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Una storia di Michelesciacovelli

Viva Giorgia

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Pubblicato il 21 agosto 2020 in Giornalismo

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L’orgogliosa, la fiera, la battagliera, la iena, la scrupolosa: di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, si potrebbe dire davvero di tutto, eccetto che non fosse una donna coerente e pulita. Un’infanzia colma d’amore, la sua, nonostante un padre andato via e una famiglia che non navigasse nell’oro. Ma per questo non porta rancori, e anzi sugli ingiusti torti del suo passato ha già posto una pietra definitiva. Preparata così a una vita in salita, si è fatta le ossa da sola, lavorando e mangiando da subito pane e politica. Eppure, se c’è una persona alla quale ha rovinato la vita, questa persona si chiama Giorgia Meloni: perché Giorgia è rigidissima soprattutto con sé stessa.

E proprio perché se lo merita, non possiamo fare altro che augurarle di perdonarsi una volta per tutte.

A cura di Michele Sciacovelli.

https://www.youtube.com/watch?v=AOxrD6TihXU


Viva Giorgia


Forse è la troppa immaginazione o le idee strambe, ma vedendo la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, la si associa a quei bambini vispi che fanno un movimento nervoso con le mani, perché impazienti di afferrare l’ennesimo giocattolo da sfasciare a terra in mille pezzi.

«Ben trovati, eccoci ad un nuovo appuntamento con L’intervista, non mi ricordo più quante ne ho fatte, ma tante, mi fa piacere avere come ospite una persona che venne giovanissima al Costanzo show, e non era la donna di adesso, era giovane ma molto combattiva, buonasera a Giorgia Meloni, grazie di essere qui.»

«Buonasera.»

«Prima di cominciare, parlavamo del covid e di cose varie, cos’è oggi la paura, Giorgia?»

Giorgia fa un respiro profondo, sottolineando lo stato di preoccupazione:

«Oggi è tanta parte della nostra giornata, anche e soprattutto della giornata di chi fa politica come me, perché puoi essere al governo o puoi essere all’opposizione, ma se hai la presunzione di rappresentare gli italiani, il destino di queste milioni di persone sulle spalle te lo senti, e allora sai che devi delle risposte alle famiglie di chi ha perso qualcuno, sai che devi delle risposte a chi ha avuto un’attività chiusa per decreto e poi s’è sentito dire dal governo “arrangiati”, devi una risposta alle tante persone che fino a ieri vivevano del loro lavoro e che oggi rischiano di non avere più un futuro; io incontro un sacco di gente che mi dice: “È come se avessi perso trent’anni!” cioè da un giorno all’altro tutto è andato in fumo», agita le mani, Giorgia, rivelando nella voce una certa incredulità; «ecco, io penso che questo debba spaventare tutti; e poi c’è pure il rischio che il virus torni; l’Italia non si può permettere un altro lockdown.»

«Io do del tu a Giorgia Meloni, perché la conosco che era ‘na ragazzetta combattiva quando veniva al Costanzo show; cominciamo col primo capitolo che si chiama Garbatella.»

“Sono nata alla Camilluccia 43 anni fa ma poco dopo ci siamo trasferite alla Garbatella dopo che io e mia sorella Arianna abbiamo incendiato casa.

“Mamma ci ha cresciute da sola e ha fatto un lavoro straordinario.

“Questo quartiere è un pezzo della mia vita. Di me si può dire tutto tranne che non sia romana, sono fiera di esserlo e di avere conservato il mio accento.

“Nonna Maria è stata una seconda mamma per me. I suoi insegnamenti li metto in pratica ancora oggi. La nostra quotidianità mi riempiva il cuore.

“Se n’è andata in silenzio pochi anni fa e continuo a vivere nel suo ricordo. Non dimenticherò nulla e so che sarà per sempre con me.

“Ho avuto un’infanzia bellissima e non mi è mancato niente.

“Papà ci ha abbandonate quando ero piccola, e se una bambina decide di non rivederlo più è forse perché qualcosa quest’uomo ha fatto.

“Faccio fatica a dire che era una brava persona. Ho rifiutato di vederlo quando si è ripresentato e non ho sofferto quando ho saputo della sua morte.”

«Ebbè?»

«Mettiamola che sapete dove colpire», risponde Giorgia, a stento trattenendo le lacrime.

«Poi parliamo di nonna.»

«È un capitolo un po' difficile.»

«Perché Giorgia sulla nonna l’ho vista sciogliersi.»

«Nonna è mancata proprio un anno fa.»

«Allora, c’è un primo piano di te bambina, che hai uno sguardo molto fiero, vero?»

«...»

«Di una tosta: nasceva forse dal fatto che non c’era papà?»

Gli occhi di Giorgia sembrano rivivere tanti ricordi tra le parole di questa domanda; scuote la testa, e i suoi biondi capelli lisci oscillano leggeri:

«Ma, guarda, io non posso dire di essere stata una bambina infelice; fino a quando non sono diventata grande, non ho neanche fatto i conti con l’assenza che mio padre avrebbe potuto provocare; sicuramente io sono stata una persona molto rigida», ribadisce; «tempo fa ho rincontrato un vecchio amico di mia madre, che frequentava casa nostra quando io ero molto piccola, e io gli ho detto: che bambina ero? E lui m’ha risposto: “Eri una persona seria.” Cioè ero già noiosa a tre anni; io sono sempre stata così: una persona estremamente rigida soprattutto con sé stessa, quindi il capricorno qui esce, e sono stata molto fiera, molto orgogliosa, molto rigida di carattere», i lineamenti di Giorgia, dapprima dolci, si fanno d’un tratto duri.

«Ma, vogliamo parlare di tuo padre, ti va?»

Come a manifestare disinteresse per l’argomento, Giorgia fa un’alzata di spalle:

«Mio padre io non l’ho vissuto mai», e deglutisce.

«Ti manca?»

«No», il tono è scocciato.

«No?»

«Non posso dire mi sia mancato, perché non l’ho vissuto, è una persona che io ho vissuto pochissimo, nella mia vita non ha avuto un’incidenza; mio padre se n’è andato di casa quando io avevo forse un anno o due.»

«E quindi si spiega.»

«L’ho frequentato alcune volte d’estate, appunto fino a quando a undici anni ho deciso di non frequentarlo più, perché era una persona che per noi non aveva nessun interesse; infatti non è che lui se ne sia fatto un gran cruccio quando gli ho detto “non ti voglio più vedere”; poi da grande, a distanza di anni, a un certo punto lui tentò un nuovo approccio, ma per me era troppo tardi; l’ultimo ricordo che ho di mio padre da ragazzina, è quando per il mio tredicesimo compleanno m’ha mandato un telegramma con scritto: “Buon compleanno. Firmato Franco.” Allora capisci che se tu hai un padre che per il tuo compleanno ti manda un telegramma neanche firmandosi papà.»

«Quello è l’ultimo rapporto?»

«Quello è l’ultimo rapporto che ho avuto da ragazza, poi dopo i vent’anni tentò nuovamente di contattarci, ma io ho pensato che non fosse più il momento, è come se io avessi risolto questo problema e riaprirlo sarebbe stato inopportuno», Giorgia fa girare le mani su sé stesse come se una ruota scivolasse in avanti.

«Essere padri e madri lo si costruisce giorno per giorno.»

«Anche io sono convinta di questo», continua Giorgia; «ma poi, per carità, non è che non creda nella possibilità di redenzione, no; è possibile anche che lui, quando sono cresciuta, si sia reso conto che era stato manchevole, neanche lo giudico; io non provo odio per mio padre, non provo disprezzo, provo un grande senso d’indifferenza, che se vuoi è molto peggio; cioè, quando mio padre è morto, effettivamente io mi sono arrabbiata per il fatto che non riuscivo a starci male; perché lì vuol dire che è come se ci fosse un buco, no, nel quale tu hai sepolto il tutto.»

«Cioè, non sei riuscita a odiare un padre che t’aveva lasciata?»

«No, non sono riuscita a provare una grande emozione, che fosse di odio o che fosse di amore; a maggior ragione, per il fatto che fosse mio padre vuol dire che tu da ragazzina hai scavato un buco e c’hai sepolto dentro qualcosa per sempre», Giorgia pressa con le mani un terreno immaginario.

