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Una storia di utente_cancellato

Questa storia è presente nel magazine 99 shades of...

Third shade

99 shades of... (Pt.1) - Romanzo a puntate

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13 minuti

Pubblicato il 11 novembre 2020 in Storie d’amore

Tags: #Age-gap #amicizia #Amore #Londra #Romanzoapuntate

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Quel giovedì di fine settembre stava regalando agli abitanti di Hersham una delle rare belle giornate di inizio autunno. Approfittando del sole e del calore inaspettati, gli studenti della St. Margaret si erano riversati in massa nei giardini della scuola durante la pausa pranzo, sdraiati sui prati o seduti sui muretti e sulle panchine in pietra.


Richard Prescott trovò così la St. Margaret al suo arrivo, venti minuti dopo mezzogiorno. Varcò il cancello – che il custode, avvisato del suo arrivo, aveva aperto appositamente per lui – e avanzò lungo il viale con passo altero, quasi fosse stato il proprietario dell'edificio, senza degnare di uno sguardo gli studenti schiamazzanti tutto intorno. Entrò nel vasto atrio della scuola, la punta del bastone da passeggio che ticchettava ogni volta che si posava sul pavimento di marmo, e si diresse con decisione verso la biblioteca.


Per tre giorni Richard aveva cercato di non pensare a quanto impertinente e sgarbata fosse Agathe Williams; l’aveva vista passare sotto casa propria al mattino mentre andava a scuola e l’aveva spiata quando chiacchierava con Lara. Per tre giorni Richard si era chiesto per quale motivo quella ragazza fosse così scontrosa, e per tre giorni si era ripetuto che non aveva senso sprecare il proprio tempo pensando a lei. Alla fine, tuttavia, la curiosità aveva avuto la meglio sul suo buonsenso e l’uomo aveva deciso che alla St. Margaret avrebbe avuto modo di scoprire qualcosa di più sulla figlia di Evan Williams.


Arrivato alla biblioteca, Richard aprì con delicatezza il battente: sebbene fosse certo che non ci fosse nessuno lì dentro, la natura stessa di quel luogo lo spinse a muoversi e agire con ancora più grazia del solito, facendolo arrivare addirittura a stringere il bastone da passeggio in modo da non fargli toccare il pavimento.


Quando entrò, gli bastò una rapida occhiata per scoprire che la persona che cercava era proprio lì, seduta a una pesante scrivania antica. Si avvicinò con passo deciso a quel punto, un sorriso affabile sul viso.


«Miss King» salutò, facendo alla donna un elegante baciamano.


Elizabeth King – cinquantadue anni, single, da tempo irrimediabilmente innamorata di Richard Prescott – quasi svenne per l’emozione.


«Mr. Prescott, che gioia vederla!» rispose con voce tremante.


Richard le sorrise di nuovo con garbo e intavolò una conversazione qualunque: sapeva dell’infatuazione che Elizabeth King nutriva nei suoi confronti, e aveva deciso che sarebbe stato saggio blandirla un po’ prima di chiederle informazioni su Agathe.


Pochi minuti più tardi, proprio l’oggetto dei suoi pensieri sbucò dal nulla e avanzò a passo di marcia nella loro direzione: aveva la cravatta allentata sotto il maglioncino della divisa, un lembo della gonna a pieghe rivoltato all’insù, tanto da permettere a Richard di intravedere una porzione di pelle candida al di sopra dei calzettoni, e l’aria scocciata.


Agathe si fermò accanto alla scrivania, le braccia incrociate sul petto. Nessuno dei due la degnò del minimo sguardo; la ragazza sbuffò appena col naso e picchiettò la punta del piede a terra in un gesto impaziente.


«Miss King, ho bisogno di lei» disse dopo un paio di minuti, stanca di essere ignorata.


La donna le rivolse uno sguardo colmo di sufficienza e irritazione.


«Non ho tempo da perdere con te» scattò.


«Mi servono dei libri e ho bisogno di sapere su che scaffali sono» insisté la ragazza con espressione torva.


«Credi che sia qui per star dietro ai tuoi capricci?» ribatté sbrigativa Miss King. «Cercateli da sola, i libri!»


Agathe sgranò gli occhi, la perfetta immagine dell’innocenza.


«Oh, mi scusi, mi scusi tanto! Perdoni la mia distrazione: l’avevo scambiata per la bibliotecaria!» esclamò la più giovane. «Vorrà dire che andrò dal preside Collins e gli chiederò di ragguagliarmi su chi ricopre questo ruolo, così da non commettere più errori simili…» aggiunse poi in un sibilo minaccioso.


