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Una storia di Jelena

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Walkie - Talkie

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7 minuti

Pubblicato il 07 settembre 2018 in Altro

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Per dare una svolta alla propria vita si ha bisogno di diversi fattori, a volte di una una buona dose di fortuna, o di coraggio ed incoscienza.


A volte, invece, ci vuole il caso che incontra la disperazione.

Elena ha sedici anni compiuti da poco, il taglio allungato degli occhi le conferisce un aspetto orientale, la musica a tutto volume sparata nelle orecchie quello della perfetta adolescente.

Duemilacinquecentosei followers su Instagram dove lei è No_Roots, nome utente scelto grazie ad una canzone che è stata in vetta alle classifiche di tutte le radio possibili ed immaginabili. A scuola è abbastanza brava, le piace storia dell'arte e la letteratura, odia la matematica e alla sola visione del professore di chimica le vengono i conati di vomito.

E' una ragazza responsabile, molto più di quanto dovrebbe esserlo alla sua età, c'è chi dice che sia già grande. Ma non grande abbastanza per scoprire un segreto che la frantumerebbe in milioni di schegge a forma di punto interrogativo.


A celarlo con cura ci pensa sua madre Ester.

Ester è una donna molto bella e ancora giovane, una di quelle che sembra essere scesa a patti con il tempo, immutabile ed elegante. Ha una dolcezza innata, il tono della voce è perennemente tranquillo, mai un gesto brusco, mai un pensiero gridato. Cardiologa infantile, ogni giorno si prende cura dei battitti di piccoli bimbi a volte poco fortunati, a volte miracolati, altre strappati ai loro genitori troppo presto.

Alcune sere, sfinita dai volti disperati delle decine di madri e padri, chiude a chiave la porta del suo studio, si abbandona sulla sedia e crolla in un silenzioso e crudele pianto. Sulla scrivania la foto della sua famiglia, Elena tenuta in braccio da suo papà, lei con il volto illuminato da un sorriso orgoglioso.

Si è sposata presto, perchè l'amore quando arriva ti investe di luce abbagliante e non fa vedere nient'altro, e allora tanto vale correre a perdifiato, anche volesse dire correre verso l'altare, dove l'aspettava Luca con gli occhi lucidi e la tremarella alle gambe.

Un Sì pronunciato con convizione e poi la vita da trascorrere insieme, un trasloco da fare, le cene da preparare, i weekend tirati fino a notte fonda e le occhiaie della domenica mattina.

E poi la voglia di creare una famiglia, il desiderio di prendersi cura di qualcuno per tutta la vita.

Solo che a volte i bambini in arrivo si nascondono, se ne restano chissà dove e non arrivano.

Nel frattempo arrivano le cure, gli ormoni, le amiche che ti dicono di rilassarti e non cercarlo a tutti i costi, poi l'esito comunica che qualcosa in te non funziona.

I figli devi lasciarli fare a qualcun'altro.


Ester si rifugia tra le corsie dell'ospedale, a curare i figli di altri, a trattenere le lacrime ogni volta che sente un cuoricino tornare a battere in modo regolare, mentre stringe quei piccoli corpicini per respirarne il profumo. Non vorrebbe vederli tra le braccia di altre madri, sente la gola chiudersi e la rabbia entrare in circolo.

Luca non ne parla più, ha nascosto in garage la vernice per la stanzetta del loro bambino, ne ha preso a calci un secchio rovesciandolo sul pavimento, si è seduto a terra mentre il colore guadagnava terreno, la testa tra le mani e un dolore sordo a scavare il petto.


Una sera, in una delle tante cene tra amici in cui si finge che tutto vada bene, Ester per la prima volta sente parlare di adozione. La coppia con cui trascorrevano la serata raccontava di come avessero provato gioia nell'adottare un bambino a distanza.

Nel Camerun per l'esattezza, a 3.834 km dalla loro casa.

Ogni mese -Kumi- quattro anni e un sorriso da togliere il fiato, invia loro disegni e foto mentre svolgeva attività di chissà quale divertimento. Si sentivano dei veri genitori, pur non potendo metterlo a letto la sera, o non potendo preparare il suo piatto preferito. Sentivano che quel figlio mai visto li aveva rimessi al mondo.

In realtà avrebbero potuto averne di bambini, solo non volevano sacrificare la vita di coppia, scelta discutibile o meno, avevano comunque trovato il loro personale appagamento.


Tornati a casa Ester non si dava pace, così nel cuore della notte ha svegliato suo marito in preda ad un'idea che le sembrava la migliore che avesse mai avuto:


Adottiamo un bambino.


