scrivi

Una storia di OrnellaStocco

Questa storia è presente nel magazine Storie di Donne

La ragazza del Lago - Due -

Seconda parte

293 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 25 febbraio 2019 in Altro

0

Le mani di Alessandro avevano manifestato un leggero tremore mentre osservava l’immagine delle due ragazze.
- Sì, è lei, è la ragazza che incontrai quella sera a Roma. Indossava questo vestito, lo ricordo bene perché le lasciava le spalle scoperte, ricordo i suoi occhi chiari che risaltavano nella carnagione ambrata. Vi somigliate molto – Alessandro scrutò a fondo gli occhi di Marina – lo avevo notato anche prima, stesso colore, stessa forma, occhi grandi che sembrano due…laghi! Sembrate gemelle.
Marina riprese la foto, l’espressione del volto si tramutò repentinamente. Labbra serrate, fronte corrugata.
- Mia madre diede alla luce due gemelle, Elisa e Rosa, purtroppo Rosa morì appena dopo due giorni dalla nascita. Io ero troppo piccola per capire, solo molti anni dopo mia madre mi raccontò di quel lutto.
A quel punto Alessandro si alzò dalla poltrona, la mancanza delle sigarette non gli era mai sembrata così incolmabile come in quel momento. Finì di bere il tè. Diede un ultimo morso alla torta e fissò lo sguardo sul fuoco. – Elisa - Dopo trentacinque anni poté sussurrare quel nome. Lo fece guardando fuori dalla grande finestra. Il lago era piombato nell’oscurità ma a lui sembrò di scorgere una figura.
- Alessandro, per favore, mi parli ancora di quella sera, di quell’incontro, mi dica cosa ricorda di mia sorella, per me… ecco, sarebbe importante.
L’uomo si girò verso Marina, Iris nel frattempo, aveva ripreso posto sulle ginocchia della sua padrona.
- Perché vuole saperlo?
- Perché da allora non ho più visto mia sorella. Quella sera dovevamo andare tutti a cena da un mio cugino che abitava dalle parti di Piazza dei Sanniti, Elisa era uscita sola dall’albergo per acquistare dei regalini da portare alle sue amiche. All’epoca non esistevano i cellulari, avevamo appuntamento in quella piazza per le venti ma Elisa a quell’appuntamento non arrivò.
- Quindi io sarei l’ultima persona che l’ha vista in vita?
- Probabilmente sì, per questo motivo le ho chiesto di raccontarmi tutto quello che ricorda di quella sera…ma, un momento!
Marina avvertì un brivido nel sentire quelle parole. Freddo nelle ossa, una sensazione di gelo. Subito non si era resa conto di quanto Alessandro le avesse raccontato. Scrutò ancora di più l’uomo.
- Come sarebbe l’ultima persona che l’ha vista in vita! Cosa ha fatto a mia sorella?
Alessandro tornò a sedersi. La testa fra le mani, il volto pallido. Si immerse in un silenzio cupo, tra loro scese una tensione intrisa di mille domande. Marina non sapeva esattamente cosa chiedere tanto si sentiva sbigottita, attonita da quella confessione buttata lì, quasi per caso. Alessandro, forse tradito dal tempo trascorso, aveva, di fatto, ammesso di essere stato l’ultimo ad avere visto Elisa VIVA. Quell’uomo aveva cambiato la vita di tutta la sua famiglia. Suo padre era morto solo dopo cinque anni dalla scomparsa di Elisa, probabilmente di crepacuore, sua madre lo aveva raggiunto poco tempo dopo, lei aveva avuto una terribile depressione da cui era uscita grazie a corpose e costose sedute dallo psichiatra.
- Adesso deve parlare, non può continuare a stare zitto! Ora capisco il suo bisogno di venire fin quassù.
L'uomo, sempre più attanagliato dai sensi di colpa, stava seduto rigido, il viso cereo lasciava trasparire tutta la sua angoscia. L’atmosfera serena di poco prima era svanita, in quella stanza nemmeno il caminetto riusciva a sciogliere il gelo che era sceso tra loro. Marina si sentiva sempre più agitata, gli occhi erano lucidi per rabbia, dolore ma anche delusione. Alessandro non le appariva più come l’uomo affascinante e galante del giorno del suo arrivo, tutto quello che aveva sempre voluto sapere era lì, di fronte a lei.
Non resse più lo sguardo di Marina, non poteva più fare finta di nulla, trovò solo il coraggio di dire: “ Mi scuso per tutto questo tempo”.
A sentire pronunciare quelle parole Marina diventò una furia, scaraventò la tazza per terra gettandola verso di lui. L’ammirazione che aveva provato per lui si era trasformata in disgusto.
- Allora! - Urlò la donna –
Alessandro si schiarì la voce, lo attendeva una lunga notte dedicata a una confessione liberatoria.
- Quando Elisa si allontanò continuai ad osservarla, il suo camminare era grazioso, la gonna dell’abito svolazzava attorno alle sue belle gambe… me ne stavo andando quando mi accorsi che due ragazzi le si erano avvicinati. Uno lo conoscevo, eravamo compagni alle medie e già allora si comportava come un piccolo delinquente, l’altro mi era capitato di medicarlo al Pronto Soccorso qualche mese prima. Era arrivato accompagnato da due carabinieri dopo essere stato arrestato per rissa in un locale malfamato di Trastevere. Aveva una profonda ferita da taglio sul collo che per poco non aveva reciso la carotide. Il giorno dopo lessi sul giornale che il ragazzo che avevo curato era un tipo pericoloso, già condannato diverse volte per istigazione alla prostituzione, spaccio di droga, sequestro di persona e violenza sessuale.


Alessandro iniziò a camminare nervosamente su e giù per la stanza. Non sapeva se raccontare tutto, non sapeva come avrebbe reagito Marina. In fondo aveva taciuto tutto quel tempo, poteva continuare a farlo ancora.
- E poi? Lei non ha fatto nulla? Non è corso da mia sorella per avvisarla del pericolo? Che cosa ha visto? Dove sono andati?
- Io…io, no. Non ho fatto nulla. La paura di essere coinvolto, il timore per la mia carriera non mi fecero muovere un passo. Rimasi immobile, impietrito mentre assistevo al rapimento di sua sorella.
- Cooosa? Elisa è stata rapita?
- Sì, quei due l’hanno caricata con la forza in auto. Ricordo il modello, memorizzai il numero di targa che scrissi su una banconota.
- Ma perché non è andato alla polizia, aveva anche il numero di targa! Come ha potuto lasciare che la portassero via!
- Mi sono comportato da vigliacco. Lo ammetto.
- Mio Dio, non ci posso credere…come ha potuto non fare nulla di fronte al rapimento di una ragazza! Come ha potuto, lei è un…un…
Era fuori di sé. Con un urlo disperato gridò – E con quale coraggio si è presentato a casa mia! Con quale coraggio, me lo dica!
- Perché sono più di trent’anni che ho questo peso sul cuore, non voglio morire con questo rimorso, sono venuto qui, per chiedere scusa e…
Alessandro estrasse dal portafogli una banconota da cinquemila lire.
- E per darle questa.


Ringrazio Marily Buizza per avere collaborato con passione a questa storia.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×