Miss King, scioccata, spalancò la bocca per ribattere, ma la richiuse quasi immediatamente.


«Va bene, fastidiosa ragazzina, dimmi che libri ti servono e facciamola finita!» cedette.


Si scusò con Richard – che aveva seguito con grande interesse lo scontro tra le due donne – e tornò dietro alla scrivania, tallonata da Agathe. Sotto gli occhi dell’uomo, la ragazza elencò rapida cinque o sei titoli e, dopo una ricerca al computer, Miss King stampò un foglio con la collocazione esatta all’interno della biblioteca di ogni volume richiesto dalla ragazza.


Agathe le strappò il foglio di mano.


«Grazie per la disponibilità» disse sarcastica. Ignorò completamente Richard e andò con passo svelto verso gli scaffali; non appena fu scomparsa nei meandri della grande biblioteca, Richard si rivolse a Miss King, che era tornata al suo fianco.


«Chi era quella ragazza?» chiese in tono noncurante.


«Agathe Williams, figlia dell’avvocato Evan Williams e di Gisèle Dubois» rispose Miss King. Tirò su col naso, sdegnata. «Senza dubbio uno degli studenti più fastidiosi dell’intera scuola, come avrà avuto modo di vedere poco fa». Richard decise di non farle notare che Agathe non aveva fatto nulla, se non costringerla a svolgere il proprio lavoro, e attese che Miss King proseguisse. «Una ragazza superficiale, noiosa, priva di cultura e di un’intelligenza notevoli» concluse la donna un momento più tardi.


Richard si accigliò: le parole di Miss King lasciavano intuire una profonda antipatia verso Agathe, dunque quelle informazioni non gli erano di nessuna utilità.


L’uomo sospirò tra sé, chiedendosi in che modo si sarebbe liberato ora di Elizabeth King, quando qualcuno arrivò in suo aiuto.


Uno dei dipendenti dell’istituto mise la testa dentro la porta e scandagliò la stanza con lo sguardo.


«Miss King, il preside vuole vederla» disse.


La donna si accigliò. Da tempo era convinta che avrebbe potuto conquistare Richard Prescott se solo avesse avuto l’opportunità di parlargli e mostrargli quanto garbata, colta e intelligente fosse, e adesso che l’occasione si era finalmente presentata, non riusciva a credere che tutti le stessero mettendo i bastoni tra le ruote: prima quella petulante di Miss Williams, e adesso il suo collega! «Non vedi che sto parlando?» sibilò a bassa voce, ma l’altro non si fece intimorire dal suo sguardo furioso.


«Ha detto che vuole vederla subito» insisté l’uomo.


Miss King tentennò, infastidita, ma se il preside l’aveva convocata, non poteva non andare nel suo ufficio. Con stizza si risolse a seguire il collega.


«Ti raggiungo tra un momento» disse a malincuore. Salutò Richard ed espresse più volte la speranza di rivederlo presto – se fosse dipeso da lui, pensò Richard, non l’avrebbe visto per i venti anni a venire – e uscì dalla biblioteca, non senza lanciargli un’ultima occhiata piena di rammarico.


Una volta solo, Richard sospirò di sollievo. Qualcuno in cielo doveva amarlo, visto che era riuscito a liberarsi di Miss King senza nemmeno dover lasciare l’edificio!


Finalmente libero di agire come preferiva senza che nessuno lo vedesse, l’uomo si avviò con passo felpato lungo gli scaffali e scrutò i tavoli deserti uno a uno, fino a quando non scorse una testolina nera china su un tavolo nascosto in un angolo, in fondo alla biblioteca: di fronte aveva almeno una mezza dozzina di libri aperti e li sfogliava con furia mentre prendeva appunti.


Richard si sistemò su una comoda poltroncina dall’altro lato del tavolo, proprio di fronte alla ragazza.


«Che vuole?» chiese sbrigativa Agathe, senza neanche alzare gli occhi dal quaderno.


«Cosa le fa pensare che voglia qualcosa da lei?» ribatté Richard.


«La biblioteca è deserta, eppure lei ha scelto di sedere proprio qui, all’unico tavolo occupato. Se avesse solo cercato un posto in cui sedere, non sarebbe venuto fin quaggiù» rispose la ragazza.


