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Una storia di Fiordaliso

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L'evoluzione umana

Ominidi e uomini prima di Homo sapiens (Giorgio Manzi)

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3 minuti

Pubblicato il 02 dicembre 2018 in Recensioni

Tags: #antropologia #evoluzione #Homo #Manzi #paleontologia

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L'evoluzione umana

Ominidi e uomini prima di Homo sapiens


di Giorgio Manzi

Editore il Mulino

Per la collana “Farsi un’idea” della casa editrice il Mulino, Giorgio Manzi pubblica anche una sorta di sequel dell’”Homo sapiens. Breve storia naturale della nostra specie”.

Se il primo saggio aveva un intento introduttivo e più generale alla materia paleontologica, questo secondo volume (anch'esso breve, conciso ma chiaro e illuminante) propone un affaccio più invasivo alla nostra storia evolutiva.


Per farlo, tuttavia, un’introduzione riguardo al significato di “paleoantropologia” è d’obbligo, tanto da occupare il primo capitolo del saggio stesso.

Che cos'è, dunque, questa materia? Nient'altro che

“una scienza storica che trae da frammenti di ossa e denti fossili, dispersi in spazi e tempi vastissimi, l’informazione di base su cui elaborare ipotesi e teorie.”

Ovvero: essa è la disciplina che studia l’evoluzione umana; tuttavia non è la sola interessata a tale argomento. Insieme a lei, ma spesso viaggiando su binari paralleli, indagano la biologia, la chimica, la fisica e la genetica. Come già detto altrove, però, sarebbe auspicabile un incontro tra le varie discipline, un'interdisciplinarità profonda e tangibile.

D'altronde il terreno d’interesse è comune e, sebbene possa cambiare l’ottica di osservazione, la meta è la medesima: che sia naturalistica o culturale, l’evoluzione interessa l’uomo nella sua totalità. Tanto meglio sarebbe, dunque, collaborare!


Il saggio che propongo in questo breve articolo è di lettura immediata, è scorrevole e può vantare, a mio modesto parere, la capacità di accattivare l’interesse del lettore man mano che questo prosegua nella sua lettura.

Per esempio, la spiegazione chiara della distinzione tra i concetti di HOMINOIDEA (super-famiglia all'interno della quale coesistono, oggi, i gibboni asiatici, il gorilla e lo scimpanzé africani, l’orangutan asiatico e noi) e di HOMINIDAE (o ominidi, ovvero la famiglia della “nostra specie e (di) tutte le forme estinte che riteniamo siano appartenute alla medesima traiettoria evolutiva"), alla base di tutta la trattazione del saggio, è presentata in toni semplici e immediati, tanto da stimolare fin da subito, anche nel lettore meno esperto, l’interesse verso un ulteriore approfondimento dei concetti stessi nonché della classificazione di Linneo.


Ritornando alla distinzione di cui sopra, chi esattamente fa parte degli HOMINIDAE? Quali sono le forme estinte con le quali abbiamo condiviso la linea evolutiva?

Sono circa una ventina, raggruppate in sette generi, tra i quali ritroviamo: il genere Australopithecus e il genere Paranthropus, oltre, ovviamente, al genere Homo.

Dunque, noi (Homo sapiens) abbiamo condiviso qualcosa con Australopiteco e Parantropo, almeno fino a quando l’evoluzione non ha preso strade diverse che, col tempo, hanno portato all'eclissarsi non solo dei primi due generi, ma anche di diverse specie di Homo (vedi l’erectus, l’ergaster, il neanderthalensis).


Esattamente cosa avevamo in comune? Qualche antenato sicuramente, il territorio di partenza (Africa), in parte la locomozione bipede, che per l’Homo è l’unica possibilità locomotoria, mentre per gli altri era facoltativa rispetto a quella arboricola.

Una curiosa divergenza, invece, in particolare rispetto al genere Paranthropus: il ritrovamento di alcuni denti del suddetto genere ha permesso di comprendere che la sua dieta fosse piuttosto coriacea, dato lo spessore dello smalto e la grandezza dei molari rispetto a incisivi e canini; frutto, questo, di un adattamento ad un ambiente ostico come quello della savana. Il genere Homo, invece, ha risposto allo stesso ambiente ostico (savana) sviluppando una dieta carnivora che, con il tempo, ha prodotto ulteriori modificazioni e ha permesso di procedere positivamente nell'evoluzione.


Quelle che ho citato sono solo poche informazioni di cui il saggio tratta; soprattutto sono quelle che mi hanno colpito maggiormente e che ho scelto di riportare sperando di invogliare qualcuno alla lettura di questa piccola meraviglia!




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