella squadra antidroga, per organizzare un appostamento a Steven, e prenderlo in flagrante con la roba alla consegna. Do appuntamento al tizio, per domani sera con un SMS, spacciandomi per Mandy, in modo da dare tempo ai poliziotti per organizzarsi e, a Mandy per riprendersi e presentarsi sul posto". Mara mi fa l'occhiolino e, battendo il cinque con la mano replica " Vada per l’SMS a Steven, ottima idea!" .Quindi eccomi all'opera: chiamo Marco per avvisare il cugino , dopodiché mando un SMS allo spacciatore. « Ok, allora ci vediamo domani sera 08,30 ,solito posto». Fulminea arriva la risposta « Ho roba nuova, sali da bagno dritto dagli States, vedrai ti piaceranno». Leggo stupita, ma non più di tanto: il tipo gioca sporco, sapevo di questa sostanza, devastante,scatenante il cannibalismo. Pensavo alle parole di Mandy e alla sua insofferenza .... non meritava questa fine.

Il giorno dopo, la ritroviamo all'ingresso dell'aula, sempre più stralunata che ci chiede dell'iphone. «L'ho preso io ecco, mi devi scusare. Eri svenuta, e c'era un certo Steven che cercava di te, con insistenza: comunque, ho preso il messaggio , stasera solito posto ore 08,30» Mandy sgrana gli occhi tremante, mi sfila il cellulare dalle mani. Continuo «Non volendo ho cancellato tutti i messaggi, mi devi perdonare». Gira le spalle e dice "Babies, no problem E' ora che vada, devo riposare...". Mentre si allontana vacillante, io e Mara ci guardiamo complici ,pensando a tutto il piano architettato come ad una buona idea...

​E' buio pesto, in questa stradina secondaria, fuori dall'urbe e così silenziosa da sembrare anche fuori dal mondo. I poliziotti sono acquattati dietro una casupola diroccata, rimessa di arnesi per il lavoro in campagna, con i loro cani antidroga, docilmente accovacciati, in attesa di intervenire ad un cenno. Non sanno che io e Mara, poco più in là, tra l'erba incolta e la fanghiglia di un acquitrino maleodorante, stiamo spiando tutta la zona: mi tremano le gambe, non so se è l'aria pungente di un freddo Marzo o la paura d'essere scoperte, Mara si stringe al mio braccio "Te l'avevo detto, era meglio restarne fuori". No, non potevo. Qualcosa mi diceva che dovevamo esserci noi, lì, e non solo i poliziotti: come avrebbe reagito Mandy ad essere scoperta? La sua reazione poteva essere inaspettata,ci volevano dei volti familiari a farle da scudo.

Ecco si avvicina lentamente una Smart bianca,è Mandy: spegne il motore, appoggiandosi al cofano caldo, si accende una sigaretta, stretta nel piumino nero. Guardo Mara, le faccio segno con un dito, di stare in silenzio: passa un minuto e a fari bassi sopraggiunge un Audi, le si accosta veloce. Siamo lontane da loro da non sentire bene l'alterco: vedo sicuro Steven che, le mostra qualcosa poi girandosi ,le porge una siringa. Lei sfila una manica al giubbotto ,seduta sul sedile dell'auto:un laccio, di sicuro , le stringe la carne bianca in attesa che la “nuova merda "faccia effetto. Poi tutto accade in un lampo: Mandy si dimena ,colpendo a pugni sul petto, lo scaltro spacciatore che le urla "Volevi il meglio, eccolo: ora sei più forte di un leone!". Dal buio opposto sbucano abbaiando i cani e i poliziotti,intimando l'arresa a Steven bloccandolo, nel bel mezzo del misfatto.

Tra il trambusto generale vedo Mandy accasciarsi come un bambolotto rotto tra le ruote delle macchine e i detriti, di questa squallida viuzza di campagna. D'istinto trascino Mara gridandole "Dai andiamo ,presto: ha bisogno di noi...!" Ci avviciniamo a Mandy, ma in quel momento non so più sia davvero lei: si agita, come un animale in gabbia ,graffiandosi a sangue il viso, scossa da brividi esasperati. Cerco di carezzarle i capelli, per tranquillizzarla e farle capire che ci siamo noi ma, ho un po’ paura e, mentre sto per ritrarre la mano, lei l'afferra in un balzo ,tentando di addentarla con una forza sovraumana. Un poliziotto, pronto ci soccorre bloccandola alle spalle: "E' l'effetto di questa roba, niente paura, tra un po’ di minuti dovrebbe calmarsi". La guardo, annuisco, mi si stringe il cuore: e mentre Mara spiega agli uomini della squadra il motivo della nostra presenza, sussurro bisbigliando a Mandy "Perché tutto questo, perché ?"

Lei accenna a calmarsi , e nell'abisso della semi coscienza, sembra quasi abbia udito le mie parole. Ci si aggrappa come un naufrago a una zattera nell'oceano, mi tira leggermente l'orlo della maglia rispondendo flebilmente: "Volevo solo essere protagonista della mia vita, almeno per un giorno, Stefy...nessuno ascolta mai la vera Mandy. Tu puoi capirmi vero?”. Una lacrima le rotola giù dal viso insanguinato, e mi vergogno...

Mi pento ,di averla tante volte invidiata per il suo iphone nuovo, per la sua Smart ,fresca di concessionario, per la sua aria disinibita, per tutti i privilegi usufruiti come figlia di un diplomatico estero: io e la mia sciocca depressione, io e il fardello di tutti i mali del mondo.

Avevo pochi, ma buoni amici, e una famiglia "rompiballe", ma attenta ai miei bisogni: cosa potevo desiderare di più? Vivere un giorno da leoni, così come Mandy o cento da coglioni con le mie piccole/grandi noie quotidiane?

Le sorrido dolcemente, cercando di tranquillizzarla: “Ora hai delle vere amiche qui con te non ci pensare...insieme ce la possiamo fare. Domani vedrai, sarà tutto diverso...solo se tu lo vuoi!".

La vera morte esiste solo nel cuore..​.


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