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Una storia di BrunoMagnolfi

Adeguatamente.

Se qualcuno potesse osservarla

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3 minuti

Pubblicato il 10 gennaio 2021 in Altro

Tags: #oltrevirus

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Se qualcuno potesse osservarla mentre si muove con gesti calmi e misurati dentro al suo piccolo appartamento, oggi riuscirebbe solamente a vedere una semplice donna di mezza età che vive da sempre quasi per scelta in una completa solitudine, muovendosi in casa propria con la complicità di mille abitudini ormai stratificate tra le sue tre stanze, aggravate dal lungo periodo in cui praticamente si è trovata costretta a portare avanti la sua attività lavorativa senza più riuscire a distinguere nettamente ciò che svolge davanti allo schermo del suo elaboratore, o anche con il suo telefono costantemente appoggiato all’orecchio destro, rispetto a quei piccoli impegni domestici che fino ad oggi hanno sempre attratto le sue fantasie casalinghe. Sembra una sciocchezza, eppure la strana commistione tra le cose personali e le attività di lavoro creatasi intorno a LEI in questi ultimi pochi mesi, è tale da non permetterle quasi più di portare ancora avanti, almeno con la stessa tranquillità di un tempo e con l’equilibrio necessario, le sue lunghe giornate. Si ritrova a parlare da sola a voce alta, anche se questo non sarebbe un indizio particolare ed esauriente del disagio che prova; ma da qualche tempo ha iniziato anche a porre a se stessa delle domande alle quali cerca poi con una certa difficoltà di rispondere, come se la sua personalità si fosse sdoppiata, e l’una tentasse in molti casi di sopraffare l’altra, magari con argomenti secchi e spesso intolleranti.

Tutte le telefonate in partenza o in arrivo dal suo apparecchio, naturalmente messo a sua disposizione dai dirigenti della multinazionale dalla quale è stipendiata, riguardano soltanto il suo lavoro, ed adesso purtroppo non le capita più, come succedeva alcune volte negli anni passati quando si recava ogni giorno in ufficio, di allungare qualche parola di argomento più personale a dei colleghi spesso loquaci e magari anche scherzosi: ogni rapporto negli ultimi tempi è diventato freddo e distante, e qualsiasi comunicazione sembra che mostri soltanto la disumanità data dallo scambio dei dati e dalle informazioni di tipo prettamente tecnocratico. Inizialmente a LEI era parso piacevole starsene comoda dentro la sua abitazione a svolgere la propria professione, ma con il trascorrere dei mesi le cose si sono dimostrate decisamente diverse. Si rende conto adesso certe volte, che non può durare ancora a lungo in questa maniera, e la mescolanza delle attività mediante le quali certe volte si trova per esempio a leggere un documento finanziario magari mentre spilluzzica qualcosa durante quella che dovrebbe essere la sua cena, e quindi oltre l’orario d’ufficio, è tale che le diventa sempre più complesso dividere una cosa da quell’altra. Peraltro le poche amicizie che aveva un tempo sembrano praticamente scomparse, anche perché l’andamento delle sue giornate si è fatto squilibrato, quasi paranoico, ed anche il suo atteggiamento nei confronti degli altri, come ad esempio gli stessi condomini vicini di casa, è diventato piuttosto intollerante.

Insomma un guaio, e forse è anche proprio per questo che LEI tiene costantemente le tende tirate davanti alle finestre, quasi per evitare che qualcuno, magari dai davanzali del palazzo dirimpetto a quello dove abita, oppure anche da chissà dove, con un’insopportabile forte curiosità possa osservarla proprio mentre porta avanti faticosamente le sue cose, il suo mestiere di sempre, l’attività che si è trovata da tanti anni a ricoprire, seduta come tutti i giorni davanti alla tastiera dell’elaboratore aziendale, intenta a rincorrere e a correggere quei dati, quei numeri, quelle informazioni, tutti quegli elementi così freddi ed anche indifferenti ad ogni suo disagio. Per tutto ciò in questo momento esatto decide di fermarsi: così va alla finestra, scosta la tenda, guarda fuori lo spicchio di mondo che riesce ad osservare da quel suo punto di vista, e decide che adesso deve smettere, interrompere ogni attività, almeno per i prossimi dieci o quindici minuti, magari anche per un’ora intera. Deve respirare, ritrovare se stessa, definire i suoi limiti; almeno fino a quando non sarà del tutto sicura di poter riprendere adeguatamente a lavorare.


Bruno Magnolfi


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