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Una storia di Albert5454

Questa storia è presente nel magazine Pillole di pensieri.

L`altro uomo.

Quante similitudini, in strani incontri...

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6 minuti

Pubblicato il 06 dicembre 2018 in Altro

Tags: #altro #cammino #chiss #Notte #uomo

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L’altro uomo.
È una strada un poco stretta, qui oltre il ponte. Pochi passi e alla rotonda, mi avvierò verso casa.La gente che incrocio è racchiusa a riccio nei cappotti. Le sciarpe pesanti hanno iniziato a comparire. Cammino con calma e le guance fredde incitano ad accelerare. Allungo il passo nella poca luce che giunge. In questo silenzio risulta davvero semplice perdermi nei miei pensieri. Lo sguardo si allarga, vola in avanti. Un uomo cammina poco distante da me. Non lo conosco, non so chi sia. Ha il potere di intrigarmi e di attrarre il mio sguardo. Lo circonda un alone di mistero. Ia luce, che riflette su questo asfalto bagnato, amplifica questa sensazione. Lo guardo e riguardo questo uomo e cerco di comprenderlo. Capisco che non ha molti anni di differenza dai miei. Silenzioso cammina. Il capo è chino, sotto il cappello dalle larghe falde. Saluta sempre con un cenno della mano chi incrocia. Non è la prima volta che lo trovo sul cammino a sera inoltrata. Sembra voglia quasi uscire di casa scegliendo le vie in cui trovarmi, incrociarmi.
Lui procede con passo lento ma costante. Nessuna accelerazione, nessuna breve fermata. Lo seguo. Quanto darei per capirlo, per carpirne alcuni dei suoi pensieri. Sento in me, una sensazione strana di curiosità. Una voce sembra sussurrarmi, farmi capire che mi è vicino. Si vicino in indole, in modi, nei suoi gesti che osservo. Alla rotonda si ferma un poco. Lo vedo attento, anche se il traffico è scarso, ad attraversare. Giunto sul nuovo ciglio della strada, osserva con cura la Cappelletta con la piccola madonna. Mi appare un po` perso nello sguardo, credo abbia qualche pensiero di ritorno. Si ferma e rallento anch’io il passo. Osservarlo da poco lontano risulta piacevole. Pulisce con cura gli occhiali. Sembra voglia accertarsi che tutto sia in ordine. Che Lei, quella sua madonnina dietro il vetro, con le mani giunte, non necessiti di nulla. Si allontana riprendendo quel suo passo che sembra sempre più stanco. Pochi metri e si rigira ancora. Solleva dalla testa il cappello e alza di poco un braccio, per porle ancora un ultimo saluto. Riesco a vedere il suo viso. Esprime ora serenità, gratitudine al cielo. Il suo cappotto ha un taglio lineare, classico. Appare perfetto in blu scuro. Deve avere una predilezione questo uomo verso un colore, simbolo di calma e ponderatezza. Intravedo il pullover ed è blu anche questo. Incastona a meraviglia la camicia di un azzurro un po` carico.
La sera e la notte sembrano essersi accordate con lo scorrere del tempo stasera. Non ho ben chiaro che ora sia. Da molto, ormai, lo scuro è diventato fedele amico. I rintocchi del campanile giungono in mio aiuto. Li conto attento. Manca solo una mezza ora al nuovo giorno. Le 23.30. Insisto a seguirlo questo uomo anche se a casa mi stanno aspettando. Attraversa il deserto parcheggio e sale verso la piazza. Senza far rumore, evitando eventuali disturbi. Senza che si accorga, continuo questo strano pedinamento. L` illuminazione sulla piazza, ha iniziato a diminuire. Il bar invece risulta ancora colmo di luce. Non vi sono molti avventori. Su alcuni tavoli sono già state poste le sedie. Presto puliranno, la chiusura si avvicina. Lui entra. Con voce calma, bassa, ordina da bere e torna ad un tavolo esterno. Mi sorprende quella gentilezza innata, non forzata. Una cortesia che sa di antico, di educazione preziosa. Io lo ho anticipato e mi sono già seduto al tavolino più riparato dal freddo.
La lampada ad infrarossi scalda le spalle. Umido e freddo sono sopportabili. Riesco ad osservarlo meglio, ora che sono di fronte, poco distante da lui. Sulla piazza le luci si sono attenuate ancor più.Le ombre si allungano sul selciato. La luce, ancora viva e forte del bar, illumina ancora l` esterno. Attraversa la vetrata, gettando ombre lunghe ed aumentando il pallore dei nostri visi. Poco in la tre ragazzi, stanno terminando le loro birre. Chiedo un caffè anche per me, mentre osservo un po` di soppiatto quell’uomo. Chissà chi è? cosa pensa? Chissà se mi assomiglia un poco. Beve il suo caffè e poi gira la sedia, verso la città in lontananza. Per un breve attimo mi guarda. Ha uno di quei sorrisi stanchi, deboli solo accennati. Quei sorrisi sui volti, di uomini duri ma ora un po’ in crisi.

