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Una storia di Partenope

See What a Fool I've Been

I Queen che non ti aspetti

73 visualizzazioni

7 minuti

Pubblicato il 20 agosto 2019 in Arte

Tags: #Blues #ClassicRock #LedZeppelin #Queen #SeeWhatAFoolIveBeen

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Well, she’s gone, dear,
Gone this morning…
Ow, see what a fool I’ve been.
Oh Lord, coochie cool
What a fool I’ve been…
Yes, I did it, too much



Didn’t leave me, me no letter
Didn’t leave no warning,
You, naughty thing, you.
Well, I guess I am to blame,
Oh Lord
I guess I’m all to blame.
See you later, sailor boy…



Child, right now you take it
Hope my little dog ain’t too hungry.
No, no, he just kept on barking.
The vicious thing
Just don’t seem the same, oh no no
It just, oh tantrums,
It don’t feel the same.
Ooh, see you later…



Now hit it like that
Coming on strong
Oh



Oh, well I got so lonely…
Went and told my neighbour,
She said “Ah mm mm mm”
Oh Lord, what a fool I’ve been…
And then she told me what to do,
She said “Go home”



Well she’s gone,
Gone this morning
See what a fool I’ve been,
Oh, Lord
What a fool I’ve been…
Thank you




Be’, se n’è andata, caro,
Se n’è andata stamattina…
Guarda che stupido che sono stato,
Oh Signore, ossessionato dalle donne
Che stupido che sono stato.
Si, lo sono stato, troppo



Non mi ha lasciato neanche una lettera
Non ha lasciato nessun avvertimento
Tu, cosa cattiva, tu
Be’, immagino sia colpa mia,
Oh Signore
Credo sia tutta colpa mia.
Ci vediamo dopo, marinaio…



Piccola, adesso prendi questo
Spero che il mio cagnolino non sia troppo affamato,
No, no, ha solo continuato ad abbaiare.
La cosa viziosa non sembra la stessa,
Semplicemente, oh capricci,
non sembra la stessa.
A dopo…



Be’, mi sentivo così solo…
Sono andato a dirlo alla mia vicina,
Lei ha detto “Ah, mm mm mm”
Oh Signore, che stupido che sono stato…
Poi lei mi ha detto cosa fare
Mi ha detto “Vai a casa”



Be’, se n’è andata,
Se n’è andata stamattina.
Guarda che stupido che sono stato,
Oh Signore,
Che stupido che sono stato…
Grazie




Scritta da:


Brian May


Eseguita da:

  • Freddie Mercury – Voce
  • Brian May – Chitarra
  • John Deacon – Basso
  • Roger Tylor – Batteria




Buonasera a tutti!



Come state? ♥
Oggi vorrei presentarvi non un grande classico o un brano impegnato, ma l’ennesima di quelle che io chiamo “le perle sconosciute dei Queen”.
Si, sconosciute.
Perché, purtroppo, di questo straordinario e innovativo gruppo si conoscono quasi esclusivamente le mastodontiche, bellissime ma super commerciali hit.
Questa canzone non è epica come “The Prophet’s Song”, né elettrizzante come “Death on Two Legs”, ma vi assicuro che, spiritosa com’è, resta comunque un gioiellino.
L’ho scoperta ieri mattina, dopo aver sfogliato un vecchio libro sui Queen di mio padre, e me ne sono innamorata subito.
C’è una cosa che la rende speciale… Se non l’avete mai ascoltata, vi consiglio di farlo, soprattutto se siete amanti del blues rock, e in particolare di una certa band di capelloni inglesi perennemente incazzati.
Ma perché?



Perché, rilasciata nel ’74 come lato B del singolo “Seven Seas of Rhye”, «questa canzone di May, musicalmente, sembra fare il verso ai Led Zeppelin» [Da “QUEEN – tutti i testi” di Alessandro Massara].
In effetti è proprio così: sembra di trovarsi di fronte ad una perfetta fusione tra Queen e Led Zeppelin.
Ve lo ripeto, non tratteremo di parole indimenticabili o riff che hanno fatto la storia, oggi non assaggerete uno degli elaboratissimi ed incisivi piatti di Carlo Cracco ma, piuttosto, la semplice ed efficace pasta al sugo di vostra nonna.
Questo pezzo è così: sicuramente non il massimo dell’originalità, ma comunque squisito.



Ascoltiamo il brano in maniera globale.
Dietro alla palese influenza zeppeliniana, possiamo trovarne altre mille, di cui la prima che mi viene in mente è quella dei Cream, con la loro “Sitting on top of the World” (a sua volta ripresa da Howlin’ Wolf).
Fateci caso: quest’ultima, sicuramente meno leggiadra di See What a Fool I’ve Been, ne condivide tuttavia il groove lento e trascinato, oltre che parte delle parole.
La realtà è che Brian May compose la canzone dopo aver ascoltato “The Way I Feel”, dei bluesmen Sonny Terry e Brownie McGhee, ricordandone stralci di riff e, ancora una volta, alcune parole.

