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Una storia di P3PP4R10

Questa storia è presente nel magazine Il poema della regina dal piede d’oca

Di nuovo in viaggio, destinazione Tarifa

The Love Song of D. Gray

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3 minuti

Pubblicato il 08 gennaio 2019 in Fantasy

Tags: #bloodonthetracks #bobdylan #doriangray #tarifa #tseliot

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Quinta parte del poema della regina dal piede d'oca


"Qualcuno ce l'ha con me, si inventano storie sui giornali. Chiunque sia vorrei che la piantassero ma quando lo faranno posso solo indovinarlo. Dicono che ho sparato ad un uomo chiamato Gray ed ho portato sua moglie in Italia. Lei ha ereditato un milione di dollari e quando è morta è passato a me, che posso farci se sono tanto fortunato?"

(Bob Dylan)


Allora andiamo, tu ed io, quando la sera si stende contro il cielo, come un paziente eterizzato disteso su una tavola; andiamo, per certe strade semi deserte, mormoranti ricoveri. Di notti senza riposo in alberghi di passo a poco prezzo e ristoranti pieni di segatura e gusci d’ostriche; strade che si succedono come un tedioso argomento con l’insidioso proposito di condurti a domande che opprimono.


Lui non diceva molto, però ci sapeva fare. Uscì da quel parcheggio come se fosse un vero padreterno. Io stavo lì ad ascoltare, senza capire, non ero ancora in grado di padroneggiare bene la lingua, almeno da sobrio. E' lo scotto che deve pagare un ragazzo troppo timido
che ha deciso comunque di mettersi in gioco, che ha deciso lo stesso di mettersi in viaggio,
anche se non aveva mai viaggiato per mare, anche se non si era mai perso, se non dentro il sogno che stava seguendo. Era un sogno di gloria e magnificenza, di guerre puniche non ancora combattute,di odio e furore, senza significato alcuno. Si interrogava nella notte marocchina sul senso del suo viaggio, sul perché si ostinava a non lasciarla andare, nonostante lei fosse partita senza di lui, senza salutare, senza nemmeno un biglietto striminzito o un vocale su WhatsApp.

Eppure era bastato quello per metterlo in viaggio, per fargli capire che Adesso sarebbe stata la prima tappa del suo errare. E qualche chilometro di marcia se lo fece anche a piedi e pure volentieri. "Credo nelle distanze colmabili con il cammino", usava dire e aveva ascoltato storie di viandanti e di pellegrini, aveva visto svariate moschee e ne era rimasto turbato, ma al contempo affascinato. Come un proiettile d'argento sparato a bruciapelo, l'ignoranza di una vita passata nell'immobilismo, lo aveva destato, nella tarda ora dell'insonne, nell'ora del lupo, nello sconforto. Che cosa era accaduto? Dove era finita la sua storia? Era da solo, riposava sul pavimento, con un piccolo tappeto come letto, nudo o quasi, con le fresche notti a fargli compagnia e a cullarlo.

Aveva già visto New York e aveva perso per un soffio il biglietto con la fortuna, ma non se ne faceva un cruccio, non adesso almeno. Era perso dentro i suoi blues, romanticamente, la malinconia lo avvolgeva come dentro un foulard di seta, prezioso, unico. Un fiore raro, che dura troppo poco e sfiorisce, ma si lascia ammirare ancora per qualche istante. Come in una soffice e profonda sera d'ottobre, il ricordo gli teneva compagnia. Lei era lì, vestale silente, maliziosa ninfea, Principessa di malinconia! Dea e madre, terrena e spirituale, pensava lui. Lei era lì. Gli faceva compagnia, ma era solo un dolce ricordo che stava per svanire, restava solo la vigliacca coscienza, restava il dolore, quello era vero, autentico, caldo come un giorno di luglio, lì in viaggio per Tarifa.


Lei accese la stufa e mi offrì una pipa: "Se lo vedi digli ciao, salutalo da parte mia!" mi disse:"Sembri un tipo taciturno, proprio come piacciono a me". Poi aprì un libro di poesie e me lo porse. Era scritto da un poeta italiano del Duecento e ognuna di quelle parole suonò vera e splendente come un carbone ardente trasudando verità e bellezza da ogni singola terzina.

(Bob Dylan)​​​​​​​


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