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Una storia di CinziaMarchese

Il viaggio nella testa

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12 minuti

Pubblicato il 07 febbraio 2019 in Avventura

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Di lì a poco il caldo sarebbe diventato eccessivo …eppure per visitare le Piramidi , Shana, avrebbe sopportato quello ed altro: non era da lei tirarsi indietro. I turisti si accalcavano per accingersi all’ingresso di un piccolo cunicolo ma, la guida raccomandava di entrare , uno per volta. La donna dovette chinarsi abbastanza per procedere fino allo stanzone dove si trovava la mummia del faraone: alcuni ,soffocati dal caldo torrido e in preda al panico,preferivano tornare indietro, rinunciando così alla meravigliosa visione di un antico Egitto, lì, nel sottosuolo dove adesso, estasiata e a bocca aperta Shana , per l’ennesima volta, vedeva realizzato un suo desiderio. Erano già trascorsi tre anni dall’inizio della sua vita itinerante, era stata una scelta fatta con convinzione: alle spalle lasciava un lavoro a tempo indeterminato all’Università Bocconi di Milano, un appartamento acquistato con mutuo,e pochi , buoni amici che avevano approvato il suo stile di vita. Uno di loro, un giorno , le prestò un libro “ Vagabonding” di Rolf Potts: parlava dell’esperienza dell’autore che aveva viaggiato per oltre sei anni convinto di una cosa soltanto: non era necessario essere ricchi per partire. Ricordava bene i tempi di scuola quando le balzò agli occhi una frase di S. Agostino < Il mondo è un libro aperto e coloro che non viaggiano ne leggono soltanto una pagina..>. Perché accontentarsi allora? Shana non voleva limitarsi a quello , ma voleva vivere pienamente la sua vita, pur sapendo che da nomade sarebbe stato difficile crearsi dei legami. Dopo poche titubanze venne la decisione :pochi effetti personali e via, di volata; prima l’ Australia, poi Russia, Cina e Nuova Zelanda. Esile nella figura ma determinata nelle scelte, riusciva quasi sempre a trovare lavoro quando si fermava per lunghi periodi: parlava inglese, francese e spagnolo e non aveva difficoltà a far credere, a chi le offriva un’occupazione, che quella era proprio fatta su misura per lei. Lì, davanti alla mummia, sotto le Piramidi, era sempre più fiera del suo trascorso, del suo essere stupita quasi infantilmente da ogni esperienza vissuta. Ricordava che una delle più intense era stata in treno, di notte in India: sedeva con quattro coppie d’anziani e un suo coetaneo , che portavano le ceneri del figlio di due di loro. Passò la notte a parlare di cultura indiana, con l’urna cineraria appoggiata lì accanto , fu una notte stranamente magica anche perché fu allora che conobbe Kamal. Un giovane, brillante medico che aveva studiato all’estero ed ora era ritornato in patria per salutare i suoi: occhi profondi e sorriso disarmante , le raccontò, quella notte , che sarebbe ripartito per esercitare la professione in una missione in Kenya come volontario. Una scelta dettata dal cuore e dalla sua coscienza : l’infanzia trascorsa a contatto con la gente povera e semplice gli aveva inculcato un profondo senso di umanità, aveva promesso a se stesso di alleviare le sofferenze fisiche dei più deboli, il successo e la carriera erano solo false chimere il cui miraggio lo lasciavano indifferente. Lei gli raccontò particolari della sua vita, l’infanzia con genitori separati, il suo essere ribelle, la sua smania di sapere, viaggiare e condividere: si mostrò interessata al suo scopo umanitario e le venne spontaneo chiedere se potesse recarsi anche lei , in Kenya nella stessa missione, a contribuire all’istruzione dei più piccoli. Kamal la guardò compiaciuto, e in quel momento Shana, per la prima volta nella sua vita, si sentì importante come non mai: eccoli ora insieme , per una breve tappa alle Piramidi, dove Kamal, insofferente agli ambienti angusti, aveva preferito attenderla all’ingresso del cunicolo. “ Allora? Come è stato l’incontro con la mummia, interessante?” .All’uscita Kamal l’osservò con intensità disarmante : Shana ricordò i tempi del liceo ed il suo primo amore…non si era mai legata sul serio a qualcuno, sempre per quella sua smania di libertà, di movimento continuo. “ Il viaggio nella testa” , in sole tre parole il suo ritratto! Kamal aveva deragliato però le sue certezze, incuriosendola fin dal primo istante, da quella notte in cui aveva svelato ad una perfetta sconosciuta, l’intimità della sua anima, semplice e ricca di propositi umanitari.

