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Una storia di Brividogiallo

Questa storia è presente nel magazine Vari volti dell'amore

Rimpiangendo Fabio

Dio dell’imprevisto, ti prego… una sorpresa. Una cosa che non m’aspetto. Una fucilata alla mia disillusione.

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9 minuti

Pubblicato il 24 gennaio 2021 in Storie d’amore

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Estate 2018.


Lentamente apro gli occhi, di nuovo questo sole, queste giornate da buttare via, questo silenzio quando la città si svuota e ti senti più sola.

Mi chiedo come impiegherò il mio tempo oggi, a cosa posso dedicarmi per cercare, almeno per un po', di non pensare, di non soffrire.

E mi chiedo da quanto tempo sto così. Tre settimane se non ho sbagliato i conti.

Troppo tempo passato tra il letto e il divano, un salto in cucina per mandar giù qualcosa che non mi va ma devo sopravvivere.

Avevo previsto un'estate da favola. Da tempo Fabio ed io avevamo programmato un viaggio a giugno. Poi quel suo rimandare di giorno in giorno, fino all'allontanamento imprevisto.

Una sera mi dice che è finita, si è innamorato di un'altra.

Non sospettavo niente, è stato davvero bravo a colpirmi all'improvviso senza che io mi fossi accorta che già non era più mio.

Due anni insieme, felici, almeno così mi sembrava. Nessun litigio, giornate trascorse insieme in modo sereno, tranquillo. Monotono.

Ecco cosa ha ucciso la nostra storia, la monotonia, la mancanza di entusiasmi, di piccole trasgressioni, tutto maledettamente normale.

Improvvisamente provo un senso di ribellione a quell'apatia nella quale sono caduta.

Mi alzo, faccio una doccia fredda, preparo una valigia con il minimo indispensabile e metto in un borsone tutto quello che mi può servire per una giornata al mare.

Parto per una località non distante dalla mia città dove conosco un hotel molto carino, proprio sul mare.



Sul lettino, con gli auricolari che rimandano musica zen che mi entra nel cervello massaggiandolo dolcemente, mi sento già meglio.

Mi guardo intorno e vedo che il mondo va tranquillamente avanti e si gode questa giornata di sole di mezza estate.

Mi chiedo perché non l'ho fatto prima, la sofferenza ci fa entrare in un tunnel nel quale ci adagiamo in una sorta di masochismo e autocommiserazione.

Questa giornata di sole, di quiete e di aria salmastra è una pillola contro la pena ma è solo la prima, ne dovranno seguire altre prima che facciano effetto e io decido di iniziare la cura.

Vado al bar a rinfrescarmi la gola e la mia pelle, nel passare dai caldi raggi del sole, all'ombra del chiosco, rabbrividisce. È una sensazione piacevole che mi scuote come un defibrillatore dal mio torpore.

Ordino una bibita fresca e aspetto. Una ragazza mi guarda e accenna un sorriso di cortesia.

Ricambio, non mi costa niente.

Torno sul lettino e, dopo la defibrillazione, il massaggio rilassante della mia musica. La cura inizia a fare effetto, Fabio si allontana da me di almeno dieci metri.


Il mattino dopo mi alzo molto prima del solito, e mi dirigo verso la spiaggia.

E continuo la mia cura a base di vitamina D, musica che culla l'anima e vita intorno a me.

Sento che non mi è più strettamente necessario stare sola e sentire meglio il sapore della mia infelicità.

Apro gli occhi e vedo la ragazza che il giorno precedente mi aveva sorriso al bar, che sta sulla riva e costruisce un castello di sabbia con una bambina.

Sorrido e penso come molte persone riescano a trovare divertimento da piccole cose.

Mi alzo e vado verso il bagnasciuga, incerta se tuffarmi nell'acqua o semplicemente sedermi per lasciare che le onde mi lambiscano.

"È calda l'acqua, io ti consiglio una nuotata." mi dice la ragazza con la bambina come se mi avesse letto nel pensiero.

Le guardo :"È bellissimo questo castello, ne vorrei uno così.....con un principe azzurro dentro" le ultime parole le ho pronunciate a voce più bassa e mi pento d averlo detto perché quello è un pensiero che riguarda solo me, molto personale.