«Si dice che le femmine somiglino ai padri, tu di carattere pensi di somigliargli?»

«Bè, io somiglio molto a mia madre: mia madre è una donna molto forte, decisa, volitiva.»

«E tua sorella Arianna com’è?»

Se fino a poco fa c’era durezza, adesso, oltre a rilassarsi nella postura, nella voce di Giorgia s’inizia ad accorgere morbidezza:

«Arianna è l’esatto contrario: Arianna è una persona di una dolcezza unica.»

«E tu non lo sei?»

«Bè, non come lei, lei è buona, proprio buona, è una persona stupenda.»

«E nonna Maria com’era?»

Giorgia sussulta sulla poltrona:

«E vabbè...» trema dall’emozione, «allora, nonna Maria è stata una seconda madre, come mio nonno Gianni, che in realtà è stato un nostro padre e punto di riferimento; nonna, anche, è una persona molto decisa, eh, a chi le dava e a chi le prometteva, si dice a Roma; però con noi invece era molto disponibile, molto più di quanto non lo sia stata con sua figlia, con mia madre; con mia madre era rigidissima, con noi invece no, potevamo fare qualsiasi cosa, soprattutto Arianna devo dire», sorride.

«E nonno?»

«Nonno era siciliano, tutto d’un pezzo, classico siciliano; una persona che parlava il giusto e il necessario, che si arrabbiava poco, ma quando si arrabbiava, facevano silenzio tutti, compresa mia nonna che era molto vivace, la classica donna che dice: “E che hai comprato la spesa e hai sbagliato tutto?”; e poi mia madre: mia madre è una persona che si è cresciuta due figlie da sola», finita la frase, Giorgia si sporge in avanti e poggia i gomiti su un ginocchio; «quando sono nata io, non nascondo che molti le hanno consigliato: “Ma perché non...” perché i suoi rapporti con mio padre erano già quelli che erano, quindi qualcuno le ha detto: “Sei sicura di mettere al mondo questa bambina?”»

«Tu eri la seconda?»

«Sì, io ero la seconda, e quindi, insomma, io a mia madre devo tutto!» taglia l’aria con le mani, Giorgia, come a rimarcare la sacrosanta verità.

«Nonna era politica?»

«No. Nonna, tra l’altro, mia madre sostiene che abbia votato tutta la vita per la Democrazia Cristiana; e poi, ovviamente, mia nonna, che era una persona molto faziosa, quando invece noi abbiamo cominciato a fare politica, poi sosteneva di avere votato sempre a destra, ma mia madre sostiene che non fosse vero; mia madre invece è sempre stata simpatizzante, credo in alcuni brevissimi tratti della sua vita, anche una militante, della destra, e quindi è una persona che sicuramente ha contribuito all’ideale; mia madre, però, non è una persona che ti forza a fare quello che vuole lei; con me, con noi, non lo ha mai fatto; noi sicuramente siamo cresciute in una famiglia di destra; invece mio padre pare che fosse tutt’altro, anche se poi hanno scritto lì le cattiverie “la Meloni parla male del padre perché era della sinistra”», scuote la testa, «non è così.»

«Non credo.»

«Cerchiamo ogni tanto di essere seri nelle cose che diciamo.»

«Ma papà se n’è andato perché mamma era di destra?»

«Ah! ah! ah! No, non credo...»

«Ih, ih, ih.»

«... e non credo neanche che se ne sia andato perché era di sinistra, ovviamente questo non c’entra niente; però sono cresciuta in una famiglia in cui sia sul piano della fede politica sia sul piano della fede calcistica ci sono contrasti, perché io sono romanista, mia madre è laziale, ho fatto una figlia con uno juventino sfegatato, i miei nonni erano laziali, mia sorella è romanista come me; quindi, insomma, ci sono grandi dibattiti in famiglia.»

«...»

«… io poi sono cresciuta nella Garbatella, non avrei potuto venire fuori diversamente che romanista», conclude compiaciuta Giorgia.

«Parliamo un attimo della Garbatella: è un quartiere storico di Roma, ma anche un quartiere di grande anima e molto reattivo.»

Giorgia ha la malinconia impressa sul volto:

«Guarda, la Garbatella è un quartiere straordinario; è un quartiere popolare di Roma, case popolari, stupendo; cioè un quartiere molto bello anche sul piano architettonico; è stato scoperto molto di recente; io ricordo che il primo, diciamo così, che parlò della Garbatella fu Nanni Moretti...»

«Sì.»

«... nel film, se non vado errato, Caro diario: faceva una passeggiata nella Garbatella storica», Giorgia forma un tondo nell’aria con le dita, «che è un posto più difficile da conoscere se non ci vai; poi da lì ci furono I Cesaroni, e i Cesaroni hanno un po', diciamo, sdoganato il quartiere, ed è diventato un po' un quartiere di moda.»

«Però è molto fascinoso.»

«È un quartiere dove vivi la Roma reale; io sono stata entusiasta, appunto, di essere stata capitata alla Garbatella per questioni un po' strambe, quando in realtà ero nata alla Camilluccia a Roma nord come avete raccontato nel video; invece poi sono finita alla Garbatella perché io e mia sorella facevamo dei giochi un po' così, ci andò a fuoco la casa.»

«Chi l’accese?»

«Eh, è una lunga diatriba, perché io mi sono presa la colpa di questa cosa; avevamo più o meno, credo, io tre anni e mia sorella cinque, e accendemmo una candela per organizzare una festa di notte nella nostra camera, perché la notte prima non vedevamo niente al buio, non potevamo accendere neppure la luce perché altrimenti mia madre se ne sarebbe accorta; mia sorella trovò la candela e il fiammifero, però io li accesi, quindi poi sono stata per tutta la vita la responsabile di questa cosa; mia sorella era il mandante, questa è la verità.»

«Chi ha messo nella tenda questa candela?»

«Allora, insieme noi abbiamo praticamente costruito una specie di capanna, l’abbiamo riempita di peluche, di cosette da mangiare e poi abbiamo acceso questa candela, erano le quattro del pomeriggio, e ce ne siamo andate.»

«Ma il fuoco lo piglia comunque.»

«Io ricordo ancora l’immagine incredibile: noi avevamo un grande peluche a forma di panda grande così», Giorgia alza una mano fino a un metro d’altezza; «io ho nitida, come fosse ieri, l’immagine di questo peluche che brucia insieme a tutti i nostri giochi; insomma, andò a fuoco quasi tutta la casa.»

«Ehm...»

«... e mia madre, già da sola, insomma, per lei non è stato facile; ne ha passate tante mamma con noi.»

«Andiamo avanti.»

“GLI ANTENATI.

“Ho iniziato a impegnarmi politicamente molto giovane, a 15 anni volevo già contribuire a riscattare l’Italia.

“MAURIZIO COSTANZO SHOW 1996: I giornali italiani documentano la protesta studentesca nel momento in cui la protesta studentesca è fatta di occupazione, autogestione e manifestazioni di piazza.

“Con azione studentesca avevamo sviluppato una grande capacità di guardare avanti, prendendo anche posizioni diverse.”

«Eh, avevi una faccia incazzata.»

«Sì, avevo una faccia ancora più aggressiva di adesso, una faccia molto antipatica; però è sempre stata una forma di difesa», Giorgia dondola incrociando le mani su un ginocchio.

«L’anno in cui sei venuta al Maurizio Costanzo show è il ’95 e il ’96, quindi eri una ragazzina.»

«Eh, avevo diciotto anni.»

«Quando hai iniziato a fare politica?»

«A quindici.»

«Ma è vero che avevi fatto la baby sitter a casa di Fiorello?»

«Sì. Cioè io ho fatto la baby sitter a Susanna, quindi l’attuale moglie di Fiorello, che aveva una bambina che si chiamava, ormai è una ragazza, Olivia; perché io in realtà facevo la baby sitter da qualche anno a una delle amiche di Susanna...»

«Ah.»

«... e quindi a un certo punto, questa ragazza si chiamava Daniela, mi disse che Susanna cercava una Baby sitter e feci qualche serata anche da loro; io mi mantenevo da sola», rimarca orgogliosa.

