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Una storia di GiovanniBeria

Sabato sera

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Pubblicato il 06 marzo 2019 in Storie d’amore

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Ci trovavamo il sabato sera rigorosamente alle nove in Largo Cairoli, davanti al Viel, con la sua insegna verde, la calca variegata di ragazzi rumorosi per il frullato di frutta mista, che costava meno, e per sentirci parte di quell’insieme che ci stregava, anche se non ci apparteneva. Avevamo fatto nostra la proposizione che i ragazzi il sabato sera escono per divertirsi e noi eravamo ragazzi, ma a divertirci così non ci riuscivamo. Era un ragionamento che non chiudeva, che ci lasciava l’amaro in bocca.

Arrivavamo col tram dai punti cardinali della città, Gianni invece con la sua auto. Lui lavorava nell’officina del padre, diceva che era dura tirar sera, che ci invidiava, che avevamo tanto tempo per pensare. Io pensavo invece che lo perdevo il mio tempo, che non produceva nulla; nemmeno le idee che Gianni ammirava.

«Io non posso cambiare niente,» diceva, «voi farete grandi cose.»

L’unica che io ricordi delle grandi cose di quelle sere, era la felicità di sentirmi compresso nella piccola “Cinquecento” di Gianni, in tre sul sedile posteriore, Luisa in mezzo, il morbido della sua coscia stretta alla mia. Gli occhi chiusi. Il volto al finestrino a immaginarla nuda. I brividi sul suo corpo, uguali a quelli che mi sentivo addosso. Quel senso di libertà, di non ritorno, che cercavo allora; l’unico senso reale che avrebbe potuto corrompere l’irrealtà dei miei giorni.



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