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Una storia di DomenicoDeFerraro

Questa storia è presente nel magazine LA FILOSOFIA NAPOLITANA

IL COSMO ED IL CAOS

DRAMMA SATIRESCO

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11 minuti

Pubblicato il 05 settembre 2020 in Storie d’amore

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IL COSMO ED IL CAOS


Dominick De Ferraro



Ho attraversato l’inferno per recitare tra le fiamme dei peccatori un dramma satiresco , una mezza buffonata di mia invenzione. Lo ho attraversato da solo con il senso della vita , che mi guidava a ritroso verso una scialuppa di salvataggio, dove tre o quattro pescatori fanno comunella e cercano ad ogni costo di catturare una bella sirena che sguazza nelle acque basse. Molte cose inutili scorrono nella speranza che evolve negli intrigati inganni di dialoghi surreali che possono evolvere nella misura del caos , in una forma partecipante ad un intrigato dialogo con gli Dei. Intanto rincorro alcune poesie balzanti nell’aria. Ora il mondo dopo il covid non ha più bei ricordi e cerca di capire il dato di fatto, cosa è successo, il senso della morte e come un porta che s’apre e si chiude. Il caos regna sovrano nel tempo immemorabile che non considera la vita come il frutto di un essere divino ne frutto di un origine universale che travisa il senso come speranza , in questa vita dopo quarantena mi conduce almeno cosi spero verso altre certezze . E mentre il signore Lisippo accompagna la moglie dal dentista, presentandola al dottore con tutti suoi difetti di donna che ha partorito un dente caricato, in molti proseguono la loro personale corsa, verso la radice del male da estrarre . Il signor Lisippo da sottolineare è in perenne contrasto con il capo ufficio. Il quale gli ricorda ogni momento i suoi doveri d’impiegato . All’apice di una accesa discussione Lisippo irritato prende l’auto e và a Caltanissetta dalla sua amante , percorre l’autostrada con l’ autoradio accesa ad alto volume che trasmette i Rolling Stones . Quando la luna s’affaccia sul golfo , vede come per incanto mille guerrieri greci scendere dalle navi combattere contro i titani, contro i mostri di un tempo che non regala pubblicità gratuite.

E Lisippo decide di fare di testa sua ed improvvisa una commedia in onore di Zeus e di Dionisio che stanno sempre a litigare con Bacco perché non porta mai il capello in testa.


Quando tutto è pronto, il teatro si riempie di spettatori , alcuni camminano all’indietro , chi in vestaglia , chi con la maglia del calcio Napoli . Dopo una bella scazzottate , prende inizio la scena che sarà dominata da Lisippo che non porta mai gli slip e si gratta spesso sotto l’ascella e dice di essere un istrione che sa recitare a soggetto , con e senza la moglie che gli piace giocare a mosca cieca nel circo con Anchise.


La commedia é romantica, gli inviti sono stati recapitati a tutti i rappresentati del paese , i quali si sono precipitati ad esserci, nel bene nel male, poiché la commedia è una parte di loro , una rappresentazione su generis dei loro difetti delle loro mostruosità , frutto di un vivere che cataloga e categorizza nelle ebbrezza del sesso a buon mercato , la sospirata bellezza ellenica . Ci sarà anche il podestà quella sera che non protesta mai e sa parlare il tedesco ed il francese.


Amici siete qui riuniti per onorare Zeus e l’inizio di questo rappresentare per ampie scelte una umanità redenta, un essere circoscritto nella specie ufficiale del divenire se stessi . Noi siamo il soggetto di questa commedia metaforica , figlia del caos che regna in noi .


il caos ha generato ogni cosa , ha generato questa commedia , questo dramma satirico . Vedrete, apparire tra un attimo la maschera principale, il satiro che non ha la barba, ma sa ballare , lo vedrete accompagnato dalla madre lesbia la quale sa parlare con gli dei. Vedrete le ninfe nude , ma non abbiate timore per la vostra morale, il mondo gira intorno all’idea dell’amore inteso come espressione congeniale del genio di un autore .

Ritornando al caos, il tema principale di questa commedia mi riporta alla mente il tempo che ho trascorso a Roma .

La tra i grandi palazzi del potere, nell’urbe pubica , assalito dal dubbio di essere veramente me stesso , ho provato a conoscere la genesi di questo comico rappresentare .

Zeus tu vivi in ogni cosa

Io regno in armonia

Io ho provato a rappresentare me stesso , aldilà della mascherina che ognuno indossa, ho provato a descrivere il caos che mi assale e mi rende all’improvviso uomo e maschera .