«Scusa, vendevi anche i dischi a Porta Portese?»

«Sì, a Porta Portese, ho fatto la cameriera, ho fatto la guardarobiera.»

«La barman?»

«La barman al Piper, dove facevo lunghi turni.»

«Che facevi al Piper?»

«Facevo sia la cameriera, perché era un periodo in cui il Piper faceva anche il ristorante, e poi facevo la barman; ho anche inventato un cocktail che si chiamava Giorgia, faceva schifo, ih! ih! ih! Una cosa imbevibile, ih! ih! ih!» Giorgia si mette le mani nei capelli.

«Ma, da ragazzina, andavi in discoteca?»

Giorgia ha lo stesso sguardo pulito di chi dice la verità:

«Ma, guarda, io le discoteche purtroppo le ho sempre frequentate poco... non... non mi diverto in discoteca; però si sa, insomma, sono una persona... poi sarà anche perché c’ho lavorato, per cui, sai, quando ci fai dei turni massacranti, non è che ti diverte più tanto andare in discoteca; però ogni tanto ci sono andata, ci vado ancora, ma insomma molto di rado.»

«Uno spinello, mai?»

Come fosse entrata in una stanza satura d’aria malsana, Giorgia fa una smorfia di disgusto:

«No. Ma, guarda, per anticonformismo io non ho mai voluto provare la droga, mettiamola così; se c’è una cosa che fanno tutti e che ti dicono devi fare per sentirti diverso, è il momento che io non la faccio», esita; «siccome lo facevano tutti, era molto più anticonformista non farlo che farlo; e la penso ancora così, perché è una cosa che fanno tutti e che tutto il mainstream ti dice “quanto sei alternativo quando ti fumi le canne”, secondo me sei alternativo se non te le fumi, le canne.»

«Questo può essere vero, sì.»

«Oltretutto, noi sottovalutiamo il disastro che questo sta provocando e ha provocato.»

«Negli anni del Piper non facevi politica?»

«Sì sì.»

«Ah già?»

Giorgia, con piglio nervoso, annuisce:

«Io, allora, io ho cominciato a lavorare facendo soprattutto la baby sitter quando andavo al liceo», porta un paio di volte i capelli dietro un orecchio, come per concentrarsi; «noi non avevamo una famiglia, appunto per tutte le cose che ci siamo raccontati, che navigasse nell’oro; nel senso che, quando poi ho finito gli studi, cioè ho finito il liceo, per consentirmi di fare politica il giorno, lavoravo la sera; preferivo lavorare la sera perché questo mi aiutava a dedicarmi all’impegno politico durante il giorno», queste parole di Giorgia suonano ferme.

«Ho capito.»

«Lavoravo nei fine settimana, a Porta Portese la domenica.»

«Me la racconti la passione politica a sedici, diciassette, diciotto anni, è la stessa di oggi?»

Giorgia sospira:

«Allora, chiaramente, più tu cresci, più quello che hai intorno è come se volesse corromperti», s’interrompe in un silenzio eloquente, poi riprende, «perché non è facile continuare a crederci con quella intensità, no, con quella purezza, quando vedi troppe cose che, no, che ti... che ti deludono e che ti disilludono; io faccio sempre questo gioco: io a sedici anni, quando mi sono iscritta al fronte della gioventù, ero veramente un incendiario, ero una persona tutta d’un pezzo, come una matta per certi versi, ecco, io ancora oggi quando devo prendere una decisione importante, io mi chiedo cosa avrei fatto quando avevo quindici-sedici anni? perché io non sarò mai più pura come ero in quel momento e quindi cerco sempre di tenere a parametro come io mi sarei vista in quel momento, ecco, io cerco di guardarmi, da fuori, come se oggi fossi quella ragazza che guarda un politico, che cosa si aspettava quella ragazza da un parlamentare, da un segretario di partito a quel tempo? E io cerco di fare la cosa giusta dal suo punto di vista.»

«Ma allora perché quella ragazza ha chiamato il suo gruppo gli antenati?»

«Ih, ih, ih... eh!.. allora... intanto erano anni molto difficili; perché i primi anni ’90 erano ancora anni nei quali se tu eri di destra, non avevi diritto di parlare alle assemblee...»

«Me lo ricordo.»

«... cioè, io ricordo che andavo alle assemblee studentesche, e siccome mi conoscevano, sapevano che io ero del movimento giovanile italiano sociale di allora, il gioco era: sì, puoi parlare; però scalavo sempre gli interventi, c’era sempre uno che parlava prima di me, a un certo punto finiva l’assemblea e io non avevo parlato; allora mi freghi la prima, ma non me freghi la seconda; alla seconda prendo e salgo sul palchetto e comincio a gridare per parlare...»

«Perché al Costanzo show che hai fatto!»

«... ah! ah! ah! diciamo che sono una persona che non ha mai avuto paura, quello no; io se devo esprimere le mie idee, credo nelle mie idee e non ho paura di esprimerle; e quindi, diciamo, erano anni difficili; noi al tempo combattevamo contro la riforma della Iervolino e il principio era: contro questa scuola giurassica noi siamo un movimento studentesco che si chiama gli antenati.»

«Scusa, qui in questa foto non eri sul palco?»

«No.»

«Eri in prima fila?»

«Sì.»

«E da lì che facevi casino?»

«Sì sì, lì m’hai dato il microfono per questo, perché io gridavo anche lì; per farmi sentire perché loro dicevano un sacco di bugie sul nostro conto e io volevo dire la mia; però la volta dopo sono stata invitata sul palco...»

«Sì.»

«... e c’è questa scena bellissima, che io ho rivisto, in cui dico: “Perché noi del movimento studentesco”, un po' da personaggio da film di Verdone», Giorgia sorride divertita, «e tu dici: “Voi chi?” e io: “Noi di azione studentesca”, con un’aria come a dire come ti permetti.»

«Che vuoi fare da grande?»

«Io? Un programma radiofonico.»

«Radiofonico, bello!»

«Il mio grande sogno è fare la radio», sussurra; «io sono una persona che frequenta molto la televisione, ma non amo la televisione; io amo la dimensione della radio.»

«Hai ragione te.»

«Forse non ho una voce radiofonica, perché il mio romanesco...»

«No, però la radio...»

«... però la radio l’adoro, l’adoro! Mi è capitato per scherzo di condurre alcune puntate di un programma radiofonico che fanno adesso su rai radio 1, Un giorno da pecora; senti, mi sono divertita come una matta.»

«Un giorno da pecora è un programma divertente, dai.»

«È una delle cose più divertenti che io abbia fatto nella mia vita.»

«Io ci partecipo una volta alla settimana con una telefonata.»

«Sì, lo so, ogni tanto infatti ci siamo incrociati», ribatte Giorgia; «io anche ci vado volentieri, ma più, veramente, per... è una dimensione, la radio, che secondo me dà molta più rilevanza a chi sei rispetto alla televisione, no; perché nella televisione tutti si soffermano a guardare come sei truccato, come sei pettinato, come sei vestito, che cos’hai, come ti muovi; nella radio c’è solo la tua voce; la possiamo fare insieme se vuoi.»

«Pensiamoci, dai.»

«Ih! ih! ih! potrebbe essere divertente.»

«Vedi?»

«Anche a te piace molto la radio.»

«Io ho cominciato con la radio quando non eri nata, cara Giorgia.»

«Quindi mi capisci.»

«Assolutamente sì.»

«Bene, allora un domani...»

«Andiamo avanti.»

“SORELLA D’ITALIA.

“Quando divento capo del movimento studentesco di alleanza nazionale, la passione si trasforma in vero e proprio impegno politico.

“1998-2002 CONSIGLIERE PROVINCIA DI ROMA PER ALLEANZA NAZIONALE.

“2000 DIRIGENTE NAZIONALE DI AZIONE GIOVANI.

“Gianfranco Fini mi diede fiducia nominandomi nel 2001 coordinatrice del comitato nazionale di reggenza di azione giovani.

“Nel 2006, a 29 anni vengo eletta alla camera dei deputati.

“2006-2008 VICEPRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI.

“L’incarico di ministro della gioventù nel quarto governo Berlusconi mi porta ad essere il ministro più giovane nella storia della repubblica italiana. Avevo 31 anni.