Gli alberi a bordo del muro che delimita la piazza sembrano dita rivolte al cielo. Sono oramai spogli e appaiono nella loro scheletrica nudità. Quei rami sembrano davvero dita di coralli puntati all’alto. Si perde anche lui nel guardarli. Cerca nella tasca dei pantaloni un fazzoletto. Toglie gli occhiali e asciuga gli occhi. Non capirò mai, se è il freddo a renderli bagnati oppure una lacrima sgorgata all` improvviso. La luna piena, annunciata e preceduta da un chiarore in aumento appare. Sbuca da dietro il monte. Rende ancora migliori agli occhi questi alberi dormienti, da tempo persi nel loro letargo invernale. La luce ha aspetto freddo, quasi gelido sul selciato della piazza. Arriva la luna e lo sorprendo, ad accennare un sorriso.Noto, una ruga intensa formarsi sul suo viso fra bocca e guancia.Sorride quell’uomo a questa vista, di cielo e luna. MI chiedo chissà che pensiero avrà. Capirà anche lui, il potere della bellezza racchiusa in un attimo di luce? Capirà anche lui, la bellezza di vivere in questo nostro tempo, cosi agitato, cosi in corsa per molti. Credo che un pensiero, in questa piazza svuotata, ci renda simili.Il pensare alla certezza, che resta comunque una fortuna questa nostra vita. Una fortuna sfacciata avere un presente ed attendere quel futuro in arrivo e ancora non scritto. Il saper entrambi, vivere questa notte che corre verso nuova luce. Il saper semplicemente, raccogliere il senso di questa brezza che ti fa alzare il bavero. Questo vento lieve che sembra venire da lontano a portarti ogni voce amica. Vivere questo caffè bevuto da solo, in una piazza dal silenzio assordante.Chissà se quell’uomo pensa a paesi lontani. Oppure se rivede un amore perso, magari, uno appena colto. Chissà se ci crede ancora nell’amore. Chissà se prega Dio, per un sentimento che sente nuovo, giusto, appena trovato. I dubbi, le mille domante, insistono in me, sgorgano spontanee.Chissà, se ha inchiodato nel dimenticatoio qualche idea mezza geniale, oppure ne ha una appena sognata.E poi chissà se lo attende qualcuno, in una notte cosi bella e strana. Saprà anche lui raccogliere in sé la stessa fragilità di questa anima mia, sempre in dubbio.
Con movimenti lenti si alza. Riposa il cappello sul capo.Con gesto calmo, quasi a non voler far rumore, rimette la sedia bene a l suo posto. Lo seguo con lo sguardo mentre si allontana. Vorrei parlargli. Ascoltarlo, conoscerlo. Un giorno succederà. Guardando l’ acciottolato, mi accorgo che le due ombre, si sono fuse fra loro. In fondo, siamo tutti simili, umanamente uguali. Un segno forte in me dopo una sera così.Decido. Ora voglio dargli un nome. Il suo non lo conosco, forse, è meglio così stasera. Solo un nome e poi anch’io rientro. In fondo un po’ mi rassomiglia. lo chiamerò Trebla… il mio nome al contrario. Albert

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