Glielo aveva detto tutto d'un fiato, alle quattro del mattino, lui le aveva messo un braccio intorno al collo e le aveva sussurrato un - sei tutta matta- ed era piombato di nuovo nel sonno.

Iniziano le ricerche, le carte da preparare, i tribunali, i servizi sociali, le visite per l'idoneità, gli psicologi, Ester e Luca si sentono continuamente sotto esame, qualcuno sta valutando la loro bravura nell'essere genitori quando ancora non lo sono.


Trascorrono anni, nessuna telefonata, nessun bimbo in attesa di una famiglia, la vita coniugale va avanti scandita tra il lavoro e la casa, tra le lacrime soffocate e i sorrisi tirati.

Ester è distrutta, sente il peso del fallimento schiacciarla contro le pareti, sente di aver condannato suo marito ad una vita solitaria. Pensa al divorzio, non per disinnamoramento, ma per lasciarlo libero, potrebbe incontrare un'altra donna ed avere una famiglia, Una vera.

Lei sì, avrebbe sofferto, ma almeno non l'avrebbero divorata i sensi di colpa, con un gesto di profondo altruismo avrebbe salvato l'amore della sua vita.


Una sera di fine Agosto, appena tornati dalle ferie, il telefono di Luca inizia a squillare. Preso dalla sistemazione delle valigie lascia correre pensando sia il solito call center in vena di promozioni.

Ester con un gesto insolito afferra il cellulare del marito e risponde.

Non emette un fiato, dall'altra parte l'interlocutore parla senza sosta.

Luca alza gli occhi al cielo mormorando un - solo la tua pazienza può competere con l'insistenza degli operatori telefonici-.

Bianca come un lenzuolo Ester cerca la mano del marito, la telefonata si interrompe.


-Una bambina, c'è una bambina che ci aspetta.-


Solo questo.

Le lacrime, la confusione, lo sordimento, la paura ed un'improvvisa stanchezza li faceva somigliare ad una coppia di ubriachi molto vicina

al coma etilico.

Elena aveva tre anni, capelli biondissimi, un vestitino lilla e due piccoli walkie- talkie tra le mani.

Ester la fissava incredula, la bimba studiava con ammirazione i tratti di quella signora molto bella e le porse un walkie- talkie. La cardiologa, che al momento aveva evidenti problemi di palpitazioni, portò l'oggetto vicino alla bocca, sussurrò un ciao che risuonò metallico nell'altro apparecchio nelle mani della bimba a pochi passi da lei.

Poi una squillante risata di Elena e l'invito a farlo di nuovo.

Passarono tutto il pomeriggio a parlare così, tra un walkie - talkie e l'altro.

Mi prenderà un infarto, pensava Ester, e in quel momento rideva persino di questo, data la sua professione.


Sono trascorsi tredici anni anni da quel momento.

Elena non ricorda nulla, crede di non avere foto dei suoi primi tre anni a causa di un incendio nella vecchia casa dei suoi genitori, crede che sua madre non abbia avuto nausee durante la gravidanza perchè lei è sempre stata una brava bambina, fin dai primi giorni in cui era più simile ad un piccolo fagiolo.


Ester non riesce a confessarle la verità, ha paura che Elena possa sentirsi meno figlia, che possa cercare chi l'ha messa al mondo, che possa sentire il richiamo di una sorta di legame primordiale.

Ma è lei sua madre, a tutti gli effetti. La ama con tutta se stessa, Elena non è solo una figlia, è una salvezza. Ha inconsapevolmente salvato l'esistenza dei suoi genitori.


E quella sera d'Agosto,mentre il telefono di Luca squillava se Ester non avesse scelto di prendere quella telefonata, se dall'altra parte ci fosse stato davvero un operatore telefonico, se non fossero mai andati a cena con quella coppia di amici e non avessero colto un'opportunità che fino a quel momento non avevano consiederato, probabilmente Ester si sarebbe rivolta ad un avvocato avviando le pratiche della seprazione. Luca non avrebbe nemmo capito il perchè.

Ma guardando la loro splendida bambina sanno hanno colto la più bella delle rose quand'era il giusto momento.

Il fato ha teso la mano un attimo prima che cadessero giù dal burrone.


In camera di Elena il piccolo walkie talkie si illumina:


-La cena è pronta. Passo-

-Scendo mamma! Se arrivo a tavola prima di papà ho diritto ad una polpetta in più. Passo e chiudo-


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