Sei venuto al mio cospetto per diletto indossando il saio

Certo per non mancare di rispetto te sommo signore del sonno

Io vedi sono la tua immagine interiore

Avesse voluto che fossi una bella figliola

Mo’ non parlare napulitano se no non ti capisco

No, facevo accusi per dire, tiro a capare , tira a là ma a me che mi rimane

Non sbagliamo a parlare la parte migliore aspetta a me che sono il re degli dei

Certamente commendatore, signore dallo sguardo biblico io ti porgo i miei rispetti

Vieni qui facciamoci una partita a carta

Adesso non posso ho una commedia da finire

Anche noi siamo venuti per la commedia e per vedere

Lesbia nuda parlare con gli dei

Io non vi prometto nulla , ogni cosa si avverrà , ma anche se ci sarà pioggia io non posso fermare il tempo che scorre, poiché la pioggia bagna la terra dall’alto.

Io ho portato l’ombrello

Bravo hai fatto bene

Sono un gaudente prudente

Non bisogna mai perdere la bussola

Sono ad un passo dal giungere a casa

Questo teatro è la casa di tutti

Nun tengo denaro abbastanza

Bevetevi un quarto di vino

Mi fa male lo callo

Fatte ammenda di ogni vostro peccato

Mi prude l’ano.

Mi dispiace siamo a corto di carta igienica.

Avete un antibiotico

Per carità l’uomo non brilla nell’oscurità



Le parole hanno sempre un immagine in se a prescindere dal loro significato che va oltre quello che noi vogliamo esprimere, sono parte viva del teatro come il rappresentare improvvisando . Non c’è luogo ove un uomo s’ immagina di vivere mondi nuovi e cerca di rivoluzionare la realtà . Ma la morte è la componente essenziale di questo discorso per capire questa vita, quindi il teatro è il centro di questo dramma surreale . Mentre il signor Lisipo prova a non essere un qualunque maschera, sua moglie si concederà al podestà , che non protesterà ma inviterà il pubblico a riflettere sulla logica del discorso. La sera è calda, la luna illumina il mare e la gente sciama, verso il teatro a frotte , chi si porta la sedia da casa, chi viene a piedi. Chi con la moglie e la mamma , chi non vuol venire , rimane fuori il balcone a raccontare fiabe al suo canarino chiuso in gabbia. Lungo il corso la gente si precipita a mangiare il gelato con pistacchio e nocciola nella brioscia .



Il tempo cambia ed anima il senso dell’essere, una maschera che a volte nessuno potrà strappare dal viso nel divenire se stesso se non diventerà prima una maschera . Poiché chi siamo noi a dichiarare che quell’uomo sia veramente il signor Lisippo . Chi siamo noi a dire , che ogni cosa , dovrà essere in un certo modo, in quando l’amore non è una balena , neppure un delfino . E le navi dei greci , giungono sulla spiaggia dopo un lungo viaggio attraverso la leggenda , passando attraverso il mito della resurrezione , nella verità rivelata nell’eco dell’aedo e degli orfici indovini sacri ad Atena . Lisippo continua a sognare di diventare un grande commediografo , un funambolo dell'espressione ramificata nella tabula rasa , tra cotoletta alla brace , bistecca ai ferri , messa a cuocere per essere mangiata dai satiri e dai titani con la barba. Poiché l’inganno di odisseo , persiste nel tempo e nella memoria collettiva come un ancora di salvezza. A pari dei tragici , Lisippo era innamorato di una ninfa che non voleva essere messa incinta dal satiro dei boschi cosa che rese folle Lisippo ed ordinò a due sicari di cercare il satiro ed ucciderlo.



La tragedia persegue la realtà dei fatti conduce al delirio dei sensi E quando saremo tutti seduti a teatro a vedere Lisippo recitare, ricorderemo la sua realtà fenomenica, il suo passionale colloquio con il satiro che non voleva sapere di morire , poiché amava veramente la ninfa . Ed era per lui una ragione di vita . Un segno di quel suo destino, metà uomo , metà capro, per metà bene per metà male , per metà universo , per meta terra. Ed il mare giunge bagnando la spiaggia e le navi dei greci continuavano ad arrivare , mentre noi tutti a teatro assistevamo al dramma di Lisippo.


