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Una storia di IBonamiciFredducci

Questa storia è presente nel magazine I 7 - Romanzo a Puntate

I 7 - parte 51

17 visualizzazioni

10 minuti

Pubblicato il 13 ottobre 2020 in Fantascienza

Tags: #amore #esperimenti #gemelle #supereroi #superpoteri

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Chissà cosa passava per la testa della Terza, appena presa coscienza: una serie gigantesca di input stavano di certo invadendo il suo sistema nervoso. Input sconosciuti, perlomeno per i primi attimi. Gli occhi verdi e luminosi della sintetica dalla pelle ambrata spaziavano con scatti rapidi a destra e a sinistra, diretti a Valeria ed allo Zar.

La regina delle wunderwaffen, rivedendo questi ricordi in prima persona nel suo sogno vivido, fu quasi rapita dal viso interrogativo e scioccato e dal totale senso di spaesamento che quella Sintetica “appena nata” lasciava trasparire.

Lerusia si rivolse direttamente con voce pacata e rassicurante alla terza che, sdraiata supina all’interno della propria capsula, aveva da poco iniziato a respirare e aperto gli occhi, “attivandosi”: -Ciao tesora, benvenuta. Io sono Valeria, anche se tutti qui mi chiamano “Valiera”, e lui è lo Zar. Tu sei come noi… Non agitarti: presto inizierai a comprendere come funzionano le parole… Mio Dio, i tuoi occhi da gatto sono davvero meravigliosi...-. L’esemplare dalla pelle bronzea osservò lo Zar per alcuni istanti e poi tornò a fissare “pelle di porcellana” (che accompagnava le parole con gesti, muovendo sempre braccia e mani in modo abbastanza lento) ed il suo respiro si calmò.

-Scusami se mi ripeto, ma hai un paio di occhi davvero meravigliosi: non ho mai visto una cosa così bella...-

Dagli altoparlanti venne diffusa la voce di Ivanka: -Davvero bellissimi. Non ci aspettavamo che la fotoluminescenza dei suoi occhi sarebbe stata così vistosa! Sono dotati di “tapetum lucidum” come i felini, ma in una versione ancora più prestante: probabilmente potrà vedere anche al buio completo! Ah, si è svegliata dopo 3 minuti e 26 secondi!!!!-

La Terza, spaventata da quella voce ad alto volume improvvisa, sgranò gli occhi e li alzò verso il punto del soffitto da dove la sentiva uscire.

-Spero che possa controllare la fotoluminescenza dei suoi occhi, perché nel buio completo andare in giro con sti fanali annullerebbe un po’ l’effetto sorpresa!!!-

Lo Zar chiese a bassa voce a Valeria quanto ci sarebbe voluto perché “la nuova” iniziasse a comprendere delle parole e lei rispose, sempre sussurrando e senza staccare mai gli occhi dalla nuova arrivata: -Non te lo ricordi? Tu hai iniziato a parlare dopo 3 giorni, ma sei sempre stato calmo e tranquillo. Io ho provato terrore puro per parecchie ore ma ho iniziato a provare a parlare già a sera...poi c’è stato il bruttissimo trip che mi hanno rinchiusa in una cassa, con gli Americani a trovarmi e quindi gente che parlava in una lingua sconosciuta...-

La Terza si mise seduta e Valeria troncò il proprio discorso.

-Oh...brava che ti sei messa seduta. Ascolta...è stato deciso che sarò io a darti un nome, ed ho pensato di chiamarti Margaritka. Ti piace?-

Naturalmente la ragazza a cui Valeria aveva appena dato il nome non capì niente, ma continuò a guardarla fissa negli occhi: inconsciamente la sua attenzione era catturata da quel minuto essere dalla pelle bianchissima e vaporosi boccoli rossi, da cui non sapeva di derivare.

Lerusia le prese la mano sinistra con la propria destra e la indicò con l’altra, sussurrando: -Tu sei Margaritka. Io sono Valeria, lui Zar e tu Margaritka...-

Con la mano libera si indicò e la Fulva “Margaritka!” e poi indicò lei che sorrise e disse “Valeria”.


Tirandola dolcemente verso di sé le disse “Dai, esci da sto affare che vediamo di vestirti…” ma probabilmente aveva osato un po’ troppo e sottostimato lo stato psicologico della prima Sintetica di sesso femminile realizzata in quella struttura: la sua versione abbronzata istintivamente la afferrò per il braccio sinistro, usandolo come leva per sollevarla da terra e scagliarla contro un muro dopo un bel volo! Se fosse stata una Sapiens sarebbe morta sul colpo e probabilmente un’eventuale autopsia non avrebbe trovato nemmeno un osso intatto.

