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Una storia di GeorgeDebilatis

CORRENTE D'ARIA

QUANDO IL BASE JUMPER SI INFRANGE NEL SOLE

253 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 20 agosto 2020 in Avventura

Tags: #contromano #Dei #fili #oggigiorno #refolo

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Luca metteva un piede prima.

E dopo l'altro. Calzati dentro scarponcini Salewa Mtn Trainer;
davvero: sembrava di avere le nuvole appena sotto le suole.

E precisamente così lui si percepiva.

Ascendeva al Becco Alto come se intorno esistessero solo
residuati d'iridio del Paleocene, o qualche perlustrazione
di Berriassiani Pterosauri.

Si allungava con le dita verso un orizzonte che era,
evidentemente, chiuso dallo scosceso sentiero in ascesa.

Ma poteva allargarsi ogni volta che lui decideva di schioccare
le dita, o volgere il cervello limpido al vento.


Monica gli aveva appena annunciato che il loro bambino
sarebbe nato entro sette mesi. Gli aveva fatto una bella sorpresa.
E Luca voleva festeggiare tutto. Festeggiare IN PRIMIS se stesso.
Ancora duecento metri scoscesi e avrebbe sbocciato le ali
dal Becco Alto con la tuta alare, per incidere il suo sorriso lungo
tutto lo splendido territorio sottostante; frastagliato da abeti, pini,

querce, castagni, larici, rododendri, primule, pulsatille, viole,
stelle alpine.


Arrivò alla fenditura sul cielo e sullo strapiombo.
Quasi non riuscì a credervi quando fu a mezzo metro
dal balzo...

La valle batteva con ventricoli immensi sotto di lui,
e ogni testimonianza di vita animale lo stava sicuramente
osservando dal basso verso l'alto: lui, il frangiflutti spaziale,
l'angelo mai recalcitrante, il Dedalo che sorvolava qualsiasi

sfortunato Icaro.

La stella cadente che risaliva poi, appena attraversata
la fitta boscaglia, giusto con qualche scalfitura. E brillava.


Rimase un poco lì ad insufflarsi l'atmosfera dei 1.300 metri,
poi sedette con un filo d'erba tra i denti. Lo sputò e cominciò
a fischiettare l'armonia di Merry Christmas Mr. Lawrence:
il suo film preferito.
Provò a rintracciare qualche marmotta irrispettosa, ma il silenzio

era, quasi spettralmente, assoluto. Cacciò uno strano pensiero
che si era infiltrato tra le barricate della sua euforia, e fece finta
di nulla. SI CONVINSE DI FARE FINTA DI NULLA.

Baldanza.

Poi un refolo, che non aveva minimamente messo in conto,
gli prese le ossa... Infatti si era messo come una sorta di Dioniso
d'alta quota: a petto nudo, al fine di celebrare il suo privato rito
orgiastico e propiziatorio.


Un altro refolo.

Più intenso.


Un po' combattuto con se stesso decise di agghindarsi inquieto
e hi-tech con la tuta alare, senza più mettere in mezzo dubbi,
incertezze, repulsioni impreviste, o persino la sensazione
che assomigliava a una ridicola vertigine da ragazzino

di dodici anni.


Si equipaggiò rapidamente, anche se le falangi pulsavano...
Il doppio strato di poliammidi faceva il suo dovere.
E lo scricchiolio incantevole della sicurezza, nella follia
di uno sport assassino, tornò a renderlo quieto e perfettamente
padrone di se stesso, mentre serrava con regolarità esemplare
tutti gli spifferi dell'inconscio, avanti a quelli fisici.
Provò e riprovò la posizione di partenza.

Serrò gli occhi occhi come un Buddha a rombo perfetto,
geometrico e dinamico.


Questo è per te, SEBASTIAN, mormorò come una preghiera,

ricavata dal rosario del BASE JUMPER, dalla Bibbia
del VOLO LIBERO.
Attese ancora un ultimo, indefinibile minuto, poi scattò,

come se una mano invisibile gli avesse fornito una spinta

interessata, e lievemente beffarda.

In basso cervi, cerbiatti, daini, orsi, lombrichi, scoiattoli,

microrganismi lo stavano certamente visionando
con invidia.


E lui sorrideva. Anzi rideva.

Perché lui volava.

Passò sopra la Valle Dei Serafini superando i 200 km/h

poi virò, in maniera impercettibile a chiunque, a destra

cavalcando la corrente giusta e sfiorando i 230 km/h.

Eccola! la conca DEL LAMENTO DEI SERUS!

Lì aveva incontrato la sua futura compagna, e lì sarebbero

tornati con Sebastian a raccogliere more, ribes, lamponi.


Ora era davvero il momento di aprire il paracadute

e di atterrare gradualmente, stappando la bottiglia

di champagne nel suo cranio, vibrante di sensazioni
straordinarie.

Ma cosa stava succedendo??? Il carro del sole, guidato
da un motociclista pazzo furioso, arrivava di gran carriera

ad impattarlo, proprio mentre allestiva tutto per l'allunaggio.

Lo scontro frontale non lasciò scampo a Luca.

Lo piombò verticale giusto in mezzo, preciso al millimetro,
a un boschetto di faggi irti.


Quando le squadre di pronto intervento lo trovarono,
dopo la denuncia del mancato ritorno a casa da parte
di Monica, sua disperata compagna, lo rinvennero
in una posizione che fece grattare il mento a parecchi
soccorritori; i quali di base jumpers schiantati ne avevano
già, comunque, recuperati un buon numero.


Teneva la foto di lei incinta al secondo mese tra gli incisivi
parzialmente sfasciati, ma ancora in grado di reggere l'Amore.

Qualche buontempone di ragazzino, sicuramente...
Membro di microscopiche sette che tutti sapevano gironzolare
nei dintorni. Piccole blatte sataniche che, prima di un rituale
a base di piscio sulle ostie consacrate, pentacoli, sperma,

bestemmie etc etc...

Dovevano averlo rinvenuto nella boscaglia, avergli svuotato
le tasche, preso souvenirs, scattato selfie, infine messo
la foto della ragazza dentro la mascella, serrata.


I ragazzi, si sa, amano spesso divertirsi in maniera bizzarra
e macabra. A loro la vita degli altri non vale un cazzo.

Credevano di sfregiarlo, ma il ragazzo, a suo modo, riluceva.

Aveva vinto il suo volo e pure il Sole bastardo, SUB SPECIE
AETERNITATIS, condotto dal teppista drogato sopra una

custom TRIUMPH.

ASTRO DELLA LUCE STRAFATTO E FIGLIO DI TROIA.


Lui Luca, in ogni caso, dalla ramaglia aveva rapidamente
fatto ritorno tra le rade nubi. A proseguire l'atterraggio
nei mondi differenti, che ci assillano a nostra insaputa,
avrebbero pensato, trascorsi gli anni del dolore,
MONICA E SEBASTIAN.

Erano le sei del mattino quando la valle tornò ad essere

quella che era e sarebbe sempre stata.


Io, come sotto un presagio iniziavo ad affacciarmi

all'ampio finestrone con vista sulla Catena dei Fanes.

Erano passati tre mesi dallo schianto e mi sedetti
sullo scomodo trono della stanza nello chalet,
per iniziare a scrivere di Luca.

Un refolo fresco (non gelido) prese possesso
della mia schiena, risalendo e dando sollievo

all'emicrania che mi stritolava da due settimane.
E da nove mesi non buttavo giù nemmeno
una riga.


Gli mandai un bacio e cominciai a volare.

Occhi lucide e unghie incarnite dalla Beatitudine.


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