Ora il dramma avrebbe potuto divenire , una satira diretta al potere , poiché il podestà non voleva mollare la presa e pretendeva un dazio per ogni parola detta anzi per ogni parola a suo parere fuori posto , c’era una penale da pagare. Pensate voi la disperazione di Lisipo con il suo dire , misogino metaforico, incentrato sul discorso della vita che vorrebbe presumere che c’è una via di uscita per questa tragedia. La realtà è una frottola , che racconta la vita e la morte di un personaggio immaginario , frutto di una storia surreale, appresa nel vento dei fatti trascorsi , salvato dall’infamia che gli galleggia intorno. Cosi Lisipo , inscena una commedia sotto forma di tragedia lo fa convinto che tutti al fine rideranno, tutti saranno liberi dal male e dall’ipocrisia. Ma una poesia può essere, un fatto ipocrita , un criticare alla luna , la propria ragione di vivere.


La gente accorre in tanti, chi scende di casa prima delle otto , chi prima delle nove , chi con la barca, chi con il cappello di paglia e non c’è ragione di essere severi , perché con i soldi ricavati dalle multe del podestà si sarebbe potuto aprire una sala cinematografica , dove tutti avrebbero portato vedere i film americani , quelli con la guerra , con tanti eroi che salvano la vita alla povera gente e gridano vendetta , la loro rabbia , attraverso il megafono. Poiché l’amore patrio, condito con molti versi , raccoglie in se la stragrande vocazione religiosa di un popolo angustiato dalle tasse inflitte dal podestà.


Già la vocazione , lei ha vocazione

Lisippo se l’era sempre domandato , si gratta il capo la commedia è pronta ma la gente non sorride e tutta li davanti con aria stralunata , aspetta che esca fuori una ballerina mezza nuda , un satiro buffone che li prenda di santa ragione

Io sono l’autore

Noi siamo gli spettatori

Avete una sigaretta

Sono sceso senza portafoglio

Fatemi il piacere spostate un po’ la testa io non vedo

Scusate ma siamo alla terza scena

Questo è ancora il primo atto

Noi siamo qui dalle quattro

Come state commendatore

Io non sono un commendatore sono il proprietario di questa sedia

Mi scusi vi avevo preso per Carmelo

Come dite

Non posso crederci

Siamo al secondo atto, ancora non ho visto una donna nuda

Ma lei è ostetrico

Io mi chiamo salvatore

Siete il marito della signora Giuseppina

Uhe basta io chiamo le guardie

Verranno tempi migliori

Chi lo dice, lo fa

Saremo tutti morti tra poco

Potrebbe essere e non essere

Basta crederci

Ma questo è il terzo o il secondo atto

Non esistono gli atti lo vuoi capire

E tutta una farsa

Ma io ho pagato

Anche noi

Chiamerò il pretore

In sala c’è il podestà

Ma siamo rimasto ai tempi di Mussolini

Benedetto figlio di Messalina

Scusate me lo fate il piacere me lo chiamate a Ciro

Non giriamo il coltello nella ferita

Io vorrei piangere

Ma lei non parte domani ?

Forse me ne ritorno a piedi


Per ora la commedia va avanti , di questo passo, Lisippo vorrebbe scappare, il satiro se la ride dietro le quinte , mentre il podestà si tromba la moglie del signor nessuno che dato che non è nessuno , pensa che tutto sia una commedia nei limiti della ragione , una tragedia nata dal suo caos interiore.


La vita è un gran mistero , si recita, si rappresenta, si fa l’amore, qualcuno si butta nella mischia , chi fa finta d’essere morto, chi senza costume si getta tra l’onda del mare. E di commedie se ne producono a migliaia ma credetemi non esiste una tragedia che sia frutto di una commedia , come non c’è una commedia che sia una rappresentazione veritiera dell’umanità . Una farsa è una farsa una falsa riga in mezzo ai capelli che aspetta di essere colorata inverosimilmente ogni cosa , scorre e si rappresenta da se poiché la verità è figlia della natura con o senza mascherina.

Un dramma satiresco , scemo chi legge.

Non ci faccia ridere

Se non volete, non partecipate

Siamo stati capiti e pesati

Avrei voluto fare di meglio, la luna mi sorride il mare si agita

Noi siamo stati bravi ad ascoltare

Il mio canto è stato l’onda di una melodia

Noi abbiamo compreso il suo sforzo

Il bello dovrebbe ancora venire

Ci faccia campare tranquilli

E una opinione di molti

La comprendo , lasci stare il resto

Come speravo la sera è passata , la farsa e stata breve come il tempo come il rappresentare ogni cosa, le parole scorrono , passano si trascinano dietro l’ossesso del caos interiore , quel caos che ci ha generati e condotti ad essere noi stessi una maschera o forse il senso nascosto di una verità .



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