scrivi

Una storia di DomenicoDeFerraro

GIOVANILE POEMA : DI PAROLE IN LIBERTA’

68 visualizzazioni

21 minuti

Pubblicato il 04 luglio 2019 in Viaggi

0





GIOVANILE POEMA : DI PAROLE IN LIBERTA’


Anno domini 2010 Stazione Ferroviaria Di Aversa


Pensare tutto vada bene come nei giorni migliori la sorte ci spinge ad andare lungo strade trafficate insieme al senso di una libertà che viene da lontano con la bellezza che ruba e cresce nei versi asincroni , fatti di pasta frolla dal sapore di pizza e di sorrisi lucenti al chiaro di luna. Viaggiare è volare fin dove nasce il sole, fin dove tutti i turisti danzano mano nella mano , dentro questa storia , oltre questo oscuro presagio, verso la collina di Posillipo, cadere nel mare dell’infanzia. Seduto in tram con studenti ,coppie d’innamorati, soldati ,cantanti , viaggiare verso un mondo diverso facendo finta che tutto va bene che la mia colpa e sola quella di non essere stato un bravo figliolo, correre oltre questo muro di parole cadenti come gocce di rugiada come lacrime d’angeli dal cielo fiorito. Uscire da questo lungo oscuro ove le ombre amene danzano sulla terra degli dei, degli eroi in compagnia di demoni , in compagnia della morte che passa e fa smorfie fa finta di non capire d’essere inerme dal male, fritto nella padella , saltellante nell’epigono di pagine scarabocchiate , pagine marrane che narrano la realtà di un folle, fatto di hascisc , di Maria , di tabacco , maledetto, perbacco.

Tutto è cosi strano non ci sono episodi isolati la folla scorre disordinata unita da un ideale , dall’idea che illumina il cuore della signora , dell’uomo con la canotta bianca che morde un panino fa finta tutto vada bene mentre la vita scorre, il sangue bagna l’origine della sostanza di una sapienza impazzita che danza sulla punta di piedi , si lancia dal balcone, si tuffa nel blu come fosse un angelo tra le onde burrascose . Prova a vivere la tua vita, ella ti condurrà oltre ciò che credi verso un destino meno bello , giocando a bigliardino godrai dei frutti della vittoria, sotto la luce delle stelle e nel bel mattino quando scenderanno tutti i turisti dai pullman con facce sconvolte , amici , parenti , persone identiche legate a loro linguaggio al loro modo di concepire la forza dell’estate pendula sulla punta del pene di Polifemo. Udire le voci dei fanciulli , salire a bordo di questo folle viaggio, con chiunque vuole conoscere ,lottare ancora ,ridendo si và verso altri lidi. Cantando l’ode lunga d’un mattino d’ estate si va verso il mare, verso altre sponde di nome , in nome nel peccato commesso, nel senso che illustra la frase ed il signore con gli occhiali la sa lunga e non vuole calarsi in quelle deleterie sembianze di mostro atipico di chi soffre oltre ogni comprensione. Nella magia dei giorni , nei colori che scorrono come fiumi verso la valle incantate , adorna di fiori dai vari colori , tutto scorre , tutto sa il signore che con i suoi angeli le sue storie bibliche di molti anni addietro ha fatto vedere i ciechi e camminare gli zoppi. Un angelo si spinge oltre il roseto, nel sole afferra un fiore poi le spine si conficcano dentro un polpastrello , grida aiuto Dice: vedrai cantare gli dei e tutti fuggiranno oltre questo giardino nella pancia della citta gravida di vecchi umori e di canzoni che sanno di poesia salata.


