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Una storia di Gibatt

Il Mito del Viaggio

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3 minuti

Pubblicato il 06 aprile 2019 in Viaggi

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Gino era cresciuto con un suono nell'orecchio "U Vinazzuolo", il Venezuela, un luogo nè vicino nè lontano.

Il Paese dove viveva la zia paterna, la sorella del papà, la primogenita della sua nonna preferita.

Il Venezuela era nella casa della nonna, ogni volta che lui andava a trovarla.

I racconti e i resoconti su zia Maria erano fatti di cose concrete: oggetti arrivati o portati dall'America; chincaglierie varie unte dal Venezuela. "U Vinazzuolo", terra promessa, terra lontana e traditrice che scavava sofferenze e lutti come di morte.

La zia Maria era partita giovanissima sottobraccio ad un giovanotto e la si rivedeva ogni tre o quattro anni, ogni volta più grassa o più magra, ma sempre piena di regali e con il belletto fresco e il suo inconfondibile profumo.

Ed ogni volta era uno strazio alla sua partenza, la nonna piangeva per giorni e così Gino crebbe nel convincimento che "U Vinazzuolo" fosse un posto tremendo dove tenevano segregata la zia.

Ogni domenica la nonna si avvicinava al comò della sua camera in religioso raccoglimento.

Ogni oggetto era una reliquia, e Gino lo sapeva e così, quando entrava nella stanza, rimaneva un pò dietro la figura di lei, con lo sguardo meravigliato e le mani dietro la schiena come un chierichetto.

Poi la nonna apriva il primo cassetto dove erano riposte da una parte le lettere e dall'altra il borsellino con i soldi.

Ogni volta che quel mobile si schiudeva, si diffondeva nell'aria un profumo intenso e inebriante, unico.

I fogli che la nonna conservava gelosamente sapevano di rose speziate e Gino si incantava nel profluvio di odori che raccontavano sapori e colori.

La nonna si soffermava sulla fotografia del marito scomparso e poi con lunghi sospiri riordinava la corrispondenza della figlia lontana e infine spilluzzicava una moneta da cento lire dal portamonete e la consegnava al nipotino in attesa, che ringraziava compito.

Così ogni domenica.

Quando Gino aveva la febbre o la tosse la nonna veniva a trovarlo a casa e magari gli raccontava qualche vecchia storia di briganti che sembrava una fiaba o viceversa e ogni volta con i suoi capelli tirati dietro la nuca e le mani in grembo, tranquille, e sempre con la sua colonia che riempiva la stanza.

Passarono svelti gli anni e Gino si fece ragazzo, di quelli un pò allampanati che sembrano capitati lì per caso; ma poi i primi segni della maturità e i tratti che si fanno più rotondi e morbidi.

Gino si era fatto un uomo, mani calme come la sua nonna, carattere deciso.

Lavorava come tecnico in Comune e aveva messo su famiglia.

Aveva conservato un ricordo speciale della sua nonna scomparsa fintanto che era militare, e così, un giorno, decise senza sapere bene perchè, di andare in Venezuela a trovare i lontani parenti, la zia e i cugini di cui ormai da anni non sapeva più nulla.

Partì quasi trafelato a raggiungere quella terra lontana, sempre immaginata con la trama e i contorni di un seducente enigma.

I cugini ad attenderlo all'aeroporto, le strade larghe e il paesaggio sconfinato; il caldo temperato, un sole sconosciuto e carezzevole.

La casa dei parenti, tanti volti sorridenti e l'anziana zia sulla sedia.

Dopo un pò che Gino era arrivato sentì intenso un languore come di rose speziate nell'aria che richiamavano il dolce della colonia e facevano tutt'uno in una fragranza che toglieva il respiro.

Gli sembrò così di rivedere il volto della nonna, in Venezuela, nella quiete del pomeriggio.



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