“Nel 2012 lascio Il Popolo della libertà e creo Fratelli d’Italia.

Proclamiamo all’esito delle primarie, ufficialmente eletta presidente di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, Giorgia Meloni!”

«A me è simpatico La Russa.»

«Anche a me.»

«Allora, vediamo un po': la più giovane ministro della storia italiana, vero?»

Gli occhi di Giorgia brillano:

«E sì, io sono stata ministro a trentuno anni; non che sia un record, ma parliamoci chiaro: in Italia a trentuno anni non sei in grado di fare niente; ma, insomma, trent’anni sono tanti, eh?»

«Ho capito.»

«Mi ricordo sempre che Alessandro Magno», continua Giorgia, «a trentuno anni aveva già conquistato la Persia, ih, ih, ih», ride allegra.

«Ma infatti ancora se ne parla.»

«Ah! ah! ah! Anche questo è vero; però, insomma, sì, trent’anni nel nostro sistema politico; adesso poi l’età media si è un po' abbassata.»

«Fu Berlusconi a farti ministra?»

«Sì, l’ultimo governo Berlusconi; io feci il ministro dei giovani, devo dire, in quota ad Alleanza Nazionale, quindi, diciamo, a quei tempi la nomina dipendeva più da Alleanza Nazionale, da Fini.»

«E mamma? Quando sei diventata ministro?»

Giorgia si ravviva i capelli:

«Mia madre molto contenta, ovviamente; però per mia madre, sai, non basta mai.»

«E nonna che ha detto?»

«No, era felice», Giorgia inclina la testa di lato e lo sguardo si fa più dolce, «erano felici tutte; e poi, però si... ehm... soffrono come tutti i genitori, no, quando tu sei così esposto; mia madre è una che si legge tutti i giorni i commenti su facebook...»

«Ma va?»

«... ma io vengo insultata nei peggiori modi; per cui mi telefona tutte le sere, e io che per principio non li leggo gli insulti, mi fa il report lei e vorrebbe che io querelassi tutti, dico: mamma, faccio un lavoro per cui gli insulti sono una cosa abbastanza normale, non li leggere questi commenti; però poi è molto fiera, anche se... mia madre... allora: quando io andavo a scuola, io ho sempre avuto dei voti molto alti, sono stata sempre un po' così, secchiona, tornavo sempre con questa pagella», Giorgia gonfia d’orgoglio le guance, come se a un pittore avessero appena detto che il suo quadro è un capolavoro, «e mia madre, sai, gli altri regalavano i motorini, mia madre la guardava con sufficienza e diceva: “Hai fatto la parte del dovere tuo”; per cui per lei lo standard altissimo è quello che devi fare; però è anche una persona che m’ha insegnato che la libertà dipende dalla responsabilità», si fa seria; «cioè lei ha sempre detto: “Vuoi essere libera? Dipende da quello che dimostri in tema di responsabilità”, e questo secondo me...»

«Ma c’ha un carattere così mamma?»

«Aivoglia! Mamma, ancora adesso, mi telefona e mi dice: “Guarda sei tanto brava amore di mamma, mi sei piaciuta tanto, però datti una truccata, ché sembri un ranocchio”, cioè, questo è il commento medio di mia madre, ih, ih, ih...»

«Io comincio a capire perché papà se n’è andato!»

«Ah! ah! ah! no no, è una persona straordinaria e capace di dare tantissimo amore; però, diciamo, è una persona che...»

«Ma t’ha detto che sembri un ranocchio!»

«... che ti spinge sempre ad avere di più...»

«Un ranocchio!»

«... insomma, a fare molto, è una persona che ti sprona molto; per me è stata molto educativa da questo punto di vista, poi è anche stata una persona che c’ha concesso tanta libertà, eh; mia madre non era una madre soffocante, non era una madre rompiscatole, era una madre che da te pretendeva i risultati, per cui io sono cresciuta con questa idea del merito e la devo ringraziare per questo...»

«Ehm...»

«... spero di riuscire a fare la stessa cosa con mia figlia, perché io sono più...» per chiarire meglio il concetto, Giorgia assume un’aria severa.

«Ma Ginevra c’ha solo tre anni, dai!»

«E lo so, però le cose serie uno le deve insegnare subito.»

«Gianfranco Fini è stato un mentore della destra in Italia, no, anche con te, che fa adesso Fini?»

«Sinceramente, non lo so; le nostre strade, come si sa, si sono divise quando lui ha fatto le scelte che ha fatto, che io non ho condiviso; anche se io non sono capace nei suoi confronti, diciamo così, di... insomma... di odio; chiaramente, se noi abbiamo dovuto ricostruire è perché qualcosa era stato distrutto; però, anche da questo punto di vista... insomma... nella vita io cerco anche di guardare alle cose brutte che accadono come a delle opportunità, no», il tono di Giorgia è intenso; «bene o male abbiamo dovuto rimboccarci le maniche perché la destra in Italia non scomparisse.»

«Oggi Fratelli d’Italia ha più voti di quelli che aveva Fini?»

«Allora, lo dicono i sondaggi», Giorgia annuisce decisa, «diciamo che per me i voti prima se prendono...»

«È chiaro.»

«... però, sì, diciamo che io non sono mai una persona che si dà degli obbiettivi personali; scherzando con i miei parlamentari dico sempre: quando superiamo Alleanza Nazionale mi dimettono; che poi il concetto è che arrivo al 16% e vendo tutto, ih, ih, ih... e, insomma, certo, per noi sarebbe motivo di grande orgoglio portare la destra italiana più in alto che mai.»

«Sì, però, io darei dei soldi, mi rimettete la foto di prima per favore? Ecco, dicevo che darei dei soldi se mi dici con Fini lì in quel momento che stavi a pensare? Guarda gli occhi.»

«Ih, ih, ih, non lo so...»

«No vabbè...»

«Allora, io fui sempre...»

«C’è il futuro in quella foto, eh!»

«... ih, ih, ih, fui sempre molto schietta con Fini, come sono sempre stata molto schietta con Berlusconi.»

«Com’è stato il primo incontro con Berlusconi?»

«Ma sai che non me lo ricordo?» Giorgia gioca con i capelli, attorcigliando una ciocca con le dita, «non mi ricordo la prima volta che ho incontrato Berlusconi, però, anche il mio rapporto con Berlusconi... io posso essere anche una persona rigida, rompiscatole, e Berlusconi ogni tanto l’ha detto di me: “Aho! rompi!” però, il pregio di dire quello che penso... invece io... quando... quando c’è un uomo di grande potere, il problema è che quegli uomini spesso vengono contornati di persone che stanno lì solo per dire quanto sei bravo; invece secondo me il rispetto si costruisce, diciamo, e si merita, quando qualcuno ha il coraggio di dirti la verità di quello che pensa; io spero di riuscire a circondarmi sempre di persone che mi dicano: “Guarda che qui sbagli”, “Guarda che questo non va bene”, “Guarda che questo ti manca”, perché sono una persona che cerca di migliorarsi sempre; io ho sempre cercato di avere questo tipo di rapporto anche con le persone che mi erano gerarchicamente superiori», i lineamenti di Giorgia diventano tesi, «e alla fine penso che il rispetto che mi sono meritata da queste persone dipenda anche da questo», conclude pacata, facendo seguire un lungo silenzio.

«Nel 2012 nasce Fratelli d’Italia?»

«Sì.»

«Un nome patriottico, eh?»

Prima di rispondere, Giorgia abbozza un sorriso d’intesa:

«Bè, un partito della destra italiana non poteva che avere un nome patriottico...»

«Certo.»

«... è stato un lavoro molto lungo, però effettivamente se noi non avessimo fatto questo salto...»

«Ecco, scusa, aiutami un attimo, La Russa...»

«La Russa, Crosetto», una alla volta Giorgia indica con un indice le persone, «quello che è attualmente il nostro presidente dei deputati Francesco Lollobrigida, e quell’altro che si vede dalla foto è il responsabile organizzazione, si chiama Francesco Donzelli...»

«Questa è la nascita?»

«... e al netto di Guido che, insomma, è una figura straordinaria, la mia custodia dico io alle volte scherzando...»