Via per strade silenziose , via in braccio alla sorte, fuggendo nel dedalo dei vicoli oscuri a ridosso d’una piazza simile ad cagna in calore . Questa estate europea , dalla labbra carnose che si muove in strane circostanza con grazia dentro la sacrestia del parroco. In compagnia con il suo fiasco di vino rosso l’ ingurgita nel silenzio della morte che passa con l’ali aperte come se fosse una farfalla s’alza in volo, verso una ermafrodite destino , figurante la forma di una ragione aliena , formante una catena di sant’Antonio. E chi sa cosa direbbe il vescovo se saprebbe del fattaccio se saprebbe che San Camillo è un ubriacone , vuole giocare a mosca cieca con l’infermiera , chi sa cosa direbbe il priore che la sa lunga sulla teologia , tiene il cordone della borsa ben stretto , sotto le stelle spera tutto passi e l’amore fiorisca. Ragazzate continua a ripetere , mentre la perpetua gli prepara un caffe bollente e le parole son spine d’una croce e s’elevano nel vago discendere , verso paradisi artificiali in amori senili, figli della purezza e della speranza cristiana.


Il mondo delle cose inutili , l’amore quello vero che ti mette addosso tanta tristezza e tanta bellezza , l’animo ferito non riesce a capire dove lasciare questo cuore trafitto lontano dai pericoli in agguato . Quanti nemici abbiamo in questo mazzo di fiori ,ignoti martiri , soli senza speranza , raduniamo le forze andiamo tutti verso la grande piazza , verso il mare, verso il bar di nino o forse sarebbe meglio andare tutti con il parroco in pellegrinaggio per meditare sulle nostre colpe. Poi scendere in città a far compere ad acquistare cose utili , un saggio filosofico , un paio di scarpe nuove . Conquistare una nuova ragione, una gioia fatta di tanti puntini ricamati sulle consonanti , come tanti foglietti uniti , canti di strade malfamate , decantati in sere scintillante nel parco pubblico abbracciati sotto tante stelle . Ricordi legati ad un filo misterioso ad una musica beata ci porta lontano , ci conduce verso terre estreme nel verbo lusinghiero, nell’idioma , palpabili , immobile come le lacrime di Maria sul ciglio di un giorno qualunque.


La città è invasa di blatte nere , la signora del terzo piano racconta fuori il balcone delle sua triste esperienza in strada , d’essere stata fermata da due monelli che gli hanno palpeggiato il seno ed il sedere. La signora in genere non porta le mutande , generalmente è rossa d’invidia per non essere stata baciata dalla fortuna. Assillata dalle bollette da pagare, il cuore le batte come fosse una blatta , lentamente annega nel fiume dell’oblio con i suoi ricordi , scemando nello scrivere , scivolando oltre le stelle, verso un'altra estate. Calda, intensa ,profumata estate , figlia di un dio d’amore che troneggia dall’alto dell’olimpo con il sua barba lunga , fatta d’intrecci e canovacci . Ma questa è la sorte d’essere un dio e non un idolo.


Siamo in viaggio in tanti , chi grida , chi gioca , chi compra, chi corre , chi si denuda, chi vuole fare l’amore , chi dice dammi un bacio che vado in cielo. Passa un chierico , mostra compassione, la positività dell’atto filosofico di quella certezza che non delude che può condurti alla follia, viaggiatori di tutto il mondo prima o poi arriveremo a Roma. Giungeremo tutti insieme con la testa piena di sogni e di belle canzoni , dopo aver preso un caffè al bar dello sport in questa estate afosa , simile ad un pisello che s’allunga come l’acqua scorre e colora lo stagno dove galleggia la papera . Dove la matta lava i panni sporchi , dove tutti ridono degli altri , sotto il sole di luglio tutto può accadere. Pensiamo al cubismo al sionismo , all’interrogazione parlamentare ed altre cavolate, favole senza ali che s’alzano in volo verso questo cielo di tanti colori verso altre dimensioni , perseguitati dai mille problemi debiti, lavoro ,scuola .In cerca di una nuova realtà intessuta di umanesimo . Siamo in tanti milioni d’anime cadute nel buco della serratura ,capovolti nel dilettantismo nella pubblicazione univoca d’un romanzo in progres … best seller .