"Marina è bravissima, se lo avessi fatto da sola sarebbe venuto una schifezza." dice la bambina.

Mi viene da ridere per il modo buffo con cui la bambina ha parlato e per le sue mossette spontanee.

Mi abbasso sedendomi sui talloni e dico :"Penso che qui una torre non ci starebbe male, non credi?"

"Anche a te piacciono i castelli di sabbia?" dice la bambina.

Nel frattempo la ragazza mi guarda, sorride appena e non dice niente.

Io vorrei rispondere alla bambina che no, non mi piacciono per niente i castelli di sabbia, basta un'onda invisibile, di cui nemmeno ti accorgi e il tuo castello è perduto per sempre.

"Si mi piacciono ma non sono brava come Marina."

Sono brava a distruggerli i castelli non a costruirli.

La ragazza si alza e mi tende la mano :"Come avrai capito mi chiamo Marina. Tu?"

"Federica" le dico mentre stringo una mano piena di sabbia bagnata.

Lei se ne rende conto solo in quel momento di avere le mani sporche e scoppiamo a ridere.

"Se ti conoscessi meglio ti riempirei tutta di sabbia, così saresti costretta a buttarti in acqua come ti ho consigliato."

"Mi basta la mano insabbiata." dico ridendo e corro dentro l'acqua, davvero tiepida e trasparente.

Mi tuffo dentro e riemergo sentendo subito i raggi del sole riscaldarmi la pelle.

Vado al largo e mi lascio cullare dalle onde, svuoto la mente da ogni pensiero per gustare in pieno quel momento di completo relax.

Torno a riva e vedo Marina da sola che guarda con molta soddisfazione la sua opera architettonica.

"La bimba?"

"Mah! Sarà andata a pranzo. È venuta a prenderla la mamma".

"Le conosci?"

"Mai viste prima, né la bambina né lei".

"Quindi lo hai fatto perché ti andava proprio di giocare con la sabbia!"

"Perché che cosa c'è di strano? Non è bello tornare bambini ogni tanto, almeno per un po'..."

Alzo il pollice della mano :" Touché!".

"Ti va di mangiare qualcosa insieme?" mi chiede Marina.

"Sì un'insalata la mangerei volentieri".

"Vada per l'insalata."

Ci sediamo sotto una tettoia fatta di paglia. È davvero una goduria oggi, il caldo è moderato e tira una leggera brezza tiepida che mi sta già asciugando i capelli.

"Di che cosa ti occupi?" mi chiede Marina.

"Sono assistente universitario alla facoltà di lettere. Tra un paio di anni farò il concorso per diventare professore".

"Ottimo! Io sono infermiera di sala operatoria."

"Orribile! Io sverrei prima ancora di entrare in una sala operatoria."

Sorride e mi dice :"Devi averne la passione e poi si fa l'abitudine. Anche io le prime volte avevo le gambe che mi tremavano."

La osservo cercando di non darlo a vedere. Ha un viso gradevole, occhi verdi e capelli castani ma soprattutto trasmette una sensazione di positività, di una profonda stabilità psicologica.

Provo una sensazione strana nello stare vicino a lei, mi dà sicurezza e questo non mi era mai accaduto con una donna e parlare con lei mi allevia quel senso di oppressione che mi porto dietro da quando Fabio mi ha lasciata.

Sono sicura che io non faccia provare a lei le stesse sensazioni, si vede lontano un miglio che sono il suo opposto, almeno in questo periodo.

"Non vorrei essere indiscreta ma stai passando un brutto momento?" mi chiede con un acume che mi sorprende.

"Sì ma sto cercando di uscirne fuori. Sono reduce da una storia finita e qualche livido ce l'ho ancora." cerco di minimizzare per non sembrare troppo pesante.

"Chiudi, archivia e ricomincia daccapo. Le cose che finiscono fanno male ma quelle che iniziano ti danno entusiasmo perché tu devi riprendere a vivere, c'è sicuramente qualcosa di bello che ti aspetta anche se tu ancora non lo sai. Il nuovo va sempre accolto a braccia aperte, con positività e slancio. Sei giovane, bella, libera. Il mondo è tuo."