«Bè, no, io dico che se tu entri dentro Crosetto ce stai dentro.»

«Ih, ih, ih, è la mia custodia, per questo dico; Guido è stato un grande valore aggiunto per Fratelli d’Italia, lo è ancora; mentre gli altri vengono dal movimento giovanile come me, e gran parte di quella che oggi è la classe dirigente parlamentare di Fratelli d’Italia, ecco, loro sono persone come me cresciute nella trincea del movimento giovanile, nei consigli comunali, nei consigli regionali», con gesto delicato, Giorgia porta all’indietro i capelli; «insomma diciamo che il fatto di avere una pattuglia parlamentare che pur non essendo oggi numerosissima riesce a tenere sotto scacco il parlamento per interi giorni... perché... insomma... è gente che sa fare politica, che sa di che cosa parla, di questo sono molto fiera...»

«Poi parliamo anche di Salvini.»

«... e poi c’è La Russa che a quei tempi fece con me, e con tanti altri, la scelta coraggiosa di lasciare il Popolo della Libertà, perché era un partito nel quale non ci sentivamo più rappresentati, e perché non volevamo che scomparisse la destra; e allora abbiamo gettato il cuore oltre l’ostacolo e fatto questa cosa; che col senno di poi era una follia totale», Giorgia esita qualche secondo, «perché noi fondammo Fratelli d’Italia che si votava dopo quaranta giorni.»

«Cara Giorgia, la politica nasce spesso dalla follia.»

«Sì, è vero, il coraggio conta molto in politica.»

«Andiamo avanti.»

“AVEVO FAME.

“ANDREA RIVELA: ‘L’ho conosciuta durante un suo intervento a Quinta colonna. Stava facendo uno spuntino ma dopo due morsi l’hanno chiamata in scena. Così mi ha mollato in mano quello che stava mangiando scambiandomi per un assistente. È stato un colpo di fulmine’.

“Con Andrea vivo una magia.

“In pubblico posso sembrare una iena ma in realtà ho anch’io debolezze e ansie che lui sa placare.”

«Sembra una pagina di Beautiful.»

«Eh bè, lo è... ih, ih, ih, è una bella magia.»

«Si chiama Andrea, è il tuo compagno e padre di Ginevra, e tutto è successo mentre stavi mangiando una banana in camerino?»

«Sì, ma lui non racconta la vera versione della storia; lui racconta una versione vista dal suo punto di vista; allora, io andavo spesso ospite da Del Debbio, al tempo lui faceva l’autore di Del Debbio.»

«Adesso fa l’autore di Stasera Italia?»

«Esattamente, e sta anche in TGCOM, vabbè, comunque lui faceva l’autore di Del Debbio; io devo dire che una sera mentre ero ospite di Del Debbio, guardando questi signori che lavoravano, dico: eh!» l’esclamazione di Giorgia enfatizza apprezzamento; «però lui con un’aria molto, tutto... molto così, non ti si filava proprio, e un giorno effettivamente, sai quando queste trasmissioni televisive duravano tre ore, per cui uno arrivava e non cenava, durante una pausa io mangio una banana, stavamo rientrando e io stavo con questa buccia di banana in mano, per cui passa lui e mi strappa questa buccia di banana e mi fa: “Dammi qua, ci manca solo che andiamo con la banana in studio”, e io fra me e me penso: sei tanto carino, ma ammazza che iena...»

«...»

«... e finisce lì; poi dopo qualche mese lo rincontro a Milano, perché intanto lui era tornato a Mattino Cinque, quindi lo incontro nella sala trucco di Milano e invece curiosamente si mette a chiacchierare, e da lì...»

«Ma in passato è vero che hai sofferto molto per amore? Così dicono.»

Giorgia sospira, sbatte le palpebre, e risponde con voce soffusa:

«Ma, guarda, io sono una persona che ama... come in tutte le cose.»

«Tu sei una persona gelosa!»

«Io sono una persona estremamente gelosa.»

«E Andrea come la piglia?»

«È più geloso di me, Andrea, per cui Andrea deve stare molto tranquillo, ih, ih, ih... e, bè, insomma, diciamo che siamo una coppia che tende a discutere parecchio su queste cose.»

«A me hanno raccontato una cosa, non so se è vero: in amore te so’ girati e hai menato?»

Giorgia si liscia una lunga ciocca di capelli:

«Ih, ih, ih, diciamo sono una persona... cioè, io sono una persona passionale nelle sue cose, ih, ih, ih, per cui, diciamo... allora, punto primo: io m’accorgo de tutto.»

«No, tu controlli i cellulari!»

«No no, ma tu no’ me freghi, mettiamola così, lasciamo perdere io controllo non controllo, a me non me se frega; per cui io se c’è qualcosa di strano tendenzialmente prima o poi lo becco e... e insomma, quando poi succede che te becco, eh! eh! me la prendo, no?»

«Con Salvini lo becchi come Andrea?»

«Ma Salvini non me interessa cosa fa nella sua vita privata, Andrea sì, quindi Andrea se lo becco; però m’è capitato in passato di avere anche... insomma delle importanti frizioni.»

«A me m’hanno detto d’un cellulare.»

Giorgia volteggia una mano nell’aria:

«Può essere accaduto che io, magari, cercando una cosa...»

«Ma te pare (!).»

«... trovi altro...»

«Ma manco a dirlo (?).»

«... ma vabbè, che sarà mai», l’intonazione di Giorgia è ironica.

«Eh!»

«Ma poi scusa eh, ma se siamo una coppia, quello che è mio è tuo e quello che è tuo è mio, e se è pure mio, fammi leggere! ih, ih, ih... cioè, non ho capito; ma poi, scusa, ma questi uomini, Maurizio, ma lo volete imparare che i messaggi si cancellano...»

«Come fai te.»

«... cioè, ma veramente siamo all’ABC, questi non cancellano niente.»

«Tu cancelli?»

«Io no, non ne ho bisogno, io sono una persona tutta d’un pezzo nelle mie cose...»

«Per carità (!).»

«... ih, ih, ih...»

«Eh! Meucci manco l’ha inventato il telefono per te!»

«Sono triste anche in questo, io sono precisa, però...»

«Ma tu gli racconti ste’ stronzate ad Andrea?»

Giorgia, piegando all’indietro la testa, non trattiene una lunga e fragorosa risata:

«Ah! ah! ah! ah! ah!»

«Gli dici: “Io no, no mai.”»

«Io... io Andrea non l’ho mai tradito», Giorgia diventa molto seria, «lo posso dire proprio così, guardando la telecamera negli occhi e nessuno potrà smentirmi, perché è la verità.»

«Eh.»

«Però, voglio dire, perché due giorni fa chiacchieravo con una mia amica che aveva appunto trovato i messaggi sul telefono del marito, e non capisco sto’ fatto de sti’ uomini che, voglio dire, stanno lì e tengono sti’ messaggi sul telefono; comunque non siete dei geni eh; forse si vogliono fare beccare, boh.»

«C’è una sola strada: ormai Paolo Bonolis, Marco Travaglio, Marco Galli e io siamo gli ultimi in Italia che hanno un telefono di quelli vecchio modello.»

«E forse lì bisogna andare; perché, guarda, in questi smartphone ormai se sai cercare c’è tutta la vita delle persone», l’espressione sicura con cui Giorgia scuote la testa, è una di quelle che non ammette obiezioni.

«Io comunque provo simpatia per Andrea; come mai non vi siete sposati ancora?»

«Daje...» bisbiglia Giorgia.

«Ih, ih, ih.»

«Come ho già detto, io sono tradizionalista, queste cose te le devono chiedere.»

«Ah, ho capito, e diglielo.»

«E che glielo dico!»

«Andrea?»

«Ih, ih, ih.»

«Quando la rivede, dica “mi vuoi sposare?”»

«Ih, ih, ih.»

«Anche perché, Andrea, lei è fortunato, ho letto una cosa: Giorgia dice di essere una donna pronta alle cinquanta sfumature de gricia.»

«Ih, ih, ih, ma pure d’amatriciana, ih, ih, ih.»

«Ora, tu quando la trovi, Andrea, una donna da cinquanta sfumature de gricia?»

«Sì.»