Qualcuno corre a fare il biglietto per giungere dove cresce la fantasia , una lunga interminabile fila di gente con vite fotocopiate estratte da un racconto di Pirandello, camaleonti cittadini cangiano nell’aeree puro nel sillogismo eduardiano : fuitevenne. Meditando sul caos , sul gusto del caffè preso al bar insieme a tante anime perse nel calore che scioglie la felicità nel canto dell’uomo seduto su l’orlo della follia . Emerge la lunga storia d’un immigrato che ha rilevato il bar della stazione ed ora con tutta la famiglia al seguito offre cuscus e the alle erbe a metà prezzo , l’incredulità tocca l’auditel d’ ascolto non riesco più a comprendere ruoli e specie derivanti da quella esperienza innata che rasenta la mia stupidità.


Siam tutti figli di uno stesso padre , tutti poveri lavoratori .

Con grandi valigie in mano tra non molto andremo in vacanza percorreremo le coste d’africa ,le triste coste , le corte coste, le caste coste .Quanto costa cambiare per poter vivere in pace. Il lungo treno si vede in lontananza , viene sbuffando lento e inesorabile. Un passeggero alza la manina e dice ciao , sospiri , speranze , un treno può essere la salvezza per migliaia di persone, studenti , pendolari avventurieri ,pensatori .

Il treno di ferro e d’acciaio, il treno tuonante, il treno nervoso che tossisce sbuffando sulle rotaie, non teme la notte ne il freddo del nord. Correndo va lungo la penisola dall’alpi al dolce mare mediterraneo cantando canzoni novelle , motivi allegri che si perdono si ritrovano in questo dolce mattino, partire per non morire. Strane visioni , un vecchietto seduto sulla panchina

litiga con il suo gatto . Il vecchietto si gratta il capo si guarda intorno sembra abbia paura d’esser visto , tira fuori dalla borsa

un lungo sfilatino, lo scartoccia con cura dall’involucro di carta stagnola e lo mangia ,con esso mangia la rabbia dei giorni

le sconfitte accumulate che pesano nella sua coscienza .

Io annoto ogni cosa ogni gesto ogni sogno infranto che cade scoppia nell’immoto delle cose perdute, esplode come fuochi d’artificio , fiori di carta, ogni cosa brucia con essa l’esistenza la tristezza di un tempo perduto.

Cosa ci aspetta alla fine del viaggio?

In questo sogno d’estate in questo caldo in questo ritrovarsi in mezzo al traffico con un sole che spacca le pietre.

Vorrei dimenticare ogni rima ed ogni male subito ,

sognare meraviglie , assopire il pensiero e discendere l’averno , ascoltare la musica d’ Orfeo , ammirare il lato oscuro della vita l’altra vita , l’altro viso della sorte megera

Tutti giganti

Tutti figli di Trocchia

Siamo quello che sono

Siamo una via di mezzo

L’estate brucia i sogni

L’estate ha molti visi

Pochi giorni ancora

Interminabile vacanze

Le ruote del treno.

La stazione diventa luogo di congiunzione incontro di civiltà , incontro di personalità.

Qualcuno avvisa la Polfer

Ci sono dei ladri in giro ,

Son zingari felici

Son figli d’altre terre

Non dirmi matto

Acchiappa il gatto

Noi vogliamo un Italia unita

Provate a cambiare

Il voto signore è un voto alla vita

Attenti rubano valigie , rubano la dignità degli ultimi.

Il sorriso dei padri

La gioia dei bimbi.

La polizia è pronta ad intervenire l’attesa diventa lunga interminabile ogni minuto diventa più difficile gestire l’interminabile fiume di gente di passeggeri , fiumi umani che non hanno mai fine che sfociano nel mare dell’umanità redenta.

L’unica fuga e fingere di credere che tutto và bene.

Ho i miei dubbi , le mie incredulità , tengo stretto vicino a me

la mia valigia piena di sogni e di libri , con dentro tutta la mia vita.

Ricordo il mio primo giorno di scuola, io con grembliulino

e cartelle pimpante e fischiettante , saltellante vado a scuola.