Le parole di Marina e la sua espressione vivace, appassionata sono come un balsamo sulle mie ferite. Fabio si è allontanato, ora è a cinquanta metri.

"Vedo che non ti occupi soltanto di operare sui corpi ma anche sulle anime- dico sorridendo- Tu come sei messa a cuore?"

"Sono sola da un anno. La mia relazione è finita consensualmente, non eravamo fatti l'uno per l'altra. Io amo la vita, lui il calcio, in TV o allo stadio. È subentrata la noia e la mancanza di argomenti e di interessi in comune."

Continuiamo a parlare di noi, a conoscerci più a fondo e mi rendo conto che Marina mi fa incredibilmente bene.

È tempo di tornare a casa ma prima ci scambiamo i numeri dei cellulari, anche se domani ci rivedremo di nuovo qui.

Passano diversi giorni durante i quali continuiamo a vederci in spiaggia, fin quando Marina mi dice :"Ti andrebbe se andassimo a cena fuori stasera?"

"Certo, molto volentieri!"

Scrivo l'indirizzo del ristorante e stabiliamo di incontrarci alle ventuno.

Arrivo in hotel alle diciotto e faccio una lunga doccia fresca ed energizzante poi mi sdraio sul letto per rilassarmi ma finisco per addormentarmi.

Quando riapro gli occhi sono le venti.

Ho il tempo di sistemare i capelli, stendere un trucco leggero e mettere un vestito carino.

Riesco ad arrivare al ristorante alle ventuno precise e Marina è già fuori che mi aspetta.

Entriamo ed ordiniamo la nostra cena.

Marina mi parla del suo lavoro, dei suoi colleghi con cui ha ottimi rapporti e io gli racconto di me, degli sforzi fatti per arrivare dove sono a soli ventotto anni, degli studenti, alcuni più grandi me e mi rendo conto che non ho pensato nemmeno un minuto a Fabio.

Marina mi prende una mano e mi dice :"Non immagini quanto tu sia cambiata da quando ci siamo conosciute. In questo momento della tua vita avevi davvero bisogno di una vacanza e di un'amica."

"Mi sento un'altra infatti, e ora mondo, sei mio! Aspettami!"

Marina ride poi si fa seria e mi dice :"Se sono riuscita ad aiutarti anche solo un po' ne sono felice."

"Sei stata il mio arcangelo Michele e con la tua spada hai scacciato via tutti i miei demoni! Ora mi sento davvero libera e felice di esserlo."

Continuiamo a tenerci per mano fin quando non arriva la cena.

Fabio lo vedo in lontananza, sarà ormai a quasi un chilometro da me.


Usciamo, l'aria è tiepida, si sente l'odore del mare .

"Non ho voglia di tornare in albergo, si sta troppo bene stasera fuori" dico guardando il cielo e le miriadi di stelle.

"Ma quale albergo! Sono appena le ventidue e trenta e siamo in vacanza." mi risponde Marina.

"Sediamoci su quegli scogli, lì dov'è buio e ci fumiamo una sigaretta."

Sedute sugli scogli sentiamo il rumore leggero delle onde che si infrangono.

Prendo le sigarette dalla borsa e ne tiro fuori due.

Aspiro il fumo, lo butto fuori, non riesco a pensare, solo a provare una strana sensazione che ho paura a concretizzare e a darle un nome.

Non riesco nemmeno a parlare, eppure sono lucida ma l'unica cosa che riesco a fare è provare questa sensazione che mi spaventa e mi esalta al tempo stesso.

Marina lo capisce, non ci vuole molto, è più evidente di quanto io creda.

Mi passa un braccio sulle spalle, mi prende il viso con una mano, lo volta verso di sé e mi bacia.

Rispondo al suo bacio con sentimento, perché è questo che provo, mi sembra impossibile ma mi sto innamorando di Marina.

Un lungo bacio liberatorio, tenero e appassionato come non è mai stato nemmeno con Fabio.

Fabio...dov'è? Non lo vedo più.




Cinzia Baldasserini


















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