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Una storia di Acewriter

Questa storia è presente nel magazine I miei racconti

Assalto alla banca

Come rubare dei soldi e pentirsene

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3 minuti

Pubblicato il 13 settembre 2018 in Thriller/Noir

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Giaccone elegante e ombrello al braccio, il sig. Alessandro Andrea Abelardi cammina come ogni mattina per Via Corsica. Le gocce scendono pigre da cielo, che sembra essersi svegliato appena dal torpore della notte. La camminata é agile e allegra. Chi lo incrocia alla mattina, a Monza, può quasi pensare che non avesse neanche un pensiero per la testa, ma in realtà i propri problemi personali non fanno che riempire le sue giornate. Tuttavia cerca sempre di non pensarci troppo. Era giusto cercare di risolvere i problemi, ma solo se si mantiene uno sguardo distaccato su di essi, allora è possibile cercare di risolverli. Questo era quello che faceva da 12 anni a questa parte.

Il primo problema era la figlia Anna, che ad Ottobre avrebbe compiuto 13 anni. Anna era nata con una malattia genetica grave nota come Fibrosi Cistica, che deficita l'efficienza di bronchi ed alveoli, nei polmoni. Questo quando aveva pochi mesi di vita. Successivamente, all'età di 4 anni il pancreas fu il secondo organo a risentirne. Dopo altri 4 anni arrivò il turno del fegato a cominciare a cedere. Praticamente da quando era nata Anna era sotto qualche terapia o trattamento sanitario. Le spese erano a carico della ASL di Monza, ma per tutto il resto il Sig Abelardi doveva pagare di tasca propria.

Il secondo problema era suo padre Armando. Da ormai 2 anni il suo anziano genitore aveva manifestato i segni dell'insorgenza dell'Alzheimer, e nonostante le cure tempestive aveva dovuto farlo ricoverare in una struttura in Alto Adige, dove la retta era leggermente meno gravosa rispetto alla media della Lombardia. Ma anche le spese per le cure per lui erano particolarmente pesanti.

Lui cercava di stare attento con le spese in maniera precisa e puntuale, ma ormai i suoi risparmi si stavano assottigliando in maniera preoccupante. Presto non sapeva dove avrebbe recuperato i soldi per far fronte a tutto. Fu allora che gli venne in mente una possibile soluzione: una rapina.

Quell'idea è assolutamente balzana. Lo sa, ma gli pare l'unica soluzione.

Ormai è arrivato al punto da dover pensare anche di rinunciare al suo caro caffè dopo pranzo al bar sotto l'ufficio e questo è il segno che occorre trovare al più presto una soluzione.

Alessandro ha anche pensato di tentare la fortuna, ma sa benissimo che un biglietto della lotteria o uno di quelli che vende il tabaccaio sono solo soldi buttati e lui non deve buttare nemmeno un centesimo.

Il pensiero della rapina diventa ogni minuto più insistente. Ci pensa ogni momento in cui la mente è libera, anche in quella pausa pranzo dove come al solito sta facendo due passi lungo le vie intorno all'ufficio dove lavora, dopo aver consumato il cibo che la moglie gli ha preparato.

Innanzitutto la cosa deve essere organizzata da lui. Deve coinvolgere magari un amico, ma occorre scegliere molto molto bene. Avere dei complici è molto pericoloso se non si sceglie la persona adatta, perché poi finisce che pasticciano o ti tradiscono e così ti trovi in galera senza passare dal via.

Stabilito che l'organizzazione è sua e che il complice va scelto oculatamente, occorre ora stabilire quale può essere l'obiettivo, ma la scelta è ardua. Ormai non c'è più un solo posto dove non ci siano telecamere.

Il primo passo è senz'altro quello di osservare meglio i posti che frequenta, ma facendo attenzione a non dare nell'occhio.

La pausa intanto è terminata e deve tornare in ufficio.




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