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Una storia di

L'Uomo sulla Luna

Erano tutti d'accordo?

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Pubblicato il 05 dicembre 2019 in Tecnologia e Innovazione

Tags: #Armstrong #Luna #nasa #spazio #uomo

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Cinquant'anni fa, più di un milione di americani guidò, volò e perfino navigò a Cape Canaveral, la più famosa base spaziale statunitense in Florida, ad assistere al lancio della navicella Apollo 11 - con a bordo Neil Armstrong, Michael Collins, e Buzz Aldrin -, che sarebbe culminato pochi giorni dopo col suo atterraggio il 20 luglio 1969 sulla Luna; la vittoria statunitense sull'Unione Sovietica nella corsa spaziale e un cambio radicale di prospettiva umano sullo spazio e i mondi al di fuori del nostro. Meno di un mese dopo si tenne il Festival musicale di Woodstock, nello Stato di New York, alla presenza di mezzo milione di persone, perlopiù giovani venuti da tutto il paese in autostop, che criticavano la politica statunitense e la sua guerra in Vietnam. Secondo un articolo dello storico Neil Maher, sul New York Times, questi due eventi hanno incarnato un netto divario culturale di quell'estate 1969. Il governo di Washington spese 20 miliardi di dollari per vincere la corsa spaziale, ma ci fu anche qualcuno di critico in questo progetto. Qualcuno si chiese: il paese non avrebbe dovuto impegnarsi politicamente e finanziariamente nell'affrontare la miriade di problemi che sconvolgono il nostro pianeta - non solo la guerra nel Sud-Est asiatico, ma anche la discriminazione razziale, l'inquinamento e la disuguaglianza di genere?


Coloro che affollavano Cape Canaveral senza dubbio appoggiarono il primo. Il presidente Richard Nixon li chiamò una "maggioranza silenziosa" che nel 1957 fu allarmata quando i sovietici lanciarono lo Sputnik, il primo satellite artificiale in orbita del mondo. Sostenevano con entusiasmo il programma spaziale americano sia come mezzo per mettersi al passo con i tecnologisti russi sia per promuovere il sistema democratico americano del libero mercato a livello internazionale.


A Woodstock la pensavano diversamente. La missione dell'Apollo 11 venne ritenuta "un'arma dell'establishment militare" che prosciugava le risorse economiche nazionali. Un ingranaggio nel "complesso militare-industriale-spaziale" che lavorava clandestinamente per riorganizzare la tecnologia spaziale per l'uso in Indocina. Era la "Nuova Sinistra" americana, che organizzò manifestazioni anti-NASA in campus universitari in tutti gli Stati Uniti, contro ad esempio gli esperimenti militari degli scienziati nei laboratori del Massachusetts Institute of Technology, sfruttati per il conflitto in Vietnam. Anche il movimento per i diritti civili criticò la corsa spaziale. Alla vigilia del lancio dell'Apollo 11, il reverendo Ralph Abernathy, che era diventato presidente della Southern Christian Leadership Conference dopo l'assassinio di Martin Luther King l'anno prima, marciò verso la porta occidentale del Kennedy Space Center con venticinque famiglie afroamericane povere e quattro muli trasandati che tiravano due carri traballanti. Alla stampa Abernathy disse che gli scienziati, tecnici e ingegneri NASA dovessero usare le loro capacità prima di tutto per i problemi sociali. Le femministe dell'Organizzazione nazionale per le donne si unirono alle campagne di protesta, lettere, picchetti fuori dal quartier generale della NASA a Washington e intentarono cause legali per cambiare le pratiche di assunzioni sessiste per il suo corpo di astronauti tutto maschile.


Il Congresso americano e la NASA (National Aeronautics and Space Administration) ignorarono gran parte di queste proteste. Dopo questa conquista spaziale i finanziamenti e i piani dell'uomo in orbita diminuirono drasticamente. Nel 1974 venne tagliato il 20% del budget dell'Agenzia spaziale statunitense, mentre questa aveva già smantellato tutte le sue ricerche sul conflitto nel Sud-Est asiatico e aveva aperto agli astronauti di sesso femminile. La NASA iniziò a collaborare a piani contro la povertà nelle grandi città, nelle politiche energetiche e abitative.


Oggi la corsa spaziale è diventata un'impresa commerciale perseguita da imprenditori miliardari come Elon Musk, Jeff Bezos e Richard Branson. Ma le loro aziende spaziali private come SpaceX, Blue Origin e Virgin Galactic sono legate agli interessi dei loro azionisti, non del pubblico. A differenza della NASA alla fine degli anni '60 e '70, possono ignorare le critiche dalle strade e concentrarsi invece sui ricchi che vogliono comprare i biglietti per le stelle.

Se diamo la priorità a queste imprese commerciali a spese di un programma spaziale nazionale fortemente finanziato, allontaniamo l'esplorazione spaziale dalla sfera pubblica, limitando la nostra capacità di guidarla e modellarla. Inoltre, indeboliamo la nostra democrazia.

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