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Una storia di OrnellaStocco

Questa storia è presente nel magazine PassioNataMente

Il mistero di Marina

E del suo lago

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minuti

Pubblicato il 04 febbraio 2021 in Thriller/Noir

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La poltrona, quella in velluto rosso, era posizionata all'angolo della stanza. Perfettamente allineata con l’immaginaria diagonale che unisce l’angolo a destra della porta d’ingresso con quello a sinistra del finestrone.
Era solita sedersi lì per alcune ore. Prendeva posizione appena i raggi del sole lambivano il bracciolo sinistro.

Marina aveva una gatta alla quale aveva dato il nome di Iris. La trovò un giorno per strada mentre si stava recando al lavoro. Il vento era talmente sferzante che non riusciva a tenere l’ombrello in mano per ripararsi dalla pioggia ma, nonostante il trambusto derivato dal brutto tempo, le sembrò di sentire un miagolio simile ad un lamento provenire da una delle auto in sosta lungo la strada. Oramai fradicia si chinò cercando di capire da dove arrivasse quel lamento. La micina stava lì, sotto un'auto, tremante e infreddolita. Una gattina chimera dagli splendidi colori. Quando Marina rimuginava tra sé e sé Iris lo comprendeva allora andava ad appallottolarsi nel grembo di lei, seduta sulla poltrona, con le zampine le sfiorava il viso pensieroso ed iniziava poi quel movimento tipico dei gatti, “l'impasto”, facendo sommesse fusa. Quasi volesse dirle - ci sono io a proteggerti -.

L’ora preferita per rilassarsi e godersi le coccole di Iris era verso il tramonto quando riflessi rosati accompagnavano docili l’ultimo raggio, oramai sfinito, che entrava dalla grande finestra affacciata sul lago. In inverno il paesaggio lacustre si trasformava, le montagne maestose che lo circondavano diventavano la cornice naturale e stupefacente che si presentava ogni giorno al suo sguardo. Fin da bambina si incantava quando, da dietro la finestra, ammirava il “suo” lago, soprattutto nella stagione invernale poiché il silenzio e il biancore avvolgevano ogni cosa e tutto aveva la parvenza di un lungo, fiabesco sogno.

Osservava il signore mentre era assorto nella lettura del giornale, sembrava molto interessato a ciò che stava leggendo ma, guardandolo bene, si vedevano i suoi occhi fissi sulla stessa pagina, qualcosa offuscava lo sguardo, riaffiorava dentro di lui un ricordo, un rimpianto, un qualche cosa in grado di variare il colore degli occhi. Avveniva un cambiamento in lui, da uomo sereno come era stato si ritrovava ad avere un dolore dentro che lo tormentava e non si staccava da lui che si lasciava trascinare in questo oblio di angoscia e rimpianto. Ogni tanto si allungava verso il tavolino ma le sigarette non c’erano più, le aveva lasciate un anno prima. In quei momenti il tempo non esisteva. Esistevano solo i ricordi.

Il documento che ancora conservava per la registrazione dei clienti, le aveva fornito alcune informazioni; l’uomo brizzolato seduto di fronte a lei arrivava da Roma, era un medico e si chiamava Alessandro Alessandrini. Di clienti nella stagione invernale non ne arrivavano.

Nei mesi di gennaio e febbraio, Marina non accettava prenotazioni, lasciava che Luisa, la ragazza che le dava una mano, se ne andasse in vacanza mentre lei, che non avvertiva il bisogno di spostarsi da nessuna parte, preferiva starsene tranquilla a godersi la pace della stagione che più amava. Ma alla e-mail, ricevuta qualche giorno prima, con la richiesta accorata del dottor Alessandrini, rispose in modo affermativo. Istintivamente quella persona le ispirava simpatia e poi lei adorava Roma. Quindi confermò la prenotazione per il giorno 20 gennaio 2018.Un sabato.

Quell'uomo la incuriosiva, il suo stare solo, il modo di cambiare espressione, quello sguardo magnetico. Marina, dopo una lunga storia che le aveva fatto giurare di non volere più nulla a che fare con gli uomini, si era ritrovata sola. Non era più una ragazzina, era una donna matura e da quando i suoi genitori erano volati in cielo, lasciandole quella casa in riva al lago, si era completamente tuffata nel lavoro. Aveva ristrutturato la cascina di sassi e legno ricavando nel sottotetto due belle camere matrimoniali confortevoli e accoglienti. Aveva così scoperto in lei attitudini imprenditoriali da accostare alla passione nel preparare marmellate, dolci, focacce e altre prelibatezze da offrire ai suoi ospiti. Basta uomini, si era detta un giorno mentre osservava le acque calme del lago. Basta soffrire per amore. Ma Alessandro era riuscito a scuoterla da quella specie di letargo sentimentale. Stavano seduti uno di fronte all'altro quel pomeriggio di una fredda giornata di gennaio. Il bagliore del caminetto acceso si confondeva con l’ultimo raggio di un sole oramai spento.


Seguirà un altro episodio



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