Dalla sala di controllo i “cervelloni” furono felici di notare che nella memoria genetica del nuovo esemplare fossero presenti già delle ottime tecniche di combattimento di base. Valeria non potè far niente: l’incredibile rapidità di esecuzione e la completamente inaspettata forza della appena battezzata Margaritka la colsero del tutto di sorpresa. Si ritrovò semisdraiata sul pavimento, con la schiena al muro. Non era capace di provare dolore, ma si rese del tutto conto della velocità e la potenza con cui la Sintetica ambrata l’aveva lanciata.

Si rimise in piedi subito e sorrise, constatando a voce alta: -Ok...si è svegliata un po’ aggressiva, e...-

La Terza uscì con un bel salto dalla capsula e mollò un poderoso calcio nel ventre dello Zar, che decollò pure lui atterrando dopo un volo a velocità assurda contro la lastra di piombo che metteva in sicurezza la “camera sepolcrale”: il tonfo che produsse fu sordo ma dannatamente forte, con vibrazioni di toni bassi che percorsero ogni strumento presente in sala, risuonarono amplificate dai cilindri e perfino nelle ossa dei presenti compresa la stessa Rita che, voltandosi di scatto verso Valeria, ebbe un brividino.

La Regina delle wunderwaffen terminò la frase troncata poco prima: -...ed è maledettamente forte!-.

In sala controllo, intanto, seguendo dalle telecamere ed avendo potuto sentire quel botto sulla lastra in modo estremamente amplificato, i presenti reagirono con felicità e festeggiamenti sguaiati: la Terza funzionava in modo perfetto ed era molto più forte di quanto si sarebbero aspettati!!!


La fanciulla che differiva da Valeria solo per l’incarnato ed i capelli le si fece incontro, mostrando i denti. Era minacciosa? Sì: lo era. Mostrava i denti perché aveva il DNA di Valeria? Il “mistero” su questo comportamento sarebbe rimasto ancora...

Anche i suoi canini erano più lunghi di quelli dei Sapiens e all’epoca identici a quelli di Valeria, alla quale i cinesi avrebbero innestato le super zanne retrattili solo diverse decine di anni dopo.

La Fulva trovò la sua nuova simile estremamente affascinante e, oltretutto, quella fu la prima volta nella propria esistenza che, pur con la consapevolezza di non rischiare niente dal punto di vista fisico, si sentì minacciata.

Le piacque. Sentirsi minacciata le piacque. Le piacque davvero. Non provò paura o terrore, che comunque aveva sperimentato nelle proprie prime ore di vita e all’arrivo degli Yankees e non avrebbe probabilmente mai più provato per l’eternità, ma qualcosa di non troppo dissimile da inquietudine ed agitazione….

La fascinazione per quella creatura partì da lì, da quel vagamente morboso rendersi conto che, impossibilitata ad utilizzare i propri poteri e pur non rischiando danni, nulla avrebbe potuto contro di lei.

-Oh, che meraviglia: anche tu mostri i denti...e che bei denti...- mormorò quasi estasiata, rimanendo completamente in balia di Rita che la strinse per il collo con entrambe le mani e la sollevò da terra ed a quel punto gli occhioni di Valeria diventarono completamente neri, così come quelli di colei che era stata appena battezzata Margaritka: per evitare danni ai macchinari ed alle strutture (non certo a lei ed allo Zar, del tutto invulnerabili) la Prima ritenne saggio usare il telecontrollo e bloccare quella fortissima sua quasi gemella.

Rita lasciò andare Valeria e restò immobile, con quella che si rivolgeva al personale dell’altra stanza, scuotendo la testa e passandosi le mani negli esagerati capelli: -Ok: potete sollevare la lastra. Mettiamole qualcosa addosso e spostiamola in una stanza dove possa calmarsi un po’...E’ davvero fortissima, ragazzi!-

La Fulva accarezzò una spalla ed uno zigomo di Rita, sorridendo e rassicurandola (era perfettamente cosciente, anche se bloccata): -Scusa, ma potevi metter su un bel casino...-

La lastra di piombo cominciò nuovamente a scorrere, con i potenti servomotori che, a dirla tutta, parevano un tantino affaticati: lo schianto dello Zar probabilmente aveva mandato un po’ fuori squadra il pannello.

Il futuro leader dei 7 si era rialzato quasi subito non spaventato, ma estremamente stupito...per gioco o allenamento aveva sfidato spesso Valeria che però, in quanto a forza fisica, era di certo molto più forte rispetto ad un Sapiens ma infinitamente inferiore a confronto con lui: ritrovarsi a volare per metri e sbattere con enorme forza contro il muro (la lastra), con un calcio da parte di una ragazzina minuta esattamente come la Prima lo spiazzò un tantino.