L’uomo chinò appena il capo in un muto gesto d'assenso. «Fuori c’è una così bella giornata, e lei sta chiusa qui a studiare» osservò casualmente.


«Sono abituata a saltare il pranzo per portarmi avanti con le assegnazioni» rispose distratta Agathe, sempre intenta a prendere appunti. «Così nel fine settimana posso fare quello che voglio… compreso aiutare Lara con i suoi compiti, visto che lei li fa sempre tutti all’ultimo minuto!»


Richard quasi rise: adesso che era distratta, Agathe aveva perso tutto l’astio che aveva contraddistinto i loro precedenti incontro e con esso l’aria arcigna.


«Perché non fa una pausa e non parla un po’ con me?» le propose l’uomo.


Stavolta Agathe alzò la testa e lo fissò con aria sbalordita. «Perché dovrei parlare con lei? Non so neanche qual è il suo nome!». Alzò una mano e lo bloccò prima ancora che potesse aprire bocca. «Non m’interessa sapere il suo nome, me lo risparmi. In ogni caso, di cosa potremmo mai parlare, lei e io?»


Lui fece un gesto con la mano a ricomprendere tutto quello che li circondava e si lasciò andare contro lo schienale della poltrona. «Mi parli di questa biblioteca» buttò lì.


La ragazza sbuffò così forte da sollevare un angolo della pagina del quaderno su cui prendeva appunti. «Abbiamo una bibliotecaria che detesta il suo lavoro e se può evita di svolgerlo; e quel che è peggio, gli scaffali di questo posto sono penosamente vuoti e nessuno si dà la pena di rimediare» rispose sbrigativa; strinse la penna tanto da farla scricchiolare e prese un appunto con tale ferocia da rischiare di bucare la carta, di nuovo concentrata sulla ricerca.


Per un attimo l'uomo rimase senza parole, spiazzato dalla risposta della diciassettenne. «A me questa biblioteca non sembra vuota» obiettò infine.


Agathe scoppiò in una bassa risata sarcastica. «Scommetto che si è limitato a dare un’occhiata distratta agli scaffali del corridoio principale, e solo a quelli ad altezza d’uomo» replicò, con un sopracciglio inarcato e lo sguardo pieno di scherno.


Richard avrebbe voluto ribattere, ma non poté farlo perché Agathe aveva visto giusto: non aveva degnato della minima attenzione gli scaffali di legno. «Eppure so che vengono fatte regolarmente generose donazioni vincolate proprio al miglioramento della biblioteca» non poté fare a meno di dire. Lo sapeva bene, visto che era lui a fare quelle donazioni. Da almeno quindici anni.


«Ho sentito parlare di questo benefattore: chiunque sia, è un idiota» rispose Agathe, gli occhi alzati al cielo. «Chi mai donerebbe i propri soldi senza mai controllare che vengano usati per ciò a cui sono stati effettivamente destinati? Nessuno. Eppure qui non si è mai visto!». Di nuovo, Richard non poté replicare. «Quando ci vengono assegnate delle ricerche, o abbiamo bisogno di approfondire qualche argomento, siamo sempre costretti a rivolgerci ad altre biblioteche, perché qui non c’è mai tutto quello che ci serve. Mancano testi come l’Enrico V e La Tempesta di Shakespeare, l’Ulisse di Joyce e i Racconti di Canterbury di Chaucer. Non abbiamo che una sola copia delle opere di Dickens, insomma!». Agathe sembrava scandalizzata e, di nuovo, Richard provò l'impulso di sorridere. «Non parliamo poi dei testi di filosofia e storia: quasi non ce ne sono! Gli scaffali più interni, quelli meno in vista insomma, sono perlopiù vuoti; su alcuni non ci sono che una mezza dozzina di volumi. Quindi provi a fidarsi quando le dico che questa è forse la peggior biblioteca del Regno Unito».


Richard, che aveva seguito ipnotizzato il monologo della ragazza, si alzò con il bastone da passeggio stretto tra le mani. «Me li mostri».


Agathe si riscosse. «Mostrarle… che cosa, mi scusi?»


«Gli scaffali» ripeté lui. «Me li mostri».


La ragazza esitò, poi scrollò le spalle e si alzò. «D’accordo».


Agathe lo guidò lungo i corridoi e in varie sezioni – come quelle di Storia, Filosofia, Arte e Letteratura Antica – e indicò gli scaffali a mano a mano che avanzavano.