In effetti, quello del brano di oggi è un classico testo blues.
Scendiamo un po’ di più nel dettaglio.



Cos’è il blues se non il genere elegiaco dei giorni nostri?



Nell’antichità classica (Grecia e Roma), l’elegia era una poesia d’amore (sofferto, malato o impossibile), dal carattere autobiografico in cui l’autore, tormentato dal suo stesso sentimento, si lamentava dei problemi che lo affliggevano.
Il blues è esattamente questo.
I temi e i motivi sono gli stessi della poesia elegiaca ma, naturalmente, interpretati in chiave contemporanea.
Come l’elegia, il blues si basa, quindi, sulla forza dell’immedesimazione che esercita sull’ascoltatore/lettore.



Chiusa parentesi, torniamo alla nostra canzone!
Innanzitutto, non possiamo non parlare della maestosa voce di Freddie, qui assottigliata in una giocosa imitazione di quella di Robert Plant.
E forse “giocoso” è l’aggettivo che più si addice all’intero pezzo.



Well, she’s gone, dear,
Gone this morning…

Ow, see what a fool I’ve been.
Oh Lord, coochie cool
What a fool I’ve been…



Sulle tranquille e limpide note iniziali, il tono di Mercury non riflette nemmeno un po’ la tristezza delle parole da lui pronunciate, anzi, sembra volerle prendere in giro, cogliendo anche l’occasione per parodiare totalmente lo stile del frontman dei Led Zeppelin, a cominciare dal lessico e dall’accento con cui pronuncia le frasi Didn’t leave me me no letter – Didn’t leave no warning (Notare il riferimento a D’yer Mak’er e la ripetizione di me). Oppure ancora Child, right now you take it, passando poi per la varietà di urletti e sospiri tipici del biondo.
Il non ancora baffuto cantante riproduce volutamente il timbro sottile, ambrato ma al tempo stesso aspro, come un liquore, del Plant di Houses of the Holy (uscito nel ’73). Con un’ironia che non mi aspettavo, ne mette in ridicolo la caratteristica ed ostentata sensualità, così come, di tanto in tanto, l’aggressività stridente (un esempio è il modo in cui dice Oh Lord all’inizio oppure quell’Oh durante il primo assolo).
Non c’è niente da fare, ragazzi. Freddie che fa il seducente, imitando Riccioli d’Oro, fa ridere.
Inutile dire che stavo rotolando dalle risate quando ho sentito “See you later, sailor boy”. Da far invidia a un film… a luci rosse.



E le similitudini con la band che ha dominato gli anni ’70 non finiscono qui; al minuto 0.23 la sezione ritmica fa il suo ingresso e scandisce un groove intenso e costante di stampo zeppeliniano, mentre la chitarra elettrica sostituisce quella acustica in un ardente riff alla Page, con tutti i suoi caratteristici fraseggi blues sparsi qua e là. Insomma i Queen, pur non prendendosi sul serio, danno prova del loro smisurato talento, e risultano, così, irresistibili.
E divertentissimi.


33 e 45 giri, prestate attenzione al minuto 1.12: voce e chitarra all’unisono riproducono le sonorità dei celebri duetti made by Robert Plant and Jimmy Page.



L’assolo che segue è appassionato ed energico, supportato da un’altrettanto energica evoluzione della batteria. E’ un fiume in piena di note che, nonostante emulino lo stile pentatonico di Jimmy, mantengono il sound classicheggiante di Brian.



Oh, well I got so lonely…
Went and told my neighbour,
She said “Ah mm mm mm”
Oh Lord, what a fool I’ve been…
And then she told me what to do,
She said “Go home”



Dopo l’assolo, Mercury prorompe in un vertiginoso grido che non è altro che l’ultima imitazione della voce di Robert.
L’ultima perchè, da questo punto in poi, la canzone prende una piega diversa. La voce, riacquistata la propria agile individualità, si tinge degli inconfondibili toni caldi e setosi di Freddie: ora è limpida, flessuosa, nobile, libera.



Un secondo assolo sembra voler riaffermare la vera personalità del gruppo con esplosioni di batteria e intricate quanto aggressive evoluzioni di chitarra.
Quest’ultima, dopo un riff, segue di pari passo la voce, in un terzo duetto, per poi chiudere il pezzo con uno scanzonato fraseggio.



Bene, 33 e 45 giri… Se da un lato il brano mi ha fatto ridere, dall’altro mi ha fatto semplicemente innamorare.
Il mio obiettivo di oggi era quello di farvi conoscere (o, se già la conoscevate, di farvi analizzare) una delle tante, interessantissime, canzoni dei Queen che, purtroppo, sono finite nel dimenticatoio.
Che ne pensate voi? Fatemelo sapere, e se vi è piaciuta la recensione, condividetela dove volete e fatela leggere ai vostri amici!



A presto!



artenope

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