< Un colpo di fulmine, senza dubbio!> Shana gli rispose d’istinto, persa nei suoi occhi di brace, carichi di promesse : una risposta ambigua dal riferimento puramente casuale…ridacchiò tra se.


< T’invidio sai, se non fosse per questa mia dannata fobia per i luoghi chiusi…..> La prese per mano allineandosi in coda al gruppo di turisti che salivano sul pulmann diretti al villaggio: era previsto il pernottamento lì ,dove avrebbero goduto di un'altra coltre stellata sotto influsso di Osiride, per poi proseguire il loro viaggio in Africa ,nella missione di Kilifi,dove li attendevano gli altri volontari. Shana continuava a rimuginare sulle incisioni viste nel cunicolo e su quella strana malia che catturava la sua attenzione sull’Occhio di Rha, onnipresente in ogni angolo della camera funeraria….l’occhio che tuttovede,simbolo di rinascita e consapevolezza. Si girò decisa verso Kamal dicendogli: “ Credo che l’Occhio Di Rha mi stia indicando la strada per cominciare una nuova vita: ho bisogno d’ordine nella mia testa ..pensi che ci sia un tatuatore nel villaggio disposto a disegnarlo? L’uomo sorrise non scomponendosi più di tanto alla richiesta :< Credo di sì…parlerò alla guida, chi può saperlo meglio di lui…>

La sera stessa,Shana si ritrovò seduta nel piccolo ambiente adibito ai tatoo locali , conosciuto soprattutto per i suoi lavori all’hennè. < Sapete, - raccontò il tatuatore ai due ragazzi_ le donne egiziane amano tatuarsi tralci di foglie e fiori dalla caviglia in su lungo la coscia oppure sulle mani ,delle vere opere d’arti in miniature, rituali arcaici ancora molto sentiti…Shana guardò complice Kamal replicando<L’ Occhio di Rha mi farà rinascere lo sento…>e non aggiunse altro. Il risultato finale fu davvero notevole: ora, sulla spalla di Shana ammiccava il leggendario occhio dall’iride verde smeraldo.Verde speranza,il suo colore preferito….Nel buio della sua camera rivisse le emozioni della giornata convinta che i cambiamenti tanto attesi sarebbero presto arrivati sotto l’auspicio di quel semplice tatuaggio….il primo e l’ultimo poiché Shana, aveva sempre temuto il dolore fisico, fin da piccola…anche se niente era paragonabile al dolore subito nell’animo. Spesso i suoi sogni erano popolati dal mostro dell’abbandono e della solitudine, i litigi accesi dei suoi genitori ignari della sua presenza, le lacrime mai asciugate, i perché…che non trovavano risposte. L’alba arrivò in tutto il suo splendore, come Kamal che bussò alla sua porta con i bagagli alla mano: --Sei pronta? Andiamo..l’autista ci sta aspettando!—

Si diressero all’aereoporto più vicino e salirono sul volo per Mombasa.

Allo scalo li accolse un ambiente familiare ed un afa accentuata dalla presenza dei tanti turisti e portatori di borse che si accalcavano in cerca del cliente ,senza tregua…

--- Eccolo…ho intravisto la guida mandata dalla missione. Dammi la mano,non ho intenzione di perderti proprio ora.—