«Qui ci sono solo due o tre delle opere di Plauto, ed è un peccato perché sono molto divertenti e argute» spiegò. «Abbiamo poco altro, una copia delle Nuvole di Aristofane e una delle Coefore di Eschilo. E qui, invece» proseguì quando raggiunsero la sezione sull’arte, «ci sono solo un paio di volumi sull’architettura romanica, forse uno sul gotico e nessuna monografia, neanche sugli artisti più famosi».


I due esplorarono la biblioteca per parecchi minuti e più Richard vedeva, più il suo sgomento cresceva. Agathe non aveva affatto esagerato quando, poco prima, gli aveva detto che la maggior parte degli scaffali era vuota: stava appurando coi propri occhi che nella stragrande maggioranza delle mensole di legno scuro l'unica cosa presente era uno spesso strato di polvere.


Concluso il giro, tornarono al tavolo che avevano occupato in precedenza: Agathe ricominciò a sfogliare libri e prendere appunti, mentre Richard rimase in silenzio per qualche minuto, fumante di rabbia. Da anni donava a quella scuola quindicimila sterline a cadenza trimestrale, per un totale di sessantamila l’anno: si aspettava che quella della St. Margaret ormai fosse una delle biblioteche meglio fornite del Paese e invece aveva appena scoperto che non era affatto così.


«Lei ha ragione, Miss Williams: questa biblioteca è penosamente carente di testi» ammise Richard dopo un po’, quando fu riuscito a tenere a bada la rabbia quel tanto che bastava per esprimersi con educazione. «La mia biblioteca personale, al contrario, è più fornita di quanto lei possa immaginare».


Agathe neanche lo guardò. «E allora?»


«Potrebbe visitarla e usufruirne, se volesse».


Agathe rialzò la testa così in fretta da farsi male e lo fissò con gli occhi fuori dalle orbite.


«Mi sta invitando a casa sua?» chiese, sospettosa.


Richard era interdetto: le parole gli erano sfuggite di bocca prima che potesse rendersene conto, e non sapeva per quale motivo l’avesse detto. «Non è quello che ho detto. Io ho detto che può visitare la mia biblioteca» la corresse.


«Che si trova a casa sua» sottolineò Agathe.


Richard tacque; la ragazza percepì il suo disagio e distolse lo sguardo per concentrarsi di nuovo sul proprio quaderno.


«Farebbe meglio ad andarsene» disse piano Agathe.


L'uomo annuì e si congedò con un cenno della testa prima di lasciare la St. Margaret.


******


Mentre percorreva la strada verso casa, Richard sentì l'indignazione tornare a invaderlo prepotente: lontano da Agathe Williams – e soprattutto dallo stupore per quell'invito che aveva blaterato in maniera del tutto inconscia – il pensiero dello stato in cui versava la biblioteca da cui era appena uscito stava tornando in primo piano nella sua mente, insieme a una domanda inevitabile.


Dove diavolo erano finiti i suoi soldi, visto che sugli scaffali della St. Margaret non ce n'era traccia?


Richard si era sempre ritenuto una persona capace di comprensione e grande autocontrollo, ma in quel momento rischiava seriamente di esplodere per la rabbia che lo agitava: forse quella ragazza aveva ragione, forse era stato un idiota a non controllare che i soldi che donava venissero utilizzati davvero per la biblioteca della scuola. Anzi, di sicuro la figlia di Evan Williams aveva ragione: era stato il peggiore degli sciocchi... ma Richard non era né il tipo d'uomo che ripete due volte lo stesso errore, né tantomeno una persona disposta a lasciar correre una simile scorrettezza.


Alla St. Margaret si sarebbero sentiti molto dispiaciuti, quando la sua furia si sarebbe abbattuta su di loro.


******


Poco dopo la partenza di Richard, Agathe si rese conto di aver perso la concentrazione: la presenza e le domande di quell'uomo l'avevano distratta come raramente le capitava e per quanto si sforzasse di svuotare la mente ed eliminare l'ultima mezz'ora dalla propria memoria, non riusciva a farlo. Infastidita, decise di andarsene: raccolse le proprie cose e uscì dalla biblioteca e, come tutti i suoi compagni, non degnò di un’occhiata la piccola targa in ottone accanto alla porta.


Questa targa è apposta in memoria

dell’incendio che distrutte la biblioteca

della St. Margaret e della generosità

di Richard Prescott, grazie al quale
fu prontamente ricostruita.

19-03-1998


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