Guardò Margaritka con curiosità ed un po’ di istintiva circospezione.

Fecero il loro ingresso, fogatissimi e del tutto tranquilli perché consapevoli di non rischiare nulla in quanto “il soggetto” era del tutto sotto il controllo di Valeria, gli scienziati presenti in sala di controllo: tutti vollero avvicinarsi alla loro nuova creazione, finalmente attiva e sveglia! Il fatto che fosse temporaneamente troppo aggressiva e pericolosa non preoccupava nessuno: la cosa si sarebbe quasi sicuramente risolta da sola, probabilmente anche in breve tempo.

Uno spilungone in camice (era davvero più alto di due metri) entrò per ultimo e con un accappatoio grigio, col quale coprì il nudo corpo ambrato del primo sintetico sovietico di sesso femminile.

Accompagnarono Margaritka in una stanza di 4 metri per 4, completamente vuota e con una porta davvero molto resistente e ve la fecero entrare. Valeria mise piede in quella stanza con la sua nuova simile e le sussurrò, accarezzandole uno zigomo col dorso della mano: -Adesso io esco e ti lasciamo sola. So che hai paura, so che sei abbastanza scossa, sconvolta e confusa ma passerà presto. Appena sarò fuori toglierò il mio controllo e sarai libera… Ciao, ci vediamo tra poco: torno appena ti sei calmata!!!-

Crinierona Rossa le dette le spalle con noncuranza, dopo averle sorriso ancora, avvicinandosi all’uscita. Si voltò ad osservarla prima di chiudere: la guardò e sentì qualcosa…

Valeria del presente, vivendo quel sognoricordo, provò nuovamente la stessa sensazione, per lei inedita: si chiamava “attrazione” e lei la sperimentò per la prima volta quel Lunedì 3 Luglio 1961.

Aveva provato attrazione per lo Zar? Per qualche strano motivo no: era oggettivo che fosse bello, bellissimo e trovava piacevole guardarlo; ma non aveva mai sperimentato verso di lui un vero e proprio desiderio sessuale perché, nonostante fosse partita con la convinzione di farle da mamma, la cosa era finita automaticamente su lui che faceva da padre a lei.

Liberò Rita dal suo telecontrollo prima di serrare quella pesante e resistente porta perché voleva guardarla negli occhi e scusarsi: la luminosità di quelle due verdissime iridi tornò perché il nero svanì e quella si scosse, sorpresa.

-A dopo, tesoro: scusa...-

-Va...Valeria…- sussurrò Rita, guardandola con espressione spaventata ma al contempo speranzosa.

La nostra protagonista rimase sorpresa dall’udire di già la voce di Margaritka: era decisamente diversa dalla sua e questo le fece molto piacere perché aveva temuto il contrario, vista l’eccezionale somiglianza estetica. Il tono della Terza era più basso, più “adulto”e serio.

La Fulva non ce la fece a chiudere e lasciarla sola: rientrò e andò in contro alla Terza, allargando le braccia per abbracciarla senza curarsi del fatto che quel gesto avrebbe potuto finire per essere interpretato da quella come una minaccia visto che, ovviamente, ora che era all’inizio ragionava quasi completamente basandosi solo ed esclusivamente sull’istinto.

Rita non la attaccò: si fece abbracciare e, dopo aver osservato un attimo come le braccia di quella creatura la circondassero, fece lo stesso e ricambiò l’abbraccio: la cosa le piacque e le regalò calma, rilassatezza, gioia… Trovò che l’odore di quella creatura dai capelli rossi fosse molto buono e lo impresse nella memoria; lo stesso fece Valeria.

La Valeria che stava sognando trovò molto curioso che la scena somigliasse per alcuni versi e a parti rovesciate a quella che aveva vissuto lei quando Rita l’aveva abbracciata nel magazzino delle divise, pochi giorni prima…


Avendo visto la Prima rientrare nella stanza, uno degli uomini che aveva fatto da scorta (scorta? Con Valeria e i suoi poteri??) si affacciò con titubanza: Valeria era seduta per terra con la schiena appoggiata ad una delle pareti e anche Margaritka era seduta sul pavimento, con la schiena appoggiata alla Fulva. Rita aveva le gambe distese e Valeria allargate per farle spazio, e con esse la cingeva come per proteggerla.

Sembravano conoscersi da sempre e la nuova arrivata appariva molto tranquilla.

La Regina delle wunderwaffen chiese a quel ragazzo di portarle uno specchio.

-Uno specchio?-

-Certo: voglio farle vedere com’è, e quanto siamo simili!!-

CONTINUA...


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