L’incontro con la classe ed il professore poi l’uscita la confusione mi tirano il nastro, io reagisco scoppia una rissa interviene mio fratello c’azzuffiamo facciamo a pugni , abbiamo otto anni ,

li pestiamo tutti , tiriamo cazzotti e calci , facciamo una carneficina

mi hanno tirato il nastro ritornerò disordinato a casa e questo

non mi và.

Nell’aria intessuta di filosofie di musiche neomelodiche ,tinta

di rosa, dolci speranza svolazzano nell’aria, la gente

s’ acqueta, attende, s’accampa, monta le tende qualcuno

si frigge un uovo meditando sul budda sulle teorie di Galileo

di Copernico.

In molti ancora non hanno comprato il biglietto del viaggio .

La situazione diviene drammatica non ci sono scappatoie

conversazioni , ne convinzione che possano cambiare il corso delle cose. Il corpo tozzo del treno trasporta orde di barbari , migliaia di donne dai facili costumi , ballerine e cabarettisti,

politici, e pensionati, tutti diretti verso i mari del sud.


Oltre questo racconto , il sorriso d’un angelo dall’ali bianche

dal volto tumefatto, oltre questo sogno il ritorno dall’aldilà.

La ballerina senza fidanzatino, il ragazzino senza biglietto,

il pensionato senza la moglie , il professore a riposo,

il saggio di questo treno è un barbone che ha passato

lunghe notti fredde e piovose sotto la stazione ad ammirare

chi parte , chi vi sosta , chi ritorna , chi vuol per sempre sparire , chi viaggia per piacere , chi per amore , chi per scopi ancora poco chiari , chi perché ama viaggiare ,chi perché il tempo lo considera un nemico ed è molto meglio corrergli dietro per più presto comprenderlo.


Le rotaie sui binari scintillano cantano ancora ,la morte di un viaggio verso se stessi , verso ciò che amiamo, verso un paradiso un altro inferno fatto di molti gironi , alcuni alcove, alri che conducono ad un ideale ad una morale fatta di varie conclusioni. L’eco d’un rumore sordo , l’eco d’avventure d’una vita aldilà del bene e del mare di questi numeri ermeneutici , estrazione settimanale della ruota del lotto.

Non c’è nessuno che ci aspetta al termine di questo lungo viaggio, né mogli , né madri , né amori nuovi , forse solo creditori,

gente in attesa di venderti una bibita , una focaccia , un giocattolo

da portare a casa al proprio ritorno.





II




Ora andremo incontro a ciò che si desidera , nell’intendimento delle cose mute dei sillogismi di miti austeri di mondi possibili dove si diletta la nostra anima , dove fiorisce e scema questa esistenza triste sola sotto il sole in attesa di clienti senza acqua minerale un caffe . E le nostre speranze sono momenti utopici dentro i nostri pensieri solchiamo il tempo immersi in quella favola bella che c’illude , seguendo l’ombra della grigia ragione in un crescendo d’ore e minuti ogni cosa si dilegua nella certezza delle cose.


Il treno sta arrivando, il treno decadente , lento inesorabile, con il peso dei suoi anni fatto di ferro vecchio , verniciato di rosso, di giallo, fumante la sua pipa , danzante sopra i binari nell’eternità del tempo che passa nel chiedere perdono un momento d’amore che riempi l’animo afflitto. E l’attesa diventa men duro nella fatica nel travaglio della partenza. Osservare gente d’ogni tipo nazionalità , aspetto, personaggi secondari partecipanti alle universiadi, un bagno di gente dai strani colori, tutti uniti nel gioco nel colore che si dirama per forme amorfe aforisticamente prende vita nell’immaginario collettivo s’evolve verso questo essere uomini , donne nell’essere giovine ad ogni età ad ogni tempo.