Le sorrise, intrecciando le dita alle sue, calmando saggiamente le ansie ed il suo spirito ribelle. Salirono sull’auto modello vintage, e si infilarono nel traffico cittadino: pulmini sgangherati scarrozzavano orde di donne con bambini, spesso gli uomini rimanevano penzolanti fuori dalle porte , pericolosamente in bilico vista la velocità sconsiderata degli autisti. Sfrecciavano davanti ai suoi occhi curiosi palme, case , pedoni incauti sui marcepiedi disordinati e lavoratori in bicicletta: qualche donna portava otri d’acqua sul capo camminando con estrema eleganza e fierezza. Le donne africane: così diverse da quelle europee, umili ma dignitosamente belle nel loro compito giornaliero. Senza fronzoli , prive dei moderni comfort …Shana era affascinata dai loro volti senza tempo, sereni…Quante volte aveva visto sua madre sorridente da bambina? Non aveva ricordi, forse una volta o nessuna…La sentiva mugugnare insofferente per un nonnulla: all’uscita di scuola, nell’accompagnarla al catechismo, oppure quando dovevano fare i compiti assieme. Ad un certo punto Shana stava per convincersi che la causa del cattivo umore della mamma fosse lei, forse non era la bimba perfetta che avrebbe voluto…ma più il tempo passava e più la situazione peggiorava: gli alterchi con il padre aumentavano, anche il più semplice imprevisto la faceva andare fuori dai gangheri.

< Shana, sei distratta…a cosa pensi? Kamal la fece ritornare nella realtà di quel momento,

< Questa gente, questi colori…una meraviglia che non ha parole>

Chissà se un giorno sarebbe riuscita a trovare quelle per spiegare a Kamal il vero motivo del suo girovagare: si portava dentro un peso troppo grande. La malattia mentale di sua madre, il vederla irrimediabilmente persa in un mondo senza luce, l’aveva costretta alla fuga. Non era colpa di Shana bambina dunque, ma di un qualcosa che, insidioso, si era frapposto tra lei e la mamma: sicuramente l’aveva amata, l’amava ancora senza poterlo manifestare apertamente.

< Ecco siamo arrivati ,finalmente!> Kamal si scostò lievemente il ciuffo nero di capelli dalla fronte asciugando con il fazzoletto qualche goccia di sudore. C’era molta afa, d'altronde li circondavano la terra rossa, pietre alternate a fiori fucsia e bianchi, ma anche alberi di banano e cocco mescolati alle costruzioni in murature basse e colorate della missione. Poco distanti invece, capanne di fango e pietra a testimonianza delle origini primordiali di una terra fatta di sudore, sacrificio e speranze.

Si ritrovarono, senza volerlo, nel bel mezzo di un accesa discussione tra due piccoli orfani contendenti una scatola di colori.

< “Lasciala, è solo mia, me la sono guadagnata…”>

< “Non è vero, sei un bugiardo…lo sanno tutti che sei solo un prepotente !>

Come una furia, il ricciolino che stringeva forte tra le nervose dita la scatola contesa schizzò via andando a sbattere contro le gambe di Shana..

<” Attento Noah ! -- gli intimò uno dei missionari responsabili dell’educazione dei piccoli—ora stai esagerando…”>

Shana protese in avanti le mani d’istinto affinche il bimbo ,non potesse causarsi lividi al viso e fu allora che due occhi tristi e disarmanti le ricordarono chi non era ancora : una madre, quella che aveva sempre desiderato da piccola; una donna, capace di tanto amore ,senza più fughe in cerca di chissàcosa..

Noah , sgranando le pupille sul tatuaggio di Shana, quasi sbiancò , e divincolandosi spaventato sparì dietro un gruppo di capanne solitarie. Si accasciò ansimante in un angolo al riparo dal sole cocente e dagli sguardi altrui pensando a ciò che aveva visto un attimo prima…

“ No,non ho visto un fantasma, è proprio lei…”

Shana si lasciò condurre da Kamal verso il punto di ritrovo dei missionari per le relative presentazioni: nel suo cuore si alternavano un misto di gioia, curiosità e paura del nuovo.

La sua scelta ,stavolta, era stata davvero ardua: non era dettata da un capriccio o da semplice vanità dell’ego. Forse già fin da piccola, desiderava ,con il suo spirito da crocerossina, dedicare il suo tempo,le sue risorse agli altri, ai più bisognosi, ai più deboli. Continuò a guardarsi intorno cercando, inconsapevolmente di individuare quel cucciolo d’uomo in cui s’era imbattuta…lo rivide la sera stessa alla mensa, allineato con gli altri alla tavola, con il capo basso.