«Qual è la cosa più folle che hai fatto in amore?»

Giorgia si allunga sulla poltrona, facendo un lungo e sonoro respiro:

«Boh. Non lo so, lo sai?»

«E forse non te la ricordi o non l’hai fatta.»

«Forse non ho fatto mai delle cose particolarmente folli.»

«Ti sei mai innamorata di uno del PD?»

«No.»

«No, eh?»

«No, non che non abbia avuto, diciamo, sì, anche dei flirt con gente che era di sinistra; io non sono una persona faziosa, non m’interessa... insomma se... a me piacciono le persone che credono in qualcosa...»

«Ho capito.»

«... poi questo qualcosa può essere anche distante da quello che... gli unici che non sopporto sono i nichilisti, cioè quelli che non credono in nulla, per cui non ho un problema... però no, del PD proprio organico non m’è mai capitato; ma poi sono una persona che tende a non mescolare dimensione professionale con la dimensione personale, per cui li ho sempre cercati il più possibile...»

«Ma poi, sai, in politica diventa complicato.»

«Bravo, esattamente; poi per una donna, figurati, a una donna viene attribuita qualunque tipo di relazione già pure se non ce le ha, figurati poi se ce le dovesse avere.»

«Ma è vero che tu ti definisci pesante, antipatica, difficile da sopportare?»

«Allora, che sono una persona pesante, sì, io sono una persona molto pesante...»

«Andrea deve andà a fà ‘na causa de beatificazione!»

«... ih, ih, ih... bè, oh Dio, però pure Andrea, guarda, non è che ha un carattere così facile, eh; Andrea è capace di stare tre giorni muto e tu non sai neanche perché», Giorgia muove isterica le mani; «io no, io se ho i cinque minuti storti, magari ti faccio la scenata...»

«E tu glielo chiedi: che c’hai Andrea?»

«Lui dice “niente”.»

«Niente?»

«Niente. E stai muto. Tre giorni e non te parla. Muto. Capisci? Non è facile neanche questo; io invece sono una persona che i problemi li risolve praticamente subito, cioè, magari ti faccio la scenata, però poi è lì, è finita.»

«Magari lui sta zitto tre giorni dopo la scenata.»

«No no, lui sta zitto per giorni anche perché... per... per ragioni un po' curiose che tu, diciamo, delle volte non sei neppure in grado di risalire alla ragione per la quale...»

«Certo.»

«... però, insomma, io sono un po' pesante... però ti dico questo: non sono in realtà una persona antipatica, almeno penso eh, sono una persona che è capace di divertirsi, sono una persona a cui piace ridere, sono una persona che ha moltissimi amici; io sono pesante con me stessa.»

«Sì?»

«Cioè la vera persona alla quale ho rovinato la vita...»

«Sei te?»

«... si chiama Giorgia Meloni; io sono una persona rigidissima con sé stessa e agli altri concedo molto più di quello che concedo a me stessa; per cui sono una persona che non è capace con sé stessa di leggerezza; per me è sempre tutto un’ansia.»

«Tu mi stai dicendo che sei talmente rigida con te stessa, che non ti permetteresti mai un interessamento per un'altra persona?»

«Bè, no, cioè, me lo reprimerei, ecco, mettila così», Giorgia fa spallucce.

«Lo reprimeresti.»

«Come ho sempre represso... cioè, diciamo che l’ultima cosa che viene nella mia vita sono io; prima c’è tutto quello che gli altri si aspettano da me, quindi: il partito, mia figlia, gli italiani; poi alla fine c’è quello che vorrei fare io, e alle volte m’interrogo e dico: ma tu che vorresti fare? E neanche lo so più delle volte.»

«Addirittura.»

«Bè, delle volte io... davvero... perché poi una persona...»

«Ma, secondo te, Andrea che sta a pensà lì?»

Giorgia sorride, maliziosa:

«Secondo me è innamorato, Andrea; quello è stato un weekend stupendo», dice carezzevole; «era il mio compleanno, stavamo insieme da pochissimo; è stato, penso, il fine settimana più bello di tutta la mia vita.»

«Bello.»

«Sì. E lui lo sa, gliel’ho detto tante volte...»

«Che anno era?»

«... mi portò a cena nel ristorante più bello di Parigi, era il 2014.»

«C’era già Macron?»

«E... boh, mi sa di no... no no no, non c’era ancora Macron.»

«Però era una bella foto d’amore questa, eh?»

«Era una bellissima foto e fu un weekend straordinario, bellissimo; si svenò per portarmi a cena in questo ristorante e penso stia ancora pagando le rate, ih, ih, ih.»

«Andrea, portala di nuovo a Parigi, dai!»

«Me l’ha detto qualche giorno fa: “Torniamo a Parigi?”»

«Andiamo avanti.»

“IO SONO GIORGIA.

“La mia vita politica progrediva velocemente.

“2014 ALLEANZA CON LEGA NORD.

“2016 ALLEANZA CON FORZA ITALIA.

“Nel 2016 mi sono candidata a Roma come sindaco, ma non sono arrivata al ballottaggio.

“2018 MELONI AVANZA: è il quinto partito a livello nazionale.

“2020 MANIFESTO DEL 2 GIUGNO: Noi facciamo parte di questa nazione, abbiamo tutti i diritti civili e siamo liberi di esserci anche e soprattutto in un giorno come questo.

“2020 MELONI IN TESTA: Salvini superato nei sondaggi.”

«È buono il rapporto con Matteo Salvini?»

«Sì. Checché ne dicano i giornali, che ogni giorno dipingono questo fatto che noi staremmo sempre a litigare, che ci odiamo, che ci tiriamo i cartoccetti, non è vero; siamo ovviamente due partiti diversi, abbiamo sfumature diverse, delle volte la pensiamo in modo diverso, delle volte litighiamo, perché», Giorgia allarga le braccia, «tra i partiti accade anche questo; discutiamo o non siamo d’accordo, però, diciamo così, come ho detto: siamo un affetto stabile, direbbe il governo.»

«E con Berlusconi?»

«Anche.»

«Uguale.»

«Anche», ripete Giorgia.

«Ma ti candiderai più a sindaca di Roma?»

«No», risponde secca. «Non... non nei prossimi mesi, ecco, mettiamola così; ciò non toglie che Roma ha bisogno di un sindaco che sia finalmente alla sua altezza, perché quello che abbiamo visto in questi ultimi anni, francamente, la città eterna non se lo merita.»

«No. Condivido. Con Salvini andresti a Parigi?»

Giorgia si aggiusta la giacca, spalancando perplessa gli occhi:

«Bè, oh dio, no, nel senso che, ih, ih, ih, non sono interessata a condividere quella dimensione con Salvini, e credo che neanche lui sia intenzionato a condividerla con me; però magari nei rapporti internazionali se c’è un evento internazionale.»

«Ma Salvini lo sa che negli ultimi sondaggi tu l’hai superato?»

Giorgia, prima di rispondere, rimane a lungo in silenzio:

«Ma, guarda, penso che i sondaggi li legga anche lui con la coda dell’occhio», fa roteare una mano, «come li leggo io con la coda dell’occhio; perché i sondaggi, ripeto, lasciano il tempo che trovano; poi uno i voti li deve prendere; Salvini è uno che i voti li ha sempre presi; io spero di prenderne molti di più e speriamo insieme di prenderne tanti per dare a questa nazione un governo capace di durare cinque anni, che è quello di cui ha bisogno e che è quello di cui la sinistra ha paura per cui adesso stanno facendo la legge elettorale proporzionale per impedirci di vincere le elezioni; per cui dovremmo prendere ancora più voti per consentire agli italiani di mandare al governo chi ci vogliono loro e non questi della sinistra che stanno sempre a fare gli impicci.»

«Ma dov’era la piazza a Roma enorme, piena...»

«San Giovanni.»

«... dove c’eravate tu, Salvini, Berlusconi, ma è lì che hai detto “io sono Giorgia”, com’è?»

«Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono cristiana, sono italiana, non me lo potete togliere.»

«Sì.»

«Era un discorso sull’identità; in questo tempo l’identità è sotto attacco.»

«Io penso che Berlusconi si sia divertito a quella canzone.»