Non significa niente, siamo al punto di ritorno tutto quello che abbiamo raccontato non ha senso e passa e si consuma come un cero davanti ad un altare una fiamma arde sbattuta dal vento diventa un drago, una danza di folletti nel pomeriggio. Corre l’anima pellegrina ad afferrare un angelo che cade dal cielo tutti siamo li ad assistere a questo strano fenomeno. Tutti siamo cosciente che mai arriveremo ad essere noi stessi nello scrivere stronzate. Ed altre novelle velate di false tristezze. Ma l’amore non ha tempo si piega sul nostro crescere, sul rincorrere le rime che solinghe come lingue di drago infuocate lanciano nell’aria un loro fiamma, brucia la cappella, brucia la pubertà , la morale legate al filo di spago.


Confusi versi sciolti al sole , in questa tristezza cosa siamo giunti ad essere , cosa abbiamo compreso un bel nulla nello scorrere e nello scrivere, abbiamo trovato noi stessi di bocca in bocca l’orco diventa un angelo una pulce ballerina. La brezza del vento accarezzerà il viso mentre t’affaccia dal finestrino . Il treno giunge e con esso il destino d’ognuno , la cruciale riflessione interiore . Saliamo tutti insieme spingendo fratelli e sorelle, viaggiatori notturni . Il lungo fischio annuncia la partenza, si muove dapprima lento poi sempre più veloce. Si parte lasciamo per sempre dove siamo morti, dove abbiamo conquistato questa libertà , mangiato la mortadella ed il salame un panino croccante suonato una chitarra e Michele continua a cantare la sua canzone e non si da per vinto.


Conducendo verso altri porti l’immaginario viaggiatore . Seguendo una scia di terra tra il mare ed il cielo per magiche coste illuminate

dal sole che tinge le cose di svariati colori tinge il pensiero del bimbo felice il sorriso della madre stanca in un angolo .

Nella carrozza ci siamo tutti compresi i nostri bagagli

con dentro le nostre storie semiserie , sediamo ognuno

al suo posto assegnato, dal caso, dal destino . Io siedo di fronte a dei ragazzi arrampicati sul corpo delle loro ragazze.

Il treno parte percorrerà l’intera città attraverserà le viscere

di quest’ essere senza tempo , attraverso una civiltà millenaria .

Lasciamo la stazione incapaci di rinnegare la nostra morale bigotta siamo in tanti, tanti passeggeri tante moglie , tanti mariti , tanti infermi , tanti che chiedono di ritornare sui loro passi , sulla scia di un elica . Mendicanti di sogni per strade , impervie periferie del mondo ove il viandante si perde in mezzo ai tormenti in preda ad un incubo sorretto da un angelo guidato verso la casa del padre. Il lungo treno dei desideri , dei cittadini rispettosi , ubriachi di regole contro regole , uguali e diversi simili al sud al nord. Erranti figure che trascinano la misera vita strascicando la penosa storia che un dì li rese rei di vivere .


Lanciando occhiate dal finestrino lunghe gallerie oscure mondi fatati ove la luce illumina le case alte , le case basse i timidi pensieri del viaggiatore . Il viaggio dipinge ogni cosa del suo colore , ricamando il destino i dolci sentimenti ed il mare le spiagge l’auto strombazzante, tossendo , scalpitando senza gonna , macchinette colorate, con dentro vari individui sapiente o bigotti , questo andare incontro alla morte suonando uno strumento discorde. Tra i suoni delle campagne , il grillo canterino, la rana birichina bacia il bel principe tramutandolo in un rospo, tra l’erba la lucertola scodinzola la coda , muove la lingua , insegue il cane a passeggio , tanti animali invitati all’ombra sotto l’albero frondoso . Mater dalle campagne fiorite , distante anni luce dalla città chiassosa , passeggeri distratti immersi in lunghe letture di giornali, passeggeri immaginari riflesso nella comune ragione in un andare , percorrere stazione dopo stazione questa lunga via crucis ove il nostro signore c’attende a braccia aperte.



III



Per me istrione della parola, saltimbanco, prosatore giungere alla fine del tragitto vale guadagnarci un ode pindarica.