Le fu detto che era in punizione per ciò accaduto la mattina…Noah era il più ribelle del gruppo di orfani adottati in quella missione, ma anche il più intelligente, il più curioso e creativo.

Nella saletta gioviale dei missionari ,le pareti erano tappezzate di dipinti multicolori dalle foggie assai strane, tutte opere di Noah, che si accaparrava quanti più colori ci fossero a disposizione, per poter dare vita alla sua fervida fantasia…Mentre era girata di spalle nel conversare con Kamal, sentì una manina lieve toccarle il fianco

< Io…Noah, tu …occhio >

Le fissava insistentemente il braccio dove aveva il tatuaggio e per quel poco che riuscissero ad intendersi capì che doveva essergli davvero familiare : sfilò furtivo dalla tasca dei pantaloni un foglio ,dove il disegno di una donna con un tatoo su un braccio, sembrava riferirsi proprio a lei. Lo sventolò sotto i suoi occhi increduli, aspettando la sua reazione :lì per lì rimase attonita e Kamal venne a salvarla dall’imbarazzo al momento giusto.

“ Allora..Noah, vero? Posso vedere anch’io? ”

Il piccolo nascose il foglio e si defilò verso le capanne nel buio.

“ Che furia quel bimbo…i missionari mi hanno detto che la sua storia è molto triste: qualche anno fa un gruppo di estremisti islamici hanno ammazzato i suoi fratellini e la mamma mentre lui era a raccogliere pietre per sistemare la piccola capanna dove abitavano. Ha visto la morte in faccia, urlando s’era avventato contro uno degli assassini ancora in giro con la canna del fucile fumante : l’uomo si limitò soltanto a scaraventarlo in terra, tra i corpi straziati ed il fumo appiccato alla capanna di fango e pietra ..forse ebbe pietà di lui dopo il raptus di bestiale follia. Noah raggiunse la missione dopo giorni di cammino tra sentieri impervi: denutrito, disidratato, pieno di graffi e balbuziente. …nella missione è come se fosse tornato al mondo per una seconda volta. I suoi compagni dicono però che spesso lui farnetica, dice che vive un sogno dove potrà svegliarsi solo quando sarà giunta la donna dal terzo occhio.



Shana rabbrividì al racconto….guardò interrogativa Kamal , sfiorandosi il braccio destro e tutto si fece chiaro. Non era un caso che fosse lì ma il destino che l’aveva portata lì per dare un senso alla sua errabonda esistenza, per colmare finalmente quella sensazione perenne di vuoto che le toglieva il fiato.


“ Devo trovare Noah e cercare di parlargli…..” Shana lasciò Kamal ,sempre più esterefatto e sì avviò tra le capanne , alla ricerca del piccolo .


Lo trovò seduto in terra, sommerso tra i suo disegni con le lacrime agli occhi.

“ Mi manca la mamma…tu qui con me, sempre ,vero? Tu non sparire, non morire…”


Noah si lanciò nella braccia di Shana e fu allora che una dolcezza infinita le fece dimenticare tutto il resto del mondo….


“Sì Noah….io qui con te per sempre ! Ti voglio tanto bene piccolo mio “


Il suo cammino era concluso, ora ne aveva la certezza! La sua nuova casa era lì, nell’amore di quel riccioluto orfanello, che continuava a guardarla ,adorante, mentre si stropicciava il naso e gli occhi umidi dal pianto.

Kamal li trovò abbracciati, in quella capanna africana…il germoglio di due nuove esistenze, duremente provate ,in cerca di valori veri. Guardò quella donna, compagna della sua umanitaria missione: la riscoprì bella, interiormente bella, e l’amò ancor di più. Si aggiunse ai due nella stretta ringraziando il cielo di emozionarsi ancora…All’indomani ,la magica alba, in quell’orribile scenario di faide disumane ,sarebbe sorta ancora spazzando via la tristezza di mille solitudini , celebrando l’incipit di una nuova vita..

Il vero viaggio stava per iniziare ora!




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