«Berlusconi mi fece i complimenti per quell’intervento e mi disse: “Sei stata bravissima”; poi, mi pare, che io parlavo dopo di lui, o prima, non mi ricordo, ma mi disse... insomma a un certo punto mi disse: “Se mi rifai un intervento così, non ci salgo sul palco”, e mi fece i complimenti; come di recente mi ha telefonato per farmi i complimenti per un’intervista che avevo fatto... ma Berlusconi è una persona capace di grandi dimostrazioni di...»

«Lo conosco da quando nacque canale cinque.»

«... è una persona che se, appunto, pensa che tu abbia fatto bene qualche cosa, te lo dirà, ecco; è contento anche quando noi... e mi ha detto: “Sono molto contento che il tuo partito stia andando bene”; insomma è una persona con la quale è molto facile andare d’accordo; poi, insomma, come tutte le persone molto decise, c’è il momento in cui, no, anche lì bisogna litigare o discutere o...»

«Certo.»

«... però è una persona che sul piano umano concede sempre molto; è sempre molto disponibile, è sempre molto gentile.»

«Eh, però, se io vedo questa fotografia, è un bel successo per te?»

«Eh bè, sì, se consideri da dove siamo partiti...»

«E quello dico io.»

«... noi siamo partiti veramente da niente; cioè noi siamo partiti da... non avevamo un partito, non avevamo più una comunità di riferimento, avevamo solo le nostre idee», la voce di Giorgia si abbassa dall’emozione; «e non ci credeva nessuno, Maurizio, neanche nel nostro mondo ci credeva qualcuno che saremmo riusciti a ricostruire la destra; sai quanta gente sto vedendo tornare a casa, e mi si riempie il cuore perché io volevo ridare una casa a queste persone, e sono contenta di averle finalmente convinte insieme ai tanti che m’hanno aiutato, perché non è una cosa che ho fatto da sola.»

«Tu hai detto “mi sono fatta un mazzo senza chiedere mai nulla a nessuno”, è così? ti vanti di questo?»

Giorgia pensa mentre si gratta la testa:

«Bè, diciamo che io non sono una persona... allora: io forse sono in questo una figura atipica, perché non mi dico mai io voglio arrivare lì», incrocia le braccia.

«Sì.»

«In realtà per me, diciamo così, la carriera politica è stata una cosa accidentale; io volevo fare il militante politico, io volevo fare la rivoluzione... ma insomma non è che volessi fare il ministro.»

«Ma io non c’avevo dubbi su questo.»

«E quindi non è che sono una che dice ho questo obbiettivo, come accade per molti politici, voglio fare il presidente del consiglio e quindi lavoro per quello, no!» mentre parla, Giorgia è come se costruisse un castello con le mani; «io voglio rappresentare dignitosamente le idee nelle quali credo, voglio fare il mio lavoro al meglio, voglio essere in pace con la mia coscienza; dove questo mi porta non lo decido io; questo mi rende sicuramente un soggetto atipico, però sono una che non è andata mai a chiedere una candidatura in tutta la mia vita; tutto quello a cui io sono stata candidata è stata un’idea di qualcun altro e sfido chiunque a dire il contrario.»

«No, io di questo sono convinto, anche perché secondo me mi fai pure paura, eh?»

«Ih, ih, ih, io ho lavorato... ho lavorato! questo sì...»

«”Daje ‘a candidatura a questa, sennò poi chi ‘a sente!” e quella è, su, eh? se saranno detti...»

«Ih, ih, ih, bè, sì, insomma...»

«Lo sai, eh?»

«... insomma io sono una persona che sicuramente si fa rispettare, questo sì, però con il lavoro, eh; cioè sono anche una persona abituata a lavorare tanto, a dimostrare tanto; non chiedo mai di avere più di quanto io non abbia dimostrato; insomma sarebbe ingiusto.»

«Andiamo avanti.»

“UNICA.

“Ho scoperto di aspettare Ginevra il giorno del mio compleanno. La sua nuova vita è anche la mia.

“È un’esperienza straordinaria, la vita viene stravolta. Ora il mio desiderio è stare con lei.

“Il suo presente e il suo futuro sono le ragioni per le quali combatto.

“Ha dato un senso a tutto il cammino che mi ha portato fin qui.

“È la mia forza e il principale motivo del mio impegno in politica.

“Combatto per una nazione che non neghi ai suoi figli la possibilità di vivere i propri sogni.

“Come ogni mamma la cosa che desidero di più è vederla sorridere.

“Continua a ridere, amore mio, per tutto il resto ci sarà un rimedio.

“Alla mia Gigì e a tutte le bambine italiane: siate coraggiose e sarete sempre libere!”

«È molto bella Ginevra, eh?»

«È molto bella. È una bambina bellissima, è una bambina felice; cioè, spero che sia felice; però è sempre di buon umore; io non ero così all’età sua.»

«No, eh, ha preso da papà?»

«Sì, in questo probabilmente avrà preso dal papà; spero che abbia preso dal papà anche l’altezza, il fisico, il metabolismo, un sacco di cose, ih, ih, ih... insomma, se assomiglia più al papà io sono molto contenta.»

«Eh?»

«Però, sì, è una bambina divertentissima e molto intelligente.»

«Ma erano tenere le foto vostre insieme, eh?»

«Sì.»

«Volevo chiederti: la pandemia come l’hai passata?»

Giorgia si toglie un pelo da sotto un occhio:

«La pandemia l’ho passata in realtà lavorando; non mi sono fermata mai; sono stata anche molto in ufficio; quindi non chiusa in casa come è accaduto per la gran parte degli italiani; sicuramente molto più in casa, perché al netto appunto di andare a Montecitorio non c’erano altre cose che si potessero fare o che si dovessero fare; e quindi l’ho passata anche molto con Ginevra e questo è stato, se uno volesse vedere il bicchiere mezzo pieno...»

«Eh bè.»

«... è stato un grande regalo per me e per lei, che era felicissima.»

«Fratellino?»

Giorgia ha l’aria sognante di chi sta osservando le stelle cadenti e sta per esprimere un desiderio:

«Mi piacerebbe molto», la voce si assottiglia in un sussurro quasi impercettibile, «ma i bambini li manda Gesù», e con un dito indica il cielo.

Silenzio.

«E lo so.»

«Quindi...»

«Sì.»

«... bisogna sperare, ho cominciato anche un po' tardi io...»

«Bisogna sperare, ma bisogna anche incoraggiare, capisci?»

«... ah! ah! ah! questo è quello che dice pure Andrea, ih! ih! ih! però, voglio dire, tu hai parlato con Andrea, perché lui dice sempre questa cosa; comunque a parte questo, che è un tema nel quale non entriamo... guarda, quando vedo queste foto penso che Ginevra già mi manca piccola così; già mi sembra che sia troppo grande...»

«Ih, ih, ih.»

«... e mi dispiace di aver perso tutto questo tempo prima di procreare; poi, sai, queste cose devi trovare anche la persona giusta; però avrei voluto cominciare molto prima, ne avrei fatti cinque se avessi cominciato prima.»

«Ci giochi?»

Giorgia annuisce, serafica:

«Ci gioco... allora purtroppo, come si sa, io non ho tutto questo tempo; per cui cerco di far sì che la qualità del tempo con mia figlia a lei basti, no; perché spesso lei poi piange “mamma voglio venire con te!” “mamma mi sei mancata tanto!” ti dice queste frasi che ti fanno venire il cuore grande come una nocciolina», a Giorgia trema la voce.

«Ma c’ha ragione.»

«E quindi quando ci sto, cerco di tornare bambina con lei, di assecondarla, di giocare, di scherzare; facciamo un sacco di giochi insieme; poi io che sono una mezza matta... l’altro giorno facevamo una casa coi LEGO, e a un certo punto lei m’ha detto: “Mamma, io mi sto annoiando”, perché io mi sono messa a fare la casa dei LEGO», gli occhi di Giorgia sono spiritati come quelli di quei bambini che non stanno mai fermi un secondo, «e mi sono fissata che sta’ casa dovesse essere praticamente come ‘a reggia di Versailles, ih, ih, ih...»

«Gagliarda, la voglio conoscere Ginevra.»