Osservare le facce della gente essere osservato a mia volta desumere un concetto , un sapere nostrano , mostrando di capire poi gettare ogni libro dal treno di corsa , germoglio selvatico spuntato tra i miei capelli , questo vivere mi costringe a ricredermi a posare la forbice a riflettere per essere e non essere nello stesso punto nella stessa sostanza di mio padre.


Lascio dietro di me la follia dei miei personaggi , ragiono sul male

m’inoltro ignaro tra strade affollate , spinto dal caso alla ricerca d’un idea, d’un libro da comprare a metà prezzo.

Un occasione unica la tra le bancarelle colme di vari vecchi libri macchiate con righe colorate di giallo , pagine strappate, pagine scritte strada facendo , sotto il sole, ai piedi di dante , sudato sotto il bel sole di Napoli. Tutto per poter assaporare il gusto d’un glato a limone. Pomeriggi pigri , proseguendo sull’ali della fantasia , trascinato dal caso dal senso filosofico di detti e aforismi . Gongola , trabocca , borbotta la donna canotto insieme all’amica naviga a vele spiegate verso l’isola azzurra. L’afa stringe alla gola ti porta tra le nuvole , chiuso in una bolla di sapone , vedi la città dall’alto , case , casine, casini, donnine in piedi , sedute , a braccetto, l’innocenza dell’incontrarsi per via , del parlare , delle proprie esperienze , dei propri risultati, le guardie passano a cavallo , i ragazzini in bande urlanti , i vecchi all’ombra a dar da mangiare ai piccioni. Entro ed esco da mille negozi, entro ed esco da mille vite , ogni cosa custodisce una suo mistero, una sua singolare storia , una sua storia infima , umile , crudele.


Altro che morire per la libertà , con una corda al collo sul grande albero degli impiccati. Dondolare nel vento ascoltare le voci degli impiccati le loro storie, la loro vita, le loro canzoni. Affacciato sul mondo dell’aldilà , cercando la strada per fuggire via dai tanti dolori , dai giorni infimi, entrando e uscendo da una scena quotidiana ove si recita a soggetto la bella commedia degli equivoci. Tanta ipocrisia tra persone uguali e distinti , morti per mano ignota nel bel panorama della città , gestita dalla gran maitresse , grande ciacciona , dalle labbra color ciliegio, mostra

al lume dei lampioni , giù ne fondaco nel corpo dei vicoli budelli il suo corpo , voluttà , fatta di piaceri ove la voce cresce melodiosa al rombo dei motori.


Eppure tutto è un gioco , partecipare , vincere . Risalire le strade perdersi nell’udire i mille suoni le voci deboli e lontane le piazze in festa , il grido dell’uomo aggredito da un gorilla e la fine la fine dell’immagine e della ragione.

Il misero canto del popolo , il volto della venere, rullante una canna nella macchina in corsa contro il tempo ermeneutico , Bislacche chiaroveggenza strumenti accordati al piacere sovrano d’un sussulto d’un godere allegramente , la morte.

L’udire i canti dei bambini bucoliche voce recise nella giungla d’asfalto figure oscure , sceneggiate di quartieri, lacrime napulitane . Viaggio nel tempo, suscettibile in deformazione primarie, allegre e sincere qualcuno si mette a bere incurante dei più, si scola tre bottiglie di vino , si mette a rincorrere le persone per strada , sbanda , avanza, canta , mannaggia , palpeggia , assaggia a volte si ferma a parlare della sua vita di suo nonno soldato sul fronte russo nel lontano millenovecentoquarantadue.


Poi tutto ritorna normale , il mondo è cambiato nel progresso , il successo , le cose son divenute diverse, altre macchine, stereotipi hanno generato una nuova cultura underground .

Armonie musicali , rombi di moto squillanti sirene

Tic , tac d’orologi , televisori parlanti, radio ad alto volume

un lungo blues nella notte nera sotto le stelle , un assolo

di sax fatto di solo sesso , senza alcuna ossessione.

La piazza s’affolla si riempie ogni attimo , la gente si somma s’accalca cresce spinge si rincorre , ruotando , cercando comprando una birra , fumando una sigaretta , parlando , discutendo del più del meno di politica , della pastiglia.

Ascite tutti fore da casa mia.


Sono in tanti , intelletti seri e perversi , legati ad una finzione scenica ad un melodramma , seduti nel pentagramma , eccolo Tonino ma quello chi è ò presidente ,

Professore: giovanotto andiamoci a farci due risate.

Ma quanta gente

E’ tutto gratis

Va bene rimango

Rifletto

Io ripenso ad Assuntina .

Si sono fatte l’otto passate

Io ho fame.

La storia della mia città uguale e diversa a tante altre , la città dai mille volti , la città di pulcinella quella di oggi di domani delle chiavi donate dal sindaco al personaggio illustre venuto per i giochi olimpici.

Tutto quello che c’ è di proibito lo strombettare delle automobili il trillo delle biciclette alate che corrono sulle nuvole sui cornicioni grigi delle case basse dei sudditi di sua maestà.

Tutto chiuso in un verso libero, in una frase dalla forma affusolata fissata in un panorama mozza fiato fatto di cupole di palazzi , di terrazzi e fumaioli sognanti , case e casini frutto della storia sacra e profana di questa terra ne tua. ne mia.


IV



Eccoci telespettatori nella realtà virtuale di mondi sconosciuti

navigatori di dimensioni astrofisiche , viaggiatori nel tempo.

Seduti nelle comode poltrone di pelle , con sacchetti

pieni di popcorn , di patatine , panini ripieni di porchetta ,

con lunghe taniche di birre affianco , con gli occhi fissi al teleschermo , spettatori e protagonisti di quella medianica dimensione surreale.

Sempre le stesse menate, non c’è mai nulla di buono dice Ciccio

acciuffando il telecomando e via verso mondi lontani alla ricerca della felicità. Navigare in altre dimensione, ascoltare incantato la lunga conversazione, senza sale nella zucca ed tutto cosi triste giungere alla fine del viaggio per sprofondare felice dentro una poltrona.


Ascoltare Woody Allen mentre suona il clarinetto in televisione può essere una vera goduria o un rompicapo un cosa senza senso, un mosaico di prose , espressione d’un vivere periferico. Eppure la nostra mente fiorisce nel verso si fa bianca , rossa, percorre mondi immaginari va verso quel film d’avventure , d’immagini sbiadite che descrivono il nostro vivere. E la nostra esistenza ad essere rappresentata , percorrere la nostra storia, vivere le fiabe le leggende d’ogni tempo dimenticando sul fuoco la macchinetta del caffè , non udire più nulla , senza più rispondere al telefono che squilla , al campanello della porta che suona, alla sveglia che t’avvisa d’alzarti dalla comoda poltrona in cui sei addormentato in preda ad euforie polifoniche prima d’ andare a lavoro.


Mattino presto uscire fuori di casa prendi l’ autobus vivere quella realtà virtuale che vive in fondo alla nostra coscienza di telespettatore dipendente. Protagonista , regista , vittima , personaggio di storie drammatiche e fantastiche .

Un mondo fatto a misura d’uomo , identico ai tuoi sogni

simile a quella dimensione inconscia radio televisiva.

Meditazioni , momenti intimi dimensione psichedelica

Per anni continui a vivere ad assumere quei atteggiamenti

ti cali in quei panni d’uomo vincente , sei un duro con quella convinzione adesso affronterai tutte le bande pericolose di teppisti

della città, nessuno rimarrà vivo , in tanti cadranno stecchiti

al tuo passaggio. Qualcosa ci ha cambiato la vita ,

qualcosa di cui non sappiamo ne il nome , ne sospettiamo

chi potrebbe stato , non abbiamo certezze navighiamo nell’etere nello spazio cosmico , in una dimensione onirica perduti in quel magico mondo che ha diversi nomi, diverse storie d’ amore intrise d’avventure e di versi facile a dirsi , facile a sognare.









Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×