«... ero una matta, e m’ha detto: “Mamma, io mi sto annoiando con te”, perché giocavo da sola e in realtà non stavo giocando, stavo costruendo, ih, ih, ih, il mio capricorno, ih, ih, ih, ‘na matta!»

«Che segno è lei?»

«Vergine.»

«È un ottimo segno.»

«Dici?»

«Perché è il mio»

«Ah! io speravo nella bilancia, dico la verità, perché delle vergini mi hanno detto cose tremende, però...»

«Andrea di che è?»

«Toro», l’aria scettica con cui risponde Giorgia declina diffidenza.

«Toro? Ma Andrea ci gioca con Ginevra?»

«Tantissimo, anche più di me: Andrea è un padre fantastico...»

«Ma questo è bello, dai.»

«... sì sì...»

«Dormite nel lettone a tre?»

«Allora, diciamo che con Ginevra stiamo provando piano piano a metterla nel lettino...»

«Non vuole, eh?»

«... e no, va a dormire nel suo lettino, però poi spesso a metà notte ti chiama “mamma! mamma!” e viene a dormire nel lettone; e oltretutto tira dei calci mai visti, calcioni!»

«Da chi avrà preso?»

«Non da me...»

«Figurarsi!»

«... no no, io sono una salma, quando dormo non me muovo proprio, m’imbacucco fino a qua», Giorgia si copre fin sopra la fronte con le mani; «invece Andrea lui tutto senza coperte, è ‘na guerra, ih, ih, ih...»

«Ma è carina molto.»

«Sì, amore mio.»

«Posso dire che assomiglia ad Andrea?»

«Sì, è la verità...»

«Ecco.»

«... tutti dicono che assomiglia a me, ma perché sono ingannati dai colori; la bambina assomiglia tantissimo al padre fortunatamente; perché poi... voglio dire... sul lato fisico se prende dal padre», Giorgia alza le mani, «io sono più contenta, eh.»

«Però i ruffiani dicono: “Oh, come ti somiglia!”»

«Perché è bionda, però non è vero, il volto è quello del padre.»

«Vedendola adesso è uguale!»

«Sì sì, amore mio.»

«Andiamo avanti.»

“FRATELLASTRI.

“AFFONDO DI CONTE NEI CONFRONTI DI MELONI E SALVINI.

“DURO ATTACCO DI CONTE CONTRO LE OPPOSIZIONI: ‘Dicono falsità’.

“2 GIUGNO, FOLLA E ASSEMBRAMENTI: la manifestazione del centrodestra diventa un corteo senza regole.

“DI MAIO: ‘Meno propaganda politica e più buonsenso’.

“LILLI GRUBER CONTRO IL 2 GIUGNO: ‘Non hanno dato il buon esempio’.

“CONTE AVVERTE LE OPPOSIZIONI: ‘Rischio focolai a causa della manifestazione’.”

«Perché avete fatto il due giugno la manifestazione?»

«Perché era la festa della repubblica», dice ferma Giorgia; «e perché secondo me non c’era modo migliore di celebrare questa repubblica che dare voce a milioni d’italiani che chiedono risposte e dignità; perché è anche la nostra festa; perché è la festa di un’Italia che crede.»

«Però eravate troppo assembrati, eh?»

«Bè, purtroppo c’era più gente di quella che speravamo ci fosse; guarda, è la prima volta in vita mia che devo dire alla gente non venite a una manifestazione (?), non credevo che mi sarebbe mai accaduta una cosa del genere; però la gente ha un grande bisogno di esserci, una grande voglia di esserci; se noi avessimo chiamato il Circo Massimo, Maurizio, avremmo riempito il Circo Massimo; la gente vuole dire la sua, vuole fare sentire la sua voce; la gente non si assembra per colpa mia, si assembra per colpa di Giuseppe Conte, delle risposte che il governo non sta dando, del fatto che non viene pagata la cassa integrazione da marzo; ma intanto si vantano che hanno già regolarizzato gli immigrati; la gente per questo scende in piazza, mica perché Giorgia Meloni gli dice di scendere in piazza.»

«Tanto lo fate al Circo Massimo.»

«Sì, ci piacerebbe...»

«Ma lo fate.»

«... stiamo lavorando per il prossimo quattro luglio per il Circo Massimo...»

«Vedi?»

«... poi, voglio dire, se ci assembriamo noi siamo irresponsabili, se si assembrano tutti gli altri...»

«Voglio dire a casa: avete notato? Ha detto pure la data!»

«Ih, ih, ih...»

«Questa è la politica, cioè, no, prendere al volo una cosa e dare la data, così intanto l’ho detto.»

«... ih, ih, ih...»

«Andiamo avanti: i rapporti con Matteo Renzi?»

«Ma io non ho grandi rapporti con Matteo Renzi; poi io... allora: io sono una persona che ha rapporti cordiali con tutti, perché, insomma, so stare al gioco della politica; per me, insomma, bisogna sempre distinguere la dimensione politica dalla dimensione umana; se ti incontro ti saluto; sono una persona cordiale; se ti dico come la penso ti dico come la penso; con Renzi ho sempre avuto questo rapporto; poi io non condivido praticamente nulla di quello che dice e che fa, ma questo non vuol dire... questo è un altro tema insomma.»

«Se Conte cade, ti dispiace?»

«No.»

«No, eh?»

«Però diciamo che se Conte cade io m’aspetto che si torni a votare; perché se Conte cade e mi fanno un altro governo come questo e... non cambia tantissimo», Giorgia si tocca il naso; «diciamo che spero che Conte cada presto, anzi, credo che sia giusto che Conte vada a casa.»

«Però Conte ha detto pochi giorni fa: “Non è tempo di cadere”.»

«E te credo!»

«Ehm...»

«Ma credo che per lui non sia tempo di cadere neanche fra cinque-dieci anni.»

«Ma fra te e Salvini chi si candida premier?»

«Ma, guarda, noi nel centrodestra abbiamo sempre utilizzato lo stesso schema: il leader del partito che arriva primo nella coalizione è quello che fa il premier.»

«Attualmente sei tu?»

«No! Attualmente è ancora Salvini, perché la Lega è più alta di Fratelli d’Italia.»

«Chi ti piace oggi della politica?»

«Una domanda di riserva?»

«Mettiamo un disco?»

«Ah! ah! ah!»

«Tra un anno o due dove pensi di essere?»

«Tra un anno? Tra un anno vorrei essere al governo della nazione e vorrei rimanerci almeno per cinque anni», Giorgia si guarda le scarpe, «per avere il tempo di dimostrare che le nostre idee non erano impresentabili, e che anzi erano vincenti, e che questa nazione con un po' di coraggio e un po' di persone che hanno a cuore il suo destino, può arrivare molto più in alto; bisogna solo non avere alla guida della nazione persone che non abbiano a cuore il suo interesse e la sua dignità.»

«Quando torni a casa e vai da Ginevra e dici: “Sai, oggi ho parlato tanto in un’intervista”, come gliela spieghi?»

«Eh, è un tema che si comincia a porre; però mia figlia arriva prima di me, perché l’altro giorno la portavo in macchina e mi dice: “Mamma, ci sono le tue bandiere”, e io mi giro e c’era un’enorme bandiera tricolore che sventolava... e io le ho insegnato la parola tricolore; allora adesso lei la vede e dice: “Mamma, la bandiera tricolore”.»

«Non impensierire Mattarella, ché un giorno Ginevra cresce, vede la bandiera e dice “mamma”, invece è Mattarella.»

«No, però io sono contenta che mia figlia riconosca come bandiera non quella del partito ma quella dell’Italia; e un’altra volta mi disse anche questa cosa fantastica: “Mamma, ti ho vista in televisione (in tevelisione)”, e che dicevo amore? “Dicevi Fratelli d’Italia”, ih, ih, ih...»

«Che carina, ma cresce rapida, eh?»

«Sì, parla tantissimo, parla benissimo devo dire; ti dà tante soddisfazioni.»

«Auguri a Giorgia Meloni.»

«Grazie davvero, grazie.»

Parte una musica. Accompagna il sipario che si chiude. Ma Giorgia, discreta e insieme soddisfatta, continua a guardare verso la telecamera con i suoi grandi occhi blu.


FINE


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